Paese: Italia, 2020

Produzione: Sky Studios, Cattleya, Groenlandia, ITV Studios

Regia: Matteo Rovere, Michele Alhaique, Enrico Maria Artale

Sceneggiatura: Filippo Gravino, Guido Iuculano, Matteo Rovere

Interpreti: Andrea Arcangeli (Yemos), Francesco Di Napoli (Wiros), Marianna Fontana (Ilia), Sergio Romano (Amulius), Ivana Lotito (Gala), Vanessa Scalera (Silvia)

Distribuzione: Sky Atlantic

Durata: 60 minuti, 10 episodi

Uscita: 6 novembre 2020

EPISODIO 1 – TU

Nell’ VIII secolo a.C., in una regione dell’antico Lazio, 30 popoli, ognuno guidato dal proprio re, si trovano sotto il comando del re di Alba, Numitor, ma sono tempi duri per il regno, a causa di una siccità che sta arrecando gravi danni all’agricoltura, quindi al benessere del popolo. Per questo i 30 re decidono di riunirsi ed affidarsi agli dei, pregando per rivedere la pioggia. Una donna vicina alle sacerdotesse, probabilmente una sorta di veggente, chiede consiglio agli dei, che rivelano tramite il volo degli uccelli che l’unica soluzione per sanare questa situazione è l’esilio del re Numitor, solo in seguito a questo il regno avrebbe rivisto la tanto desiderata pioggia.

Parallelamente un gruppo di giovani di Velia si trovano di fronte ad un rito di iniziazione: essi sono costretti dal loro re a 6 mesi di sopravvivenza in un bosco, senza contatti con la civiltà. Dopo questi 6 mesi i giovani sarebbero tornati da uomini nel loro villaggio; chiunque avesse fatto ritorno prima del tempo stabilito avrebbe incontrato una morte atroce. Nel bosco i ragazzi si accampano, guidati dal loro re, che li comanda verso la sopravvivenza in tale luogo inospitale, ma sin da subito non mancano alcuni soggetti ostili a questo tipo di gerarchia, il re seda con il pungo di ferro ogni forma di rivolta, identificandosi come unico loro protettore.

Re Numitor nel frattempo è costretto all’esilio insieme alla figlia Silvia, ma prima i suoi nipoti, Yemos e Enitos, sono costretti a compiere un rito che consiste nell’applicare un ferro rovente sugli occhi del re caduto, per potersi così prendere il rispetto del popolo e quindi il ruolo di nuovi sovrani. I giovani re sono scossi dal gesto e insicuri di fronte a quel ruolo così pesante ed il loro zio paterno, Amulius, si affianca subito a loro per fungere da consigliere, nonché aiutante nei momenti bui che dovranno affrontare. Le difficoltà in arrivo sono infatti subito introdotte dalle vestali, sacerdotesse che dialogano con le divinità, che mettono in allarme Enitos, prevedendo per lui e per il popolo di Alba una disgrazia imminente, una guerra non ben definita, ed una lotta al potere tra i due nuovi re che porteranno Yemos ad uccidere Enitos. La sacerdotessa che ha la visione, Ilia, è molto preoccupata per l’amato Enitos e lo convince a fuggire per scampare alla profezia. Sul punto di partire però Enitos viene fermato dal fratello, il quale minaccia di uccidersi se l’avesse abbandonato solo al governo, convincendolo.

Molti dei re minori però stanno tramando contro i nuovi sovrani, considerati troppo giovani ed inesperti per un compito così importante, tanto che tentano di muovere lo zio Amulius contro di loro, fallendo inizialmente. Amulius è combattuto, ha sempre bramato quel trono e sebbene abbia a cuore i nipoti, la tentazione di ribaltare il loro regno è fortissima. Amulius non resiste e con un pretesto, tende un’imboscata a Yemos e Enitos: quest’ultimo viene ferito a morte dallo zio, mentre il suo gemello riesce a scappare ai cospiratori saltando da un dirupo e facendo perdere le proprie tracce. Malgrado ciò le preghiere del popolo di Alba sono state ascoltate e finalmente scoppia un grande acquazzone che riporta il sorriso sui volti della gente.

Nel bosco intanto uno dei ragazzi, Wiros, viene accusato di aver rubato un laccio distintivo di ognuno dei giovani, che essi ottenevano in dono dal padre, essendo l’unico che, orfano, non lo possiede. Il re vuole stroncare tali crimini nella sua comunità e, dopo aver verificato che Wiros non possedeva il laccio, sgozza l’accusatore davanti a tutti. Wiros viene comunque rinchiuso in una gabbia senza cibo per 5 giorni ed, una volta solo, rigurgita il laccio rubato che aveva furbamente ingoiato per salvarsi dalla massima pena.

EPISODIO 2 – REGERE 

Dopo l’omicidio di Enitos, Amulius torna ad Alba con il suo cadavere e racconta al popolo di aver visto Yemos uccidere il fratello, ma di non aver fatto in tempo a fermarlo. Dice che Yemos è fuggito per scampare alla pena e aizza tutto il regno contro di lui. Amulius a questo punto rimane l’unico possibile successore al trono e viene acclamato dai suoi sudditi come nuovo re di Alba. Il nuovo re è però molto preoccupato: un possibile ritorno del nipote manderebbe all’aria il suo piano, smascherandolo come assassino di Enitos e per questo egli decide di chiedere protezione e fortuna per il suo regno alle vestali, incontrando Ilia che lo riconosce come suo padre.

Nel bosco continua intanto la prigionia di Wiros, egli è trattato al pari di una bestia e viene continuamente umiliato dagli altri luperci e dal loro re, il quale in cambio di cibo lo spinge a comportarsi come una pecora, negandogli comunque il pasto una volta soddisfatta l’assurda richiesta. Di lì a poco uno dei giovani, Thaurus, trova un ragazzo al fiume, un fuggitivo che egli vuole come proprio schiavo personale: questo ragazzo è Yemos. Egli viene legato con una corda al collo vicino alla gabbia di Wiros, spaventato dalla minaccia misteriosa di una signora dei lupi che vive nel bosco. Yemos gli rivela che anche lui da bambino fu abbandonato insieme al fratello in quel bosco per un mese, cercando di rincuorare Wiros, ma non rivela mai il suo nome e la sua identità: nessuno avrebbe mai dato asilo ad un fratricida.

