di Emanuele Imbucci

Origine: Italia , 2019

Produzione:  Io landa Cirillo, Emma Di Loreto, Gianluca Casagrande, Federica Rossi, Gloria Giorgianni, Tore Sansonetti, Carlotta Schininà

Regia: Emanuele Imbucci

Soggetto: Marco Dell’Omo, Salvatore De Mola, Gloria Giorgianni, Emanuele Imbucci

Sceneggiatura: Marco Dell’Omo, Salvatore De Mola, Emanuele Imbucci

Interpreti: Anna Foglietta (Nilde Iotti), Francesco Colella (Palmiro Togliatti), Linda Caridi (Rosanna), Massimo De Rossi (Andreotti), Astrid Meloni (narratore, Teresa Mattei), Elisabetta De Palo (Albertina Vezzani), Pietro Ragusa (Pietro Secchia), Giovanni Esposito (Giovanni Leone), Vincenzo Amato (Enrico Berlinguer). Con interventi di MNarisa Malagoli Togliatti, Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Giorgio Frasca Polara, Marcello Sorgi, Alessio Falconio, Filippo Ceccarelli, Giuliano Amato, Giorgio Ferrara, Livia Turco, Luisa Lama, Giuseppe Vacca

Distribuzione: RaiUno

Durata: 87’

Uscita: 5 dicembre 2019

Nilde Iotti è stata una figura di spicco del secondo dopoguerra e della prima Repubblica, nonché la prima donna Presidente della Camera dei Deputati nella storia d’Italia (venne eletta il 20 giugno 1979 e mantenne la carica per tre mandati consecutivi). In occasione del ventennale dalla morte – la Iotti è scomparsa il 4 dicembre 1999 all’età di 79 anni – Rai1 ha voluto ricordare una delle pioniere della politica italiana con una docufiction che ne ricostruisce la storia pubblica e privata, dall’ascesa al potere alla relazione sentimentale con Palmiro Togliatti.

Servendosi di materiali di repertorio e testimonianze raccolte da chi l’ha conosciuta da vicino, Storia di Nilde, con la regia di Emanuele Imbucci, ne tratteggia un originale ritratto multisfaccettato, restituito sullo schermo dalla brava Anna Foglietta.

EPISODIO UNICO – STORIA DI NILDE

Con un affascinante ed efficace montaggio alternato di inserti fiction, materiale di repertorio e testimonianze illustri – che caratterizzeranno tutto lo svolgersi dell’opera – Storia di Nilde si apre con lo storico discorso di Nilde Iotti al Parlamento, subito dopo la sua elezione alla carica di Presidente della Camera dei Deputati.

Il racconto prende liberamente spunto da un fatto realmente accaduto: l’arrivo di una lettera inviata all’Avanguardia da una ragazza che lamentava le imposizioni da parte del fidanzato in merito alle proprie scelte di vita, alla quale Nilde Iotti aveva risposto personalmente sul giornale spronando la giovane a prendere in mano la propria vita con autonomia e libertà. Il rapporto di finzione tra Nilde Iotti e questa ragazza, Rosanna è il filo conduttore della narrazione fiction, che segue la vita di Nilde Iotti fin dai suoi primi passi nella politica: la voce fuori campo di Rosanna fa ripercorrere allo spettatore i momenti più dolorosi ma allo stesso significativi della vita di Nilde, e in cui quest’ultima ha sempre dimostrato coraggio e determinazione, dall’adesione alla Resistenza, alla partecipazione all’Assemblea Costituente, fino all’inizio dell’attività parlamentare e all’avvio della sua relazione sentimentale con Palmiro Togliatti, Segretario del Partito Comunista Italiano, all’epoca sposato con Rita Montagnana. Una grande storia d’amore malvista dall’opinione pubblica e dallo stesso PCI, capace tuttavia di resistere alle sfide più grandi, come l’attentato subito da Togliatti nel 1948, mentre usciva da Montecitorio insieme alla stessa Nilde.

