
VENEZIA 83 – ORIZZONTI
I figli della scimmia di Tommaso Landucci
La storia di un padre e un figlio è al centro del primo lungometraggio di Tommaso Landucci. Ma il film racconta anche la storia di uno zio e un nipote. Dario (Riccardo Scamarcio) si prende cura di Enrico (Andrea Aggio), tetraplegico nella finzione cinematografica e nella realtà, con una tenerezza autentica e priva di smancerie, la stessa che dedica anche a Giacomo, il nipote adolescente. Il ragazzo condivide la sua passione per le corse in moto e vede in lui un adulto disponibile e comprensivo, a differenza di suo padre, il burbero fratello maggiore di Dario che, sentendosi messo da parte, inizia a covare una comprensibile gelosia.
Per affrontare il tema della disabilità Landucci sceglie due modalità estreme: da una parte l’impatto visivo nudo e crudo con il ragazzo tetraplegico e dall’altra il vissuto interiore di suo padre, mai esplicitato, sempre mostrato attraverso il comportamento con il figlio stesso, con il nipote e con il resto del mondo. Da questo contrasto nasce un film che coniuga intensità e misura, un connubio difficile da ottenere quando si mette in scena un argomento così scomodo e insidioso. Forte della propria dedizione al figlio, che inevitabilmente scandisce le sue giornate con molteplici compiti da assolvere e sentimenti complessi da gestire, Dario si sente libero di fare anche lo zio ed è orgoglioso di essere diventato il confidente del nipote, che gli ha perfino presentato la sua fidanzatina. Ma non vuole rendersi conto che in entrambe le famiglie, la sua e quella di suo fratello, gli equilibri rischiano di saltare, e il giovane Giacomo ha invece bisogno di punti di riferimento precisi e coerenti. Lo stesso Dario deve fare chiarezza tra i propri affetti: il nipote è per lui il figlio che avrebbe tanto desiderato, ma nella realtà il suo vero e peraltro amatissimo figlio è Enrico. Il titolo del film si ispira a una favola di Esopo in cui una scimmia che ha due cuccioli soffoca di attenzioni il primo e trascura il secondo, eppure sarà proprio il secondo a sopravvivere, mentre il primo soccomberà. Il regista elude costantemente il rischio di scivolare nel retorico o nel patetico rimanendo saldamente ancorato alla realtà dei fatti e ricorrendo a eloquenti non-detti per tradurre i sentimenti.
La sceneggiatura adombra anche un altro tema che riguarda la figura paterna di sempre ma in particolare dei nostri giorni: quello che succede quando un uomo che non ha avuto figli, ma avrebbe tanto voluto averne, si affeziona a un nipote, o al figlio di un amico, tanto da considerarlo un po’ suo, inconfessabilmente o meno secondo le circostanze. In tempi di famiglie allargate e di scansioni della vita più fluide di una volta c’è spazio anche per questi padri per scelta, spesso ricambiati sul piano dell’affetto e della fiducia dai loro figli d’elezione, con tutte le conseguenze dei vari casi.
I figli della scimmia ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura e quello per il miglior attore protagonista nella Sezione Orizzonti di Venezia 83.
★★★ 1/2
Lucia Corradini

