Regia: Riccardo Grandi

Soggetto: dalle raccolte di racconti “Non esiste saggezza” e “Passeggeri notturni” di Gianrico Carofiglio

Interpreti: Claudio Gioè (Enrico), Marta Gastini (Sabrina), Nicole Grimaudo (Valeria), Gianmarco Tognazzi (Nicola)

Produzione: Rai Fiction 2020

Durata: 10 episodi da 12’

 

Tranelli

Bari. Enrico è un conduttore radiofonico che racconta vicende nella sua trasmissione della notte partendo da una citazione di Ernest Hemingway: da “Per chi suona la campana’: “Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno ma quello che accadrà in tutti gli altri giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi.” Invita così gli ascoltatori a a pensare a un giorno in cui la loro vita è cambiata.

Lui  ricorda ad esempio di quando era un ragazzino ed andava in vacanza dagli zii in campagna. La zia Agnese era una donna particolare. Un giorno gli fece i tarocchi e uscirono il Matto e il Mondo le carte, gli spiegò, di chi racconta le storie e non ha paura della vita e dell’amore anche se sono piene di pericoli.

La prima ascoltatrice che racconta di sé è Sabrina, una giovane donna che si dichiara incapace di dire di no. E’ arrivata al punto di acquistare un abito che non le piaceva perché la commessa era gentilmente insistente. Sa che tutto risale a un giorno in cui era adolescente e le amiche l’avevano invitata ad uscire con l’occasione di vedere un coetaneo che le piaceva. Mentre stava uscendo il padre le aveva chiesto se poteva andare in farmacia a prendergli qualcosa per il mal di testa e lei non lo aveva fatto dicendo che doveva uscire con le amiche. Al ritorno la scoperta: il padre era morto per un ictus. Da allora le è nato il timore che un suo diniego possa causare gravi problemi. Così ha finito con l’essere manipolata anche nella vicende sentimentali. Enrico le dice che il rimedio sarà dire di no al prossimo che le chiederà di fare qualcosa, non importa cosa. Lei replica che non può, che non è possibile. Lui le mostra che ha appena detto un no: a lui e non è successo nulla di grave. Lei, che non ci aveva pensato, lo ringrazia. Enrico lascia lo studio per un weekend da trascorrere con la figlia. Sabrina esce e mette finalmente un vestito che le piace ma il suo compagno quando lo vede lo disprezza e la schiaffeggia dicendo che a lei di lui non importa nulla.

 

Maestro di bastone

Sabrina è a letto con il suo compagno che si sta rivestendo. Lei vorrebbe parlargli ma lui reagisce con rabbia. Lei tace ripensando a quanto detto da Enrico e a quanto le è accaduto nel passato più o meno recente.

Milano nella zona dei Navigli. Enrico passeggia con la figlia che è turbata dal fatto che una sua amica viene bullizzata da un’altra ragazza. Enrico afferma di conoscere il problema perché amiche lui, tanti anni fa  d’estate, ha subito una situazione analoga. Quando i suoi genitori si erano separati lo avevano lasciato per l’intera estate dagli zii in campagna. Loro erano simpatici ma lui si sentiva solo e avrebbe voluto fuggire. Enrico aveva incontrato dei coetanei e, seppure fossero molto diversi dalle sue compagnie abituali, insieme a loro aveva costruito un accampamento che ritenevano segreto. Finché un giorno un gruppo di ragazzi più grandi avevano distrutto tutto pretendendo denaro per la protezione e dando anche uno schiaffo ad Enrico che aveva protestato. Era sopraggiunti un contadino, Benito, che con un bastone li aveva messi in fuga dando appuntamento ad Enrico, che aveva già incontrato nella masseria degli zii. Benito aveva così cominciato ad insegnare al ragazzo l’arte del difendersi con il bastone, mezzo da utilizzare non come arma di aggressione. Lui lo aveva imparato ad usare in prigione dove era stato recluso perché, accusato e minacciato di morte per un furto che non aveva commesso, era passato all’attacco.  Alla vigilia della partenza Enrico era dispiaciuto di lasciare Benito e la zia che gli disse dei versi, che poi avrebbe scoperto essere di Emily Dickinson; “Fai che io per te io  sia l’estate anche quando saranno fuggiti i giorni estivi” . Benito, del cui passato lui non aveva rivelato nulla agli zii, come commiato gli aveva regalato il suo bastone divenuto subito utile con uno dei bulli che credeva di metterlo in difficoltà. Lui aveva schivato il colpo e  lo aveva messo in condizione di non nuocere.

