Unorthodox di Anna Winger e Alexa Karolinski

con Shira Haas, Amit Rahav, Jeff Wilbusch, Alex Reid

Messa in onda: Netflix 26 marzo 2020

“Ricorda Esty, deve parlare prima lui”: sembrerebbe quasi la battuta d’incipit di un film ambientato nel Medioevo. Invece si tratta di una frase pronunciata (da una donna a un’altra donna) all’interno di una casa nella comunità ebraica chassidica di Williamsburg, quartiere di Brooklyn, in epoca contemporanea.

Questo è il peculiare scenario di ambientazione della fortunata miniserie (prima serie Netflix interamente recitata in yiddish) Unorthodox, basata sull’autobiografia del 2012 di Deborah Feldman intitolata Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche (Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots). L’opera, suddivisa in quattro parti, narra magnificamente il progressivo percorso di emancipazione e scoperta di sé di Esther “Esty” Shapiro (Shira Haas), una giovane ragazza ebraica costretta ad una vita predefinita attraverso un matrimonio combinato, che ad un certo punto decide di scappare e rifugiarsi a Berlino.

Parte 1

La prima parte ha inizio in medias res: vediamo una giovane ragazza (Shira Haas) intenta a riflettere guardando fuori dalla finestra nella camera da letto di una casa vuota (a New York). A un tratto, agisce repentinamente. Raccoglie le proprie cose, per cui comprendiamo che ha intenzione di scappare da quel luogo, e si precipita con sicurezza giù dalle scale del palazzo. Tuttavia, davanti al portone, ci sono numerose persone che la informano, avendo notato la sua borsa, che non è possibile uscire a causa della rottura di un cavo della luce (a detta loro molto pericoloso) e, a questo proposito, le chiedono dove ha intenzione di andare. A quel punto, la ragazza, di nome Esty, torna nella sua stanza, svuota la borsa e si infila nella gonna i beni più importanti, come i soldi e i documenti. Poi scende di nuovo, e velocemente, cercando di evitare di incrociare persone che la conoscano (dato che si trova all’interno della sua comunità ebraica), riesce a svoltare l’angolo e a ritrovarsi a casa di una donna, sua amica nonché insegnante di pianoforte, che le consegna il passaporto. Nel frattempo, in un’altra abitazione, sta per cominciare un pranzo corale tra i parenti di Esty e quelli del marito Jacob/Janky Shapiro (Amit Rahav). Questo si chiede dove sia Esty, e poco dopo esce per andare a cercarla, invano, a casa propria. Presa consapevolezza della sua fuga, avendo visto alcune cose riverse sul letto, lo comunica ai genitori e alla famiglia (compreso il rabbino, somma mente a cui chiedere consiglio per deliberare), che si attivano immediatamente per scoprire dove si trovi.

La ragazza, giunta nella città di Berlino, per prima cosa si dirige in un condominio, citofonando a un interno ma non ricevendo risposta e sedendosi dunque sulla scale in attesa. Nel frattempo, con la mente rievoca il passato vissuto nella comunità chassidica-ortodossa, inclusi la notizia della proposta di matrimonio fatta a Esty da parte di Yanky, il complice rapporto con la nonna e quello più problematico con il padre alcolizzato, attraverso cui capiamo che è stato a quanto pare abbandonato dalla moglie, ovvero la madre di Esty, Leah.

Tornando al presente, la giovane, entrata in un bar, fa la conoscenza di un affascinante ragazzo di nome Robert frequentante il conservatorio musicale lì vicino, che poi le presenta gli altri suoi amici. Di nascosto, quindi, entra nell’aula in cui i ragazzi si apprestano a effettuare una prova d’orchestra e si siede per assistervi. Ciò la commuove, riportandola con il pensiero al momento in cui, dialogando con i promesso sposo, questi la aveva chiesto se le piacesse la musica, con chiaro riferimento al fatto che non potesse suonare uno strumento in quanto donna. Esty, allora, aveva ribattuto precisando di non essere come le altre ragazze, di essere diversa (da qui il titolo della miniserie, <<non ortodossa>>), ricevendo come risposta un tenue segno di apprezzamento: <<la diversità è bella>>. Il ricordo di questo episodio, dunque, la spinge ad essere temeraria e a chiedere di unirsi al gruppo di ragazzi, diretti al lago per una nuotata. Qui, è evidente come la cultura di base a cui la giovane appartiene non sia così semplice da lasciare alle spalle, soprattutto in relazione al diverso punto di vista dei ragazzi di Berlino riguardo la lettura di determinati eventi storici (come lo sterminio degli ebrei). Perciò pare come se tutto fosse preso più alla leggera e senza la particolare riverenza a cui gli ebrei sono storicamente abituati.

