VENEZIA 83 – CONCORSO

A sette anni dall’enigmatico Family Romance, LLC, Werner Herzog compie il suo attesissimo ritorno alla finzione pura, regalando alla Selezione Ufficiale in Concorso dell’83ª Mostra di Venezia una delle sue opere più spiazzanti, liriche e radicali: Bucking Fastard.

Liberamente ispirato alla storia vera delle gemelle britanniche Freda e Greta Chaplin, il film traspone la narrazione in un’Irlanda rurale e arcaica. Qui si muovono Jean e Joan Holbrooke (interpretate da Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sullo schermo), due sorelle legate da una simbiosi talmente estrema da spingerle a pensare, muoversi e parlare all’unisono, condividendo persino gli stessi identici sogni e lapsus verbali. La stasi claustrofobica del loro mondo speculare si incrina quando entrambe si innamorano dello stesso uomo.

Questa insolita ossessione sentimentale attira inevitabilmente lo sguardo morboso dell’ambiente circostante: i media sensazionalistici, le aule di tribunale e una comunità incapace di tollerare l’anomalia. Per sfuggire a questa pressione, le sorelle intraprenderanno un’impresa titanica e visionaria: scavare un tunnel sotterraneo attraverso una catena montuosa, un viaggio geologico e spirituale volto a raggiungere un non-luogo immaginario in cui il loro legame possa finalmente sottrarsi alle leggi degli uomini.

Con Bucking Fastard, Herzog dimostra che il cinema può ancora sorprendere senza rinunciare alla sua anima più profonda. Il film non è il classico dramma psicologico sul tema del doppio, ma un’acuta riflessione sulla libertà individuale e sul rifiuto di conformarsi alle regole della società. Dedicato a David Lynch, il lungometraggio ne assorbe le atmosfere misteriose e quasi ipnotiche, calando lo spettatore in una dimensione sognante ma spietata.

Il cuore dell’opera risiede senza dubbio nella metafora del viaggio sotterraneo; tuttavia, se nei capolavori storici del cineasta la scalata della montagna o il superamento della foresta rappresentavano la sfida prometeica alla natura, qui la discesa nelle profondità della terra (splendidamente catturata nelle Grotte di Postumia) assume i contorni di un ritorno al ventre materno, un rigetto totale della superficie civilizzata.

Il regista tedesco non cerca di “spiegare” le sue protagoniste né di ricondurle a una normalità rassicurante, ma, al contrario, le osserva con curiosità e affetto, lasciando che il loro modo di vedere il mondo entri in collisione con la società che le circonda. Ed è proprio da questo contrasto che nasce la forza del film: ciò che agli occhi degli altri appare assurdo o patologico, per loro è semplicemente un modo possibile di vivere e di amare.

La regia alterna realismo, umorismo surreale e improvvise aperture quasi fiabesche. Bucking Fastard è un film profondamente “herzoghiano”, dove la realtà ha tante sfaccettature e la natura sembra custodire la possibilità di un mondo diverso. Non tutto è perfettamente equilibrato, ma forse è proprio questa irregolarità a rendere il film così affascinante: un inno anarchico all’alterità che riconferma Herzog come uno degli ultimi, irriducibili sognatori del cinema contemporaneo.

Francesca Savino

★★★★

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