Regia: Fabio Paladini

Soggetto: Gianluca Ferraris

Sceneggiatura: Federico Baccomo, Jean Ludwigg, Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza, Francesco Tosco

Genere: legal drama

Cast: Luca Argentero, Marina Occhionero, Barbara Chichiarelli, Gaia Messerklinger, Flavio Furno, Anthony Giunta, Mia Eustacchio, Enzo Curcurù

Durata: 6 episodi – 53’/1h

Origine: Italia – 6/3/2026

Piattaforma: Sky Atlantic – Now

 

In una Milano contemporanea, colma di avvocati, l’azione si apre nello Studio legale Petrello & Soci, dove Lorenzo Ligas è chiamato a difendere un “caso disperato”: il cantante Jack Zero, accusato dell’omicidio premeditato di un ispettore di polizia.

La situazione è delicata: l’avvocato Petrello dà un ultimatum a Ligas, suo sottoposto, che non solo sembra essere l’unica speranza per tentare di vincere la causa, ma rappresenta al tempo stesso anche un rischio, dati l’esuberanza e i metodi “poco ortodossi” del protagonista.

Nonostante ciò, Ligas non ne sbaglia una: è sicuro di sé e, alternando costantemente morale, strategia e retorica, centra il suo obiettivo: difendere i propri clienti dando loro speranza. Emblematico, in questo senso, il confronto con Jack Zero: «Tu non sei Gesù, io non sono San Tommaso; quindi fammi la domanda corretta: posso tirarti fuori da qui?». Alla risposta incerta del cliente, Ligas replica con un secco «Sì, posso», sintetizzando perfettamente il suo cinismo e la sua incrollabile fiducia in se stesso.

In effetti, è ben più di un mero avvocato penalista che dimostra le sue abilità oratorie in tribunale. Per trovare le prove indaga come un detective esperto, entrando nel vivo dell’azione con istinto e perspicacia, ponendo i giusti quesiti e aguzzando la vista. Il tutto facendosi aiutare da Marta Carati, giovane praticante appena assunta dallo stesso Ligas.

Tuttavia, la vicenda non si limita alla performance professionale del protagonista, ma coinvolge pienamente anche la sua vita privata. «Mi prometti che ti prendi cura di te, Ligas?», chiede preoccupata Patrizia, sua ex moglie, critica non solo verso il suo modus vivendi di padre assente per la sua bambina, ma anche verso quello di un uomo ossessionato dall’alcol (a qualsiasi ora, preferibilmente gin tonic o un buon bicchiere di vino) e dalle donne.

Sarà proprio il disordine di questa dimensione impulsiva ed eccessiva, in una Milano che riflette il suo ritmo frenetico e la sua ambiguità morale, a stravolgere il futuro dell’avvocato nel finale di puntata, lasciando intravedere gli sviluppi successivi e aprendo interrogativi sulla sua capacità di gestire le conseguenze delle proprie azioni.

Il pilot inquadra con chiarezza il protagonista, interpretato da Luca Argentero: la sua personalità non solo seduce chi lo circonda nella storia, ma cattura anche lo spettatore, chiamato a restare al passo con un ritmo serrato e dialoghi a tratti sorprendenti.

Furbo e spiritoso, Ligas ha sempre la risposta pronta per ogni situazione e imprevisto; egocentrico e narcisista, non ammette contraddizioni – se non le proprie. Oscilla infatti tra il tentativo di riconquistare l’ex moglie e una vita sentimentale disordinata, fatta di incontri occasionali e superficiali, rivelando una natura profondamente incoerente.

Talvolta sembra quasi insofferente verso se stesso, particolare che emerge quando, chiacchierando con la figlia, critica Frozen, infastidito dal personaggio di Hans – che finge di essere innamorato per poi rivelarsi il villain della storia -, e afferma di «avere bisogno di cose che abbiano un senso nella sua vita». Una dichiarazione che suona ironicamente contraddittoria, proprio alla luce del suo comportamento.

All’apparenza implacabile e quasi imperturbabile, Ligas nasconde di fatto delle fragilità che affiorano appena, soffocate dall’alcol e dall’ironia. E’ proprio questa ambivalenza a renderlo interessante: un uomo consapevole delle proprie crepe e dei propri errori, che proprio perché sbagliare è umano si sente «più dalla parte di chi deve difendere che di chi giudica», come sosterrà lui stesso.

Infine, la regia contribuisce a rafforzarne la centralità: sin dalla sequenza iniziale, lo spettatore viene condotto dentro la mente del protagonista – resa visivamente attraverso un effetto di sfocatura (blur) – seguendo i dettagli visivi e sonori su cui si concentra, come a ricostruire il suo processo logico in tempo reale. Un espediente efficace, che aumenta il coinvolgimento e il senso di immersione.

Resta da capire se nei prossimi episodi verrà dato maggiore spazio anche ai personaggi secondari, per arricchire ulteriormente la narrazione.

 

★★★★

Francesca Daccò