
Regia: Joe Carnahan
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2026
Durata: 115 min
Genere: Azione, poliziesco, drammatico, giallo, thriller
Soggetto: Joe Carnahan, Michael McGrale
Sceneggiatura: Joe Carnahan, Michael McGrale
Produttore: Ben Affleck, Matt Damon, Dani Bernfeld, Luciana Damon, Michael McGrale, Sasha Veneziano, Gage Hanlon
Cast: Matt Damon, Ben Affleck, Steven Yeun, Teyana Taylor, Catalina Sandino Moreno, Sasha Calle, Kyle Chandler, Scott Adkins, Lina Esco
Fotografia: Juanmi Azpiroz
Montaggio: Clinton Shorter
Scenografia: Judy Becker
Costumi: Kelli Jones
Distribuzione: Netflix
Jackie Velez , capitano della TNT, Tactical Narcotics Team, sta indagando su una pista legata a droga, soldi sporchi, ma soprattutto a poliziotti corrotti, tuttavia viene assassinata prima di arrivare alla verità. I sospetti dell’FBI ricadono sulla sua squadra, guidata ora dal tenente Dane Dumars , affiancato dal sergente J. D. Byrne. Dopo aver ricevuto una soffiata anonima su dei soldi illeciti nella casa di Desiree “Desi” Lopez Molina a Hialeah, un sobborgo a Nord – Ovest di Miami, il tenente Dumars riunisce la squadra, composta, oltre che dal sergente Byrne, dai detective Mike Ro, Numa Babtiste e Lolo Salazar. Ben presto si scopre che Dumars non è stato completamente sincero con i suoi colleghi, che quella casa nasconde più di quanto ci si aspetti e che le persone incaricate e pagate per proteggere la comunità non sempre si dimostrano un esimio modello di rettitudine e incorrutibilità. Insomma, nulla è ciò che appare e la tensione cresce sempre di più con il prosieguo delle scene, come ogni buon film poliziesco, sia giallo/thriller sia d’azione, degno di queste categorie.
Non siamo di fronte a un film d’azione classico e standard, sia per la commistione di altri generi come il giallo, il thriller e pure qualche momento drammatico di riflessione umana e sociale, sia perché come prodotto non mira solamente a intrattenere il pubblico e a catapultarlo in una dimensione adrenalinica, bensì a lasciare impresso qualcosa di più profondo e conturbante. Infatti la prima parte, contraddistinta da un’atmosfera claustrofobica e da toni più cupi, risulta sui generis rispetto all’archetipo e a prevalere non sono gli effetti speciali e un concatenarsi frenetico di eventi ma piuttosto la relazione tra i personaggi e il mistero che aleggia dall’inizio.
È un dato positivo, poiché denota originalità e intenzione di staccarsi dagli stereotipi di genere, il fatto che i primi inseguimenti e sparatorie arrivino solo nella seconda metà del film, per poi toccare l’apice nel finale in cui vengono innescati tutti gli elementi più esplosivi del consueto action movie hollywoodiano. È proprio la prima parte a risultare la più interessante, perché a dispetto di quello che si potrebbe credere, la tensione e il ritmo vengono mantenuti alti e calibrati, a partire dall’interrogatorio montato a mosaico dell’FBI, guidato dal fratello di Byrne (Scott Adkins), fino all’arrivo nella casa di Desi, location della maggior parte del film, in cui centrali saranno le dinamiche e le ambiguità dei protagonisti, in particolare quello interpretato da Damon.
Del resto il regista Joe Carnahan sa come confezionare un’opera vertiginosa che non lascia spazio alla noia o alla messa in pausa del video, complice anche la sua esperienza e capacità di realizzazione di pellicole “ibride”, quali The Grey; A – Team e Smokin‘ Aces.
