Versailles

Valutazione: 7/10

Creatore della serie:  Simon Mirren, David Wolstencroft

Genere drama

Regista pilot : Jalil Lespert

Interpreti: George Blagden ( Luigi XIV di Francia), Alexander Vlahos: (Filippo I Duca d’Orléans), Tygh Runyan (Fabien Marchal), Stuart Bowman (Alexandre Bontemps), Amira Casar (Béatrice),  Evan Williams (Chevalier de Lorraine) Noémie Schmidt (Enrichetta d’Inghilterra), Anna Brewster (Françoise-Athénaïs), Sarah Winter (Louise de La Vallière), Elisa Lasowski (Maria Teresa d’Asburgo), Pip Torrens (Cassel), Suzanne Clément: (Madame Agathe), Catherine Walker (Scarron), Maddison Jaizani (Sophie de Clermont), Jessica Clar ( Elisabetta Carlotta del Palatinato), Harry Hadden-Paton (Gaston),Greta Scacchi (Madeleine de Foix).

Produzione: Capa Drama, Incendo, Zodiak Fiction, Nomad Media

Network: La7

Durata episodio: 55’

Origine: Francia, Canada

Anno: 2015-2018

Uscita: 16 novembre 2015 Canal +/5 gennaio 2018 Netflix/26 ottobre 2021 La7

Titoli di testa: esteticamente molto raffinati delineano il focus della vicenda e cioè la costruzione della reggia di Versailles. Accompagnate da una canzone in inglese di recente scrittura si susseguono immagini che suggeriscono elementi del complesso architettonico a cui si sovrappongono linee che rimandano simbolicamente a disegni di progettazione edilizia.

Script: nell’alternarsi della presenza di personaggi non sempre di primo piano ma che comunque ruotano attorno alla figura del re si costruisce una sceneggiatura vivace e sempre finalizzata al far proseguire l’azione.

Ritmo narrativo: nel primo episodio non cede mai né alla ripetitività né alla noia

Locations: focalizzando sull’edificio se ne vedono gli elementi preesistenti alla reggia e si viene messi a conoscenza dell’ampio spazio disponibile per la sua futura costruzione

Recitazione: impostata su uno stile molto moderno e privo di inibizioni anche sul versante erotico

Musica: di accompagnamento che si alterna a brani coevi all’azione

Originalità delle soluzioni narrative/formali: ci si colloca nell’ambito di un filone che vede la modernizzazione dell’azione non trascurando, ma anzi ponendoli in luce, tutti risvolti relazionali anche intimi che intercorrono tra i personaggi

Luigi XIV è re dall’età di 4 anni. Da allora e per lungo tempo la Francia è stata governata da un Consiglio di ministri presieduto da sua madre. Dopo la sua morte i nobili stanno assumendo il controllo. Per sopravvivere Luigi XIV deve sconfiggere i suoi nemici e costruire una nuova sede del potere lontano da Parigi in un piccolo villaggio: Versailles.

La vicenda inizia nel 1667 quando il re ha 29 anni e a Versailles c’è solo un padiglione di caccia per il monarca. Ha un sogno premonitore con la madre morente che gli dice che deve avere un suo castello per essere veramente un re e l’anticipazione di ciò che sarà Versailles. Al risveglio chiede del suo architetto ma incombe una minaccia di un attentato in seguito alla quale lo si vuol  far rientrare  a Parigi. Lui si rifiuta perché vuole che il suo secondogenito nasca lì. Chiede del fratello Filippo che è impegnato in una pratica omosessuale. Una volta raggiuntolo, Filippo cerca di convincerlo a lasciare Versailles ma Luigi è determinato a non farlo. Intanto Fabien Marchal, addetto alla sua sicurezza, uccide dei sospetti congiurati spagnoli.

Mentre Luigi cavalca nei boschi e si trova dinanzi a tre lupi che Filippo allontanerà, confermandogli la propria vicinanza, Colbert incassa le tasse e i ministri intendono esercitare il loro potere decisionale a proposito del ritorno a Parigi. Anche la regina spagnola Maria Teresa d’Asburgo vorrebbe partorire  a Parigi ed avere il consorte più vicino. Ha invece come compagnia un servitore di colore nano. Mentre Marchal massacra uno dei congiurati davanti a quello a cui si vuol far confessare il nome del mandante, Luigi ha un rapporto con una giovane donna sposata del cui marito vuole conoscere ogni azione. Intanto l’amante di Filippo decide di partire. Ritiene che Luigi voglia un secondo figlio maschio perché il primogenito è cagionevole di salute. Non è poi detto che Filippo non arrivi al potere e allora loro due potrebbero governare insieme.

