Il Trieste film festival 2021, nonostante la bora del Covid che lo ha costretto all’utilizzo della piattaforma (peraltro ormai collaudatissima) di MYmovies, ha saputo mantenere l’alto livello della proposta che lo ha sempre caratterizzato. La Direzione artistica ha confermato l’attenzione consueta nel rivolgere uno sguardo ampio sul cinema che proviene dall’Est Europa nonché su alcuni documentari italiani tanto particolari quanto interessanti. Dopo aver aperto con un importante omaggio al restauro di un capolavoro come Underground di Emir Kusturica si è entrati subito nel vivo delle varie sezioni di cui qui si segnalano alcune delle proposte seguendo l’ordine di programmazione. Nello stesso giorno si è potuto assistere ad un altro omaggio dalle connotazioni particolari. Si tratta di Le regard de Charles di Marc Di Domenico e Charles Aznavour in cui si ribalta la prospettiva consueta del documentario su una star. Invece di guardare al cantante armeno si portano sullo schermo i film amatoriali che l’artista girava nel corso dei suoi viaggi e delle sue tournée. Si scoprono così le sue curiosità e la sua attenzione per la vita degli esseri umani ad ogni latitudine.

Nel Concorso Documentari si è fatto subito notare Acasă.My home del rumeno Radu Ciorniciuc che è stato uno dei documentari più visti e premiati del 2020 in cui si racconta il non facile adattamento di una numerosa famiglia che, dal delta del Danubio, è costretta a trasferirsi in città. Il Concorso Lunghi si è aperto con Galaktika e Andromedës della regista kosovara More Raça la quale, con la collaborazione di diversi membri della sua famiglia, porta sullo schermo, con grande umanità,  la vicenda di un uomo senza lavoro che si vede riaffidare una figlia che non sa come mantenere. Si sono poi fatti subito notare i cortometraggi (anch’essi in concorso), in particolare Jsme si o smrt blíž traducibile L’amore è solo una morte lontana di Bára Anna Stejskalová, un’animazione della FAMU con una storia d’amore che si sviluppa nonostante il degrado, seguito da Delčki dello sloveno Áron Horvath Botka in cui si mostra la prima delusione nella vita di un bambino che deve constatare la scarsa affidabilità di una promessa paterna. Ancora un padre, ma di ben altro spessore umano è il protagonista di Otac (che significa appunto padre) del serbo Srdan Golubović in cui, partendo da un fatto realmente accaduto, si racconta il cammino percorso da un uomo fino a Belgrado per poter riottenere la tutela dei figli ingiustamente sottrattigli.

Due preadolescenti si trovano al centro di due cortometraggi che si sono susseguiti. Entrambi (un maschio e una femmina) sperimentano il primo sentimento amoroso. Nell’italiano La tecnica di Clemente De Muro e Davide Mardegan è il timido Leonardo a dover mettere in atto una ‘tecnica’ per vincere la propria timidezza nei confronti dell’altro sesso mentre in Armadila della serba Gorana Jovanović troviamo una tredicenne dal forte carattere a dover tentare di arginare le proprie emozioni. Di nuovo tra i lungometraggi l’ormai consacrato autore Śarunās Bartas con Sutemose colloca in un tempo quasi sospeso la rilettura dell’invasione sovietica della Lituania negli anni che seguirono alla Seconda Guerra Mondiale. In pieno tempo presente ci ha riportato Exil del kosovaro Visar Molina il quale, rifacendosi ad esperienze personali, le trasferisce nella condizione esistenziale di un uomo che si sente perseguitato sul lavoro, lasciando però allo spettatore un margine per il dubbio se quanto accade sia reale o frutto di un ‘ossessione.

Marija Stonytè con il suo Śvelnüs Kariai (Guerriere gentili) affronta con un documentario, in cui si avverte la partecipazione di chi osserva, la vita di alcune soldatesse che si arruolano nell’esercito lituano.  Vincitore del più alto riconoscimento di questa edizione è stato il georgiano  Dasatskisi (L’inizio) opera prima di Dea Kulumbegashvili in cui si traccia, con un’attenzione particolare alla lezione di cinema di Chantal Akerman, il ritratto della moglie di un esponente dei Testimoni di Geova che entra in una crisi esistenziale dopo un attentato contro la comunità. Dei film partecipanti al Premio Corso Salani 2021 meritano una segnalazione particolare Ultimina di Jacopo Quadri (ritratto di un’anziana contadina che descrive un passato in cui il maschio era padrone incontrastato) e I tuffatori di Daniele Babbo dedicato a coloro che vivevano dei loro spericolati tuffi ad uso dei turisti dal ponte sul fiume Drina a Mostar.

Last, ma assolutamente not least, il lungo ma affascinante film di chiusura Malmkrog di Christi Puiu in cui si discetta di filosofia e di religione in un clima in cui sembra si voglia fissare il tempo avvertendone i prodromi di mutamenti indesiderati.

 

Natalia Rampini