Enrico viene avvisato dalla redazione di uno sciopero dei controllori di volo e quindi dovrà prendere un treno nella notte. Sabrina intanto ha avuto la forza per dire al suo compagno (che deve essere sposato) che debbono lasciarsi almeno per un po’. Lui è tesissimo e non vuole accettare nemmeno una separazione temporanea.

 

Un addio

Sabrina riceve una telefonata dal suo compagno che le dice che tutto si sistema. Lei, con indosso l’abito che non le piace, si toglie le scarpe e si avvia verso il balcone. Titoli di testa. Enrico prende il treno  e si accomoda nello scompartimento vuoto. Di lì a poco sopraggiunge una donna che si mette a leggere un libro con le poesie di Anna Achmatova. Una di queste era la preferita della madre di Enrico che gliela leggeva spesso. I due si presentano. Lei si chiama Valeria  e lui, passando al tu, le dice di apprezzare il suo profumo che lei definisce ambiguo, notando che non abbiamo parole per definire i profumi. Valeria, che è salita a Bologna e ha una sorella a Bari, saputa la sua professione gli fa sentire una canzone che proprio la sorella le ha fatto conoscere e che lei apprezza. Il treno si ferma all’improvviso e lei, che voleva dormire, dice di avere freddo. Lui le prende le mani e si baciano. Ma forse si tratta di un sogno perché lui si sveglia mentre lei sta parlando nel sonno come se avesse paura di qualcuno. Quando il treno arriva a Bari ed Enrico si sveglia, Valeria non c’è più ma ha lasciato la boccetta del profumo. Ora Enrico ne parla in radio citando chi ha affermato che l’olfatto è il senso della memoria e trasmette la canzone di Valeria. La quale in un bar sta piangendo davanti a una tazza di caffè. L’ultima inquadratura sono le scarpe di Sabrina sul pavimento di casa.

 

Città

Enrico chiede aiuto agli ascoltatori perché non riesce a togliersi Valeria dalla mente così come la storia non vissuta con lei. Gli è rimasto il suo profumo. Chiede a chi ascolta se ha vissuto una situazione simile. Massimiliano, un fotografo che viaggia molto, lo chiama per raccontargli che un giorno, in seguito ad un ritardo di un volo e dopo aver girato tutto l’aeroporto, si è sentito chiedere da una ragazza non vedente come si chiamasse il suo profumo. Lui si è dichiarato impossibilitato a rispondere perché ne ha provato uno lì in aeroporto ma senza saperne il nome. Quando lei sa che è fotografo gli dice che anche il padre lo era e aveva escogitato un sistema per descriverle le città che più amava: ne realizzava dei modellini. Lui, che avrebbe voluto toccarle le mani, avverte la serenità nelle sue parole ad esempio quando gli spiega che anche i ciechi dalla nascita percepiscono dei colori. Lui le dice che gli fa venire in mente un racconto di Carver in cui un cieco che ha due televisori accende sempre quello a colori. Lei dice di non raccontare mai la sua storia e che non sa perché lo abbia fatto con lui. Al momento della chiamata del volo di Massimiliano gli chiede se può toccargli il viso dicendogli che lo collegherà sempre a quel profumo. Enrico gli cheide se ha fatto qualcosa per ritrovarla ma lui risponde di no, anche se a distanza di un anno ci pensa ancora. Aveva un ricordo così compiuto di quell’incontro che non ha voluto che  intervenisse la realtà a rovinarlo.

Al termine della trasmissione Enrico riceve la visita di Nicola, un amico poliziotto, che gli chiede se Sabrina lo avesse più cercato dopo la telefonata in diretta. Il motivo? La ragazza è morta e sembra si tratti di un suicidio. La polizia sta indagando.

