Titolo originale: Paws of Fury: The Legend of Hank

Regia: Rob Minkoff, Mark Koetsier, Chris Bailey

Soggetto: Andrew Bergman (dalla sceneggiatura del film Mezzogiorno e mezzo di fuoco)

Sceneggiatura: Ed Stone, Nate Hopper, Mel Brooks, Norman Steinberg, Andrew Bergman, Richard Pryor, Alan Uger

Cast: Michael Cera, Samuel L. Jackson, Ricky Gervais, Kylie Kuioka, Mel Brooks, George Takei, Gabriel Iglesias, Djimon Hounsou, Michelle Yeoh, Cathy Shim

Origine: Regno Unito, Stati Uniti, Cina

Durata: 94

Anno: 2022

Piattaforma: Now

In una terra popolata da gatti, il malvagio Ika Chu, alto funzionario dello Shogun del paese, intende ampliare i confini del suo palazzo. Ad ostacolare il suo progetto c’è però la presenz, accanto alla sua residenza, della cittadina di Kakamucho. In seguito all’attacco di un gruppo di banditi inviati segretamente dal funzionario per spaventare gli abitanti e costringerli alla fuga, questi decidono di rivolgersi direttamente allo Shogun, chiedendo che gli venga inviato un samurai per difenderli. La richiesta viene accolta, tuttavia, attraverso un sotterfugio dello stesso Ika Chu, ad essere nominato è il goffo e inetto Hank, un segugio proveniente da un altro paese con il sogno di diventare un samurai. La scelta di un cane come difensore non viene presa bene dagli abitanti.

Inoltre, la totale incapacità di Hank in ogni forma di combattimento sembra favorire il piano del perfido funzionario, ma grazie   all’aiuto e agli insegnamenti di un vecchio ex-samurai, il nostro eroe avrà la possibilità di dimostrare il suo vero valore.

Sono tanti i dubbi che sorgono alla visione di Paws of Fury, a partire dai motivi dietro la realizzazione del progetto. Davvero c’era un’impellente necessità di realizzare un remake animato di Mezzogiorno e mezzo di fuoco? E nel caso la risposta fosse affermativa, in che modo i bambini, principale pubblico di questo film, avrebbero mai potuto cogliere tutti i riferimenti di un film che, seppur cult, rimane del 1974? Domande destinate a rimanere senza risposta, dentro le pieghe di un film d’animazione blando e senza inventiva, la cui lunga lavorazione, cominciata nel 2010, e i problemi produttivi che ne sono sorti successivamente, risultano oltremodo evidenti. La componente parodistica, così come gli sfondamenti della quarta parete, centrali nel film di riferimento, vengono qui riproposti senza tuttavia comprenderne la reale essenza comica.

Ciò che emerge è una pallida imitazione, un film contraffatto le cui trovate, seppur riprese direttamente dall’originale, mancano della precisione chirurgica nei tempi e nella costruzione che hanno reso Mezzogiorno e mezzo di fuoco una delle parodie più celebri mai realizzate. E anche là dove non si attinge dal western-comedy di Mel Brooks, la pellicola si rivela ugualmente priva d’immaginazione, saccheggiando spunti e idee direttamente da altri lungometraggi animati. Il rapporto tra maestro dubbioso e allievo maldestro, in grado tuttavia di trovare dentro di sé una forza insospettabile, proviene direttamente da Kung Fu Panda della DreamWorks. Invece il confronto di un improbabile eroe che si trova ad assumere il ruolo di protettore di una comunità che non crede in lui, ricorda molto il Rango di Gore Verbinski. Tale mancanza di originalità si evidenzia nel comparto artistico, dal character desing all’art design, non in grado di far emergere componenti che possano risaltare agli occhi dello spettatore.

Ma ciò che più di tutto sorprende all’interno del film è che a dirigere, insieme a Mark Koetsier e a Chris Bailey, ci sia Rob Minkoff, uno dei due registi che nel lontano 1994 realizzarono Il re leone.

Luca D’Albis

Voto: ★1/2

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