Al funerale di Enitos, che giace in mezzo al villaggio, sono radunati tutti e 30 i re e banchettano sereni insieme ad Amulius; uno di loro però non festeggia, Ertas re di Gabi, grande amico del re esiliato Numitor. Ertas avverte subito che Amulius sta mentendo riguardo alla fine del nipote, egli ben conosceva i gemelli ed è convinto che Yemos non avrebbe mai potuto uccidere Enitos. Ilia invece è disperata per la morte del suo amato, si ribella contro le divinità che avrebbero dovuto proteggerlo da quel pericolo che ella aveva predetto e in preda all’ira spegne il fuoco sacro, atto punibile con la morte. Ilia viene infatti rinchiusa ed in gabbia riceve la visita di suo padre, al quale rivela l’antico amore per il cugino e la disperazione che i recenti avvenimenti le hanno portato. Amulius è dispiaciuto, ma non può fare nulla per salvarla, è costretto a condannarla a morte, Ilia verrà sepolta viva.

I luperci si trovano in questo momento a caccia, ma Thaurus ed i suoi due compagni sono totalmente incapaci a prendere un cinghiale che hanno puntato. Yemos offre loro un accordo: se fosse stato in grado di catturare l’animale, Thaurus l’avrebbe slegato. Temendo l’ira del re se li avesse visti tornare a mani vuote questi accetta e Yemos abilmente uccide la preda, portando all’accampamento una gran quantità di carne. Il re dei luperci, Cnaeus, apprezza le abilità di Yemos e lo libera dalla schiavitù, avvicinandolo a sé. Il giovane spinge Cnaeus a liberare Wiros e gli da da mangiare della carne avanzata di nascosto, visto che il re ha ancora dei conti da regolare con lui e lo tiene a digiuno. Questo bel gesto avvicina i due ragazzi, Wiros vede in lui un amico e sente di doversi sdebitare, cerca un dialogo e scopre che il fratello di cui gli ha parlato Yemos è morto e di come egli non sente più ragione di vivere.

Ad Alba si avvicina la punizione per Ilia: le rimane un ultimo saluto ad Enitos prima che egli venga cremato, dopodiché ella raggiunge il suo loculo e viene sigillata sotto terra, destinata ad una fine di stenti. Ilia invoca la morte, non vuole più soffrire e addita a Yemos le colpe per tutto il male che sta vivendo: vuole assolutamente vendetta. Durante la proclamazione del nuovo re Amulius il giorno seguente, Ertas si mette in gioco e decide di agire per smascherare il sovrano. Per questo ordina al figlio di raggiungere Numitor e di liberarlo dalle guardie di Amulius che lo tengono in esilio. Numitor e Silvia sono liberi ed informati riguardo gli avvenimenti, essi piangono Enitos.

EPISODIO 3 – IMPERIO

Ilia nel loculo nel quale si trova imprigionata, ha avuto alcune visioni ed entra in dialogo con una divinità, Marte, dio della guerra. La divinità sembra aver preso possesso del corpo di Ilia che pare svuotata della sua anima originaria, ora che ha stretto un patto col dio della guerra non è più la stessa persona e la sua unica ragione di vita è la vendetta su Yemos. Ilia riesce miracolosamente ad uscire dalla profonda buca e torna da re Amulius e da Gala, sua madre. Qui il suo futuro è nelle mani di un sacerdote che, offrendo il sangue della ragazza agli dei, chiede loro chiarimenti sul destino che ella dovrà incontrare: tornerà nel loculo o verrà riaccolta tra le vestali?

Nel bosco intanto Wiros ed un suo compagno, Ostos, sono in esplorazione, quando ad un tratto trovano delle enormi ossa animali al centro di una radura. I due sono preoccupati che si tratti di qualcosa che ha incontrato Rumia, signora dei lupi che viveva in quel bosco, e nella concitazione Wiros lascia intravedere a Ostos il laccio che aveva rubato qualche giorno prima, che egli aveva legato al braccio. Ostos si scaglia sul ragazzo, colpevole di aver fatto uccidere ingiustamente un innocente, strangolandolo, ma Wiros riesce a colpirlo mortalmente con un osso che giaceva lì accanto a loro. Wiros ritorna di corsa all’accampamento ed inventa di aver trovato Rumia che ha ucciso Ostos, mentre lui si era nascosto. Alcuni luperci però vogliono che il cadavere del compagno venga recuperato e trovano come guida Thaurus, spinto all’avventura per solo orgoglio personale, dopo che Cnaeus lo aveva accusato di vigliaccheria a seguito di un iniziale rifiuto. Cnaeus costringe lo stesso Wiros a guidare i compagni sul luogo dell’accaduto. Wiros non riesce a dormire e chiede a Yemos di aggiungersi alla spedizione del giorno seguente: egli voleva protezione dato che, una volta trovato il cadavere, essi avrebbero compreso che il suo racconto riguardo la signora dei lupi era falso, che era lui il reale assassino e che sarebbe andato incontro a morte certa.

Ad Alba, Gala spinge per il ritorno della figlia tra le vestali, Ilia però vuole solo incontrare il fabbro e viene guidata verso la sua caverna per poter essere armata e poter così compiere la propria vendetta, ma l’uomo la respinge: tutti coloro che ascoltano Ilia mentre parla di vendetta le ricordano che alle donne non spettano armi. In attesa di essere riaccolta al tempio, Ilia viene legata al suo letto dalla madre, che vede questa come unica sua possibilità di salvezza. Una volta lasciata sola con il soldato di guardia, la voce di Marte prende vita nel corpo della giovane, intimidendo e minacciando il soldato, che la libera. Ilia torna così dal fabbro che sente ora in lei la voce del dio della guerra che la possiede e decide di munirla di tutti gli armamenti necessari.

All’alba i giovani di Velia sono in procinto di partire quando Wiros convince Thaurus che servirà loro anche l’aiuto di Yemos, costretto ad unirsi alla spedizione. Per non far scoprire la verità, Wiros guida i luperci volutamente verso la strada sbagliata, cercando di convincerli a tornare sui loro passi, ma questi si rivelano inamovibili: nessuno sarebbe tornato all’accampamento senza il corpo di Ostos. Wiros tenta di giocarsi un’ultima disperata carta proponendo a Yemos la fuga, ma ormai è troppo tardi: il mattino seguente gli spedizionieri trovano dei segni che Wiros fece sugli alberi un paio di giorni prima e si ritrovano nella radura. Il corpo di Ostos sembra però svanito nel nulla, finché delle gocce di sangue non pendono sulla testa di Thaurus: di Ostos è rimasta solo la metà superiore del corpo che pende da un albero della radura e sulla sua schiena viene trovato inciso lo stesso segno che Wiros porta sul collo. Thaurus e gli altri si scagliano contro di lui, credendolo colpevole di averlo portato volutamente da Rumia ed iniziano a lapidarlo vivo. Fortunatamente l’abilità da combattente di Yemos lo porta a salvare l’amico, uccidendo gli aggressori. A questo punto Yemos non può più nascondere a Wiros la sua vera identità e gli rivela ogni cosa che ha vissuto negli ultimi giorni, dal momento della sua fuga nel bosco. Ora i due non possono più tornare all’accampamento, né tantomeno ad Alba: Yemos vede come unico rifugio sicuro la terra di Gabi.