Il primo flashback ci fa dunque ritornare al 14 luglio 1948, quando Nilde aveva solo 28 anni e Rosanna era una bambina di 10. Alle 11.45, l’allora segretario del PCI Palmiro Togliatti stava uscendo da Montecitorio insieme alla sua compagna, quando lo studente Antonio Pallante gli sparò tre colpi di pistola.

Erano passati tre mesi dalle prime elezioni politiche della storia repubblicana, in cui la Democrazia Cristiana aveva sconfitto i comunisti e i socialisti, e il clima politico e sociale in Italia era molto teso. Togliatti sopravvisse, ma l’attentato ebbe comunque grosse conseguenze: in tutta Italia furono organizzati scioperi e cortei di protesta e per qualche giorno sembrò che stesse per iniziare una guerra civile.

Non appena si riprese dall’operazione chirurgica che gli salvò la vita, Togliatti invitò i dirigenti del Partito Comunista e i suoi sostenitori a interrompere le manifestazioni per evitare che la tensione aumentasse (i violenti scontri tra i manifestanti e la polizia alla fine causarono la morte di 30 persone). Già il 15 luglio Giuseppe Di Vittorio, il capo della CGIL, interruppe lo sciopero generale, e il giorno successivo i deputati comunisti ritirarono la richiesta di dimissioni del governo.

Togliatti fortunatamente si riprese del tutto e tornò alla direzione del PCI a settembre, criticando aspramente chi aveva partecipato al tentativo di insurrezione.

Un secondo flashback, sempre accompagnato dalla voce narrante di Rosanna, ci riporta alla gioventù di Nilde: figlia di un ferroviere sindacalista socialista, Egidio, licenziato a causa del suo impegno politico, Nilde visse gli anni dell’adolescenza in un contesto di forti difficoltà economiche. Rimase orfana del padre nel 1934, e poté proseguire gli studi soltanto grazie ad una borsa di studio, che le permise di iscriversi all’Università Cattolica di Milano (ove ebbe tra i suoi professori Amintore Fanfani).

In conformità alle regole della Leva fascista, nell’ottobre 1942 venne iscritta al Partito Nazionale Fascista presso la Federazione dei Fasci Femminili di Reggio Emilia, condizione indispensabile per poter svolgere l’attività di insegnante pubblico, che esercitò fino al 1946.

L’intervista a Giorgio Frasca Polara, portavoce della Iotti, racconta che il suo interesse verso la politica prese forma a seguito della situazione in cui era precipitata l’Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: Nilde si avvicinò al PCI e partecipò alla Resistenza, svolgendo inizialmente la funzione di staffetta porta-ordini. Aderì poi ai Gruppi di difesa della donna, formazione antifascista del PCI, diventandone un personaggio di primo piano.

La narrazione si sposta poi sulla figura del segretario del PCI, con lo storico Giorgio Vacca che sottolinea come Togliatti rappresentasse nel partito la corrente di coloro che non volevano la guerra civile, ma la liberazione dal fascismo e l’unità nazionale (ovviamente ricostruita su basi diverse rispetto a quelle fasciste). Vacca descrive Togliatti come un leader molto carismatico, un “trascinatore” capace di accendere gli animi con parole semplici e programmi attuabili, con un’attenzione particolare ai diritti dei lavoratori, ma nel rispetto delle istituzioni (“La forma è sostanza”), come afferma anche il giornalista Filippo Ceccarelli.

La ricostruzione della carriera di Nilde prosegue con la rievocazione del periodo della Commissione per la Costituzione da parte di Luisa Lama, la biografa di Nilde Iotti: il PCI decise di candidare, tra gli altri, anche la Iotti, che, oltre ad essere un’intellettuale che si era impegnata nella Resistenza, era una conosciuta esponente del movimento delle donne. L’assemblea Costituente iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946, e Nilde strinse subito un forte legame di amicizia e condivisione di ideali con Teresa Mattei dirigente nazionale dell’Unione Donne italiane.