Nel frattempo, Yanky e suo cugino Moishe (Jeff Wilbusch) si prodigano alla ricerca di Esty, scoprendo poi che è scappata a Berlino. Al lago, la ragazza e gli altri si apprestano a fare il bagno, ma mentre i berlinesi si tuffano senza pensarci, per Esty si tratta di una cosa inedita; ecco allora che si spoglia con molta lentezza per poi entrare ancora mezza vestita e immergersi, come in un secondo battesimo, sfilandosi dalla testa quella che capiamo essere una parrucca. Questo atto, in particolare, può facilmente rappresentare la volontà di spogliarsi completamente del “peso” della tradizione e della cultura di provenienza, per abbracciare qualcosa di nuovo.

Verso sera, dopo essere tornata in città insieme ad una ragazza molto gentile del gruppo, decide di dormire per quella notte in una piccola saletta del conservatorio, non avendo un posto in cui andare.

Parte 2

La seconda parte ha inizio con un sogno, che è in realtà un ricordo di Esty: la sua preparazione “teorica” al matrimonio e al rapporto fisico coniugale (in cui la relazione tra uomo e donna viene semplicisticamente ridotta a una pratica riproduttiva, gestita da regole e norme specifiche) e il conseguente mikvah (effettuabile solo se la donna è <<pulita>>, ovvero in periodo fertile). Questo, nella tradizione ebraica, si identifica con una purificazione totale nell’acqua sacra e in una preghiera a Dio. Tale scena è in netta contrapposizione a quella della prima parte in cui Esty si immerge nel lago fuori Berlino, compiendo una diversa ma allo stesso tempo speculare purificazione (dalle proprie radici).

Al mattino, Esty è svegliata da un rumore, e viene sorpresa da una donna delle pulizie che informa immediatamente un professore, Hafez, il quale si fa promettere da Esty che non lo rifarà più e decide poi, intenerito, di aiutarla, accompagnandola a pranzo. Qui Esty gli esprime la volontà di entrare nell’orchestra e quindi di accedere al conservatorio, comunicandogli di suonare il pianoforte e di essere in grado di superare l’arduo esame di ammissione. Nel frattempo, Yanky e Moishe sono giunti a Berlino e, come prima cosa, si dirigono in albergo. In camera, dopo una preghiera (i cui preparativi sono messi simbolicamente in relazione, attraverso il montaggio alternato, con la prova d’abiti da parte di Esty in un camerino di un negozio), Yanky scopre, inorridito, un pacco recapitato al cugino contenente una pistola.

Mentre Esty consegna il modulo per poter partecipare alle selezioni per l’ammissione, Yanky e Moishe vanno a cercare la ragazza a casa della madre, che sembrerebbe abitare insieme a una donna. Nonostante le pressioni (soprattutto da parte di Moishe), tuttavia, la donna afferma di non sapere dove sia.

Esty, intanto, è stata invitata dal professor Hafez ad assistere, per curiosità, a una delle prove d’orchestra, in cui la giovane incontra nuovamente l’attraente Robert e i suoi amici, tra cui Dasia e Yael (che commenta ironicamente e un po’ acidamente la situazione di Esther). Dopo la prova, Dasia chiede alla giovane di unirsi a loro il giorno dopo per cena, fatto che ricorda a Esty la prima cena di nozze, rigidamente organizzata secondo regole tanto assurde da risultare ridicole (come la gestione cronometrata del tempo di consumo del pasto, stabilito sui 7 minuti), ma anche occasione per i due neo sposi di stemperare leggermente la tensione e conoscersi un po’ meglio. In alternanza alle scene ambientate a Berlino, sono dunque descritti tutti i passaggi tradizionali propri del matrimonio ebraico, per cui, oltre alla cena, sono rappresentati anche il ballo (severamente separato tra uomini e donne), la danza del rabbino e la rasatura dei capelli (evento che scuote profondamente la protagonista, che scoppia a piangere).

