
VENEZIA 83 – CONCORSO
Possible Love, di Lee Chang-dong
Nel 2009, in Corea, un licenziamento di massa causò un lungo sciopero, represso con violenza dalle forze dell’ordine. Lee Chang-dong trae spunto da questo drammatico episodio per indagare il trauma dell’improvvisa perdita del lavoro e le sue conseguenze sulla vita privata dei singoli individui. Al centro del racconto c’è il personaggio di Ho-seok, sprofondato nell’alcolismo e nella depressione. Sua moglie, l’impulsiva e insicura Mi-hok, prova a fronteggiare le difficoltà, e quando incontra Ye-ji, regista che vuole realizzare un documentario sulla disoccupazione nonché moglie di un ricco uomo d’affari, intravede in quella nuova conoscenza la possibilità di un’evasione dalla propria sconfortante quotidianità. Dal canto suo Ye-ji, ostinata a raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, vede in Mi-hok il tramite per arrivare a intervistare il riluttante Ho-seok, il soggetto ideale per il suo film. Una vacanza tanto improvvisata quanto improbabile in una lussuosa villa al mare costringe alla convivenza le due coppie, facendo saltare gli equilibri di facciata.
Lee Chang-dong sembra guardare in trasparenza la vicenda, usandola per scandagliare la complessità e le contraddizioni dell’animo umano attraverso i conflitti e le stratificazioni sociali, che rappresentano uno dei principali temi dell’attuale cinematografia coreana: basti pensare a Parasite di Bong Joon-ho e a No other choice di Park Chan-wook. In Possible Love la perdita del lavoro è la perdita della propria identità, e Ho-seok è il personaggio che incarna la disperazione che ne deriva: per buona parte del film il suo volto è una maschera di dolore, taciuto e soffocato, per l’impossibilità di adeguarsi alla vita e all’indifferenza degli altri. Le due figure femminili mettono in scena una presunta amicizia che oscilla costantemente tra condivisione e distanza, tra empatia e invidia, tra curiosità per l’altro da sé e compatimento. Ai tre protagonisti si aggiungono il marito di Ye-ji, che si identifica con la sicurezza sgarbata di chi ha da sempre le spalle coperte, e soprattutto Cheol, il ragazzo, figlio di Mi-hok e Ho-seok: il suo sguardo impassibile ha la funzione di un coro greco muto, che indica la via allo spettatore invitandolo a comprendere più per osmosi che con la razionalità.
Per arrivare a questo, il regista ha dovuto preparare il terreno, mettendo lo spettatore a contatto con un mondo nel quale convivono gli slanci, le esitazioni, i passi falsi, i ripensamenti, le incrinature nelle relazioni coniugali, le sottili affinità e le differenze abissali: da qui, probabilmente, la particolare lunghezza del film. Dalla profonda riflessione di Lee Chang-dong scaturisce il possible love del titolo, ossia il desiderio di libertà: libertà di essere se stessi, di fare il proprio lavoro, di amare ed essere amati. Il lirismo essenziale e intenso di Poetry e di Burning diventa ancora più rarefatto in questo film, dove la ricerca di un senso culmina in un’inquadratura della luna: perché è sempre la stessa luna a risplendere su tutti noi.
★★★★
Lucia Corradini