 

Il paradosso del poliziotto

Valeria sta ascoltando con un volto angosciato la registrazione della telefonata di Sabrina. Dopo i titoli di testa vediamo Enrico raggiungere Nicolò in Questura. I due parlano di Sabrina in un bar. Le indagini propendono per il suicidio anche se è emerso che ci fosse un uomo nella sua vita. Enrico conferma che in trasmissione lei aveva detto di essere sola, non single. Lui invidia le certezze dell’amico poliziotto. Nicolò dice di essere entrato in Polizia proprio perché convinto di poter distinguere i buoni dai cattivi ma aggiunge che le cose non sono mai così semplici e gli racconta un episodio accaduto quando lui era poliziotto da un anno. In seguito ad una rapina in una gioielleria  i poliziotti erano riusciti a prendere il giovane che faceva il palo e lo avevano sottoposto davanti a lui a un pesante interrogatorio senza riuscire ad ottenere i nomi dei complici. Nicolò dice che quel tipo di interrogatorio non porta alla verità perché si finisce con il confessare di aver commesso anche quello che non si è fatto.. Nicolò in quell’occasione non ebbe il coraggio di dire ai colleghi di smettere. Una volta terminato l’interrogatorio però gli aveva tolto le manette e dato un po’ d’acqua da bere. Il ragazzo temeva il giudizio e la reazione del padre, un operaio che avrebbe potuto  anche suicidarsi. Nicola dice che, parlando col ragazzo si era sentito paradossalmente come diviso in due: da un lato stava recitando una parte e dall’altro si sentiva naturale. Il ragazzo a lui fece i nomi dei complici ma i colleghi si presero il merito della cattura. Le cose non si erano rivelate così semplici come finivano con l’apparire all’esterno. Il giudizio morale, aggiunge, offusca la chiarezza sul crimine. Tra i peggiori investigatori ci sono i moralisti. Uscito dalla questura Enrico va al funerale di Sabrina e lì trova Valeria che lo accusa di aver pensato di poter aiutare la ragazza con le sue ‘stronzate’. Poi gli dice di essere sua sorella.

 

Doppio senso

Enrico in trasmissione ricorda agli spettatori la telefonata di Sabrina e ciò che le aveva detto provocandola anche un po’. Dice loro cosa è successo e confessa che da due giorni si chiede se abbia senso intervenire nelle vite degli altri. In trasmissione chiama Giovanni un ghost writer soddisfatto del suo lavoro, che però concorda con Enrico. Per scrivere deve essere attento ai dettagli e si era accorto che nella villetta di fronte (considerata nel quartiere la “casa maledetta” perché nessuno vi aveva mai abitato troppo a lungo) era andata a vivere una ragazza che  riceveva un uomo con il quale c’erano sempre accese discussioni. Aveva fatto in modo di incontrarla e si era accorto che sulle sue braccia comparivano dei lividi. Dopo qualche tempo la tragica notizia: la ragazza era morta. Giovanni aveva rintracciato l’uomo misterioso accusandolo dell’omicidio ma costui si era rivelato essere lo zio medico della ragazza che la curava per una grave malattia.

Enrico va a cercare Valeria a casa della sorella e la trova in strada. Lei, che ha sentito la trasmissione, gli chiede scusa per l’aggressione verbale. I due vanno in un bar e Valeria dice che non riesce a capire il gesto della sorella e perché non le avesse mai voluto parlare dell’uomo che frequentava. Lei crede che quell’uomo sappia delle cose che lei non sa. Enrico le prende la mano e le offre il suo aiuto. Quando la riaccompagna a casa lei lo ringrazia, lui le restituisce il profumo e Valeria lo bacia delicatamente sulla bocca prima di rientrare.

 

Monna Lisa

Valeria legge il diario della sorella in cui si passa dalla contentezza per la vita nella nuova città al registrare le percosse ricevute dall’uomo che le sembrava gentile all’inizio del loro rapporto.

