Origine: Italia, 2021

Produzione: Rai Fiction e Picomedia

Regia: Costanza Quatriglio

Soggetto: liberamente ispirato da Il mio cuore umano di Nada Malanima

Sceneggiatura: Monica Rametta e Costanza Quatriglio

Interpreti: Tecla Insolia (Nada adolescente), Giulietta Rebeggiani (Nada bambina), Carolina Crescentini (Viviana Fenzi), Paolo Calabresi (maestro Leonildo), Sergio Albelli (Gino Malanima), Massimo Poggio (il dottore), Paola Minaccioni (suor Margherita), Nunzia Schiano (nonna Mora), Giulia Battistini (Miria Malanima), Federico Calistri (Gerry)

Distribuzione: Rai

Durata: 99 minuti

Uscita: 10 marzo 2021, Rai 1

Trama

Sanremo 1969, Nada Malanima sta (svogliatamente) completando un servizio fotografico. Prende una pausa ed entra in un camerino, dove incontra un musicista (Gerry) con il quale inizia timidamente a fare conoscenza.

Salto temporale: siamo nel 1961 a Gabbro, Livorno. Nada ha 8 anni e vive con la sua famiglia in campagna, in un’umile casa. Nada viene costretta a re

carsi dalle monache con la sorella (Miria) per la preparazione del corredo per il matrimonio di quest’ultima. La bambina si stufa presto di guardare Miria cucire e comincia a gironzolare per il convento, entra in una stanza attratta dalle voci del coro dei bambini. La suora che li sta aiutando nei canti religiosi (suora Margherita) è annoiata dalle loro voci stonate, appena vede la bambina entrare la invita ad unirsi a loro. Nada accetta con un po’ di riluttanza, ma quando inizia a cantare tutti ne rimangono affascinati. Margherita l’accompagna a casa per parlare alla sua famiglia delle doti canori della bambina e per convincerli a farla partecipare alle prove del coro della chiesa (i Malanima non sono molto religiosi), la suora non ottiene risposta. Capiamo che la madre di Nada (Viviana) soffre di depressione e che la bambina accusa molto la lontananza affettiva che la malattia ha provocato nel loro rapporto.

Viviana sente sua figlia cantare e sembra ritrovare la gioia di vivere, porta Nada con sé al mercato di Livorno per farsi aiutare nelle vendite della sua bancarella. Appena vede arrivare il maestro Leonildo, laureato al Conservatorio, subito chiede a Nada di cantare per lui. La sera, a casa, Viviana cerca di convincere Gino (suo marito) a fare qualche sacrificio per permettere a Nada di studiare canto. Viviana ora è molto felice, non si sente più assalita dalla depressione: decide di lavorare il doppio per pagare le lezioni di Nada. Ma la bambina non si comporta bene alle prime lezioni di canto con Leonildo: è svogliata e continua a prenderlo in giro.

La famiglia Malanima si reca a pranzo a casa dei futuri consuoceri e Viviana costringe Nada a cantare davanti a tutti, lei non vuole e stona di proposito. Dal maestro Leonildo, invece, la ragazzina non apre proprio bocca e l’insegnante è costretto a sospendere i loro incontri. Nada accusa sua mamma di esserle utile solo quando canta, per farle fare una bella figura, poi scappa arrabbiata dicendo di odiare le canzoni e di non voler mai più cantare. La malattia di Viviana si ripresenta e Nada soffre nuovamente la mancanza affettiva di sua mamma. Al matrimonio della sorella maggiore Nada canta Senza fine, il celebre brano di Gino Paoli, dedicandolo a sua mamma, per cercare di rallegrarla.                          Altro salto temporale, ora siamo nel 1967, a Livorno. Nada è cresciuta e sta facendo lezione a casa del maestro Leonildo. Viviana sta andando a farsi curare da un nuovo dottore, specializzato nel trattamento della sua malattia, e sembra stare meglio. Nada viene accettata a un concorso musicale, alla quale si era candidata per far contenta sua madre, non vorrebbe partecipare ma lo fa. Al concorso, canta Io ti darò di più di Ornella Vanoni e vince. La ragazza partecipa a numerosi concorsi canori e riesce a vincerli tutti. A una di queste gare, un distinto imprenditore (Otello Rubieri), chiede a Viviana di poter presentare Nada a persone importanti del settore. Nada però è stufa di cantare per fare un piacere a sua madre e si arrabbia con lei dicendole che è tutta la vita che fa quello che le viene chiesto per farla contenta e per farle passare la sua malattia, ma ora non lo farà più. Viviana peggiora e viene portata in ospedale, dove viene sottoposto all’elettroshock, Nada si incolpa per la condizione attuale di sua madre. Nada e suo padre le vanno a far visita al manicomio dove la trovano in stato quasi comatoso. Gino si rifiuta di permettere ai medici di continuare a curarla con l’elettroshock e la riporta a casa con sé. Nada riceve una lettera dal signor Rubieri: vuole farle fare un’audizione per un’importante casa discografica. Nada e Viviana partono per il provino.                                            Sanremo 1969, Viviana e Nada sono nel camerino in attesa che la ragazza vada sul palco. La raggiunge Gerry (che scopriamo essere un chitarrista nell’orchestra della kermesse canora) e cerca di spronarla a fare quello che le piace e a diventare qualcosa di diverso. Nada sale sul palco e canta Ma che freddo fa. Dopo l’esibizione la madre le confessa di temere di aver sbagliato tutto nelle decisioni prese per lei, Nada le assicura che non è così.

