
Regia: Matt Ross
Soggetto: dal libro di saggistica “Destiny of the Republic: A tale of Madness, Medicine and the Murder of a President” di Candice Millard
Serie creata da: Mike Makowsky
Sceneggiatura: Mike Makowsky
Genere: biografico, politico, dramma, storico, thriller
Cast: Matthew Macfadyen, Michael Shannon, Betty Gilpin, Shea Whigham, Bradley Whitford, Nick Offerman, Laura Marcus, Paula Malcomson, Archie Fisher…
Durata: 4 episodi di 50′ minuti ca.
Origine: USA
Anno: 2025
Piattaforma: Netflix
Primo episodio: L’uomo che viene dall’Ohio
È il 1880, la guerra di Secessione è finita da vent’anni. James Garfield, che l’ha combattuta nell’esercito dell’Unione, vive in una fattoria dell’Ohio con la moglie Crete e cinque figli. La sua è una vita tranquilla, fatta di unità e cura della famiglia, contatto con la terra e la natura. Garfield è un deputato repubblicano e membro della Camera dei Rappresentanti. Una mattina arriva la lettera di John Sherman, segretario al Tesoro, che gli comunica la sua intenzione di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti e gli chiede di presentarlo alla Convention Nazionale Repubblicana di Chicago destinata, appunto, a nominare il prossimo presidente. A dispetto della sua indole, Garfield è pur sempre un uomo politico e Crete, sua moglie, lo sa. E sa che malgrado le sue obiezioni, il marito accetterà la richiesta di Sherman.
James Garfield parte quindi per Chicago dove, prima dell’inizio della Convention, incontra Sherman. Di fronte alla modestia del deputato, questi lo lusinga con il ricordo del suo coraggio durante la guerra di Secessione e riafferma la sua convinzione che Garfield sia la persona giusta per rappresentarlo e riuscire a contrastare le ambizioni di Roscoe Conkling, senatore corrotto che con i suoi loschi imbrogli tiene in pugno il partito repubblicano. Mentre scrive il discorso che dovrà tenere alla Convention, Garfield, in un gesto compassionevole, invita nella sua camera d’albergo un anziano veterano della guerra che ha sentito tossire in strada, per dargli un po’ di conforto. Il racconto di quanto è successo a lui e ai suoi due figli durante il conflitto, lo colpisce e, probabilmente influenza il contenuto del suo discorso.
Il giorno successivo ha inizio la Convention. In un gigantesco salone, tappezzato di bandiere americane, sono presenti i rappresentanti di tutti gli Stati dell’Unione. Una folla immensa. Il primo a parlare è il deputato Joy che, con due frasi insulse, propone la candidatura del senatore Blaine. Gli fa seguito un tronfio Conkling per proporre Ulysses Grant, considerato un eroe di guerra per aver messo fine al conflitto con la battaglia di Appomattox, suscitando l’entusiasmo dei presenti. Ormai tutti credono che la candidatura di Grant sia cosa fatta, ma arriva il turno di James Garfield di proporre il suo candidato. Il suo è un discorso ispirato, brillante, pieno di fervore. Vi trovano spazio parole come libertà, giustizia, uguaglianza, volontà del popolo, e lascia attonita l’assemblea fino a quando dalla folla non emerge un nome: il suo, sollevando un’ovazione dirompente. James Garfield è sorpreso quanto gli altri e rifiuta fermamente. Lui non è un candidato e non vuole esserlo. Tutti si preparano al voto mentre in strada la folla si assiepa in attesa di sapere il nome di colui che correrà per la presidenza. Nei corridoi della Convention si intrecciano alleanze, si fanno accordi e c’è chi è certo, come Conkling e il suo seguace Chester Arthur, corrotto capo delle dogane di New York, della vittoria del proprio candidato. Le votazioni si susseguono. Ad ogni tornata il nome di James Garfield si fa sempre più presente, nonostante lui insista a rifiutare questa valanga di consensi che lo sta travolgendo. Al 34° giro di votazione James Garfield viene nominato candidato alla presidenza degli Stati Uniti.
Contemporaneamente a New York nel carcere di Tombs, Charles Guiteau, uno strano personaggio apparentemente senza arte né parte ma bel parlatore, viene processato e condannato con l’accusa di false dichiarazioni e resistenza all’arresto, oltre che per il sospetto di aver appartenuto ad una comunità di amore libero. Quando viene rilasciato, la sorella Franny lo accoglie a casa sua, malgrado la riluttanza del marito che non ha nessuna simpatia per lui e lo ritiene un ladro. Nel viaggio verso casa, Guiteau le annuncia l’intenzione di fondare un settimanale chiamato Daily Theocrat, un organo che, secondo la sua visione, darebbe voce all’uomo comune. Con spavalderia va a chiedere un prestito in banca dove lo riconoscono e lo buttano fuori in malo modo.
