Belgravia

Valutazione: 8/10

Genere: drama in costume

Regia pilot: John Alexander

Sceneggiatura: Julian Fellowes

Interpreti: Tamsin Greig (Anne Trenchard), Philip Glenister(James Trenchard), Harriet Walter (Caroline Bellasis), Alice Eve (Susan trenchard), Paul Ritter (Turton), Saskia Reeves (Ellis), Richard Goulding (Oliver Trenchard),  Bronagh Gallagher (Speer), James Fleet (Stephen Bellasis), Adam James (John Bellasis)

Produzione: Carnival Film & Television, Epix, Independent Television, NBC Universal

Network: Sky Serie

Durata episodio: 45’

Origine:  Gran Bretagna, Stati Uniti

Anno: 2020

Uscita (prima nel mondo + prima in Italia): 15 marzo 2020/6 ottobre 2021

Titoli di testa: richiamano alla memoria quelli di Downton Abbey e agganciano immediatamente lo spettatore  tra memoria del già visto e aspettativa del nuovo.

Script: il linguaggio dei personaggi, soprattutto di alcuni, è più raffinato della loro immagine. Coevo all’epoca della storia.

Ritmo narrativo:  alternanza riuscita che consente la tenuta dell’attenzione.

Locations: sono volte a caratterizzare soprattutto lo stato sociale dei personaggi. Si passa dai saloni principeschi, alle case borghesi, alle bettole mantenendo costanti i canoni dell’epoca. Estrema cura dei dettagli.

Recitazione: buona recitazione adatta alla sceneggiatura. Ogni personaggio sa bene qual è il suo posto. A volte le caratterizzazioni sono eccessive.

Musica: coeva al periodo di ambientazione e di aiuto a sceneggiatura, scenografia e recitazione.

Originalità delle soluzioni narrativo/formali: come impostazione generale la narrazione segue la cronologia dei fatti. Alcuni efficaci flashback sono preannunciati da dialoghi che ci fanno presagire la presenza di un segreto o di un colpo di scena o danno ragione di alcuni comportamenti dei personaggi.

Nella Bruxelles del 1815, Sophia Trenchard con un’amica corre per le strade della città per raggiungere il padre James (detto Mago), approvvigionatore dell’esercito britannico. La ragazza interrompe il dialogo tra il padre e un rappresentante dell’esercito per mostrargli gli inviti al ricevimento della Duchessa di Richmond. Padre e figlia complottano su come convincere la madre, Anne Trenchard, ad accettare l’invito. Ella non ritiene saggia l’infatuazione tra la figlia Sophia e Lord Edmund Bellasis, figlio del Conte Bellasis e nipote della Duchessa di Richmond. La conversazione tra i coniugi Trenchard evidenzia le differenze di vedute fra i due, tra l’ambizione di lui e la prudenza di lei. La sera del ricevimento l’ingresso del Signor e della Signora Trenchard non passa inosservato, ma il malcelato imbarazzo dei presenti per l’insolita commistione tra nobili e borghesi, viene interrotto dall’annuncio che Napoleone si sta avvicinando a Bruxelles. Tutti i soldati presenti lasciano la sala e si preparano a partire. Edmund e Sophia si salutano e la reazione disperata di Sophia pare esagerata alla madre. In quanto approvvigionatore dell’esercito anche il Signor Trenchard deve partire. L’attesa angosciosa di notizie da parte di madre e figlia si conclude con il ritorno di James che comunica alla figlia la morte di Edmund, unico erede di Caroline e Peregrine Bellasis.

Con un salto temporale di venticinque anni, la scena si sposta a Belgravia, prestigioso quartiere di Londra. Anne Trenchard, invitata ad un the dalla contessa di Bedford, incontra prima la Duchessa di Richmond con la quale ricorda il ricevimento a Bruxelles e successivamente Lady  Bruckenarst Bellasis , madre del defunto Edmund. Apprendiamo dal loro dialogo della morte di Sophia a pochi mesi di distanza da quella di Edmund. I rispettivi lutti avvicinano le due donne in una conversazione discreta ma sentita. La scena si sposta a casa dei Trenchard, riuniti a pranzo con il figlio Oliver e la moglie Susan. Poche battute sono sufficienti per mettere in risalto i sottili dissapori e la mancanza di stima tra i genitori, il figlio e la nuora. Oliver cresciuto nell’agiatezza avanza pretese nei confronti dei genitori e la moglie Susan non tenta di nascondere il suo smodato desiderio di essere introdotta  nell’alta società.

Nel frattempo nella cucina della servitù, durante la cena, i domestici si esprimono con pareri divergenti su vizi e virtù dei loro padroni. Turton, il maggiordomo, almeno formalmente prende le parti dei suoi padroni al fine di mettere fine ai pettegolezzi.

