
VENEZIA 83 – CONCORSO
Un bon petit soldat di Stéphane Brizé
Il bravo soldatino è un’Alba Rohrwacher in tailleur grigio, da poco assunta come responsabile delle Risorse Umane in una grande azienda. Quarantenne talmente in carriera da non trovare tempo neanche per il figlio, che segue nei compiti a casa solo attraverso videochiamate, Carla Moretti non si è però ancora venduta l’anima, e rimane colpita da un caso di bullismo che si verifica tra le file dell’esercito aziendale, quando un’impiegata prende gratuitamente di mira una collega.
La parte iniziale del film brilla per sarcasmo, concentrandosi sulle strategie di comunicazione che imperversano un po’ ovunque nel mondo del lavoro, e in questo caso nel settore assicurativo: tra grafici a torta, slogan motivazionali e sfarfallii delle mani al posto degli applausi, va in scena l’odierna retorica della redditività in stile “e lavorarono insieme felici e contenti”. Ma non si ride più quando l’attenzione si concentra su una dipendente che subisce le angherie psicologiche di un’altra senza nemmeno rendersene conto e stentando a riconoscerle anche quando Carla gliele fa notare senza possibilità di equivoco.
In quel momento, quando decide di sollevare il velo di ipocrisia e mistificazione, Carla si gioca la sua grande occasione sul piano umano. Ed è qui che Brizé realizza un altro potente film di denuncia: se è vero che la sua protagonista, dopo aver preso un’iniziativa coraggiosa, sembra scontrarsi con le proprie personali incertezze fermandosi a un “vorrei ma non posso”, è anche vero che per agire diversamente ci vorrebbe un altro mondo, che consentisse agli umani di non essere sempre in guerra con la spietata logica del profitto e che non imponesse loro di misurarsi continuamente con la legge del mercato. L’ipocrisia e la mistificazione che Carla voleva sventare diventano i possibili strumenti per attuare un subdolo mobbing, paradossalmente agito proprio da chi doveva difendere il capitale umano.
Non poteva mancare l’attore feticcio di Brizé, un Vincent Lindon che per la prima volta veste i panni del “cattivo” diventando, con la consueta bravura, uno spregiudicato CEO, mattatore delle due riunioni aziendali con cui il racconto si apre e, con perfetta circolarità, si chiude. Il film ha meritatamente vinto il premio per la miglior sceneggiatura.
★★★ 1/2
Lucia Corradini

