CANNES 79

CONCORSO

Histoires de la nuit, di Léa Mysius

Thomas e sua moglie Marion vivono in campagna, in una bella casa adiacente alla fattoria dove il marito lavora. Accanto a loro, in un elegante loft che è anche il suo atelier, vive una donna di nome Christine, a cui la figlia della coppia, Ida, è molto affezionata. Marion sta per compiere 40 anni. I conflitti con la figlia ribelle – che ha appena pubblicato un video di famiglia che ottiene ben 60’000 visualizzazioni – e la speranza di una promozione non rendono facili le sue giornate. Il marito le ha preparato una festa a sorpresa, ma la serata si trasformerà velocemente in un incubo che, svelando verità a lungo taciute, porterà a eventi irreversibili. Cosa vogliono i tre uomini che si aggirano all’esterno della loro casa?

Sulle immagini quasi bucoliche di animali da nutrire e campi da coltivare risuona un accordo, leggermente stridente e ripetuto con regolarità, che preannuncia il dramma che di lì a poco si abbatterà sull’intero casolare. L’ultimo film presentato in concorso a Cannes 79 è un thriller, che, sviluppandosi come un’invasione nella quotidianità di una famiglia all’apparenza innocente, è la trasposizione del romanzo omonimo scritto da Laurent Mauvigner del 2020; 640 pagine di alta tensione che a loro volta si ispiravano a un progetto di sceneggiatura e che Léa Mysius porta sul grande schermo con un cast di tutto rispetto. La giovane regista – che non è una sconosciuta sulla Croisette, avendo già presentato in passato altre sue opere – mostra un’attenzione particolare all’uso del colore. Lo fa utilizzando quelli scuri sulla tela ancora incompiuta della pittrice (interpretata con estrema eleganza da Monica Bellucci), quelli vividi e passionali inquadrando dall’alto le fragole rosse sulla torta di compleanno di Marion (come riferimento al sangue appena versato) e infine quelli della natura che, prendendo a prestito le parole di Goya, scaturiscono dal contrasto tra ombra e luminosità.

Il film è caratterizzato dalla presenza di molti elementi divergenti ma complementari che modificano in pochi minuti l’esito delle cose: esemplificativa è ad esempio la scena in cui la paura della vittima si trasforma in tenerezza verso il carnefice. Fra pistole e il sangue sul tavolo chi invade si siede a tavola, ma qual è il vero motivo dell’agguato?

Accanto al bravissimo Benoît Magimet (che sa dosare autorità e dolcezza) spicca l’interpretazione della giovanissima Tawba El Gharchi nel ruolo di Ida, la figlia ribelle che scopre all’improvviso una verità che invece di sconvolgerla la rende ancora più determinata e pronta all’azione. Niente è più come era, ma conoscere la verità è il primo passo verso la ricerca di un nuovo equilibrio.

Claudia Bersani

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