EPISODIO 4- POPULOS

Il sanguinoso scontro ha lasciato un superstite tra i nemici di Yemos e Wiros, questi fugge nel bosco, ma mentre si rinfresca ad un ruscello viene raggiunto da due oscure sagome che dopo un breve inseguimento, trascinano via il malcapitato. Yemos e Wiros intanto proseguono il loro cammino verso Gabi e devono nascondersi dai soldati di Alba che danno la caccia al giovane re. Egli si trova continuamente perseguitato dai fantasmi del suo passato, avverte voci ed addirittura vede il fratello ferito che gli chiede aiuto: Yemos è in preda al rimpianto per non aver salvato Enitos, si sente colpevole e Wiros cerca di aprirgli gli occhi davanti a quelle visioni. Quella notte proprio Wiros viene svegliato di soprassalto da alcuni rumori e scorge un lupo accanto al loro fuoco. Parte una fuga improvvisa, i giovani si nascondono in una capanna che trovano sul loro cammino e da un pertugio tra gli assi scorgono alcuni uomini misteriosi che accompagnano i lupi, ma riescono a scamparla. Sentono quindi la necessità di allontanarsi dal bosco e dai suoi pericoli.

A Gabi arrivano in questo momento Numitor e la figlia Silvia, salvati dall’esilio dagli uomini di Ertas. Numitor è in gravi condizioni a causa delle ferite agli occhi subite poco prima del suo esilio e per questo Silvia chiede che venga fatta giustizia per lui e per i suoi eredi. Ella si presenta al consiglio riunito da Ertas, il quale vuole giustizia per l’amico e spinge i membri alla ribellione contro Amulius. Qui Silvia appoggia il re di Gabi, invitando tutti alla lotta per Numitor, intimando coloro che eventualmente stessero dalla parte di Amulius di ucciderla seduta stante.

L’abbandono di Ilia della sua casa per poter adempiere alla promessa fatta al dio della guerra, porta Amulius alla caverna. Il re viene però respinto dal fabbro: nessuno poteva intromettersi tra Ilia e Marte ora che ella doveva compiere il proprio destino. Ilia sta infatti per intraprendere una sorta di addestramento, per poter padroneggiare l’arte della guerra e finalmente ottenere vendetta. Il fabbro la lega quindi con una corda e del filo spinato, lasciandola sospesa per tutto il giorno sopra al fuoco ardente di Marte, cosicché ella potesse imparare a sopportare il dolore. Quando è ormai priva di sensi, il mentore cala Ilia e la medica e racconta alla ragazza la sua storia: anch’egli cercava vendetta, dopo che alcuni soldati uccisero la sua famiglia e bruciarono la sua casa. Il fabbro aveva stretto un patto con Marte per regolare i conti ed era stato soddisfatto, ma ammonisce Ilia sul risultato di quell’accordo: la vendetta non avrebbe mai portato lei la pace, il dolore non sarebbe mai stato alleviato, ma se la giustizia era ciò che stava cercando, allora l’avrebbe ottenuta.

Wiros e Yemos, arrivato il giorno, vogliono lasciarsi alle spalle le minacce del bosco e chiedono aiuto ad alcuni mercanti di pecore che giungono dalla Grecia su di un carretto, spacciandosi anch’essi per mercanti di Gabi, tra loro fratelli. Anche i mercanti sono al corrente della taglia sulla testa di Yemos, il quale è molto preoccupato di essere scoperto. Il fantasma di Enitos non l’ha ancora abbandonato ed, una volta accampati, lo segue per diversi metri. La visione di Enitos spinge il fratello al suicidio, per riconciliarsi con lui, Yemos sta per buttarsi da un precipizio, quando viene afferrato per un braccio da Wiros, all’ultimo istante. Yemos capisce che il fratello non avrebbe mai voluto che egli facesse quella fine e vede il nuovo amico come una possibilità di salvezza da quel brutto momento, mandatagli proprio dallo spirito di Enitos. I mercanti però hanno sentito Yemos invocare il nome del fratello e smascherano la sua menzogna. I due vengono legati e si preparano alla loro fine. Quando Wiros però si trova un coltello alla gola, gli uomini misteriosi con i propri lupi irrompono sulla scena e azzannano i mercanti.

Il secondo giorno di addestramento di Ilia vuole richiamare in lei tutta la rabbia che ha in corpo: Marte le mostra una visione in cui ella si trova tra le braccia del suo amato Enitos. È pronta a lottare con la spada, affronta il mentore, che non mostra alcuna pietà e la colpisce ferocemente. Ilia non si da per vinta, invoca fermamente la giustizia e non lascia spazio alla pace. A re Amulius, nel frattempo, giungono notizie riguardo all’arrivo di Numitor a Gabi, da parte di un membro del consiglio di quel regno, il quale teme che l’ira degli dei possa abbattersi sulla sua gente che ospita l’esule. Il re di Alba è furioso e vuole assolutamente farla pagare a Ertas.

EPISODIO 5 – ROMANE

L’intervento dei misteriosi uomini accompagnati dai lupi ha scongiurato i pericoli di Yemos e Wiros, che vengono portati all’interno di una grotta oscura. Questi sconosciuti salvatori accolgono i due ragazzi e si presentano tramite il loro capo, La Lupa. Ella identifica la sua gente come i figli di Rumia, un popolo nomade che è sempre stato cacciato e ferito dagli altri regni, dall’indole pacifica e volenterosi di trovare una propria casa e stabilirvi la giustizia. La loro disperazione li ha però portati ad affidarsi alla divinità Rumia e li ha resi selvaggi e violenti nei confronti di chi può rappresentare per loro una minaccia. Questa è un popolo estremamente chiuso, che decide di accogliere tra di essi Wiros e Yemos, dando loro una nuova vita, tramite un rito particolare.

All’accampamento dei luperci c’è molta preoccupazione per il destino brutale che ha investito alcuni dei ragazzi, tant’è che i giovani sacrificano un maialino a Rumia, per chiedere di essere risparmiati. Cnaeus è contrario a questo tipo di riti, non va sprecato cibo per donarlo ad un essere minaccioso e lancia la sfida ad uno dei luperci. Quasi tutti però arrivano in soccorso del compagno, si rivoltano contro Cnaeus e questi è costretto ad andarsene, seguito da Maccus, lasciando i ragazzi di Velia senza un capo.

Ad Alba è terminato l’addestramento di Ilia e suo padre vuole che ella ritorni a casa con lui, ma non trova più la ragazza che conosceva. Ilia non ha intenzione di tornare, se prima non avrà portato a termine il suo scopo, vuole fermamente unirsi alla spedizione di Amulius e dei suoi soldati a Gabi, per poter finalmente uccidere Yemos. Ella però non viene reputata pronta dal suo mentore che la sfida nuovamente a duello, la sconfigge grazie ad una forza superiore, che una ragazza come Ilia non può possedere. La figlia del re non ha intenzione di arrendersi e si aggiunge lo stesso al contingente armato di Alba, accolta dal padre ed acclamata dal suo popolo come salvatrice.