Livia Turco, Presidente della Fondazione Iotti, racconta come Nilde, a soli 26 anni, fu una delle ventuno donne facenti parte dell’Assemblea Costituente ed ebbe un ruolo di spicco al suo interno, essendo anche membro della Commissione dei 75 (la commissione speciale, composta, appunto, da 75 membri scelti fra i componenti dell’Assemblea Costituente, che fu dal Presidente Saragat incaricata di “elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana”).

La Iotti si occupò in particolare della predisposizione della prima parte della Costituzione, che riguarda i diritti e doveri dei cittadini, e si spese molto per la tutela delle donne sia nella famiglia che nel mondo del lavoro.

E’ Marisa Malagoli Togliatti, figlia adottiva di Nilde e Palmiro, a raccontare allo spettatore dei primi incontri tra i due, della loro grande differenza di età, ma della immediata simpatia e soprattutto stima reciproca: Togliatti descriveva la Iotti agli altri “compagni” come una donna “fatta d’acciaio”, ma al contempo ne apprezzava pubblicamente l’eleganza nel vestire e i modi gentili. L’allora Segretario del PCI, nonostante fosse sposato, iniziò a corteggiare Nilde scrivendole delle lettere, alle quali Nilde rispondeva con piacere.

Lo scambio epistolare divenne via via sempre più affettuoso e sfociò presto in una storia d’amore. Togliatti lasciò ufficialmente la moglie nel 1948 e questo fatto suscitò scalpore, anche nel partito (all’epoca alquanto conservatore in fatto di morale): Togliatti era sposato solo civilmente e, allora, il divorzio non era possibile in Italia.

La relazione tra i due fu molto criticata anche nel Parlamento; sottolinea l’ipocrisia dei colleghi Emanuele Macaluso, parlamentare del PCI negli Anni Cinquanta ed ex direttore de L’Unità, che ricorda la dignità e compostezza con cui Nilde affrontò le maldicenze e addirittura le vignette satiriche sulla sua vita privata.

Macaluso ricorda poi come la situazione sentimentale dei due fosse alla fine diventata una questione di partito, e venne addirittura sottoposta ad una commissione interna: questa propose ai due, che desideravano vivere insieme, di trasferirsi all’ultimo piano del palazzo di Via delle Botteghe Oscure. Palmiro e Nilde, nonostante la sistemazione fosse un po’ spartana, accettarono senza esitazione. Purtroppo la felicità della loro vita in comune fu subito messa alla prova: siamo nel luglio 1948, e Togliatti, come già ricordato, fu vittima di un attentato. A Nilde venne permesso di rivederlo solo molti giorni dopo la sparatoria.

Nonostante questo evento drammatico, la storia d’amore andò avanti, anche se i due dovettero fare i conti con un altro ostacolo: l’impossibilità di avere figli di Nilde. Si arriva così al gennaio 1950, quando durante uno sciopero a Modena sei lavoratori furono uccisi dalla polizia. Su iniziativa di Togliatti, la sorella minore di uno di questi ultimi, Marisa Malagoli, appartenente ad una famiglia in condizioni economiche molto difficili, venne adottata dalla coppia.

Nonostante si trattasse di una famiglia non convenzionale, i tre, come ricordato da Giuliano Amato, all’epoca parlamentare del PSI, furono molto uniti e felici.

Giuliano Amato ripercorre poi, con grande ammirazione nei suoi confronti, le idee della Iotti sulla parità di genere in tutti i settori, idee che la Nostra sapeva esprimere con grinta e determinazione, ma anche pacatezza, tanto da trovare approvazione anche nelle file delle parlamentari democristiane.

Il giornalista Marcello Sorgi rievoca poi le manifestazioni delle donne per rivendicare la loro emancipazione dalla famiglia e dal ruolo di mogli e madri completamente sottomesse.