Tornando al presente, seguiamo Moishe e Yanky in giro per le strade notturne di Berlino. Yanky vorrebbe attivarsi il prima possibile per ritrovare la moglie, mentre invece Moishe continua a perdere tempo giocando al gioco d’azzardo sul cellulare e chiedendo addirittura cento euro al cugino per chissà cosa. Contemporaneamente, i ragazzi della Filarmonica chiedono a Esty di esibirsi al pianoforte per valutare le sue doti. Tuttavia, una volta esibitasi, è giudicata con forse troppa durezza da parte di Yael che, in modo molto sincero, la avverte che potrebbe anche essere portata per la musica, ma non sarà mai una vera pianista. La ragazza allora, presa dallo sconforto, se ne va via in lacrime e, una volta in strada, telefona a sua nonna da una cabina telefonica, chiedendole un aiuto. Ma la nonna, invece di ascoltarla, le attacca il telefono in faccia.

Parte 3

Anche la terza parte prende avvio da un flashback, in questo caso relativo alla prima notte di nozze di Esty che è organizzata come un rituale cerimonioso, in maniera dunque piuttosto spersonalizzata e meccanica (anche le tipologie di inquadrature scelte, come quella in plongée, insieme alla gestualità, vogliono esprimere un certo distacco da quanto rappresentato). Tuttavia, nonostante le premure dei due coniugi, non è raggiunto alcun risultato poiché Esty prova ancora molto male. A questo riguardo, è importante evidenziare come il marito, nonostante la pazienza dimostrata, non è interessato a cercare di migliorare la situazione ad esempio attraverso altre modalità (solitamente conosciute dai giovani della sua età) per procurare piacere o anche solo per mettere a proprio agio la moglie, in quanto questo non è l’obiettivo primario ed esclusivo del rapporto sessuale, mirato al contrario al concepimento e alla riproduzione (secondo una visione quanto mai medievale, come è altrettanto quella sottesa al divieto di congiungersi con una donna durante il ciclo mestruale, ritenuto impuro) per ricostituire i sei milioni, ovvero le vittime dell’Olocausto. Tutto ciò che vi è di più bello in una relazione e che dovrebbe costituire uno dei fulcri principali dell’esperienza delle persone nell’età rigogliosa della giovinezza, dunque, è eluso e nemmeno preso in considerazione, probabilmente a causa di un’ignoranza fondante e di una formazione specifica che non permettono ai ragazzi di scoprire il proprio corpo in modo sano e completo.

La mattina dopo Esty riceve a casa la visita della suocera, che le chiede con fare inquisitorio se sia vera la notizia che ancora una volta i due non abbiano <<consumato>> (anche il lessico, quasi scientifico, riflette una visione del mondo antiquata, che sembra riprendere quella vigente nelle grandi corti ottocentesche in cui era fondamentale che i consorti consumassero il matrimonio il prima possibile per garantire la successione al trono). Di fronte all’espressione sbigottita della protagonista, la madre di Yanky, senza neanche usarle la cortesia di parlarle più dolcemente di una questione così delicata, pretende che usi un farmaco funzionale a rendere le cose più semplici affinché lei risolva la situazione <<prima che lui perda sicurezza>> poiché <<molto sensibile>>. Più avanti si vedrà, tuttavia, che, nonostante i vani e continui tentativi, Yanky ed Esty non riescono a ottenere un rapporto sessuale soddisfacente.

Nel presente, Esty sta programmando di cancellare la sua audizione e ritirarsi, ma è costretta a ripensarci in quanto troppo tardi. Nel frattempo a Williamsburg i familiari si sono riuniti nuovamente per discutere della faccenda, e la zia e il nonno di Esty scoprono che la ragazza è incinta. La nonna, molto affezionata alla nipote, è l’unica ad ammettere di non aver trattato bene né sua figlia né Esty, affermando che tutti loro avrebbero dovuto essere più gentili con entrambe.