Yemos intanto non si sente al sicuro tra i figli di Rumia e pianifica la fuga, costringendo anche l’amico, che però resta titubante. Mentre sta per uscire dalla grotta in piena notte, Yemos viene infilzato alla mano dal coltello della Lupa. Non sarebbero mai potuti scappare da loro, questa gente viveva nell’ombra e nessuno sapeva della loro esistenza, non potevano certo permettere che qualcuno svelasse qualcosa a riguardo. Yemos è sempre più ostile, mentre Wiros inizia a dare confidenza a questa gente: egli non conosceva le proprie origini, aveva vissuto da sempre a Velia come uno schiavo, ma nota nei figli di Rumia lo stesso marchio che lui stesso porta sul collo, segno distintivo della tribù, motivo per il quale essi lo hanno salvato quando si trovava in difficoltà nel bosco. I figli di Rumia hanno visto invece in Yemos un alleato, che ha protetto uno di loro, l’amico Wiros, dalla morte e per questo è stato risparmiato. Normalmente essi non avrebbero mostrato tanta compassione per un latino …

Cnaeus e Maccus sono in un momento di difficoltà, tanto che il ragazzo vorrebbe tornare a Velia in seguito all’ammutinamento, ma il suo re è troppo orgoglioso per ammettere la difficoltà. Si trovano a caccia, quando improvvisamente scorgono una capra, non possono farsela sfuggire e la inseguono a lungo, finché non giungono nei pressi di una caverna. Compaiono davanti a Cnaeus i figli di Rumia, mentre Maccus riesce scappare, e lo circondano minacciosamente. Cnaeus riconosce tra loro Wiros e Yemos e chiede pietà ai ragazzi, ma Wiros non dimentica le umiliazioni ed i maltrattamenti ingiusti che ha subito per causa sua. Vuole umiliare il suo vecchio re e lo costringe a inginocchiarsi e belare, finché La Lupa non lo sgozza e gli strappa il cuore. La donna offre a Wiros e Yemos il cuore, sono costretti a mangiarlo, ma quest’ultimo è contrario ad una tale barbarie, anche se alla fine accetta. Yemos si sente fuori luogo, non riconosce più l’amico di fronte a ciò, ma Wiros gli fa riflettere sulla loro difficile situazione: essi non hanno una casa, non hanno un’identità e questa è la loro unica possibilità di sopravvivere alle minacce che hanno affrontato. La Lupa sa bene quanto possa essere complicata la situazione per Yemos, gli mostra rispetto e si fa raccontare dal ragazzo la sua storia. La Lupa mostra ai ragazzi uno spiraglio di luce in quella situazione buia. Lei e il suo popolo vogliono fondare la propria città che Rumia ha promesso loro, una città dove possa esistere pace e vera giustizia, si chiamerà Roma.

L’ormai imminente arrivo di Amulius a Gabi porta Ertas a convocare nuovamente il consiglio: il re vuole assicurarsi l’appoggio dei suoi fedelissimi e escogita un piano per nascondere Numitor e Silvia, per scongiurare la guerra con Alba. Il vecchio re viene portato nella terra dei vasai greci da un membro del consiglio, Lausus. Ertas finge accoglienza nei confronti di Amulius, quand’egli si presenta alle porte della città cercando Numitor. Ertas ovviamente nega di dar asilo al re deposto e per questo Amulius lo spinge a decapitare Irtios, membro del consiglio che aveva informato Alba riguardo a Numitor. Ertas non può uccidere un uomo ingiustamente e si rivolta contro Amulius, scagliandoglisi contro. Ilia sguaina prontamente la spada e ferisce Ertas per poi decapitarlo e gettarne il capo dinnanzi ai suoi concittadini. Inizia la caccia selvaggia a Numitor tra tutte le abitazioni di Gabi, i soldati percuotono la popolazione e bruciano ogni cosa.

EPISODIO 6 – MEMENTO

Dopo una lunga fuga, Maccus si ritrova svenuto a terra accanto ad un ruscello, quando dei pastori di Velia lo trovano privo di sensi. I pastori lo riportano a casa e il giovane viene condotto dinnanzi al re Spurius, minaccioso per il suo ritorno anticipato. Maccus è però terrorizzato e racconta dell’incontro con i figli di Rumia, obbligando gli uomini di Spurius ad addentrarsi nel bosco per salvare i suoi compagni. Guidati all’accampamento dal ragazzo, i soldati di Velia trovano alcuni cadaveri ed i superstiti nascosti nella capanna sono terrorizzati, confermano la versione di Maccus. Inizia quindi la caccia a questi minacciosi personaggi che vivono nel bosco.

Amulius prosegue nel mentre le sue ricerche di Numitor, che in realtà ha già raggiunto la terra dei vasai, i quali accolgono a braccia aperte lui, Silvia e Lausus: questa gente era in debito con Ertas. Amulius vuole strappare informazioni ai membri del consiglio di Gabi e li lega, negando loro cibo e acqua finché non avessero rivelato la nuova locazione del re esule. Amulius ed i suoi fantasmi affiorano nel sonno: il re di Alba ha visto negli occhi della figlia una ferocia tale che egli stesso ne è intimidito e sogna di essere da lei scoperto, riguardo all’omicidio di Enitos. Vede Ilia che lo trafigge per punirlo delle sue azioni. Amulius non può permettersi di essere scoperto, è profondamente turbato dal sogno che ha fatto, e convoca i suoi fedelissimi che l’hanno aiutato nell’omicidio di Enitos. Con il pretesto di farsi raccontare cosa essi pensassero di Ilia (uno di loro rivela di temerla per la sua ferocia e si offre di ucciderla, se il re l’avesse voluto), Amulius offre loro da bere e li avvelena, dando poi la colpa ai sudditi di Ertas e alla loro sete di vendetta. Mettendo fuori gioco i suoi complici, egli avrebbe avuto la certezza che il suo segreto fosse rimasto al sicuro. Amulius viene poi convocato ad Alba ad assistere la moglie malata, mentre Ilia resta coi soldati a Gabi, per ordine di Marte.

