
Regia: Joe Pearlman
Genere: Docuserie sportiva
Cast: José Mourinho, Sir Alex Ferguson, John Terry, Iker Casillas, Zlatan Ibrahimovic, Didier Drogba, Marcelo, Samuel Eto’o, Javier Zanetti, Frank Lampard, Petr Cech…
Produzione: John Battsek, Miles Coleman
Montaggio: James Dwyer
Musica: Chris Roe
Durata: 3 episodi di 55 minuti circa
Origine: Regno Unito
Data di uscita: 11 agosto 2026
Piattaforma: Netflix
Nato e cresciuto a Setúbal, un piccolo paese del Portogallo, Josè Mourinho segue le orme del padre, calciatore e allenatore. Gioca a calcio da sempre e presto diventa il tecnico del Porto, conquistando la Primeira Liga per due anni consecutivi (2003 e 2004), oltre a una Coppa UEFA e una UEFA Champions League. Quando passa al Chelsea, appena acquistato dal magnate del calcio inglese Roman Abramovich, si aggiudica la Premier League 2005 e quella del 2006, più svariati record e la English Football League Club per ben due volte. Nel primo episodio della docuserie non manca un accenno al giallo che si consumò nel club inglese durante la stagione 2004/2005: i giocatori ebbero misteriosamente accesso alle immagini di un allenamento della squadra che stavano per affrontare. Viene dato spazio anche alle controverse accuse di scorrettezza, durante il match di Champions League del 2005 contro il Barcellona, lanciate da Mourinho al discusso arbitro Anders Frisk e a Frank Rijkaard, ex gigante del Milan e all’epoca ct del Barça. La serie è stata girata nell’arco di due anni e il pilot termina alle soglie del terzo anno al Chelsea.
Josè Mourinho scende in campo su Netflix per raccontare la sua storia, e appassiona fin dal primo minuto. “Sono nato nel calcio. Lo vivo ogni giorno della mia vita”: queste le parole che accompagnano le inquadrature iniziali. Attraverso i primissimi piani e grazie all’innata presenza scenica dell’allenatore portoghese del secolo (fu eletto tale nel 2015 dalla Federazione calcistica del Portogallo), ripercorriamo l’avvincente trama di una vita indissolubilmente legata al gioco del pallone. Come dice lui stesso con disarmante schiettezza, non si fa un documentario su uno che non vince: se da calciatore non era mai arrivato ai massimi livelli, da allenatore Mourinho colleziona subito un trionfo dopo l’altro. Consapevole fin dall’inizio della difficoltà di farsi strada in un mondo nel quale i grandi tecnici erano stati tutti dei fuoriclasse in campo, ha colmato rapidamente il divario con la passione e la dedizione: vent’anni di vittorie, dal 2003 al 2022, ottenute azzeccando le campagne acquisti, mettendo a punto strategie mirate, preparando maniacalmente ogni partita fin nei minimi dettagli. Lo Special One, che in questo episodio ci tiene a puntualizzare dove e come è nata questa definizione, è stato ed è tuttora amato, apprezzato e stimato in tutto il mondo, ma il suo personaggio fuori dagli schemi e dalle convenzioni è stato anche bersaglio di critiche, antipatie e invidie. L’hanno considerato arrogante, sfrontato, antipatico, affetto da delirio di onnipotenza, ma lui non ne ha fatto una tragedia: l’impressione è che si sia limitato, nel corso del tempo, a scuotersi di dosso distrattamente tutti questi epiteti come fossero soltanto granelli di polvere sul suo leggendario cappotto grigio.
Mourinho è famoso per le sue uscite pittoresche e per l’assoluta mancanza di falsa modestia: in una conferenza stampa spiega che “Al supermercato trovi tre tipi di uova. Con quelle più costose le omelette vengono meglio”, e “Se mi preoccupa un eventuale crollo del Chelsea? In tempi di influenza aviaria, temo di più quel cigno in Scozia…”. Mou dichiara tranquillamente che vuole fare la Storia e niente lo fermerà. La serie si concentra sull’uomo José Mourinho, solitamente messo in ombra dal tecnico spregiudicato e non propriamente diplomatico nelle sue relazioni con il mondo del calcio e con la stampa. Le interviste ai suoi giocatori del Porto, tra cui spiccano Ferreira e Carvalho che lo seguirono in Inghilterra, e del Chelsea, come Lampard, Terry, Cech e Drogba, restituiscono l’immagine di un Mister profondamente umano, che chiede tanto ma promette altrettanto, e quelle promesse le mantiene. I rapporti che instaura sono con gli uomini prima che con i calciatori, anche se si fondano sulla condivisione di una meta da raggiungere e di un entusiasmo che consente di affrontare anche i peggiori infortuni per superarli il più presto possibile e scendere in campo perché quella è l’unica cosa che conta. I giocatori del Chelsea ricordano che agli allenamenti domenicali avevano il permesso di portare anche i loro bambini: si creava così un clima familiare che favoriva l’allentarsi delle tensioni e rinsaldava i legami di amicizia.
A chi lo criticava perché il suo Chelsea vinceva sempre di misura e l’1-0 stava diventando il suo marchio di fabbrica, Mourinho rispondeva tirando dritto per la sua strada. Come dargli torto? In fondo, se passi in vantaggio e non subisci goal, vinci. Dare il massimo, aiutare i compagni, non mollare mai: quelle dovevano essere le linee guida dei suoi giocatori. Se ha cambiato tante volte squadra, dando luogo anche a corsi e ricorsi storici, è perché gli piace vincere e lo dichiara senza mezzi termini. Il Chelsea per lui è casa, ma non ha esitato a lasciarlo quando gli si sono presentate altre irrinunciabili occasioni di mettersi alla prova, allargare gli orizzonti e perseguire nuovi obiettivi. Questo non vuol dire che non si affezioni anche ai club, e in particolare ai giocatori, perché è fermamente convinto che a loro e al pubblico, non ad altri, appartenga ogni coppa che si riesce ad alzare verso il cielo.
Il pilot crea aspettative riguardo ai due episodi successivi, che ripercorrono le avventure vissute con l’Inter e con il Real Madrid. Ma soprattutto riaccende l’interesse sulla figura di un allenatore che ha già dato tanto e si appresta a continuare così nell’immediato futuro: per la stagione 2026/27 Mourinho torna infatti sulla prestigiosa e sempre scottante panchina del Real Madrid. La dirigenza del club afferma che, dopo una campagna acquisti equilibrata e con uno zoccolo duro di giocatori confermati, la rosa è completa al 95%. E chiunque conosca il valore di Josè sa che difficilmente andrà a finire con “zero titoli”.
★★★★
Lucia Corradini