A Berlino, mentre Moishe e Yanky stanno cercando, all’interno dell’immenso cimitero ebraico, una tomba sacra a cui chiedere sostegno nella ricerca di Esty per poi ritrovarsi in uno strip club gestito da un amico russo di Moishe, la giovane effettua un’ecografia dalla ginecologa e per la prima volta ascolta il battito del cuore del bambino; successivamente, in biblioteca, cerca sul computer un modo pratico per guadagnare soldi in poco tempo. Yanky, intanto, condotto in una stanza privata da una delle prostitute presenti nel locale, rifiuta spaventato anche solo il contatto umano con la ragazza poiché sostiene di non poter toccare altre donne all’infuori della moglie. Qui, però, il ragazzo mostra incredibilmente un lato più sensibile e attento, dato che chiede alla prostituta che cosa potrebbe piacere a lei, e non a lui, quasi come per istruirsi.

Esty è ancora alla ricerca di un lavoro; mentre sta controllando gli annunci affissi sui pali in giro per la città, è attratta dal coro proveniente da una chiesa, verso cui si dirige incuriosita con l’intenzione di ascoltare l’esibizione. Contemporaneamente, Yanky va all’ospizio per anziani in cui lavora la madre di Esty per poterle parlare, e la donna lo illumina sui problemi con cui dovette confrontarsi al momento della sua fuga, quali il dolore di lasciare la casa e i familiari ma anche le regole e gli obblighi insensati contrastanti con la forte esigenza di libertà. Ribadisce inoltre di non sapere dove si trovi la figlia (sebbene abbia ricevuto alla propria cassetta della posta la comunicazione relativa a luogo e data dell’audizione di Esty), anche in seguito alle continue pressioni di Yanky, che le lascia un biglietto per contattarlo nel caso scopra qualcosa.

Moishe, approfittando dell’assenza della madre di Esty, si intrufola in casa sua ricercando qualche indizio e trovando alla fine il foglio dell’invito per l’audizione musicale, mentre Esty torna al conservatorio andando incontro a Robert, preoccupato per quanto accaduto la sera prima a casa di Dasia. La ragazza quindi coglie l’occasione per chiedergli aiuto per la performance in vista dell’esame di ammissione. Poco dopo, mentre sta fotocopiando le pagine di uno spartito, viene raggiunta da Dasia che la invita al concerto di Yael quella sera stessa in un locale, e nello stesso momento Moishe, osservando l’edificio dell’accademia dall’altra parte della strada, aspetta che la ragazza si palesi; ad un certo punto, infatti, Dasia ed Esty escono dalla porta della scuola. Moishe, così, inizia a seguirle.

Leah, nel frattempo, rincasata, si accorge che qualcuno si è infiltrato in casa sua.

Al locale, Esty è totalmente folgorata da ciò che la circonda (musica assordante, luci colorate, gente che balla convulsamente…), non accorgendosi che Moishe l’ha seguita fin lì e che la spia da lontano mentre balla insieme a Robert. Più tardi la giovane, tornata a casa insieme a lui, si lascia andare completamente al desiderio.

Parte 4

La quarta e ultima parte, iniziando sempre con un flashback, mette in scena il momento delle “quattro domande” sacre presso il tavolo della cena. Il rabbino precisa che “quando ci dimentichiamo chi siamo, attiriamo le ire del Signore”. Esty, a sentire queste parole, si alza dal tavolo, a significare la sua poca volontà di adattamento alla sua natura, a ciò che è stato prefissato per lei in quanto ebrea ortodossa. Si sente soffocare, non si sente a posto con se stessa, ha bisogno di <<un po’ d’aria>> (infatti le finestre della casa in cui si trova sono sbarrate, tutte le superfici della cucina sono coperte da alluminio). Tornata a casa, va in bagno ed effettua un test di gravidanza, che risulta positivo. Entusiasta, aspetta Yanky per comunicargli la bella notizia, ma il marito, arrivato poco dopo, la distoglie da questa intenzione. Infatti appare visibilmente arrabbiato poiché Esty lo ha lasciato solo con la sua famiglia, e inoltre le dice che, sotto consiglio di sua madre, sarebbe meglio che divorziassero perchè la ragazza non è ritenuta una buona moglie (con riferimento alla situazione a letto). La giovane quindi, adirata, esce di casa sbattendo violentemente la porta.

