Regia: Nicola Prosatore

Sceneggiatura: Alessandro Garramone,  Davide Bandiera, Annalisa Raggi

Origien: Italia 2025

Durata: 3 episodi da 55’

Piattaforma Netflix

Terrazza Sentimento non è il titolo fantasioso di una serie ma il vero nome dell’attico in cui Alberto genovese organizzava feste a base di cocaina anche durante il Covid che lo hanno portato a una condanna per violenza sessuale. Il documentario ne racconta le vicende.

C’è un modo di realizzare i documentari, particolarmente su Netflix, che di per sé si presenta interessante al di là del contenuto o dei messaggi veicolati. Già il primo episodio di Terrazza sentimento ne costituisce un perfetto esempio. Le vicende di cronaca che hanno coinvolto Alberto Maria Genovese sono note. Organizzava feste a base di cocaina gratuita nel suo super attico in centro a Milano e tutto è filato liscio fino a quando è stata messa in allarme la polizia da una protesta di Roberto Bolle, condomino di Genovese, per l’alto livello della musica in ore  notturne. Ma il vero problema è nato quando l’imprenditore nell’ottobre del 2020 viene arrestato con l’accusa di spaccio e di abuso sessuale ai danni di una ragazza che stava partecipando a una festa a casa sua.

Prosatore e gli sceneggiatori sono abilissimi nel descrivere l’ambiente, sia professionale che di frequentazioni, in cui l’interessato si muove. Lo fanno con testimonianze di giornalisti, di partecipanti alle feste e di un’amica della vittima nonché con scene ricostruite in quanto le riprese reali sono ad esclusiva disposizione della magistratura. Quello che più colpisce è il ritmo di montaggio dell’episodio che si presenta come preliminare all’azione criminosa. Tutto è girato e montato in modo da far percepire a chi guarda la dinamicità sopra le righe della vita e delle attività illecite di Genovese con lo scopo di attirare l’attenzione di chi guarda, al contempo, di offrire una panoramica sulla Milano che inizia ad agire quando calano le ombre della sera. Siamo cioè nell’ambito dell’entertainment finalizzato alla ricostruzione di un caso che si allontani il più possibile dal documentario ‘classico’.

★★★

Giancarlo Zappoli

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