Regia: Kim Gyu-tae

Sceneggiatura: Kim Gyu-tae,  Jang Myung-woo dal testo teatrale “El chico de la última fila” dello scrittore spagnolo Juan Mayorga.

Interpreti: Choi Min-sik, Choi Hyun-wook, Huh Joon-ho

Durata: 6 episodi su Netflix

Origine: Corea del Sud 2026

 

Il professore universitario di letteratura Heo Mun-ho è uno scrittore che da due decenni non riesce più a scrivere nulla. Quando era ancora giovane aveva subito una feroce stroncatura da un collega che lo aveva segnato. Ora è quello stesso collega, divenuto autore di successo, che chiede che lui faccia da moderatore alla presentazione del suo ultimo libro proprio in università.

Intanto a lezione viene corretto su una citazione sbagliata de “I dolori del giovane Werther” da uno studente, Lee Kang, Quest’ultimo gli consegna delle esercitazioni di scrittura che Heo Mun-ho valuta come ricche di talento. Ciò che Kang descrive è il suo rapporto con un altro studente che lo ammira anche perché lui, che è iscritto a ingegneria, è molto abile nella programmazione di videogiochi.  Si avvicina la data di una prova importante in materia e Kang non si sente sufficientemente pronto per superarla. Perderebbe però l’ammirazione dell’amico, la cui vicinanza è già messa in pericolo dalla madre del ragazzo che non vede di buon occhio il loro legame.

Se Heo Mun-ho vuole che il suo talentuoso studente, a cui ha deciso di dare lezioni private gratuite, continui a scrivere dovrà aderire al suo piano: sottrarre al docente, che li detiene nel proprio computer, i quesiti della prova. Il professore, inizialmente recalcitrante, finisce con l’accettare e, fingendo un malore, riesce a far allontanare il collega e a copiare su chiavetta USB le domande.

Ci sono produzioni che sono disposte a rischiare affrontando tematiche apparentemente lontane dal mainstream seriale. Appartiene alla categoria questa serie Netflix che vede regista e sceneggiatori coreani confrontarsi con successo con un testo che proviene dall’Europa. Se il regista ha alle spalle un curriculum di alto livello sono i due protagonisti ad offrire ottime garanzie. Choi Min-sik è stato, tra le sue varie prestazioni attoriali, il protagonista di Old Boy di Park Chan-wook mentre il giovane Choi Hyun-wook si sta facendo strada nel panorama nazionale.

La sceneggiatura riesce a fondere più livelli realizzando un thriller a sfondo letterario che potrebbe tenere a distanza più di uno spettatore. Innescare l’attenzione partendo da un’errata citazione da Goethe non è ciò che si potrebbe definire una partenza da mainstream. Invece funziona perché fonde la frustrazione del passato con quella del presente per il professore il quale, proprio a causa di questa sensazione profonda, prova ammirazione per quanto scritto dallo studente finendo con il farsi attrarre dal suo gioco pericoloso.

Nel pilot le premesse per una buona riuscita ci sono tutte anche perché vengono lasciati senza risposta alcuni quesiti fondamentali come, ad esempio, la ragione vera della fascinazione per lo studente. La scena poi in cui Heo Mun-ho cerca maldestramente di rifarsi del giudizio negativo subito dal collega ora famoso tanti anni prima, è di quelle che creano suspense grazie all’accurato dosaggio degli elementi.

Giancarlo Zappoli

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