Berlino, mattina presto. Moishe e Yanky si ritrovano in albergo, mentre Esty si risveglia nel letto di Robert. Poco dopo, il ragazzo l’accompagna a casa di un signore, che probabilmente può aiutarla con la preparazione per l’audizione. Moishe comunica a Yanky di aver trovato la ragazza, e che può parlarci all’audizione dell’accademia, programmata per le nove del giorno dopo. Yanky, fuori di sè, si dirige a casa di Leah accusandola di avergli mentito e che invece sapeva benissimo dove si trovasse la figlia. Dopo un pianto di sfogo, tuttavia, i due si confrontano e la donna gli consiglia di chiedere a Esty che cosa voglia lei nella sua vita. Nel frattempo, a New York, la nonna di Esty ha un attacco di cuore e viene soccorsa dalla figlia.

Per strada, Esty si accorge finalmente della presenza di Moishe che inizia a inseguirla per poi catturarla e caricarla su un furgone. Poco dopo la fa scendere e la conduce brutalmente in un parco giochi, dove i due iniziano a parlare. Moishe vuole farla desistere dal crescere un figlio in una città come Berlino, che pullula delle anime degli ebrei portati a morire nei lager. Esty allora ribatte sostenendo che <<i morti sono sempre con noi>>. Ad ogni modo, il cugino le intima nuovamente di tornare a New York, estraendo anche la pistola e suggerendole che una soluzione alternativa al rientro potrebbe essere il suicidio.

Successivamente la ragazza, disperata, si rifugia a casa della madre, dove per la prima volta in quindici anni le due hanno un confronto libero e veritiero, senza la vigilanza dei parenti. Qui la ragazza viene a sapere che la madre non l’aveva abbandonata, come le avevano fatto credere i familiari, ma, al contrario, fino alla fine aveva cercato di resistere alle pressioni e alle persecuzioni del rabbino e dei suoi uomini, perdendo però la sua custodia in tribunale.

Nello stesso tempo, a Williamsburg, la nonna di Esty viene ritrovata svenuta in casa, per cui il marito chiama i soccorsi che cercano di rianimarla, purtroppo invano.

Arrivato il giorno dell’audizione di Esty, tutti si preparano per andare ad assistere all’esibizione, compresi Robert e i suoi amici. Tuttavia, la ragazza stupisce tutti quando informa la commissione che canterà un brano di Schubert (caro a sua nonna) al posto di suonare il pianoforte. Leah, rimasta fuori dall’aula e avendo visto Moishe all’entrata del conservatorio con l’intenzione di rovinare la performance per portare via la ragazza, cerca di fermarlo puntandogli contro la pistola. A quel punto, l’uomo si allontana.

Dopo l’esibizione, Esty spiega ai professori le ragioni che l’hanno spinta a scegliere proprio quella canzone, tra cui vi è il fatto che nella comunità da cui proviene le donne non possono cantare in pubblico davanti agli uomini poiché considerate indecenti e provocanti. Poi racconta della sua istruzione e del divieto per le donne di accedere ad una vera e propria formazione. Infine, i commissari d’esame le chiedono di interpretare un altro brano per poterla valutare meglio, perciò la giovane ne sceglie uno tradizionale in yiddish. Yanky, sopraggiunto in quel momento, si commuove mentre la guarda esibirsi con pathos sul palco. Dopo l’audizione, Esty e Yanky si riappacificano. Lui le regala anche un ciondolo a forma di nota musicale, che lei apprezza molto. Nonostante questo, la ragazza, ancora una volta, rifiuta di seguirlo in America preferendo continuare a condurre la sua nuova vita in Germania.