Incappando nell’uscita di Grant dal suo albergo, Guiteau tenta un approccio, anche lì senza successo. Di ritorno a casa, mente alla sorella e al cognato affermando che la banca gli ha concesso il prestito. Una notte, Franny e suo marito lo scoprono nel giardino di casa, mentre brandisce un’accetta in uno stato di rabbia e frustrazione. Convinta a questo punto che sia malato di mente, Franny gli propone di farsi curare in un istituto. Fingendosi d’accordo, Guiteau scappa dalla casa della sorella dopo aver rubato i soldi nella cassaforte. Ritrovandosi davanti al palazzo della Convention, dove è stata appena annunciata la candidatura alla presidenza di James Garfield, si fa strada tra la folla e riesce a stringergli la mano. Un gesto che fa nascere nella sua mente malata un nuovo progetto: partecipare alla sua campagna elettorale.
Tratta dal libro di Candice Millard scritto nel 2011, Death by Lightning racconta di un momento storico degli Stati Uniti da noi praticamente sconosciuto. Il tragico, ma veritiero, destino di James Garfield cresciuto in povertà ed eletto, contro il suo volere o quasi, presidente degli Stati Uniti e quello del suo assassino, Charles Guiteau, un personaggio strano, ambiguo, allucinato, convinto di poter salvare l”America e passare alla storia.
Michael Shannon (2 volte candidato agli Oscar nella sua carriera) interpreta in maniera molto convincente il personaggio di James Garfield restituendo, attraverso gli atteggiamenti, gli sguardi e la gestualità, le caratteristiche di uomo pacato, modesto, quasi umile ma animato dalla volontà di combattere le ingiustizie e le discriminazioni razziali ancora dominanti nel paese. Altrettanto convincente la prova di Matthew Macfadyen, nei panni di Charles Guiteau, che ha saputo incarnare i due lati dell’ambigua follia del personaggio con una recitazione che passa dalla mitezza dei momenti in cui si presenta come un uomo probo, amante della patria e animato da buone intenzioni a quelli in cui è preda delle esasperate esaltazioni che generano i suoi progetti.
L’abile montaggio interpella inizialmente lo spettatore in un’alternanza di scene che passano da Garfield a Guiteau in maniera serrata, dando l’impressione di due racconti che si sviluppano in parallelo. Ben presto però, le similitudini dei momenti portano ad intuire che i percorsi dei due personaggi convergeranno. È un lento ma inesorabile avvicinamento, che si delinea attraverso una costruzione narrativa minuziosa e intelligente che, per certi versi, rasenta quasi la prudenza nella sua rappresentazione, ma estremamente efficace nel disegnare l’evoluzione della vicenda.
La stessa alternanza si ritrova sia nella fotografia che ha saputo attentamente evidenziare la dualità della vicenda contrapponendo un chiaro-scuro molto marcato nei momenti più intimi, più introspettivi, più drammatici ad una luce ampia nelle scene rurali e cittadine, sia nella colonna sonora che si distingue per la sua efficacia nel sottolineare ed enfatizzare l’atmosfera dei diversi momenti della storia raccontata. La dolce armoniosità che accompagna le ambientazioni famigliari e tranquille, la cupezza dei tempi del dubbio e della riflessione, il ritmo incalzante e quasi forsennato dell’esaltazione dei momenti in cui James Garfield abbandona le vesti di uomo semplice e modesto per rivestire quelle del politico capace di galvanizzare le folle e quelli in cui un sovreccitato Guiteau persegue i suoi folli progetti.
Death by Lightning è un dramma politico, ma anche un thriller psicologico che, nell’attenta descrizione dei personaggi, mette in evidenza le debolezze e l’avidità dell’animo umano, allora come oggi, davanti al potere, la ricchezza, il riconoscimento, le frustrazioni e, non da ultimo, le passioni. Vediamo così rappresentati il desiderio di James Garfield di riparare le ingiustizie, la sete di potere e ricchezza di un Roscoe Conkling affiancato da Chester Arthur, che non si fermano davanti a niente pur di ottenere ciò a cui ambiscono, le frustrazioni di Charles Guiteau che insegue sogni irrealizzabili e irrealizzati, preda della sua follia, fino al gesto finale che non lo consegnerà alla storia, malgrado la sua convinzione, bensì ad essere dimenticato e anonimamente ritrovato, nel 1969, sotto forma di un cervello in un boccale di formalina.
Giorgina Gaffurini
★★★★