
Regia: Sarah Adina Smith (per il pilot)
Soggetto: dal libro La piccola casa nella prateria di Laura Ingalls Wilder
Sceneggiatura: Rebecca Sonnenshine
Genere: Dramma familiare, Western
Cast: Crosby Fitzgerald, Luke Bracey, Skywalker Hughes, Alice Halsey
Durata: 8 episodi di 45-50 minuti
Origine: USA
Anno: 2026
Piattaforma: Netflix
Alla fine dell’Ottocento la famiglia Ingalls, composta da Charles e Caroline, con le loro figlie Mary e Laura e il cane Jack, lascia i boschi del Wisconsin per cercare nuove terre da coltivare nelle Grandi Pianure. Il viaggio è difficoltoso e l’attraversamento di un fiume con il carro a due cavalli causa la perdita di buona parte delle loro provviste, oltre alla temporanea sparizione di Jack: perché il cane possa rintracciarli, la piccola Laura si lascia alle spalle una scia di pane di mais, il suo preferito. Quando arrivano in Kansas, nei pressi della piccola città di Independence, Charles va in cerca di una mappa degli appezzamenti liberi per individuare un luogo dove costruire una nuova casa.
Rimasta sola di notte con le bambine, Caroline, sia pur spaventata e in apprensione perché Charles non è ancora tornato, riesce a difendere se stessa e le figlie dai lupi che si aggirano minacciosi nella semioscurità. Il giorno dopo, nel tentativo di aiutare il marito alle prese con grossi tronchi d’albero, si provoca una brutta ferita a una mano. Al dottor John Tann, che le pratica una medicazione, Caroline confida di essere incinta. Charles, al quale non l’aveva ancora detto, raddoppia le attenzioni e le precauzioni nei confronti della moglie. Il medico mette in guardia la coppia non soltanto dai lupi ma anche dagli uomini: i loro vicini sono gli Osage, un popolo nativo americano con le proprie tradizioni e le inevitabili diffidenze verso gli stranieri. Inoltre, è agli Osage che appartengono tutte le terre di quella zona. Nel frattempo Jack ricompare per la gioia di tutta la famiglia.
Tra le uscite più attese dell’estate 2026 sulle piattaforme c’è anche La casa nella prateria, annunciato e presentato non come un remake ma come il reboot della fortunata serie trasmessa tra il 1974 e il 1983. Un nuovo adattamento, dunque, che vuole ampliare la prospettiva del racconto, affiancando alla storia degli Ingalls quelle di comunità indigene in precedenza relegate ai margini, come già appare evidente in questo primo episodio. Chi ha visto la vecchia serie e magari ha anche letto, da bambino, La piccola casa nella prateria di Laura Ingalls Wilder, ritroverà il fascino della vita avventurosa associata al rassicurante calore delle atmosfere domestiche. Chi invece si avvicina per la prima volta a questo grande classico dell’epoca americana dei pionieri apprezzerà probabilmente la nuova consapevolezza che l’ambiente naturale ha dei limiti, da non oltrepassare se si vuole salvaguardarne la bellezza e l’utilità.
La vita reale di Laura Ingalls Wilder era ben diversa da quella descritta nelle sue storie, come attesta la voluminosa e pregevole biografia Prairie Fires: The American Dreams of Laura Ingalls Wilder, scritta da Caroline Fraser e vincitrice del Premio Pulitzer per la Biografia nel 2018. Le avventure che ai piccoli lettori apparivano tanto divertenti erano in realtà il fantasioso travestimento di strenue lotte per la sopravvivenza, perché alla fine dell’Ottocento il territorio americano iniziava a risentire di cambiamenti ambientali che negli anni Trenta del Novecento avrebbero poi causato siccità e tempeste di sabbia. Come il dottor Tann fa notare agli Ingalls in questo primo episodio, i pionieri non potevano cavarsela da soli, contando unicamente sui propri mezzi, perché la terra ha dei limiti, e nessun agricoltore solitario e con scarse risorse finanziarie avrebbe mai potuto sperare di oltrepassarli.
Inevitabilmente, la nuova versione di una storia molto amata susciterà delusione e nostalgia nel pubblico più affezionato: un dettaglio destinato a non passare sotto silenzio è la “scomparsa” di Walnut Grove, un paesino realmente esistente nel quale vivevano gli Ingalls della prima serie. In un prodotto televisivo così strettamente legato all’ambientazione e alle atmosfere, un cambiamento di questo genere si può, a buon diritto e letteralmente, definire epocale. Nel contempo le due bambine che, davanti ai tradizionali barattoli di vetro del negozio di caramelle, si chiedono quali bastoncini di zucchero comprare sono un particolare quasi rassicurante: nella vecchia serie e nei libri i classici bastoncini di zucchero bianchi e rossi, alla menta, comparivano la mattina di Natale nelle calze dei doni.
A uno sguardo il più possibile obiettivo questa variante meno vezzosa e più calata nella realtà della Casa nella prateria ha il pregio di vanificare quell’aura un po’ stucchevole che generò innumerevoli libri di cucina e gadget di ogni tipo, dalla bambola, alla cuffietta, al vestitino. E magari attirerà l’attenzione sull’interessante figura di Wilder, nata in povertà, cresciuta rimboccandosi le maniche e giunta a realizzarsi come scrittrice in età ormai avanzata, in una personalissima variazione dell’inossidabile sogno americano. Infine, sembra vincente la scelta dei due attori protagonisti, Crosby Fitzgerald e Luke Bracey, entrambi versatili e non troppo legati a un personaggio in particolare, quindi ideali per evitare confronti e favorire nuove identificazioni.
★★★
Lucia Corradini