Paola in trasmissione con Enrico racconta di una bambina rom che chiamavano Monna Lisa per il suo sorriso indecifrabile. Chiedeva la carità insieme alla sorella maggiore finché un giorno era scomparsa. Lei si era recata al campo rom per parlare con i genitori messa sull’avviso da un collega che la voleva preparare a grida e pianti. Con lui aveva parlato della sua laurea in psicologia e del suo desiderio del passato di lavorare con i bambini. Per settimane non ci fu alcun risultato fino ad un colpo di scena: il ritrovamento del cadavere con una morte avvenuta per soffocamento ma senza poter stabilire se ci fosse stata violenza sessuale. Qualche tempo dopo venne fermato un uomo sorpreso a masturbarsi in auto in  prossimità del luogo in cui era stato trovato il cadavere. Accade che gli autori di un delitto a sfondo sessuale tornino sul luogo  per provare nuovamente delle sensazioni. L’uomo nega tutto ma quando si recano nel suo ordinatissimo appartamento gli inquirenti scoprono che di fronte ce n’è un altro, sempre di sua proprietà, in cui il degrado e l’imputridimento dominano. Sono i segni della sua doppia personalità. Però nessun elemento lo poteva ricondurre all’omicidio. Circa un anno dopo ci fu una strana segnalazione: un’aggressione a una ragazzina e l’aggressore era proprio lui. Condannato a 7 anni con il rito abbreviato era poi morto d’infarto in carcere. Ora Paola non è più in Polizia e ha dato vita a una fondazione che si occupa di minori in difficoltà chiamandola “Monna Lisa”. Finita la trasmissione Enrico chiama Valeria che sta leggendo i diari della sorella e non sente la chiamata.

 

Vigilie

Nicolò racconta di quando conobbe alla vigilia di Natale Anna, una senzatetto. La donna non aveva il denaro per comprare il quotidiano con l’inserto e glielo aveva comprato lui ricevendo l’augurio dell’avverarsi di ciò che desiderava. Nicolò ne parla ad Enrico perché, dopo un periodo di assenza, Anna è ricomparsa  e lui ha visto che teneva, nel carrello con tutti suoi averi, in evidenza il giornale con la notizia della morte di Sabrina. Anna la conosceva perché le faceva compagnia quando lei aspettava un uomo ai giardini. Aiuta così Nicola ad identificarlo. L’ispettore lo ferma in strada e lui, l’avvocato Billé, racconta della relazione con Sabrina come di una bella storia finita perché aveva deciso di restare con moglie e figlio e l’aveva lasciata. Lascia il suo biglietto da visita su richiesta di Nicola che però ha deciso che non lo richiamerà perché una storia d’amore che finisce non è un reato. Dice che, mentre il suo mestiere è entrare nel racconto delle vite degli altri, con Anna non lo ha mai fatto. Sa solo che la sua famiglia d’origine è benestante e, un giorno, ha provato una fitta mentre parlava con lei come se condividesse un suo ricordo. A sera sul lungomare Enrico incontra con Valeria che non sa ancora quando rientrerà a Bologna. Le racconta di sé, di sua figlia Matilda e di un matrimonio finito da tanto tempo. Non ha più avuto nessuna che trovasse giusta ma pensa di essere lui ad avere un problema. I due si baciano e poi li vediamo fare l’amore. Lei gli dice che ha difficoltà  a fare progetti e lui, pur non sapendo se è la cosa giusta da fare, le dà il biglietto da visita di Billè che Nicola aveva appallottolato e gettato via nello studio della radio.

 

 

Tutta la verità

Prima dei titoli di testa vediamo Valeria seguire con la sua auto quella dell’avvocato Billé. Alla radio c’è una festa per il compleanno di uno dei redattori . Una ragazza del gruppo, Lucia,  lo ha visto baciarsi con un uomo e ora lo provoca davanti alla moglie  dopo che si è innescata una discussione su verità e menzogne. Lui dice che se dovesse accadere un tradimento da parte sua la moglie sarebbe la prima a saperlo. Chiede poi a Nicola, che è sopraggiunto, come fa a capire se ciò che gli dice un indiziato è vero oppure no. Lui dice che bisogna poi rapportarne le dichiarazioni con i risultati delle indagini e che gli è capitato di essere giunto a una confessione dopo un lungo lavoro per poi scoprire che era falsa. Anche Enrico dice che a volte ha il dubbio che le telefonate che gli vengono passate non contengano la verità per le storie troppo ‘perfette’ che gli vengono raccontate..Lucia va a parlare con Enrico e gli dice ciò che ha visto. Lui le suggerisce di tacere anche se le può sembrare difficile farlo.

