
Regia: Amanda Kramer
Soggetto: Amanda Kramer
Sceneggiatura: Amanda Kramer, Noel David Taylor
Fotografia: Patrick Meade Jones
Genere: drammatico, musicale
Cast: Andrea Riseborough, Harry Melling, Karl Glusman, Demi Moore, Ryan Simpkins, Cole Escola, Jaz Sinclair, Alisa Torres, Karim Saleh, Jake Choi, Matt D’Elia, Jake Sidney Cohen, Yedoye Travis, Marquis Rodriguez
Durata: 95’
Origine: USA
Anno: 2022
Piattaforma: Mubi
Una sequenza di ballo apre il lungometraggio di Amanda Kramer, presentato al Festival di Rotterdam e disponibile in streaming su MUBI a partire dal 31 marzo 2023. A danzare sono una “banda” di delinquenti o semplicemente folli (che immediatamente ci ricordano i drughi di Arancia Meccanica) dediti all’ultraviolenza. Ci troviamo a Manhattan, negli anni Cinquanta. Una coppia di neosposi – Suze e Arthur – assiste alle manifestazioni insensate di brutalità; tra questi ultimi e la gang (che si aggira per le strade con spranghe e giacche di pelle) si instaura un legame morboso e ossessivo, al punto da mettere in discussione sentimenti e identità.
Please baby please: stare o non stare al confronto e al gioco
Non si tratta né di una rivisitazione di Kubrick né di un nuovo West Side Story: Please Baby Please chiarisce sin da subito le tematiche che vuole affrontare. O persino combattere. Si parla di mascolinità tossica, di dominazione, di ricompense che – in quanto uomini – vanno riscosse. Tutto si riduce ad una sfida tra violenza e sensibilità: il mondo degli uomini (parola che viene ripetuta continuamente per enfatizzare la virilità), in fondo, è sempre stato fatto di confronti e misure. È proprio su questo che Amanda Kramer fa leva, adattando, però, la narrazione ad un ritmo giocoso, che non si prende mai troppo sul serio.
È proprio all’interno di questo gioco che si sviluppano le dinamiche dei protagonisti che, dopo essere stati a contatto con la violenza, ne rimangono traumatizzati ed illuminati. Al tempo stesso, Please Baby Please si nasconde sfruttando le strategie di gioco. Vengono analizzate, infatti, una serie di tematiche attuali celate dalle sembianze tipiche da musical (in cui anche la danza, in fondo, si trasforma in un confronto tra sessi), da colori accesi e da un’atmosfera fortemente grottesca. «Che opera d’arte è l’uomo»: il verso di Amleto viene ripreso da Kramer per suggerire una riflessione su quello che ci si aspetta da un uomo. Come deve comportarsi, come deve muoversi, come deve parlare.
Il film riscrive i ruoli, deridendo i luoghi comuni della donna che non è solo moglie ma è anche una diva (grazie alla presenza dominante di Demi Moore) e dell’uomo che ha paura della sua potenziale virilità. È proprio negli eccessi che Please Baby Please trova la sua coerenza, nell’esagerare evitando di confrontarsi con altri modelli, come quello di John Waters, uno dei nomi più importanti del cinema indipendente statunitense. Da questo gioco (che si presenta come una sorta di autoanalisi) si esce consapevoli, non necessariamente vincitori. Si arriva ad una verità, mai obbligata, ma sperata. Liberatoria, imponente, impressionante.
Mariantonietta Losanno
Voto: ★★★½