Mentre Wiros si trova con l’amica Deftri al ruscello, arrivano degli uomini a cavallo, capitanati da Spurius, che stanno cercando proprio la caverna sotto le indicazioni di Maccus. I due corrono a raccontare tutto ai figli di Rumia, La Lupa sente la necessità di chiedere consiglio alla dea su come avrebbero dovuto agire. Tramite una ragazzina, indicata come l’oracolo, inizia un rituale per dialogare con Rumia: il verdetto è chiaro, è giunta l’opportunità per loro di sconfiggere i propri nemici e fondare finalmente la propria città. La Lupa sceglie quindi chi la accompagnerà in battaglia, porterà con sé Wiros, mentre Yemos non viene scelto. Yemos a questo punto si offre volontario, vuole a tutti i costi farla pagare a chi gli da la caccia e sta appoggiando l’assassino di suo fratello. Ormai la guerra è imminente e Wiros è terrorizzato, non ha mai combattuto ed è sicuro di morire, per questo Yemos gli offre il bracciale di suo padre, cosicché il suo spirito di coraggioso combattente possa proteggerlo. Un gruppo di soldati di Velia sta esplorando il bosco quando si imbattono nei figli di Rumia: è il momento, inizia la una feroce battaglia. Yemos è furioso, colpisce con tutta la forza i nemici; Wiros è invece paralizzato dalla paura, non riesce a muoversi e rimane nascosto in disparte, fin quando l’amico non lo sprona ad entrare in azione. Wiros colpisce a morte un ragazzo che stava per suonare il corno e chiamare i rinforzi in extremis: Velia è sconfitta. Spurius viene a sapere del risultato quando un cavallo porta un cadavere all’accampamento, è chiaro che avevano incontrato i figli di Rumia. Il re di Velia ordina ai suoi uomini di bruciare l’intero bosco per stanarli. È notte quando il fumo riempie la caverna ed i figli di Rumia sono costretti a fuggire, ma le uscite sono bloccate dalle fiamme. Resta una sola uscita, devono arrampicarsi sulle radici per uscire dalla grotta e tutti si accalcano per salvare la pelle, ma solo alcuni riescono ad uscire, tra cui Wiros. Appena è al sicuro, un albero in fiamme precipita vicino a lui, bloccando anche l’ultima via di fuga. Molti sono rimasti intrappolati, tra cui Yemos, per fortuna Wiros riesce a salvare l’oracolo dal fuoco, ma è preoccupato per l’amico.

EPISODIO 7 – PARCERE

Yemos ed i compagni rimasti nella caverna cercano una via di fuga, storditi dal fumo, quando i soldati di Velia sopraggiungono armati. Essi sono in balia del nemico e Spurius ordina ai suoi di catturarli vivi, gettando enormi reti. Yemos viene colpito e sviene. Egli si sveglia in una grande gabbia con gli altri figli di Rumia, a Velia; c’è anche La Lupa con loro. Ella è rassegnata, si sente in balia del nemico, senza alcuna possibilità di fuggire e crede che la dea li abbia abbandonati. Yemos sembra l’unico in quella situazione disperata a credere ancora che qualche divinità possa salvarli.

Gli altri figli di Rumia sono invece giunti nella terra dei vasai, gente semplice ed ospitale che li accoglie, offrendo loro dimora e cibo finché non avessero deciso sul da farsi. Wiros è smarrito e confuso, quando l’oracolo gli mostra la via: ora che La Lupa è stata catturata spettava a lui la guida della sua gente e Rumia lo aiuterà a prendere le decisioni giuste per il loro futuro. In quei luoghi si trovavano rifugiati anche Numitor, ancora molto malato, e Silvia, la quale vedendo il bracciale che porta Wiros, teme per il destino del figlio Yemos. Wiros racconta di essere un suo amico e che lo stesso Yemos gli aveva donato il bracciale, ma Silvia non gli crede. Essa si ravvedrà solo quando quelle persone con le loro tecniche e l’affidamento a Rumia, guariscono Numitor che improvvisamente si alza dopo le cure, sebbene fosse in punto di morte. Intanto il vasaio ha mandato il figlio a Gabi per avere notizie riguardo agli avvenimenti dopo l’arrivo di Amulius.

A Gabi è Ilia ad avere il comando delle truppe e sta interrogando i membri del consiglio per scoprire dove essi avessero nascosto Numitor, li tortura non dando loro da bere per giorni e si ripresenta con una brocca d’acqua. Non ricevendo risposte però, Ilia versa l’acqua a terra e cattura l’uomo che per primo si china a bere al suolo, Rufus, e lo lega ad una croce in mezzo alla città. La giovane credeva che colpendo il più debole avrebbe potuto ottenere più facilmente informazioni, ma questi continua a giurare di non sapere nulla. Rufus è in fin di vita quando giunge sua moglie ad assisterlo ed in lei Ilia vede la sua stessa situazione, per la prima volta dal patto con Marte prova pietà per qualcuno. Così riporta Rufus a casa, sa che egli è un uomo fedele che non ha tradito il suo re e che sarebbe ingiusto ucciderlo per questo, facendo così soffrire sua moglie. Amulius è intanto tornato ad Alba e si precipita a casa dalla moglie Gala, che sta soffrendo moltissimo a causa di un male che, a suo dire, proviene dall’interno e per questo vengono convocati gli aruspici. Il verdetto è chiaro: Amulius ha attirato l’ira degli dei e la moglie sta pagando per lui.

Il figlio del vasaio è presto di ritorno a casa e dipinge un quadro della situazione drammatico agli occhi del padre e dei suoi alleati: Gabi è stata presa da Alba e Lausus ha perso suo padre. Tutti sentono necessità di reagire, per questo Wiros viene convocato da Silvia e Numitor che lo ringraziano innanzitutto per le cure. Essi vorrebbero inoltre che i figli di Rumia si uniscano a loro nel tentativo di assassinare Amulius, cosicché Yemos possa tornare ad Alba da re, scacciando via le ingiuste accuse. Viene quindi organizzata la presa di Alba, ma è prima necessario liberare Gabi per avere l’appoggio dei soldati di Lausus ed indebolire l’esercito nemico. In cambio ai figli di Rumia vengono promesse terre dove poter finalmente far sorgere la propria città e che Alba venga consacrata a Rumia, una volta liberata. Wiros ha bisogno di parlare con la dea prima di prendere una decisione definitiva, ma durante il rituale l’oracolo muore improvvisamente durante le sue visioni. Come i loro compagni in gabbia, i figli di Rumia si sentono abbandonati ora che sono fuori dal bosco, ma Wiros vede quest’evento come un segnale. È convinto che non abbiano più bisogno di un oracolo ora che il loro destino è scritto, ormai la guerra è cominciata e non serve più chiedere consiglio alla dea: è lui la nuova voce di Rumia ed è più convinto che mai di combattere. I compagni trovano coraggio dalle sue parole, Deftri lo ammira molto per questo e lo bacia; Wiros è consapevole che è salvo grazie alla dea e ora è arrivato il momento di mettersi in gioco. Anche a Velia i figli hanno ritrovato forza e fede in Rumia, La Lupa minaccia i soldati e giura loro vendetta.