Marchal intanto definisce il re un Sole attorno a cui ruotano persone infide nonché nemici esterni. Ognuno dei componenti della corte è da lui schedato. Mentre si celebra una messa Luigi osserva dall’alto mentre si intrattiene con la sua favorita ora incinta Louise de la Vallière. Tutta la corte è a conoscenza del loro rapporto. Luigi prende atto di malversazioni sui rendiconti finanziari. Impone il silenzio ai ministri sulla vicenda e chiede che gli archivi, necessari per i controlli, vengano trasferiti da Parigi a Versailles. Consente anche al suo anziano valletto di raggiungere con urgenza la moglie.  Intanto Marchal, che ha sotto controllo anche le mestruazioni delle donne che vivono a corte, provvede a punire con l’amputazione di una mano il responsabile delle rendicontazioni fasulle trovandolo in un bordello.

Luigi, che ha già in mano il progetto della futura reggia, va in visita dal giardiniere (un reduce di guerra senza una mano) a cui chiede di procedere allo scavo per un lago artificiale. Marchal è certo che Moncourt  sia la spia all’interno della corte ma Luigi dà l’ordine di lasciarlo andare. Il re spiega alla corte il suo sogno di gloria in relazione alla reggia che vuole costruire. Marchal pedina Moncourt mentre il valletto raggiunge a casa il figlio molto giovane affetto dal vaiolo. A corte Luigi si scontra con Filippo che spende somme ingenti per i propri abiti e vorrebbe andare in guerra suggerendo anche strategie belliche. Filippo è sposato con la giovane donna che passa le informazioni a Luigi e dalla quale vorrebbe un figlio per poter aspirare al trono almeno con la discendenza. Viene chiamato a corte il medico che deve far partorire la regina e la cui figlia si interessa alla medicina anche se ciò è vietato alle donne. Al parto assistono molti dignitari ma all’improvviso vengono fatti allontanare. Si dirà che la bambina è morta alla nascita mentre in realtà si tratta di una nascitura di colore.

La serie, con il suo esplicito intento di attrarre un pubblico che non sia quello della docufiction romanzata talvolta proposta da canali a tematica storico-culturale, si prende ampie libertà. Gli storici di professione gliele hanno sottolineate a partire da un linguaggio necessariamente distante da quello in uso all’epoca di Luigi XIV. Si tratta però di una rilettura che vira sin da subito nel romanzesco avendo però l’intento di descrivere in dettaglio quello che è poi il focus della vicenda: il bisogno impellente del giovane re di prendere in mano le redini del potere. Per fare ciò necessita non solo di una cerchia di persone fidate tra cui non può contare il fratello dalle tendenze bisessuali ma soprattutto di una residenza che sia fastosa e al contempo distante dagli intrighi della corte parigina. Ecco allora che un luogo, il padiglione di caccia di Versailles, diventa il centro della narrazione in cui si fondono esigenza di vario tipo. Intorno a questo nucleo narrativo centrale si dipanano vicende di varia natura. Fin dalle prime sequenze si fa intravedere allo spettatore la possibilità di una certa libertà sul versante erotico pur aspirando a un passaggio in chiaro su una rete generalista. Non mancano poi i personaggi non di primissimo piano che possano rimandare gli spettatori meno giovani ai film che vedevano portare sullo schermo (quello grande) le vicende della corte di Francia al tempo dei moschettieri celebrati da Dumas padre. Abbiamo così il servitore fedele con un grave problema familiare così come il crudele militare che ha instaurato un sistema di spionaggio interno alla corte che non esclude nessuno, neppure se fa parte della servitù.

Non manca poi in questo pilot, il cliffanger che potrebbe sembrare frutto di fantasia ma in realtà affonda le proprie radici in una serie di eventi reali che sono la presunta morte della neonata, l’effettiva presenza di un nano di colore nell’entourage della regina e la presenza in un convento di Seine-et-.Marne di una suora di colore che godeva di un appannaggio da parte del re. Quando il romanzesco si tinge di realismo.

Giancarlo Zappoli

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