CANNES 79
Quinzaine des Cinéastes
Le journal d’une femme de chambre, di Radu Jude

Presentato alla Quinzaine des Cinéastes, Le Journal d’une femme de chambre conferma ancora una volta la straordinaria capacità di Radu Jude di trasformare il cinema in un dispositivo ironico e feroce di osservazione sociale. Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Octave Mirbeau, il film non è né un adattamento classico né un remake delle celebri versioni dirette da Jean Renoir, Luis Buñuel o Benoît Jacquot: Jude usa piuttosto il testo originale come punto di partenza per raccontare l’Europa contemporanea, le sue ipocrisie e le sue disuguaglianze.
La protagonista è Gianina (interpretata dalla bravissima Ana Dumitrascu), una giovane donna rumena emigrata in Francia per lavorare come domestica presso una famiglia borghese di Bordeaux composta dal padre Pierre, la madre Marguerite e il figlioletto Louve. Ogni giorno si occupa della casa, di Louve e dell’organizzazione quotidiana della famiglia, mentre sua figlia è rimasta in Romania con la nonna. Jude costruisce il racconto alternando momenti di vita domestica a lunghe conversazioni telefoniche con la bambina, da cui emergono il senso di colpa e la precarietà economica della protagonista. Parallelamente, Gianina frequenta una compagnia teatrale amatoriale che sta preparando proprio una messinscena del Journal d’une femme de chambre di Mirbeau: il film diventa così un continuo gioco di riflessi tra il romanzo ottocentesco, la rappresentazione teatrale e la realtà contemporanea dello sfruttamento del lavoro migrante.
La famiglia presso cui Gianina lavora incarna perfettamente il liberalismo europeo benpensante che Jude ama smontare pezzo per pezzo: persone colte, apparentemente progressiste, attente al linguaggio inclusivo e ai temi sociali, ma incapaci di riconoscere davvero il privilegio su cui si fonda il loro benessere. Le cene tra amici, le discussioni sull’accoglienza, sul femminismo o sul razzismo diventano gradualmente scene di satira dissacrante e irresistibile proprio per la precisione con cui rappresentano il vuoto morale dei personaggi; Jude osserva tutti con il suo sarcasmo caustico, ma senza mai perdere umanità verso la sua protagonista, che resta il cuore emotivo del film.
Come sempre nel cinema di Jude, il film è disseminato di citazioni e rimandi: in particolare, l’influenza di Buñuel è evidente nella rappresentazione grottesca della borghesia e nel gusto per l’assurdo che incrina continuamente il realismo, e le inquadrature statiche e ossessive dedicate ai lavori domestici richiamano apertamente Jeanne Dielman di Chantal Akerman. Jude inserisce anche immagini d’archivio, video da smartphone e materiali digitali che spezzano la linearità narrativa e riportano continuamente il discorso dentro il presente, dentro un’Europa attraversata da tensioni sociali, migrazioni e nuove forme di sfruttamento.
Journal d’une femme de chambre è insomma un’opera lucidissima, corrosiva e sorprendentemente divertente, capace di raccontare il disagio sociale europeo con una libertà formale rara nel cinema contemporaneo.
Francesca Savino