EPISODIO 8 – SUBIECTIS 

Eulinos il vasaio mette in scena un diversivo per introdurre i suoi alleati a Gabi nel cuore della notte e colpire i soldati di Alba. Egli finge di essere in viaggio d’affari e offre ai soldati del vino che portava nel carretto, per far abbassare loro la guardia. Una volta portato il vino nella capanna dei soldati, Eulinos si allontana con la scusa di prenderne dell’altro, facendo in realtà uscire allo scoperto i figli di Rumia che cospargono la capanna di liquido infiammabile e le danno fuoco. Ilia e gli altri soldati che riposavano nelle altre capanne escono, vedendo i nemici in città e inizia una furiosa battaglia. Wiros è il più spietato di tutti, ora che ha la responsabilità di guidare il suo popolo, molti dei meriti di questa vittoria vanno a lui. Il nemico è sbaragliato rapidamente e Ilia è costretta a fuggire, tornando ad Alba dal padre per informarlo riguardo quest’improvviso attacco. Ella è convinta che questo nemico si sia alleato con Numitor, dato che con loro combatteva anche Lausus, figlio di Ertas, e vorrebbe tornare a Gabi con Amulius, nella speranza di scovare Numitor e Yemos. Amulius però non può lasciare di nuovo la sua casa, Gala è in preda alla sofferenza e ha bisogno che il marito le stia vicino. Ella non vuole vedere nessun’altro, men che meno Ilia, che è cambiata ai suoi occhi da quando è tornata dalla sua punizione. Gala è convinta che sia sua figlia la colpa, l’origine dell’ira che gli dei le stanno scagliando contro, e vuole porre fine a tali sofferenze. Così si introduce di notte nella sua stanza con l’intento di ucciderla nel sonno, Amulius riesce però a sventare tutto ciò. Ilia vorrebbe riconciliarsi con la madre e le chiede perdono per la persona che è diventata, ma quando Amulius il mattino seguente va a trovare Gala, la trova accoltellata nel suo letto. Amulius pensa che ora che il sacrificio di Gala è stato compiuto, gli dei saranno dalla loro parte.

A Velia i figli di Rumia sono dinnanzi al re Spurius, che vuole punirli per l’agguato di qualche giorno prima teso ai suoi uomini. Egli li ha radunati tutti in fila davanti al popolo ed inizia ad ucciderli uno ad uno sotto gli occhi della Lupa, finché non riconosce tra loro Yemos, condotto insieme alla Lupa in una capanna dove i due vengono legati. Yemos giura a Spurius di non essere l’assassino di Enitos, che in realtà la colpa era di Amulius, ma questo il re già lo sa, rivela di esserne un alleato e prepara per Yemos un carro con il quale verrà condotto ad Alba a morire. Prima della sua partenza però, il re di Velia assassina La Lupa davanti ai suoi occhi: Yemos è furioso, ma ha capito che egli non è più la stessa persona ed in gabbia verso Alba si marchia con un pezzo di legno il petto, con il simbolo dei figli di Rumia e la invoca, prega la dea ora che è anche lui un suo figlio. Amulius gioisce per la notizia del suo imminente arrivo, dopo che Gala ha scontato le sue colpe, vede questo come un segno che gli dei sono dalla sua parte.

Dopo il successo in battaglia, Lausus vuole seppellire i cadaveri dei nemici, rispettando le leggi delle proprie divinità, ma vede Tarincri mangiare il cuore di un soldato e va su tutte le furie. Un gesto così selvaggio, parte però della cultura dei figli di Rumia, avrebbe portato conseguenze negative sulla sua gente, visto che a Gabi essi erano sotto l’influenza di Giove. Lausus non vuole che tale gesto rimanga impunito, Tarincri deve essere frustata a morte per far sì che la divinità venga placata dopo l’affronto. I figli di Rumia non possono permettersi di perdere i propri alleati, per loro sarebbe impossibile muovere guerra da soli contro Alba. L’alleanza con Lausus avrebbe significato anche l’appoggio dei 30 re, da sempre grandi alleati di Ertas ed ora sostenitori di suo figlio. Silvia e Numitor sono dalla parte di Lausus e credono che Wiros stesso debba procedere con la messa in atto della punizione: se vogliono terra ad Alba devono seguire le stesse leggi divine. Wiros accetta, sapendo di non avere molta scelta, ma cerca di ammorbidire la punizione, chiedendo a Lausus che Tarincri venga frustata 20 volte, ma che non venga uccisa. Lausus non perdona e dice che avrebbe subito 50 frustate, gli dei poi avrebbero deciso se salvarla. Tarincri sta per essere frustata davanti al popolo di Gabi e ai figli di Rumia, ma Wiros non accetta che venga punita per una tradizione, seppur brutale, di quel popolo e prende il suo posto, sentendosi protetto dalla dea. Lausus lo frusta, fermandosi a 18 colpi quando interviene Silvia (nessuno poteva sopravvivere a 50 frustate), che lo convince che egli ha ottenuto quello che voleva: il sangue di un re.

EPISODIO 9- DEBELLARE

Wiros ha resistito come un re alle frustate ed ora è medicato da Silvia, che intanto racconta la storia dei 30 re. Essi erano stati a lungo in guerra tra loro per il dominio di quelle terre, finché gli dei mandarono una scrofa che partorì 30 maialini: un segno inequivocabile che essi erano sovrani fratelli e che avevano bisogno di collaborare per avere la pace nel regno. A Gabi giungono molti dei sovrani che hanno ascoltato la chiamata di Lausus e sono pronti ad ascoltare cosa Numitor abbia da dir loro per farseli alleati, inizia a vacillare la loro fedeltà nei confronti di Amulius. Per convincerli Wiros riporta la versione di Yemos riguardo la morte di Enitos ed addossa ovviamente la colpa su Amulius, ma sebbene Numitor sostenga questa posizione, i sovrani rimangono diffidenti. Yemos nel frattempo è riuscito a cogliere l’occasione per fuggire, in seguito all’impantanamento delle ruote del carro che lo stava trasportando ad Alba. Egli colpisce i soldati di Velia e ruba loro la spada, uccidendoli e scagliandosi su re Spurius per vendicare i fratelli brutalmente uccisi poco prima. Yemos ha ottenuto la sua vendetta e fugge in direzione di Gabi.

