Regia:  Kasia Adamik e Olga Chajdas

Sceneggiatura: Olivier Demangel e Thomas Finkielkraut con la collaborazione di Joé Lavy

Cast:  Gianmarco Saurino, Valentina Cervi, Jonathan Zaccai, Thibault Evrard, Olivier Rabourdin, Vassilis Koukalani, Shervin Alenabi, Hanna Abdoh, Darina Al Joundi.

Durata: 6 episodi da 52’

Origine : Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Italia 2025

Messa in onda: RaiTre

In prossimità del 15 agosto 2021 la situazione a Kabul si è fatta tesa. I talebani, al di là degli accordi presi con gli americani che intendono lasciare la regione, si stano già avvicinando alla capitale. Le reazioni a quanto sta accadendo sono le più diverse. C’è chi pensa che il loro atteggiamento sia ora diverso e più conciliante e chi invece non ha alcun fiducia in un loro cambiamento. Nella famiglia di un magistrato donna il timore aumenta quando si apprende che i talebani stanno liberando tutti i detenuti e che quindi ci sono in circolazione molte persone pronte a vendicarsi per le condanne avute. La donna ha due figli. Una è medico in ospedale mentre l’altro non intende lasciare il Paese. La giudice dovrà accettare di raggiungere con il marito l’aeroporto nel momento in cui i talebani andranno a cercarla uccidendo una persona che le era cara.

Sul versante internazionale le ambasciate si stanno attrezzando. Quelal francese e quella italiana restano aperte per aiutare che vuole lasciare il Paese. Intanto in Germania una funzionaria che era stata rimpatriata dopo un grave choc causato da un intervento armato ai suoi danni, vuole tornare nel Paese per aiutare un alto grado militare che alle’poca l’aveva salvata.

Quando si è di fronte ad una coproduzione internazionale il subbio che inevitabilmente prende il sopravvento sta nel chiedersi quanto ogni produzione nazionale abbia preteso in fase contrattuale. Ci sarà chi ha imposto degli attori, chi degli sceneggiatori, chi del personale operativo ecc.

In questo caso va subito detto che, sul piano visivo e sul ritmo del montaggio, il risultato è decisamente apprezzabile. Sin dal primo episodio siamo davanti a una modalità di narrazione che potrebbe tranquillamente ottenere buoni risultati anche su un grande schermo. L’alternarsi delle situazioni e delle scelte da compiere in attesa dell’arrivo dei talebani è proposto con la giusta misura consentendo allo spettatore di non perdere mai il quadro complessivo della situazione. Sul piano della sceneggiatura si avverte l’assenza di un italiano al tavolo. La funzionaria tedesca che aveva subito un trauma in una situazione di conflitto altruisticamente vuole tornare in Afghanistan per salvare chi a suo tempo la salvò. L’ambasciatore francese  viene praticamente costretto dal responsabile della sicurezza a partire mentre vorrebbe rimanere a Kabul per portare a termine il suo compito insieme ai collaboratori. L’ambasciatore italiano invece se ne va nominando quale responsabile un giovane diplomatico a  cui aggiunge, mentre sta per abbandonare il paese, che grazie a quella promozione sul campo potrà fare carriera. Non c’è bisogno di essere ‘patrioti’ per comprendere che una certa stereotipizzazione non manca. Una nota di colre aggiuntiva’ il giovane aveva già preparato i bagagli per partire e cosa aveva messo in valigia? La Moka che si era portato in Afghanistan. Un italiano senza caffettiera che italiano è?

★★★

Giancarlo Zappoli

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