Il giovane Wallander

Titolo originale: Young Wallander

Stelle: 6/10

Creatore della serie: Ben Harris

Genere: serie tv crime/drama

Regista: Ben Harris

Sceneggiatura: Ben Harris

Interpreti: Adam Pålsson (Kurt Wallander), Richard Dillane (Hemberg), Leanne Best (Frida Rask), Ellise Chappell (Mona), Yasen Atour (Reza Al-Rahman)

Produzione: Yellow Bird

Network: Netflix

Durata episodio: 50:21

Origine/anno: britannico-svedese. Riprese effettuate a Vilnius, Lituania tra il 2019 e il 2020

Messa in onda: 3 settembre 2020

Titoli di testa: sigla di un minuto su canzone in inglese accompagnata da flash su personaggi e scene clou della serie

Script: i dialoghi sono semplici e talvolta scontati ma mantengono alta la tensione nello spettatore

Locations: i luoghi, perlopiù esterni, sono quelli tipici di una città, con i suoi quartieri dimessi e le strade accerchiate da palazzi. La serie diventa, grazie ad essi, più realistica e vicina a chi guarda.

Recitazione: il protagonista mostra bene le sue angosce, e anche i personaggi attorno a lui, nella loro semplicità, rendono abbastanza bene ciò che deve arrivare allo spettatore.

Musica: misteriosa e inquietante, rende bene l’atmosfera del racconto e fa aumentare la tensione e la curiosità in chi guarda

Originalità: la trama è abbastanza particolare, raggruppa alcuni topos già visti ma in un modo originale.

Pilot

Malmö. Due giovani poliziotti perlustrano la città di notte, finché si fermano davanti a una casa dove la musica va avanti da ore ad alto volume. Il proprietario della casa, quando i due entrano per fargli abbassare il volume, risponde in modo sfacciato e poco lucido, e i due giovani in divisa capiscono subito che è a causa della droga.

Uno dei due, Kurt Wallander, è una recluta nella polizia; quando, dopo il turno notturno, torna nel suo quartiere, nota qualcosa di strano nell’aria, nonostante di solito venga comunque frequentato da personaggi loschi e in cerca di risse. All’ingresso del suo cancello trova una madre che litiga con il figlio: lei lo rimprovera perché ha discusso con un ragazzo, non vuole finisca nei guai; Wallander li conosce entrambi e li saluta, e quando il figlio se ne va scopre dalla madre che il ragazzo è stato ammesso in una scuola prestigiosa che permetterà alla famiglia di spostarsi in una casa più dignitosa.

Durante la notte scatta un allarme, e il poliziotto, svegliatosi a causa delle voci che attraversano il quartiere, decide di scendere a vedere cosa accade: c’è molto fumo e, credendo sia un incendio, ne cerca la fonte. Dentro una cantina vicino al suo palazzo, trova del fuoco in un bidone, e lo spegne con una coperta. Quando torna all’aria aperta, trova gran parte della gente del quartiere accalcata vicino al campo da calcio: un ragazzo è legato alla recinzione del campo, cerca di urlare ma del nastro adesivo sulla bocca glielo impedisce e ha una bandiera disegnata sul viso. Degli uomini lo prendono in giro, e i ragazzi attorno a lui ridono e fanno video; Wallander cerca di avvicinarsi, ma glielo impediscono. Quindi, tira fuori il distintivo da poliziotto: nessuno sapeva che faceva parte della polizia, e tra lo scalpore generale riesce a fare ordine e ad avvicinarsi al ragazzo; nel mentre, un uomo con il cappuccio si avvicina e strappa il nastro adesivo dalla bocca del ragazzo, dalla quale esce una granata. Wallander allontana la gente poco prima che questa scoppi, lasciando il ragazzo vittima del misterioso evento.

Il giorno seguente, alla centrale di polizia, gli agenti hanno individuato un uomo: è Ibra, il ragazzo che abita nel palazzo dell’agente Wallander, e che pochi giorni prima egli aveva incontrato con sua madre. Kurt l’aveva visto scattare foto alla vittima e prenderlo in giro, ma non pensa sia il colpevole. Decide di assistere al suo interrogatorio e scopre che Ibra aveva minacciato la vittima, Hugo, che giocava a calcio con lui. Più prove sono state trovate contro il ragazzo, ma Kurt prova comunque a parlargli: egli nega di essere coinvolto, e confessa di averlo insultato e minacciato durante la partita perché , di origini irlandesi, aveva pregiudizi contro di lui, di colore.