Siamo ormai negli Anni Sessanta. Nell’estate del 1964 Togliatti, che considerava l’allievo Enrico Berlinguer come il suo erede politico, si recò a Jalta, località della Crimea sul mar Nero, per trascorrere una breve vacanza con la compagna. Togliatti precedentemente era stato a Mosca, dove aveva discusso con Brežnev (allora numero due del Cremlino, ma che stava per deporre Chruščёv, che il Segretario del PCI cercava inutilmente, in quei giorni, di incontrare personalmente) circa l’opportunità di una conferenza internazionale comunista per ricucire i rapporti con la Cina di Mao Zedong, deteriorati da Chruščёv.

Mentre si trovava nella cittadina sovietica, Togliatti venne colpito da un grave ictus e da una successiva emorragia cerebrale, non riprendendo più conoscenza. Morì alcuni giorni dopo nello stesso luogo, a 71 anni. Il 25 agosto 1964, a Roma, si tennero i funerali, con una presenza stimata di un milione di persone.

Come racconta Rosanna, con la morte di Togliatti la vita sentimentale di Nilde finì; quella politica, invece, ebbe un nuovo inizio, che culminò come sappiamo con la sua elezione a Presidente della Camera dei Deputati.

Prima di chiudere idealmente il cerchio della storia pubblica e privata di Nilde, Rosanna ne rievoca l’impegno nei cruciali Anni Sessanta e Settanta: alle soglie del Sessantotto, Nilde appoggiava gli studenti che manifestavano chiedendo il riconoscimento di nuovi diritti civili. La Iotti in particolare era a favore della legge sul divorzio, istituto che a suo avviso avrebbe potuto finalmente determinare una concezione più nuova e moderna della famiglia.

Il PCI sotto la guida di Enrico Berlinguer che pure era, come il suo mentore Togliatti, a favore della politica del compromesso con la DC, votò a favore della legge, e fu compatto anche nel votare no al referendum abrogativo della legge che si tenne il 14 maggio 1974.

Vinta questa battaglia, la Iotti, instancabile, ne portò avanti un’altra, sostenendo con forza la difesa del diritto all’aborto, che venne sancito dalla legge 194 del 1978.

Il racconto si chiude come si era aperto, con il primo discorso di Nilde Iotti da Presidente della Camera dei Deputati; un’elezione entrata nella Storia, che ha sancito una tappa fondamentale nella trasformazione sociale del Paese per cui hanno lottato – e ancora lottano – tante straordinarie donne italiane.

Il regista Emanuele Imbucci ricostruisce le vicende private e pubbliche di Nilde Iotti attraverso l’alternanza di tre diverse modalità narrative: la fiction, i repertori d’epoca e le interviste a testimoni e storici.

Questa scelta si rivela vincente: sebbene talvolta un po’ troppo schematiche o con dialoghi talvolta banali, le scene di fiction non “dilagano” e ripropongono eventi realmente accaduti nella vita di Nilde Iotti affiancandoli ad alcune situazioni di fantasia, costruite però in modo coerente con le vicende e gli incontri della sua storia.

La ricerca della verosimiglianza, come racconta lo stesso Imbucci nelle note di regia, è stata infatti un elemento prioritario per l’impostazione di questo progetto. Dalle interpretazioni degli attori alla messa in scena, dalla creazione di trucco, acconciature e costumi, fino alle scenografie e alla fotografia, l’attenzione al dettaglio è stata la cifra costante sulla quale si sono mossi tutti i reparti, e il risultato ottenuto è stato effettivamente quello di ricreare le giuste atmosfere in cui far muovere i protagonisti.

L’approccio alla storia di un grande personaggio femminile e istituzionale è dunque rigoroso ma allo stesso innovativo, ed è capace di restituire allo spettatore la grandezza dei sentimenti della donna Nilde Iotti: sentimenti che furono un’inarrestabile forza motrice nelle scelte personali e pubbliche.

Insomma, una docufiction che racconta non solo l’autorevolezza politica della prima donna Presidente della Camera dei Deputati, ma che traccia anche l’emozionante ritratto di una Nilde profondamente umana.

Francesca Savino