Amulius è consapevole che è ormai imminente la guerra con Gabi ed i loro alleati, teme che a loro si possano aggiungere altri sovrani e medita sul possibile scioglimento della lega dei 30. Per questo motivo si rivolge nuovamente agli aruspici, ma il verdetto è sconcertante: gli uccelli sacri, che col loro volo avrebbero dovuto indicargli le prossime mosse, sono tutti morti, gli dei non vogliono dare risposte e hanno abbandonato Amulius al suo destino. Per giunta la notizia della fuga di Yemos arriva al re di Alba, che è sempre più smarrito, anche Ilia ha perso il suo furore ed è scossa dalla paura. La giovane torna da Attus alla caverna di Marte per ottenere nuovamente sostegno dal dio, ma viene respinta dopo che è fuggita per recarsi a Gabi prima del tempo. Amulius chiede l’aiuto di un misterioso uomo incappucciato, insieme al quale giunge ad una grotta che da accesso alle tombe di Alba. Amulius qui sembra chiedere perdono e mostra per la prima volta segni di pentimento per l’omicidio di Enitos, causato dalla sua sete di potere e dal disprezzo per il fratello Numitor. Ilia lo raggiunge e scopre dal padre che è stato proprio lui a liberarla in segreto dalla reclusione sotto terra e dalla conseguente pena di morte. Il re sa che per questo suo inganno, gli dei lo stanno punendo, ma Ilia ha ancora sete di vendetta (Enitos le ha ricordato il suo destino in sogno) e gli da convinzione nei propri mezzi, dopo tutto il coraggio che Amulius ha dimostrato sfidando gli dei per il bene della figlia. Amulius prepara quindi il suo esercito alla battaglia finale e sa di non potersi permettere sconfitta. Anche anziani, donne e bambini saranno al suo fianco sul campo di battaglia.

Yemos ha finalmente raggiunto Gabi e riabbraccia la madre Silvia e l’amico Wiros, portando loro brutte notizie riguardo al destino dei suoi compagni. Ai figli di Rumia giura però di aver vendicato i fratelli caduti che saranno al loro fianco anche dopo la morte. Yemos dovrebbe quindi parlare coi 30 per convincerli che è innocente, ma in lui è ancora troppo vivo il disprezzo verso questi uomini, rei di aver appoggiato l’assassino di suo fratello ed avergli dato la caccia fino a quel momento. Numitor per questo parlerà al posto suo, non ottenendo comunque il sostegno sperato: i sovrani vogliono prove dell’innocenza di Yemos, prima di schierarsi con lui, ma non è possibile fornirgliele. Wiros è avvilito, è convinto di aver portato la sua gente in trappola, ora che anche senza il sostegno dei 30 devono comunque continuare la guerra. Quando tutto sembra perduto arriva dall’alto il segnale che tanto aspettavano: una scrofa partorisce 30 maialini davanti alla capanna di Yemos, come avvenuto al momento della costruzione dell’antica alleanza, ed ora i sovrani hanno la prova che desideravano. I 30 re affiancheranno i figli di Rumia e Gabi nella guerra contro Alba.

EPISODIO 10-SUPERBOS

Il grande esercito è alle porte di Alba, pronto per l’imminente scontro finale, quando Yemos cerca un ultimo disperato tentativo di convincere Amulius e il suo esercito a ritirarsi, per non spargere inutilmente sangue in una battaglia per loro suicida. In caso di rifiuto essi sarebbero tornati il giorno dopo all’assedio della città. Amulius non ha alcuna intenzione di ritirarsi, sebbene sappia che non avrà alcuna speranza di resistere agli attacchi dei 30. Il capo degli aruspici cerca di convincerlo che la sua ostinazione li porterà ad una morte inutile, ma al re non importa, e gli confessa di essere stato lui ad aver causato tutto questo uccidendo Enitos. Amulius non ha più paura nemmeno dell’ira degli dei ed uccide il loro portavoce brutalmente, gli dei non gli servono più.

Ilia nel cuore della notte esce allo scoperto e sfida a viso aperto Yemos, chiedendo un duello senza l’intervento di nessun alleato, cosicché potesse ottenere da sé giustizia. Dopo un breve combattimento, Yemos ha la meglio e ferisce Ilia, ma non vuole ucciderla e getta la spada. Giura alla ragazza la sua innocenza e dice di aver visto con i suoi occhi Amulius trafiggere mortalmente Enitos. Ilia vede nei suoi occhi la sincerità e si reca dal padre per punirlo: Amulius non può più far nulla per nascondere ciò che ha fatto e confessa tutto alla figlia, chiedendole infine di ucciderlo. Quella è la giusta punizione per aver portato il regno di Alba alla sua distruzione ed è giusto che per questo paghi. Ilia esce con le mani e la spada insanguinate, svelando anche al suo esercito le colpe del loro re, che ora ha pagato. Ilia ritiene inutile continuare a lottare per questo e consegna la città al suo legittimo sovrano, Yemos. Le armi vengono riposte e iniziano i riti di purificazione della casa del re dal male che vi ha serpeggiato fino a poco prima, avviene la vestizione di Yemos.

Il nuovo re regnerà con Lausus e Wiros al suo fianco, uomini fondamentali per la ricostruzione di una nuova Alba. Davanti al consiglio dei 30 re emergono subito però nuovi problemi: i sovrani non accettano che la città venga consacrata a Rumia, hanno timore di quella dea che ha significato per loro distruzione, e nemmeno vogliono che i suoi figli abitino quella terra. Wiros cerca di tranquillizzare i suoi fratelli, i quali non si fidano dei latini, anche se hanno promesso loro quelle terre. Il giovane è sicuro che Yemos non avrebbe mai potuto tradire le promesse fatte. La situazione è molto delicata perché in caso di appoggio ai figli di Rumia, i 30 muoverebbero guerra contro Alba, portando nuovamente alla distruzione della pace ottenuta con tanta difficoltà. Silvia convoca Wiros e gli chiede di andarsene con la sua gente per evitare di gettare nuovamente Alba in guerra, la donna prende parola al posto del figlio, che non avrebbe mai potuto chiedere all’amico e alla gente che li ha salvati di andarsene. Wiros è furioso e vuole parlare col re, ma egli ha le mani legate e l’unica cosa che può offrire è un accordo: i figli di Rumia ad ogni modo sarebbero dovuti tornare nel bosco. Wiros si sente tradito ed aduna i suoi fratelli pronto a prendere in mano le armi. I figli di Rumia non si ritireranno, Yemos si dovrà schierare con loro o contro di loro, anche se il suo intento era quello di mantenere la pace.

I figli di Rumia si ripresentano in massa e armati da Yemos, il quale decide di schierarsi. Il re con un lungo discorso racconta al popolo cosa egli ha dovuto affrontare per arrivare fin lì, cosa ha composto il suo travagliato destino, di come Rumia l’abbia salvato anche quando i suoi dei lo avevano abbandonato e questo egli non poteva ignorarlo. Yemos dice che Alba non è la sua città, anche se sia abitata da persone che lui ama, e che non vi regnerà mai. Nella città finora conosciuta come Velia, sorgerà un nuovo regno, una città governata dai re ‘fratelli’, Yemos e Wiros. Questa città verrà consacrata a Rumia e prenderà il nome di Roma. A Roma chiunque verrà accolto e sorgerà la pace, qui tutte le divinità latine verranno rispettate e vi troveranno casa finalmente i figli di Rumia. Yemos, Wiros e tutti i loro fratelli abbandonano Alba, partendo alla volta di questa nuova città.