Il giovane agente, nel frattempo, è costretto a lottare contro il rimorso di non aver potuto fare nulla per salvare il ragazzo, il forte senso di impotenza gli deriva da ciò e dagli sguardi e le parole degli altri poliziotti, e l’angoscia di aver visto un uomo morire. Mentre nella sua testa la confusione e l’ansia fanno da padrone, cerca un rifugio nella ragazza che frequenta, ma questa si accorge della sua necessità e gli fa notare che una relazione è quel che vuole solo a causa di ciò che è successo.

Nei giorni seguenti, Kurt e l’amico e collega Reza, festeggiano la promozione di quest’ultimo con una festa, ma a un certo punto Kurt lascia la stanza e si reca nel suo quartiere, per parlare con il capo delle bande: sa che ha il video dove si vede il volto dell’uomo che ha tolto lo scotch al ragazzo. All’inizio egli non pare predisposto a parlare con Kurt, in quanto agente di polizia, e gli nega la possibilità di avere il video, ma non passa molto tempo che Kurt riceve una lettera con al suo interno il filmato.

Qualche mattina dopo, Kurt nota un furgoncino che non aveva mai visto; analizzandolo insieme ad altri agenti della polizia, scoprono al suo interno del nastro adesivo usato. A questo punto, l’agente principale si rende conto del ruolo importante che può avere Kurt, e decide di affidargli il caso, promuovendolo al posto del suo amico Reza.

Nel frattempo, la città è schierata in due parti: coloro che chiedono giustizia per Hugo, accusando tutti gli immigranti, e chi difende gli stranieri. Scoppiano disordini e risse nel momento in cui la polizia protegge i manifestanti contro gli immigrati e i due schieramenti si mischiano, mentre la polizia tenta di calmare i gruppi, senza riuscirci e usando spesso la violenza. Kurt è insieme all’unità di servizio quando si accorge che l’uomo con il cappuccio, che pensa essere il colpevole dell’omicidio di Hugo, è appena uscito da una casa poco lontana e lo insegue. Ma nel momento in cui l’uomo non può più fuggire e l’agente crede di averlo in pugno, l’uomo tira fuori un coltello e lo colpisce, dicendo alcune parole in una lingua sconosciuta. Kurt rimane per terra sanguinante, e l’uomo riesce a scappare.

Il giovane Wallander è una serie televisiva che prevede una trama tutt’altro che noiosa, capace di sorprendere lo spettatore e cambiare agilmente la direzione del racconto. Nonostante l’atmosfera che la pervade sia angosciante, desta interesse e porta chi la guarda a continuarla, per scoprire come si snodi una situazione apparentemente incomprensibile e complessa. Il suo punto di forza è questo: la suspense che accompagna quasi ogni momento dell’episodio. Mancano, invece, scene “leggere”, dove gli avvenimenti sono pochi e l’emozione che trasmettono non è ansia bensì qualcosa di positivo che generi spensieratezza. Lo stile della regia, la musica di sottofondo e le locations, che aiutano a rendere la desiderata atmosfera di inquietudine, sono interessanti e svolgono in modo efficace il loro compito. È una serie da guardare nel momento in cui ci si voglia rendere partecipi di un giallo non banale, ma purtroppo non sembra andare oltre questo: allo spettatore, infatti, non arrivano emozioni che possano portarlo a qualche tipo di crescita interiore o insegnamento, o comunque che possano essere interiorizzate per commuovere. Inoltre, il fatto principale, forse anche perché si verifica all’inizio, manca di realismo: diventa così, un episodio in apparenza insensato e poco convincente. Anche i dialoghi sono spesso scarsamente stimolanti e prevedibili.

Ci sono però degli spunti interessanti: il quartiere malfamato dove vive il protagonista, e le persone che ci abitano, la discriminazione e il razzismo dilaganti e il rapporto tra polizia e civili.

Ginevra Gennari

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