Nella comunità in cui Esther è nata e cresciuta, particolarmente chiusa, ogni persona si comporta come si conviene rispetto a determinate aspettative sociali, che investono in particolare la componente femminile, obbligata a sottostare a ferree e dettagliate regole di comportamento che puntano sul falso mito di un mondo esterno nemico e pericoloso e comprendono più che altro divieti e restrizioni quanto mai anacronistiche. Queste riguardano la sfera sessuale/sentimentale (il cui dominio appartiene solo e unicamente all’uomo, che deve potersi sentire sempre e comunque un <<re>> bisognoso di essere soddisfatto a piacimento), l’ambito lavorativo (è dato per scontato che gli uomini lavorino intraprendendo anche brillanti carriere, mentre le donne stiano a casa ad accudirlo al suo rientro), il campo dell’istruzione (le donne non sono tenute ad andare a scuola in quanto non considerata necessaria per il loro futuro), e quello religioso (le donne sono separate dagli uomini durante tutte le funzioni più importanti e obbligate a rasarsi i capelli e indossare un copricapo, simbolo della predominanza maschile sul corpo femminile). Le donne sono quindi vittime di un’evidente marginalizzazione in tutti i campi d’azione più importanti e, cosa ancora più grave, non sembrano accorgersene o esserne scandalizzate, ma al contrario risultano complici più o meno consapevoli di questa operazione. Più in generale, in realtà, i pregiudizi non risparmiano chiunque abbia l’intenzione di discostarsi dal sentiero tracciato dal dogma ebraico, come Moishe, tornato da un viaggio e anche lui non propriamente ortodosso in molti aspetti (fuma ed è appassionato di gioco d’azzardo) ma ad ogni modo più libero in quanto uomo. Le uniche persone che hanno dimostrato di non volersi adattare per nulla, sia per indole sia per diverse aspirazioni, a questo rigido modello di vita sono Esty e prima ancora di lei la madre, vera e propria outsider.

La ragazza, tuttavia, inizialmente pareva accettare più o meno ingenuamente le direttive scelte per il suo futuro, in quanto tenuta sotto controllo dai parenti (data la giovane età) e in parte condividendo i medesimi punti di vista della tradizione ebraica ortodossa, oltre a nutrire un sostanziale rancore nei confronti della madre fuggitiva e quindi di tutto ciò che la riguardasse (in primo luogo l’evasione dalla comunità). Inoltre, almeno in principio, dopo aver fatto la conoscenza del futuro marito, inizia a instaurare con lui un rapporto di reciproco rispetto e comprensione, grazie anche al carattere fondamentalmente dolce di Yanky, che però non riesce a comprenderla fino in fondo (ad esempio non si sforza di capire quale sia l’origine dell’ansia da prestazione della moglie durante i rapporti sessuali o cosa possa procurarle piacere, e per questo la ritiene quasi una macchina potenzialmente produttrice di bambini ma guasta).

Ben presto, ad ogni modo, Esty comincia a percepire il peso di quella vita, maturando la volontà e il desiderio di seguire una propria strada il più lontano possibile. Il tentativo di controllo della vita di Esty da parte degli uomini della comunità, tuttavia, non desiste anche nel momento in cui è palese che la sua scelta, attiva tanto da risultare inusuale e altamente alternativa agli occhi di chi ha sempre considerato la donna un essere passivo, un oggetto senza particolari sentimenti o volontà, sia stata motivata da una profonda infelicitá e insoddisfazione: infatti la famiglia si mobilita immediatamente per andare alla sua ricerca. Non vi è, in realtà, tra i parenti, un autentico desiderio di conoscenza sensibile e comprensione delle ragioni profonde che hanno spinto la ragazza a compiere quel gesto di cesura così estremo, eppure avvertito da Esty stessa come assolutamente necessario e liberatorio. Ciò che sembra importante, al contrario, è unicamente l’apparenza, “ciò che potrebbe pensare la gente” appartenente alla medesima comunità rispetto ad uno scandalo simile, a scapito di qualsiasi sentito interessamento per ciò che prova la ragazza. 

<<Non può essere andata lontano>>, sostengono gli uomini di casa (gli unici a discutere e deliberare sul da fatti), tale è la considerazione riservata alle donne, ritenute incapaci, per inettitudine o scarse facoltà mentali, di congetturare con lucidità e concreta consapevolezza un piano ben definito a lungo termine. Inizia, così, la “caccia a Esty”, la quale sembra quasi braccata come un animale fuggito dallo zoo.