Non poteva trattarsi di un film puramente sostenuto ed enfatizzato solamente da scene d’azione accattivanti, dato che è basato su una storia vera, infatti si tratta di fatti che sono stati raccontati al regista da un suo amico che lavora per il distretto di polizia di Miami. Questa è la base del dramma che direttamente o indirettamente compenetra tutti i 115 minuti. La denuncia sociale appare già nei primi minuti nel cartello crivellato dai proiettili di Hialeah, in cui compare la scritta “City of progress”. Progresso contro regresso, bene contro male, integrità contro corruzione: sono questi gli opposti che aleggiano per tutto il film e al centro di questi dilemmi ci sono coloro che più di tutti non dovrebbero cadere in alcuna devianza, che mai dovrebbero essere sedotti dal diavolo tentatore del denaro, ovvero le forze dell’ordine. In fin dei conti, anche i detective più zelanti sono umani, questo sembrano volere affermare gli sceneggiatori, Michael McGrale e lo stesso regista. “L’occasione fa l’uomo ladro”, recita un famoso detto, e se poi i soldi non appartongono a onesti cittadini ma provengono dalla criminalità organizzata, e se per giunta per svolgere un mestiere in cui si rischia la vita ogni giorno non si viene adeguatamente remunerati, allora l’occasione si fa decisamente più ghiotta. “Dio e le buone intenzioni non pagano il mutuo e le bollette”, è ciò che afferma Desi in uno scambio con il tenente Dumars, una delle scene più significative del film in cui egli le mostra i suoi due tatuaggi “Siamo noi quelli buoni” e “Lo siamo e lo saremo sempre”, che rappresentano l’ultimo scambio che ha avuto con suo figlio piccolo prima che morisse di cancro. Una certezza che vacilla per gran parte del film, ponendo costantamente il dubbio su chi siano i personaggi di cui fidarsi, ambiguità e mistero intensificati anche dall’ottimo lavoro di Juanmi Azpiroz, che ha realizzato una fotografia buia, notturna, tendente al verde scuro e illuminata in gran parte dalla luce dei lampioni, ambientazione molto diversa dalla soleggiata e colorata Florida che siamo avvezzi a vedere al cinema e in televisione.
È altresì importante evidenziare che ad avere tenuto alta la qualità è un cast di tutto rispetto. In primis, sono i due protagonisti Matt Damon e Ben Affleck a lasciare il segno, che dopo quel capolavoro di Will Hunting di Gus Van Sant, di cui loro erano gli sceneggiatori, sono diventati una delle coppie più affiatate dell’industria cinematografica collaborando svariate volte, e non solo sul set ma anche in qualità di produttori, fondando addirittura una società di produzione, la Pearl Street Films, poi sciolta nel 2022. Infatti anche in questo caso i due attori sono anche produttori del film, insieme anche alla moglie di Damon, Luciana. La complicità tra i due è incontrovertibile e insieme riescono a mantenere l’intensità e una prestazione convincente sia nei momenti più drammatici e intimisti sia in quelli in cui il ritmo diventa sempre più serrato. Non sono certo dei novellini per quanto riguarda i film d’azione, Damon con la saga di Jason Bourne e anche Affleck ha un repertorio piuttosto vasto tra cui Triple Frontier e The Town, e sanno dunque come interpretare certi ruoli e gestire tutte le dinamiche del genere, anche se in questo caso è stata proprio la sintonia tra loro a dare il quid in più al risultato. Piacevolissimo anche rivedere Teyana Taylor sullo schermo dopo la sua straordinaria interpretazione in Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, se prima aveva a fianco un fuoriclasse come Leonardo DiCaprio, anche in questo caso non è stata da meno e non è rimasta oscurata dalla presenza di Damon e Affleck, riportando il sarcasmo, la malizia e la determinazione di donna forte che aveva mostrato nell’esecuzione precedente. Bene anche ai rimanenti del gruppo attoriale che hanno dimostrato compattezza e capacità di trasformarsi proprio in una squadra, o in nemici all’occorenza.
Insomma, questa è sicuramente una delle opere cinematografiche appartenente al genere d’azione e del poliziesco più interessanti che Netflix abbia prodotto negli ultimi anni. Da tempo la piattaforma viene criticata, non senza ragione, per finanziare e rilasciare film che si rivelano poi spesso uguali e prodotti “con lo stampino” a livello di struttura e contenuti. Questa volta invece ha distribuito un’opera che seppur con qualche errore tecnico, come il sangue che palesemente non era tale, e qualche cliché di genere, come il battito cardiaco fuori campo e gli inseguimenti e le sparatorie in strada, è riuscita a mantenere la trepidazione e il mistero a livelli notevoli e a portare messaggi e contenuti non scontati per il genere, conseguendo il non facile risultato di intrattenere ma senza assuefare ad effetti speciali e a una superficialità fine a sé stessa. È auspicabile che Netflix non perda proprio ora questo criterio di selezione e vada avanti per questa strada.
★★★ 1/2
Linda Jam

