Regia: Jesús Rodrigo
Sceneggiatura: Juanma Ruiz Cordoba e Lucia Carballal
Genere: drammatico/thriller
Cast: Manu Ríos (Marcos), Amaia Aberasturi (Sandra), Eloy Azorín (Álvaro), Rocío Muñoz-Cobo (Ángela), Daniel Ibáñez (Raúl), Carlos Alcaide (Ignacio)
Durata: Miniserie, 4 episodi (45-51 min ciascuno)
Origine: Spagna
Anno: 2022
Piattaforma: RaiPlay
Trama del primo episodio
Marcos e Sandra sono compagni di classe in un liceo di Madrid dei giorni nostri e fanno amicizia con Raúl, il nuovo arrivato. Mentre la ragazza s’innamora di Marcos, lui vive come i coetanei il suo percorso di formazione reso però un po’ più difficile dalla ricerca della propria identità di genere e dalla violenza domestica (verbale e fisica) causata da suo padre, che il ragazzo riterrà in parte responsabile della morte per incidente stradale della madre. Mentre nel fratello maggiore, di nome Ignacio, Marcos sembra trovare più un antagonista che un complice, sarà il nuovo professore di letteratura, dichiaratamente gay, ad avere per lui la funzione di un mentore, che resterà però sconvolto al pari di tutti gli altri di fronte alla notizia dell’assassinio del padre di Marcos, di cui quest’ultimo verrà ritenuto presunto colpevole.
«Dietro l’ira e l’odio c’è anche l’ansia di vivere, alla luce del sole, con gli occhi aperti». Il contenuto di questa frase è probabilmente il più significativo punto in comune fra tutti gli adolescenti tratteggiati da questo teen drama, nella variegata eterogeneità dei loro caratteri e dei modelli educativi messi in scena, talvolta decisamente antitetici fra loro. Se da un lato infatti l’intransigenza del padre del protagonista Marcos sembra ricordare per certi aspetti quella dell’attempato Menedemo dell’Heautontimorumenos di Terenzio, il permissivismo del padre di Sandra va ben al di là della morbidezza educativa del vecchio Cremete, altro personaggio espressione di un diverso modello pedagogico all’interno della medesima commedia del II sec. a.C.
La serie spagnola di Jesús Rodrigo, nata dall’adattamento del romanzo omonimo (La edad de la ira) dello scrittore spagnolo Nando López si avventura abbastanza bene negli intricati meandri della personalità dei ragazzi descritti e nelle sfide e negli ostacoli con cui si devono misurare nel loro percorso di crescita, ma a tratti sembra procedere con un ritmo eccessivamente lento che dà la sensazione che quanto stiamo vedendo non è poi così lontano da quanto già ci aspettiamo di vedere in una serie dedicata a tematiche come l’omofobia e la collera di adolescenti “belli e dannati”, costantemente in lotta con il mondo degli adulti. Incuriosisce sicuramente, tenendo lo spettatore in sospeso, lo sguardo profondo e talvolta enigmatico del protagonista Marcos, interpretato da Manu Rios, attore, modello e influencer, che ha esordito da bambino nel mondo dello spettacolo in uno show televisivo musicale, ha poi fatto esperienza di teatro, ed è diventato noto al grande pubblico grazie a Élite, serie tv spagnola di Netflix, nel ruolo di un personaggio gay di nome Patrick Blanco Commerford. Ma i primi e primissimi piani di lui e di altri personaggi, fra cui in particolare Sandra, quasi sempre accompagnati dal silenzio, non possono essere la soluzione migliore per ogni circostanza e forse è proprio un numero eccessivo di inquadrature dedicate agli sguardi dei personaggi a creare un effetto di prevedibilità e di stereotipo che non giova all’originalità della serie. Interessante la scelta narrativa di dedicare ogni episodio a raccontare le stesse vicende attraverso il punto di vista del personaggio a cui l’episodio è dedicato, ma questa struttura genera inevitabilmente un effetto di ripetizione del racconto, che si avvale di continui flashback.
Rimane come lezione più preziosa, e sempre valida, nella difesa della costruzione del proprio spazio di libertà individuale, quella racchiusa nelle parole pronunciate da una voce fuori campo in conclusione di un episodio: «Non possiamo essere come gli altri vogliono che siamo, ma come ci sentiamo di essere».
Voto : ★★
Jleana Cervai