Scene che rappresentano, in flashback, la vita passata di Esty, fatta di tradizioni, valori e pratiche quasi spersonalizzanti (come quella di conoscere la futura suocera in un supermercato a debita distanza in modo tale da essere osservata come se fosse un animale domestico da valutare attentamente prima di essere adottato; o ancora la modalità di organizzazione del primo incontro tra Esty e il futuro marito, coadiuvato dalle donne della famiglia, riprese in secondo piano sullo sfondo), sono alternate (attraverso un sapiente uso del montaggio, volto a creare specifici significati tramite l’accostamento di determinate scene e inquadrature) ad altre che riguardano il mondo, diametralmente opposto, della città di Berlino, moderna e vivace ma anche simbolo di anni, quelli della guerra, di soprusi da parte dei tedeschi nei confronti degli ebrei. Ciò che è raccontato sullo schermo è di conseguenza la storia dell’opposizione ancestrale tra due diverse culture, quella ebraica ortodossa (di impianto più antico) e quella più moderna, identificata in questo frangente con la cultura europea (tedesca), opposizione simboleggiata a livello cinematografico proprio dalla struttura che caratterizza l’intreccio. La relazione tra questi due mondi è esplicitata, oltre che dalla presenza centrale della figura della protagonista, anche da elementi di collegamento interno che funzionano come “ponte” tra i due blocchi temporali (ad esempio, nel momento in cui Yanky e suo cugino si presentano a casa della madre di Esty alla ricerca della figlia, la donna afferma di conoscerli essendo stata invitata al matrimonio; dopodiché, si passa immediatamente in flashback alla scena che raffigura l’intera cerimonia avvenuta un anno prima, che inoltre permette di prendere coscienza di alcune pratiche della cultura ebraica ortodossa, descritte con incredibile precisione e sensibilità). Il contrasto tra i due universi è simboleggiato anche dalle diverse tonalità di colore e dai diversi stili che contraddistinguono sia gli abiti sia le ambientazioni. Infatti, il bianco asettico e i colori neutri che caratterizzano la casa natale e trasmettono un’idea di tradizione antica ma vagamente stantia, si contrappongono con forza ai toni più vivaci, emblema di una mescolanza variegata di culture eterogenee e della rinascita graduale di Esty, della capitale della Germania.

Non si tratta, tuttavia, di una narrazione del tutto originale e innovativa a livello di contenuto: basti pensare infatti a tutta una serie di film precedenti che trattano del percorso di emancipazione soprattutto femminile a partire dal rifiuto delle proprie radici e dei valori fondanti della propria tradizione d’origine, come ad esempio Cosa dirà la gente di Iram Haq (2017), in cui la giovane protagonista pachistana cresciuta in Norvegia viene spedita forzatamente nella madrepatria dal padre tradizionalista affinché sia educata a dovere secondo i valori propri di quel Paese, decidendo infine di ribellarsi attraverso la fuga.

Anche altri aspetti inerenti al linguaggio cinematografico, come la fotografia o il montaggio, non svolgono una funzione estetica particolare o unica nel suo genere, salvo quella (didascalica) di marcare il conflitto e la separazione radicale tra i due mondi esperiti dalla protagonista.

Nonostante questo, però, la storia raccontata, oltre ad essere di straordinario impatto soprattutto sulla mente dei più giovani (in grado più di tutti di immedesimarsi nell’”atto rivoluzionario” e implicitamente femminista di Esty, che rifiuta la concezione di un destino naturale e stabilito a priori), si caratterizza per uno sguardo umano (tuttavia non completamente imparziale) sulla complessità dei rapporti e delle relazioni non indifferente; perciò ogni personaggio (in particolare Esther) e coloro con cui entra di volta in volta in contatto sono analizzati abbastanza in profondità.

La magistrale interpretazione di Shira Haas, inoltre, trasmette grazia ma anche forza di volontà, che ad ogni modo non inficia la sua intrinseca fragilità da ragazza (che ha “bruciato le tappe” troppo in fretta), restituendo un modello autentico di persona alla ricerca della propria identità. Ricerca che dorrebbe essere, in teoria, la regola più che un’eccezione in un mondo conformista come quello in cui non vive solo Esther, ma in cui viviamo anche tutti noi.   

Helena Cairone