Titolo originale: Mixte
Valutazione: 8
Genere: Teen TV drama
Registi: Alexandre Castagnetti (episodi 1-4); Edouard Salier (episodi 5-8)
Sceneggiatura: Marie Roussin, Frédéric Faurt
Interpreti: Pierre Deladonchamps (P. Bellanger), Nina Meurisse (C. Couret), Maud Wyler (J. Bellanger), Léonie Souchaud (Michèle).
Produzione: Autopilot, En Voiture Simone
Durata episodio: 37 min.
Origine: Francia
Messa in onda: giugno 2021
Script: Coeso e ben congegnato per creare attesa rispetto all’episodio successivo. Nascono curiosità spontanee sull’evoluzione dei personaggi protagonisti.
Ritmo narrativo: Brillante, fluido nel passaggio da una sequenza narrativa all’altra.
Location: Si apprezza la storicità della provincia francese e il valore istituzionale dell’architettura scolastica.
Recitazione: Disinvolta e accurata. I ragazzi sono tutti perfettamente credibili e a loro agio. Buona la resa degli atteggiamenti dei docenti, divisi tra conservatori e innovatori, rispetto all’epoca narrata.
Musica: Colonna sonora d’epoca che fa prevalere la sottolineatura dei momenti riflessivi e descrittivi. Discreto spazio lasciato alle canzoni britanniche degli anni Sessanta.
Originalità: dei contenuti che non si accompagna a una novità stilistica particolare.
Pilot
Settembre 1963. In un piccolo paese della Francia interna c’è fermento alla mattina presto: mentre si alternano i visi di una manciata di ragazzi che si preparano a uscire di casa per il primo giorno di scuola, il giornale radio annuncia che, tra curiosità e scetticismo, alcuni licei cominceranno la sperimentazione delle classi miste. Nel cortile del liceo umanistico Voltaire, gruppi di ragazzi in giacca e cravatta sciamano conversando con eccitazione della novità: si attendono le undici nuove ragazze iscritte al primo anno. Il direttore didattico Paul Bellanger – obbligato dal Preside – si vede costretto suo malgrado ad accettare le alunne, mentre l’intero corpo docente, quasi tutto maschile, è contrario, salvo rare eccezioni. Ed ecco le protagoniste arrivare con un misto di timore e di fierezza davanti all’ingresso: tra loro si distinguono Simone, Michèle e Annick che faranno parte della stessa classe. Michèle è la figlia dei salumieri del paese, nonché sorella di Jean-Pierre, bello della scuola e ottimi voti, che frequenta l’ultimo anno. L’accordo tra loro è che Michèle non dovrà mai avvicinare il fratello durante gli intervalli, per tutelarne la “reputazione” presso gli amici. I ragazzi sono altresì i nipoti del direttore Bellanger, cosa che li espone a sospetti di predilezione.
Dopo il discorso di benvenuto che il direttore didattico tiene all’intera scuola, iniziano le lezioni e con esse i problemi. Le ragazze non hanno un bagno riservato, per esempio, e i ragazzi si dimostrano del tutto irriverenti nei loro confronti; la stessa insoddisfazione trapela anche dai docenti, in particolare dal professore di latino che è convinto dell’inferiorità costituzionale delle alunne e della loro incapacità di affrontare materie complesse come le lingue antiche. Dovrà ricredersi davanti alla straordinaria prontezza di Annick, bellissima e altrettanto istruita. Gli studenti sono anche poco garbati nei confronti della professoressa Couret, la nuova giovanissima insegnante di inglese, che cerca un approccio più diretto, ma che invece deve far fronte nella stessa prima giornata a due episodi spiacevolissimi. A inizio lezione i ragazzi giocano un brutto scherzo a Michèle, facendole piovere un secchio d’acqua in testa che la inzuppa da capo a piedi, esponendola alla pubblica umiliazione della camicia bianca fradicia che ne lascia intravedere le forme. La Couret protegge Michèle con il suo cappotto e la accompagna da Jeanne Bellanger, la moglie del direttore, che presta il suo servizio come infermiera d’istituto.