Amulius però è ancora vivo, Ilia lo ha risparmiato dato che anche Amulius aveva fatto lo stesso con lei, e si dirige verso Cures, terra dei sabini …

Recensione

Con Romulus gli autori presentano un’interessante rivisitazione del leggendario mito sulla fondazione di Roma, modificandone alcuni eventi per renderlo più avvincente ed adatto alla forma televisiva. Del tutto nuova è infatti la figura di uno dei due protagonisti, Wiros, non presente nel mito tradizionale, in cui però il pubblico riesce ad identificarsi sin da subito. Infatti tra i due protagonisti, Yemos e Wiros, quest’ultimo è quello che più va incontro ad un processo di trasformazione caratteriale, oltre che sociale. Egli viene mostrato inizialmente nei panni di uno schiavo, un ragazzo che non ha nulla, che nemmeno conosce le sue origini. Il ragazzo viene maltrattato da tutti, è quasi una bestia per i suoi compagni nell’accampamento nel bosco e si trova a fronteggiare più volte situazioni di vita o di morte alle quali sfugge apparentemente solo grazie alla fortuna. Wiros però è molto astuto, è un ‘survivor’, e riesce a superare i propri problemi grazie ad un istinto di sopravvivenza che manca alla maggioranza dei personaggi della serie, spesso più forti di lui ma sconsiderati. L’intelligenza di questo personaggio lo porterà nella seconda metà della serie a diventare un leader convincente, ha raggiunto la sua maturità ritrovando le proprie origini e il suo comando farà sì che i figli di Rumia ottengano finalmente la terra che da tempo cercavano. Yemos invece è un personaggio del tutto differente. Ci viene mostrato dalle prime sequenze come un privilegiato, non gli manca nulla, tanto che è destinato a diventare re di Alba. L’inizio della sua avventura avviene proprio quando gli viene tolto tutto questo: perde il fratello, il regno ed la sua casa. Yemos è però un personaggio molto forte, non si lascia abbattere e riesce grazie agli insegnamenti ricevuti a reindirizzare le sorti del proprio destino, ma anche quelle degli altri (salva la vita a Wiros combattendo, cacciando, pescando …). Questo ragazzo però si trova ben presto anch’egli senza un’identità, al pari dell’amico che nel mentre se la sta costruendo. Yemos si sente fuori luogo tra i figli di Rumia, ma riuscirà a comprendere come essi possano essere stati per lui una famiglia più di quanto non lo sia stata la gente di Alba. I destini dei due coprotagonisti spesso si intrecciano e anche il loro processo di formazione avviene in maniera parallela.

Un grande punto di forza di Romulus è anche la presenza di molti personaggi ben caratterizzati. Moltissimi personaggi secondari avranno ruoli fondamentali sullo sviluppo della storia e non sembrano quasi mai autori casuali delle proprie azioni. Oltre ai personaggi più di spicco (Amulius, Numitor, Silvia, Ilia, La Lupa …), tutti definiti minuziosamente nel carattere e negli intenti, anche figure che compaiono per meno episodi (Ertas, Gala, Spurius, Cnaeus, Enitos …), rimangono fissi negli occhi dello spettatore come autori di gesti importanti per il proseguo del racconto, senza mai essere visti come soggetti di riempimento della storia. Sebbene tra l’altro il cast sia composto per lo più da interpreti non appartenenti al panorama mainstream televisivo, con molti volti giovani, il livello è innalzato dall’ottima interpretazione di doppiatori di spicco, anche per la versione italiana.

Numerosi sono anche gli eventi che si susseguono nel corso della serie, che però vengono presentati in maniera molto ordinata, senza scadere nella banalità. Per tutta la durata degli episodi l’attenzione dello spettatore rimane alta, grazie ad un intreccio molto interessante, ma non di difficile comprensione. Non si evidenziano inserimenti di elementi o piccole storie secondarie che fungono semplicemente da ‘filler’, come già evidenziato con i personaggi. L’unico punto che potrebbe far storcere il naso allo spettatore è l’attenzione posta dalle inquadrature e anche dalla trama sul laccetto che i luperci portano al braccio, per il quale addirittura Wiros fa ammazzare un personaggio. Lo spettatore si aspetterebbe che questo oggetto possa avere un peso o comunque qualche risvolto sulla trama a seguire, ma a metà della serie esso viene dimenticato del tutto e non viene nemmeno più mostrato. Forse questo per far comprendere l’abbandono del suo passato da parte di Wiros, ma questo non è chiaro, né specificato.

Sebbene la serie parli di un periodo storico molto remoto, in cui le divinità hanno un peso molto alto sulle decisioni dei soggetti, le tematiche trattate sono molto attuali. In primis la lealtà è un tratto distintivo dei protagonisti, cosa che spesso li distingue dai loro antagonisti. Essa è mossa sia nei confronti degli altri personaggi, su tutti la lealtà tra Wiros e Yemos, e sia verso i propri valori. È infatti la lealtà che segnerà la svolta finale sulla decisione di Yemos, tornato sul trono di Alba, che egli abbandona per vivere con la sua nuova gente e fondare Roma. Interessante è poi il tema della diversità, introdotto dall’adattamento che gli autori hanno voluto applicare al mito. La lupa che salva Romolo e Remo, viene trasformata in una vera e propria comunità, i figli di Rumia, che salvano, dandogli asilo, Yemos. Questa gente è temuta dai latini, vengono visti come selvaggi e furiosi assassini, ma il loro intento è solo quello di trovare finalmente una casa. È il contatto con il mondo latino tramite Yemos e Wiros che li porta ad aprirsi ed abbandonare certi atteggiamenti che li hanno portati ad isolarsi, ma il vero cambiamento avviene nella testa di chi li ha sempre disprezzati e temuti. Per primi gli uomini di Gabi vi si alleano, scoprendo come essi potessero dare molto alla civiltà latina. I 30 invece rivelano una natura molto chiusa e contraria a questo contatto tra popoli, trovandosi alla fine senza un re, che preferisce abbandonarli.

Romulus è un prodotto televisivo di qualità che abbraccia generi poco trattati nel nostro paese, ma che all’estero sono spesso presenti in grandi serie di successo. La fondazione di Roma ha una storia molto interessante, anche per un pubblico meno esperto essa ha sempre un grande fascino. Gli autori sono stati capaci di rendere ulteriormente intrigante questa storia, adattandola ottimamente al piccolo schermo, dandole uno stampo molto internazionale (anche dal punto di vista della qualità di costumi, trucco e scenografia). Essa può essere facilmente esportata e può dare nuova linfa alle produzioni italiane che spesso si sono concentrate sui pochi generi di successo, adagiandosi nella propria zona di confort.

Leonardo Zandron