La bambina che non voleva cantare è la toccante storia dell’infanzia di Nada, la celebre cantante e icona degli anni Settanta. Il film si apre nei camerini di Sanremo, successivamente la narrazione continua, tramite tre flashback, tra Gabbro e Livorno, per poi concludersi nuovamente a Sanremo, al momento del debutto di Nada sul palco della kermesse canora. Il soggetto è liberamente ispirato dal libro autobiografico della cantante: Il mio cuore umano.

È un film scritto, sceneggiato e diretto da donne; recitato principalmente da donne che si fanno forza a vicenda per far brillare la piccola stella nascente; gli uomini (il padre e il maestro di canto) si limitano a supportare le decisioni della madre della ragazza. Mamma Viviana è una figura molto autorevole per Nada: i suoi crolli depressivi vengono percepiti come conseguenze del suo comportamento svogliato nei confronti della musica, e le sembrano quasi un rimprovero implicito della madre a non abbandonare quella strada su cui lei l’ha trascinata grazie a tanti sacrifici. Ma va bene così perché il film ci mostra che è solo grazie a lei se Nada è diventata quello che è diventata, è grazie al suo debutto a Sanremo, fortemente voluto dalla madre, se Nada ha capito che quello sarebbe stato il suo futuro, futuro che fino a poco prima aveva sempre disprezzato e mai contemplato. La narrazione si concentra principalmente su questo rapporto altalenante tra madre e figlia.

Ottime Carolina Crescentini e Paola Minaccioni nei loro ruoli. Molto brava anche Tecla Insolia che, oltre a una buona recitazione, sfoggia delle magnifiche interpretazioni canore di alcuni dei capolavori della musica italiana: da Ornella Vanoni, passando per Gino Paoli e, ovviamente, arrivando a Nada.

Forse il film insiste fin troppo sulla sensazione di “dovere” che Nada prova nei confronti della madre, che alla lunga diventa abbastanza noiosa e ripetitiva. La bambina che non voleva cantare infatti è continuamente alternato tra momenti in cui Viviana si sente bene (l’incantevole voce della ragazza sembrerebbe essere l’unica medicina efficace contro il male della donna) e momenti (che coincidono con la svogliatezza di Nada nei confronti delle lezioni e dei concorsi) in cui la sua malattia si ripresenta più forte di prima. Il rapporto tra le due è sicuramente toccante ma sembra quasi un film incentrato soprattutto sulla madre di Nada piuttosto che sulla cantante. La protagonista, infatti, non viene analizzata così profondamente come viene fatto con il personaggio interpretato dalla Crescentini.

Tutto sommato, però, è un prodotto piacevole, commovente e profondamente femminile. Non si parla della vita di Nada, non si parla delle sue doti artistiche, né tantomeno della sua profonda pulsione verso la musica (al massimo si parla di una repulsione). È la storia di una bambina che non voleva cantare, ma che alla fine lo ha fatto e ha capito che lo avrebbe continuato a fare, per il bene di sua madre innanzitutto ma anche per amor proprio.

Gaia Antonini