Enrico in trasmissione ricorda agli ascoltatori che Groucho Marx diceva che il segreto del successo è la sincerità. Una volta che sei capace di simularla ce l’hai fatta. Intanto Valeria sta seguendo a piedi Billé.

 

Non esiste saggezza

Il custode di casa consegna ad Enrico un pacchetto. C’è un libro e un biglietto su cui Valeria ha scritto: “La saggezza non esiste, non esiste la vecchiezza e forse neppure la morte”. Dopo la consegna ha preso un taxi per andare all’aeroporto. Nicola intanto da un video di sorveglianza scopre che Valeria la sera prima si trovava dove non sarebbe dovuta essere. All’aeroporto Enrico raggiunge Valeria che gli chiede di dimenticarla perché nulla di quello che lei ha fatto nella vita è stato saggio. Gli racconta che la sera in cui si erano incontrati in treno lei era partita perché Sabrina le aveva fatto una telefonata strana in cui le chiedeva di cercare di essere felice. L’aveva richiamata ma senza ottenere risposta. Quando era arrivata a Bari la sorella si era già suicidata.

Valeria dice ad Enrico che ammira la sua convinzione di poter aiutare gli altri con le parole ma non sempre è possibile. Gli rivela poi di aver guardato in faccia Billé dopo che aveva letto di tutte le violenze, psicologiche e fisiche, che aveva esercitato sulla sorella anche e soprattutto quando lei aveva deciso di lasciarlo. Valeria lo ha fermato in strada e gli ha gridato in faccia la verità. Lui ha risposto che stava soffrendo a sua volta e se n’è andato. Ora lei dice di voler fuggire dai ricordi e dalla nostalgia di quanto non è accaduto anche fra loro. Lo bacia e va via. Poco dopo il telegiornale dà la notizia dell’accoltellamento dell’avvocato Billé che è morto. In aeroporto arriva Nicola.

In chiusura i versi   scritti da Anna Achmatova: “Sentirai il tuono e mi ricorderai pensando: lei voleva la tempesta. L’orlo del cielo avrà il colore del rosso intenso., e il tuo cuore, come allora, sarà in fiamme.”

La sperimentazione di RaiPlay offre frutti interessanti. L’idea di proporre in dieci brevi episodi on line (da compattare solo successivamente in un’unica fiction) risulta vincente. Alle spalle ci sono due raccolte di racconti di Gianrico Carofiglio: Non esiste saggezza (2010) e Passeggeri notturni.  Lo scrittore ha compiuto una supervisione editoriale al soggetto e compare anche, potremmo dire ‘alla Hitchcock, in una delle puntate. La qualità della narrazione si colloca su un duplice livello. La scrittura dell’autore barese si avvale della sua professione di magistrato che gli ha consentito di conoscere da vicino sia ‘casi’ che modalità di avvicinamento alla verità dell’animo umano. Ora che non esercita più, dopo il mandato parlamentare, si avverte maggiormente la sua attenzione per le contraddizioni della vita, per quello iato che sussiste tra il desiderio e la sua attuazione. Quel tanto di letterarietà che innerva anche questa fiction non stride ma piuttosto ci rinvia alla pagina scritta spingendoci magari in seguito a confrontarci con essa. C’è poi la profonda conoscenza della città di Bari che Riccardo Grandi trasferisce nelle immagini  riuscendo a collocare la vicenda in quel preciso contesto pur consentendole un respiro non provinciale o dialettale. Gioè ha l’appeal giusto per il ruolo di conduttore radiofonico notturno (quelli che raccolgono le confidenze o confessioni che solo da una certa ora in poi necessitano di palesarsi) così come Marta Gastini nei panni Sabrina  e Nicole Grimaudo in quelli di Valeria sua sorella offrono la giusta credibilità ai loro personaggi. La presenza poi di Gianmarco Tognazzi nei panni di un ispettore di polizia amico di Enrico toglie il ‘poliziotto’ da qualsiasi possibilità di stereotipo interpretativo. Tutto è estremamente curato con la consapevolezza dei tempi giusti di ogni episodio e con gli adeguati cliffhanger. Potrebbe costituire un ottimo modello da imitare in futuro.

Giancarlo Zappoli