L’assenza dell’insegnante scatena il putiferio in corridoio: richiamati dalle risate dei ragazzi, accorrono i compagni dell’ultimo anno, tra i quali c’è Jean-Pierre. Quando costui comprende che è proprio sua sorella l’oggetto dello scherno, si avventa sul compagno più giovane e scoppia una rissa che culmina nel ferimento a un occhio del ragazzo. Per Jean-Pierre scatta il deferimento al Consiglio di Disciplina che potrebbe decidere della sua espulsione e quindi dell’impossibilità di diplomarsi. Questo turbolento primo giorno provoca nel Preside l’impulso di dichiarare fallito l’esperimento delle classi miste e di rinviare le ragazze nella scuola magistrale di provenienza tutta femminile. Davanti a questa decisione, qualcosa si muove: il direttore didattico Bellanger, nonostante il carattere esitante, intuisce che le donne saranno sempre lì, presenti nelle vite di tutti e che la convivenza tra i sessi dovrà comunque essere appresa, che sia prima o poi. Con questo sguardo rivolto al futuro, si reca dal Preside e ottiene che le undici ragazze rimangano al Voltaire; ha modo anche di sostenere la collega di inglese che si sente in colpa per non essere riuscita a gestire la classe e teme il licenziamento. Bellanger la rassicura, dicendole di credere in lei e nella sua innovazione nella didattica. In assenza del compagno ferito, nella classe delle matricole si ristabilisce un certo ordine ed emergono le figure di altri due ragazzi, più discreti e rispettosi della presenza delle compagne: Henri Pichon, timido ma dalla solida tempra, abituato alla convivenza forzata con tre sorelle e Alain Laubrac, orfano e obbligato a lavorare per ripagare l’ospitalità della famiglia che lo ha in affido, scelto da Bellanger in persona per frequentare il liceo nonostante le umili origini.
La prima settimana termina tra timori e speranze, chiudendosi il venerdì a casa dei coniugi Bellanger. Nel loro appartamento, Paul ripone con cura metodica i suoi abiti, mentre Jeanne si trucca per uscire a cena. La loro camera contiene due letti separati e un grande crocifisso appeso sopra il letto di lui segnala il suo passato di seminarista. Alla porta si presenta poco dopo una donna, Denise, passata a prendere Jeanne per andare a teatro, con cui si scambia un timido bacio. All’uscita, Jeanne saluta Paul con un bacio sulla guancia, mentre costui raccomanda alla moglie e all’amica prudenza nell’atteggiamento da tenere in pubblico.
Che cosa è successo prima del Sessantotto? Che cosa ha portato alla contestazione studentesca? Sono domande che sembrano essersi posti sceneggiatori e registi di questo teen drama ambientato nel 1963, quando effettivamente i licei francesi – dopo alcuni esperimenti pilota a Parigi – aprirono alle classi miste, da cui il titolo originale della serie, Mixte. Mentre la Ville Lumière è lontana, la provincia mostra tutte le sue difficoltà ad adattarsi a quello che sembra uno scandalo o per, meglio definirlo, un fallimento in partenza. I pregiudizi riguardano le alunne, così come le giovani donne protagoniste. Il palcoscenico su cui si muovono tutti i personaggi è quello della scuola superiore, anello di congiunzione tra mondo giovanile e mondo adulto, banco di prova per giungere alla piena maturità. Questo traguardo andrebbe tagliato, dicono i professori intransigenti, senza distrazioni di natura politica, economica e meno che mai sentimentale. Ci si aspetta dai ragazzi un atteggiamento pienamente consapevole e in effetti il sapore delle classi è ancora quello composto della giacca sopra la camicia e dei capelli corti e ben pettinati.
Le ragazze “infiltrate” sono dunque una sfida al normale buon senso, all’ordine costituito e al clima da collegio. Eppure già qualcosa sta cambiando e si notano le differenze con l’Italia: nessuna di loro porta il grembiule (mentre le nostre fanciulle erano obbligate al grembiule nero anche all’Università), qualcuna è truccata, è già ammesso il divorzio, l’omosessualità si sta avvicinando a essere una realtà che non si può più ignorare. La superficie è quieta, ma sottotraccia c’è fermento. Le credenze sono solide solo in apparenza e la scuola si rivela dunque come un laboratorio sociale, dove la convivenza si impara a fianco della letteratura. I ragazzi del Voltaire sono gli apripista di qualcosa che giungerà alla piena evidenza solo qualche anno più tardi, mentre i loro professori già sono in cerca di modi nuovi per appassionarli.
Questo pilot ha il ritmo giusto per avvincere, come una serie richiede, per scoprire in fretta qualcosa in più dei piccoli e grandi misteri che vengono accennati di volta in volta: qual è il reale rapporto tra i Bellanger? Perché Annick è così preparata, apparentemente disponibile, in realtà scostante? Che cosa spinge la professoressa Couret verso l’insegnamento? Fugge forse da qualcosa? Lo sguardo principale è quello di Michèle (Léonie Souchaud, la Fanny cresciuta di In viaggio con Fanny), uno sguardo ingenuo che vuole sapere di più, capire, indagare. Noi spettatori ci associamo alle sue curiosità da adolescente che si apre alla vita. Il fascino degli anni Sessanta, per i nostalgici, risiede in quei piccoli dettagli di stile che sono diventati iconici nei decenni successivi e che in provincia assumono sfumature in toni pastello. Voltaire High sembra avere tutte le premesse per sondare con eleganza, ma senza reticenze, gli ultimi anni prima della fine di un’epoca, dove si pensava che la società sarebbe progredita in maniera graduale e armoniosa. Pensiero che gli anni Settanta hanno presto smentito.
Cecilia M. Voi

