Regia: Brady Hood e Julian Holmes
Miniserie creata e scritta da: Neil Forsyth
Ispirata al libro di Guy Stanton e Peter Walsh “The Betrayer: How An Undercover Unit
Infiltrated the Global Drug Trade”
Genere: Thriller
Cast: Tom Burke, Steve Coogan; Hayley Squires, Aml Ameen, Jasmin Blackborow, Douglas
Hodge, Geral Kyd, Numan Acar, Tom Hugues, Johnny Harris…
Durata: 6 episodi di 50′ minuti ca.
Origine: Gran Bretagna
Anno: 2026
Piattaforma: Netflix

Primo episodio: Puoi offrire di più?
Nell’Inghilterra degli anni ’90 guidata da Margaret Thatcher, il contrabbando di eroina e di
conseguenza il suo consumo, aumentano in maniera drammatica. Il governo, ormai a fine
mandato, sta perdendo la sua battaglia a causa della situazione economica disastrosa e del
rischio di recessione. Quando a Liverpool un giovane di 15 anni muore di overdose e a Oxford
una giovane studentessa in medicina, figlia di un ministro, finisce sulla prima pagina dei
quotidiani per lo stesso motivo, il ministro degli Interni pretende dal Direttore delle indagini
dell’Ufficio Doganale di Londra, Angus Blake, che venga fermato l’ingresso di eroina nel paese,
praticamente senza mezzi finanziari, senza un lasso di tempo adeguato, senza libertà di
movimento a causa delle normative in atto. Ma Blake, senza svelare il suo piano, non ci sta e
negozia un tempo più lungo, senza soldi ma con la massima libertà di movimento.
Negli uffici della dogana appaino un giorno degli intriganti volantini che riportano: “Potresti
dare di più? Nuovo programma di formazione della divisione delle investigazioni” – invitando a
partecipare ad un incontro esplicativo. Il volantino incuriosisce parecchi dipendenti annoiati e
insoddisfatti dal lavoro che svolgono per l’Ufficio delle Dogane. Chi fa del porta a porta per
conto della divisione anti-vizio, chi controlla i commercianti che cercano di fare la cresta sugli
acquisti, chi fa la segretaria o chi sta ai controlli doganali dell’aeroporto e si fa maltrattare da
quei passeggeri che devono aprire le valigie. L’incontro riunisce numerosi impiegati e, lo si
capisce subito dalle spiegazioni allusive di Blake e Don Clark, si rivela essere una prima
scrematura per individuare chi è più idoneo ad essere reclutato per combattere i cartelli della
droga. Un secondo incontro in un luogo discosto sarà la seconda scrematura che porterà alla
costituzione di un gruppo composto da quattro impiegati delle dogane, capitanato da Don
Clark.
Da qui inizia la missione. Ai quattro, due uomini e due donne, Don distribuisce i compiti. Due
si infiltreranno nello scenario di Liverpool, uno a Londra e la quarta, dal quartier generale,
sarà il cervello logistico e analitico delle indagini. Ognuno deve costruirsi un’identità
abbastanza solida e credibile per non farsi ammazzare. Ed è qui che nascono le “leggende”. A
Liverpool, Kate e Bailey saranno due agenti immobiliari, a Londra Guy, nei panni di un tanto
disilluso quanto rude titolare di una ditta di trasporti, si muoverà nel quartiere turco
controllato da Hakan.

Ispirata a fatti realmente accaduti e al libro di Guy Stanton e Peter Walsh “The Betrayer: How
An Undercover Unit Infiltrated the Global Drug Trade”, Legends parte come un thriller in cui
agenti sotto copertura devono sgominare l’entrata di eroina in Inghilterra con tutto quello che
comporta una missione di questo genere. Sparatorie, inseguimenti, filature, talpe, doppi
giochi, tradimenti, corruzione, personaggi sospetti di cui non sai se fidarti ma devi, per il
successo della missione, come il personaggio di Mylonas, pregiudicato greco che odia i turchi
ma è odiato dai greci e di conseguenza i turchi lo amano, che conosce tutto l’ambiente e, in
cambio di una riduzione di pena, accetta di introdurre Guy nel mondo di Hakan. Ma sotto il
tono crime della serie emerge in filigrana un aspetto più personale e inquietante: calarsi nei
panni di un’altro non è senza conseguenze. Per essere credibili bisogna, appunto, credere nel
proprio personaggio, essere lui, pensare come lui, agire come lui, vivere come lui e c’è il
rischio di non riuscire ad uscirne. Ne sa qualcosa Don Clark che lo ha sperimentato sulla sua
pelle e ha dovuto pagarne lo scotto. Per questi motivi mette in guardia Guy, che ha scelto di
dare il suo nome al suo personaggio “leggenda”, per non correre il rischio di tradirsi. E il suo
nome è Guy Stanton, lo pseudonimo dell’autore del libro a cui si ispira la miniserie e che, a
suo tempo, fu un agente delle Dogane di Sua Maestà e uno dei suoi migliori agenti sotto
copertura.
Spiccano, in questa serie, il montaggio alternato di scene dell’agire dei personaggi in quanto
“leggende” e di scene della loro vita reale, che porta lo spettatore a provare gli stessi
sentimenti identitari contrastanti dei personaggi costretti ad entrare ed uscire a intervalli dalla
loro “leggenda”, così come la convincente interpretazione di Tom Burke nei panni di Guy
Stanton sia del personaggio “leggenda” che del Guy della vita reale, e non è da meno Steve
Coogan nel ruolo di Don Clark, un burbero ma anche ironico quasi padre-padrone che, più di
tutti consapevole dei pericoli sia personali che operativi, guida questa squadra con pugno di
ferro e guanto di velluto.

★★★★

Giorgina Gaffurini

image_pdfimage_print