Regia: Shinzo Katayama

Soggetto: Yeon Sang-ho e Ryu Yong-Jae

Sceneggiatura: Yeon Sang-ho e Ryu Yong-Jae

Cast: Shun Oguri, Yū Aoi, Suzu Hirose, Kento Hayashi, Uta, Yutaka Takenouchi

Genere: science fiction, thriller, crime

Durata: 8 episodi – 41’/70’

Origine: Giappone/Corea del Sud – 2026

Piattaforma: Netflix

 

L’intervista

Siamo agli studi del JNT-News Center di Tokyo, dove la reporter Kyoko Kono si prepara a intervistare Kyugo Sano, esperto di produzione di energia da biomassa, per la rubrica televisiva “Di questi tempi – una speranza per i problemi ambientali”. Mentre la conversazione sta per iniziare, una misteriosa scia di fumo si insinua nello studio senza che nessuno sembri accorgersene. Il fumo raggiunge Sano, che lo inala e viene improvvisamente sopraffatto da una violenta reazione: il suo corpo si gonfia come un palloncino, si solleva in aria e infine esplode, lasciando la reporter e l’intera troupe ricoperti di sangue.

La vicenda passa quindi a Kenji Okamoto, un poliziotto in borghese che, dopo tre mesi di sospensione, viene richiamato in servizio dal suo superiore per occuparsi dell’omicidio. Okamoto raggiunge la sede della JNT e incontra Kyoko, con la quale sembra avere un passato ancora irrisolto, suggerito da alcuni flashback. L’indagine viene però interrotta da una nuova emergenza: il direttore della redazione ha ricevuto un misterioso pacco e nessuno sembra intenzionato ad aprirlo. A farlo è proprio Kyoko, che al suo interno trova solo un QRcode.

Il codice conduce ad un video nel quale un uomo in giacca e cravatta, dall’espressione impassibile, rivendica l’omicidio di Sano. L’uomo si fa chiamare Human Vapor e annuncia che il giorno seguente, alle quattro del pomeriggio, terrà una conferenza stampa in un ristorante di Ramen, durante la quale spiegherà le modalità dell’omicidio, il movente e i suoi progetti futuri. Il video diventa immediatamente una notizia nazionale e, come prevedibile, viene rilanciato, commentato e manipolato sui social network.

Nel frattempo, gli investigatori cercano di comprendere quale sostanza abbia provocato l’esplosione dei polmoni del professor Sano. Durante le indagini emerge anche il motivo per cui proprio Okamoto è stato assegnato al caso: il suo superiore, che è suo zio, vuole dimostrare che tra Kenji e Kyoko non esiste alcun legame; il loro passato, ancora solo accennato, sembra in realtà nascondere una relazione sentimentale.

Alla conferenza stampa, Human Vapor svela finalmente il movente: Sano sarebbe stato responsabile di crimini legati al White Center e la sua morte rappresenterebbe soltanto l’inizio di una lunga vendetta. L’assassino annuncia infatti di voler eliminare, uno dopo l’altro, tutti coloro che considera colpevoli.

 

Il primo aspetto di Human Vapor che attira l’attenzione dello spettatore è il ritmo. I cinquantadue minuti della puntata sembrano durare molto meno, perché la puntata sceglie fin dall’inizio di muoversi a una velocità quasi febbrile. L’apertura è particolarmente efficace: seguiamo Kyoko attraverso soggettive in cui la reporter, in ritardo per l’intervista, corre e ansima, mentre il sonoro assume un ruolo centrale attraverso una musica di trombe ritmata che sembra precedere le immagini stando in un primo piano a livello acustico. Per alcuni momenti non sappiamo esattamente chi o che cosa stiamo seguendo e sono proprio i rumori a guidarci nella scena. È un modo interessante per far sì che lo spettatore si immerga immediatamente nell’azione.

Anche la costruzione visiva contribuisce a creare questa sensazione di inquietudine. I colori cupi accompagnano una storia nella quale il confine tra informazione, spettacolo e violenza appare fin da subito molto sottile. La morte di Sano, per esempio, avviene proprio durante una trasmissione televisiva dedicata a un tema apparentemente positivo e attuale come la ricerca di soluzioni ai problemi ambientali. L’omicidio irrompe così nel luogo deputato a raccontare la realtà e lo trasforma, letteralmente, in uno spettacolo dell’orrore.

Non è casuale, inoltre, che la vittima sia un esperto di energia prodotta dai rifiuti urbani. La serie è una rielaborazione dell’omonimo film del 1960 dei registi Ishirō Honda e Takeshi Kimura, e sembra proprio volere aggiornare la storia originale attraverso alcune delle grandi questioni contemporanee: la tutela dell’ambiente, la sicurezza sul lavoro, la salute, il rapporto tra informazione e pubblico e, soprattutto, il modo in cui i media trasformano un evento in una notizia. Il video diffuso da Human Vapor diventa immediatamente virale e la sua storia viene ripresa e reinterpretata dagli utenti sui social, alimentando la confusione pubblica attraverso la creazione di fake news. La verità, ancora prima di essere scoperta dagli investigatori, viene quindi sottoposta a un processo di manipolazione collettiva.

In questo senso è interessante anche il modo in cui Human Vapor lavora sul tema del cerchio, che ritorna come una sorta di ossessione visiva e metaforica. Il cerchio è tradizionalmente associato alla perfezione, all’armonia e alla compiutezza, ma nella puntata sembra assumere anche un significato più ambiguo: una forma perfetta che nasconde qualcosa di disturbante. Non è un caso che, proprio all’inizio, l’assistente di Kyoko continui a ripetere «non va bene» mentre cerca di sistemare le condizioni della reporter prima della diretta. Dietro la ricerca della perfezione televisiva, qualcosa sta per andare irrimediabilmente storto. Inoltre, il cerchio sembra associarsi anche al piano di vendetta del protagonista, che, dalle sue previsioni, comincia e si chiuderà allo stesso modo: un omicidio

La puntata introduce alcuni dettagli apparentemente secondari che contribuiscono a caratterizzare i personaggi in scena. Okamoto, per esempio, ha smesso di fumare, ma suo zio gli ricorda con una battuta che «tutte le cose buone fanno male», finendo per spingerlo nuovamente verso una sigaretta. Una breve scena che funziona sia come elemento di caratterizzazione sia come possibile anticipazione di un tema più ampio: ciò che dovrebbe essere salutare, corretto o moralmente giusto non è necessariamente privo di conseguenze.

Il punto interessante, però, è anche quello che rischia di diventare il principale limite della serie: Human Vapor sceglie di rivelare molto, forse troppo, già nel suo episodio d’esordio. Alla fine della puntata non sappiamo soltanto chi è l’assassino, ma anche quale sia il suo obiettivo e che intende uccidere tutti gli altri responsabili dei crimini al White Center. In altre parole, la prima puntata dichiara apertamente la struttura dell’intera stagione. Questa scelta può essere intenzionale: se il mistero sull’identità o sul piano dell’assassino viene in parte sacrificato, allora la suspence – fondamentale per questo genere – potrebbe spostarsi dal cosa succederà al come e al perché. Tuttavia, ciò può anche far diminuire il livello di curiosità da parte dello spettatore. Non resta che capire se la decisione di anticipare così chiaramente il filo conduttore della trama sia un’intelligente inversione delle regole del thriller oppure il principale difetto della stagione.

Per ora, il mistero non è tanto scoprire chi sia Human Vapor, quanto capire fino a dove sarà disposto a spingersi e cosa si nasconda davvero dietro il White Center.

 

★★★1/2

 

Francesca Daccò

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