Regia: Hong Jong-chan (10 episodi)

Sceneggiatura: Yong-Taek Chae Han Ga-ram, Lee Nam-Gyoo, Jae Montanez…

Genere: Azione, k-drama

Cast: Kim Mu-yeol (Na Hwa-jin); Lee Sung-min (Choi-Gang-seok); Jin Ki-joo (Im Han-rim); Pyo Ji-hoon (Bong Geun-dae)…

Durata: 10 episodi di 50′ minuti ca.

Origine: Corea del Sud

Anno: 2026

Piattaforma: Netflix

 

Episodio #1.1

 

Come tutte le mattine il liceale Gyeong-min si sveglia alle 6 per andare a scuola sperando che gli capiti qualcosa di grave che gli impedisca di arrivarci. Entrato nel piazzale del liceo vede gettarsi dal tetto della scuola il suo compagno di classe Dae-seok, preso di mira da mesi da Jun-hyeong e compagni, solo perché aveva difeso  uninsegnante supplente che la banda di bulli del liceo aveva trattato male in classe. Con il suicidio del ragazzo, questi tornano a bersagliare Gyeong-min a suon di botte e umiliazioni di fronte agli altri studenti. Gli insegnanti sono consapevoli di quanto succede, ma non intervengono. Cercano inutilmente di arginare la violenza con note di demerito, hanno paura delle reazioni dei genitori e temono di essere aggrediti come è successo ad una loro collega due anni prima, ma soprattutto hanno paura del padre del capo della banda, un potente uomo politico candidato alla presidenza. Malgrado l’intervento della polizia i bulli restano impuniti e Gyeong-min, spinto dalla disperazione, pensa anche lui al suicidio ma alla fine si ferma.

Botte, azioni punitive, insulti sono il quotidiano del liceo, fino alla comparsa di uno sconosciuto nel bel mezzo di un pestaggio. Serafico, calmo, con un sorriso ironico stampato sul viso, mette fuori gioco il bullo con una serie di sganassoni degni di Bud Spencer, mentre Jun-hyeong fuori di sé dalla rabbia, ordina a suoi compagni di filmare tutto e pubblicarlo in rete. Lo sconosciuto rivela la sua identità al direttore, arrivato trafelato sulla scena della rissa. È Na Hwa-jin, ispettore del neo costituito Bureau per la tutela dei diritti all’Istruzione con l’autorità di punire violenze e negligenze scolastiche. Na Hwa-jin chiede specificatamente di essere nominato insegnante di sostegno nella classe del capo della banda e dei suoi seguaci.

A partire da questo momento, le cose cambiano radicalmente. Con metodi durissimi l’ispettore non lascia passare niente. Ad ogni trasgressione, rifiuto di obbedienza, battute umilianti sulla morte del ragazzo suicida impone punizioni a tutta la classe. Fra l’ispettore e Jun-hyeong si istaura un braccio di ferro ad oltranza. Il deputato Ruy, padre del ragazzo (che si era ferito da solo per poi accusare l’ispettore) minaccia il Ministro dell’Istruzione e fondatore del Bureau e ne pretende la chiusura. Purtroppo per lui, il Ministro fa trapelare alla stampa incarti compromettenti che rivelano reati di corruzione, violenza sessuale e altre malefatte da parte di Ruy. Il deputato viene arrestato e il caso del suicidio, che era stato insabbiato, è riaperto. Rimasto senza protezione paterna, Jun-hyeong, la cui rabbia non si placa, dà fuoco alla sua aula dopo averci chiuso i compagni. L’ispettore li salva e nel contempo infligge una lezione al ragazzo appiccando un piccolo incendio che lo intrappola nel corridoio, costringendolo a implorare pietà e ricordandogli senza giri di parole che è stato lui a spingere il compagno al suicidio.

 

Teach You a Lesson, titolo inglese della miniserie Lezioni vere, rende molto meglio l’idea che attraversa i 10 episodi. Ambientando ogni episodio in un contesto scolastico diverso, il regista sud coreano Hong Jong-chan punta il dito in maniera iperbolica contro il dilagare della violenza e del bullismo negli ambienti scolastici del suo paese, e propone una soluzione tramite la creazione di un, per ora non esistente, Bureau per la tutela dei diritti all’istruzione rappresentato nelle scuole da un personaggio a metà strada fra il giustiziere e il super eroe, capace di affrontare e sconfiggere da solo gruppi di bulli scatenati. Una soluzione, come detto, iperbolica che da la misura della gravità della situazione, ma puntuale, senza tralasciare nulla, coinvolgendo tutti gli attori attivi o passivi di questo stato di cose e facendone emergere le debolezze, le paure, i deficit affettivi, le mire politiche, la cecità genitoriale. Dietro questo universo di violenze, di aggressività, di sentimenti di onnipotenza si nascondono fragilità dettate dai contesti sociali e familiari da cui provengono i giovani. In mezzo navigano le direzioni degli istituti e il corpo insegnante presi a tenaglia fra genitori pronti ad intervenire pesantemente se ritengono che i loro pargoli non siano trattati con la giusta considerazione e un sistema politico che con giochetti elettorali, interessi personali e mire presidenziali, non fa altro che mettere i bastoni fra le ruote.

La denuncia del regista Hong Jong-chan è pesante quanto il tono di estrema violenza che pervade tutta la serie. Ci troviamo davanti scene degne di quei film d’azione dove tutto ciò che necessario a renderlo un film d’azione vero è stato utilizzato. Le scuole dove interviene l’ispettore del Bureau sono campi di battaglia dove scorre il sangue, i metodi punitivi dell’ispettore del Bureau hanno la stessa brutalità delle aggressioni dei bulli. Lui stesso adotta le stesse dinamiche delle bande. Una scelta filmica e narrativa finalizzata ad accentuare la drammaticità della situazione. La descrizione dei personaggi mette in contrapposizione i capi delle bande e le loro vittime. I primi dipinti come gangster ai quali nessuno si può opporre, pieni di rabbia, di follia aggressiva. I secondi esageratamente servili, remissivi, totalmente impotenti e fra i due si insinua il personaggio di Na Hwa-jin, l’ispettore del Bureau per punire i “cattivi” e proteggere “i buoni”. Ma l’intento del regista non è dividere in due gruppi la popolazione scolastica dipingendo le bande dei bulli come “cattivi” e gli altri, dagli studenti agli insegnanti, come “buoni”. Il suo obiettivo è mostrare che in realtà tutti sono vittime di un sistema che non tutela nessuno, né gli studenti, né gli insegnanti. Accentua solo il divario sociale e ne fanno le spese sia i bulli che i bullizzati.

 

Giorgina Gaffurini

★★★1/2

 

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