Nel frattempo nella camera da letto dei coniugi Trenchard, Anne mette al corrente James del suo colloquio con Caroline Bellasis. Si viene così a conoscenza del segreto che i Trenchard custodiscono da venticinque anni. Dalla relazione tra Sophia e Edmund era nato un bambino che fu dato in adozione dopo la morte di Sophia per complicanze durante il parto. Anne vorrebbe condividere questo segreto con la madre di Edmund, mentre il marito teme che il diffondersi di questa notizia possa danneggiare la memoria di Sophia. Mentre Anne accarezza pensierosa la foto della figlia, un flashback ci riporta alla conversazione nella quale, venticinque anni prima, Sophia annunciava alla madre di essere incinta. Dopo la prima reazione di sconcerto la madre accoglie il racconto della figlia, delle sue nozze segrete con Edmund rivelatesi poi un inganno. Il ricordare penoso di Anne è accompagnato in sottofondo dal pianto di un neonato, come l’eco sonora uguale per venticinque anni di un nipote appena conosciuto e mai cresciuto nella sua memoria.

Con la consueta maestria Julian Fellowes ci introduce alla sua conoscenza della storia e dei costumi dell’Inghilterra del IX e inizio XX secolo. Gli eventi storici fanno da sfondo al cambiamento della società inglese in un clima di fermento generale. L’avvicinarsi dell’esercito di Napoleone che si concluderà con la vittoria degli inglesi a Waterloo, sembra assorbire l’attenzione di tutti, togliendo dai riflettori storie d’amore e affari ritenuti sconvenienti in tempi di quiete. Anche la rigidità della divisione tra classi sociali sembra incrinarsi, grazie anche alla rivoluzione industriale che ha permesso alla borghesia, o almeno ad alcuni dei suoi esponenti più intraprendenti, di arricchirsi.  Da qui la crescente ambizione di costoro di avere accesso ai salotti dell’aristocrazia.

Non mancano sottolineature dell’attrito che questa commistione, prima impensabile, produce. La rozzezza del Mago a stento mitigata dalla moglie, risulta  accentuata al confronto con il comportamento  affettato dei nobili con cui si trova a che fare. Dal canto loro negli ambienti dell’alta società si respira un’aria mista di imbarazzo e disprezzo all’idea di ritrovarsi al fianco di persone che fino ad allora consideravano alla stregua di servitori. Ma già nel pilot si coglie la velocità con cui questo processo di cambiamento avviene. L’istituzione del the delle cinque ne è un esempio. La sala in cui le signore si ritrovano per chiacchierare e conoscersi è elegante ma non ha lo sfarzo dei saloni dei ricevimenti e lascia più libertà alle ospiti anche di andarsene quando vogliono.

Se tutte queste novità ci appaiono come il segno di un mondo in cambiamento, permangono delle questioni che sembrano contraddire questa energia di rinnovamento.  I pregiudizi sulle donne, le morti per parto accomunano nobili e popolo.  L’emancipazione femminile è un tema caro a Fellowes che sostiene sempre il pensiero di qualche donna coraggiosa, senza mai farne uno stereotipo, ma sottolineandone l’incidenza nel cambiamento della società.

Ad esempio Sophia rivendica il diritto di innamorarsi di un uomo più che di uno status e difende la sua posizione nonostante gli evidenti contrasti.

Non sarà un caso che le colonne della miniserie siano due donne, Anne Trenchard e Caroline Bellasis, figure centrali che già nel pilot iniziano a gettare le basi e a tessere i fili per mutare il destino delle rispettive famiglie. Fellowes ha sempre mostrato come il coraggioso e quotidiano lavoro di cambiamento di qualcuno fuori dai riflettori generi altrettanta rivoluzione che la vittoria o la perdita di una battaglia.  Il paragone con Downton Abbey, almeno all’inizio, è inevitabile. Belgravia a prima vista si presenta meno elegante, raffinato, ma ben presto la conoscenza dei personaggi e della storia dà ragione di questo. L’attenzione in Downton Abbey era focalizzata sulla nobile famiglia Crawley, attraverso cui passava sì la storia del mondo, ma sempre filtrata dall’interpretazione e dalla sensibilità della famiglia con il suo avvicendarsi delle generazioni. In Belgravia non esiste un focus preciso, o meglio il focus non è presupposto ma costruito: l’accento è puntato più sugli intrecci che vengono a crearsi tra le famiglie. E forse più ancora sul lavoro necessario per costituirli.

Come in altre opere di Fellowes, il giudizio morale che attrae o respinge le simpatie dello spettatore, sono trattate in modo trasversale. I poveri non sono buoni perché sono poveri ma solo se lo sono. Lo stesso vale per i ricchi.  Colloca piuttosto meriti e miserie umane in modo trasversale, imputando i soggetti dei loro atti.  Segreti e tradimenti così come coraggio e cambiamento sono attribuiti ai soggetti non alle classi sociali. Forse è proprio questo il merito di Fellowes che permette alle sue storie di non incancrenirsi ma di consentire allo spettatore di affezionarsi ai personaggi e di fidelizzarsi alla narrazione.

Elena Galeotto

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