La stanza di Var

Titolo originale: The var room

Valutazione: 2/10

Genere: serie tv comedy

Regia: Nate Camponi

Sceneggiatura: Steven Quick, Noel Slevin

Interpreti: Anthony Richardson (Brian), Tendayi Jembere (Andre), Ashley Margolis (Gary), Mark Davison (Martin), Nimisha Odedra (Beth).

Produzione: Journeyman Pictures

Durata episodio: 20/25 minuti

Origine/Anno: 2021

Messa in onda: Prime Video 25 giugno 2021

Script: la storia è poco originale e l’ironia che si vuole produrre tramite i lunghi dialoghi tra i personaggi non è efficace. Ne emerge una narrazione ai limiti dell’irreale, considerando l’impossibile conciliabilità tra la sbadataggine e l’irresponsabilità dei personaggi e il rigoroso mondo dell’arbitraggio calcistico.

Ritmo narrativo: molto lento anche a causa della scelta di far parlare parecchio i personaggi all’interno di un mondo narrativo già scarso di dinamismo come quello raccontato.

Locations: le ambientazioni sono realistiche e sembra quasi che i personaggi agiscano all’interno di una vera sala VAR.

Recitazione: la comicità non arriva allo spettatore sia a causa dello script poco incisivo, sia a causa di recitazioni scarse. La storia messa in piedi dai produttori della serie non agevola certo una recitazione elevata però gli attori non risultano eccelsi.

Originalità: è forse proprio su questo aspetto che la serie voleva puntare. Di certo la curiosità di vedere una serie tv che parla del VAR potrebbe avvicinare molti appassionati di calcio al prodotto ma la messa in pratica di questa idea non appare altrettanto originale.

Pilot

Nella sala del VAR, i tre arbitri rivolgono la loro attenzione al monitor. Una decisione importante li attende. Cercando di usare la logica, fanno la loro scelta: la risposta al quiz calcistico che stanno svolgendo è giusta e nella sala VAR scoppia la gioia. Intanto però, il microfono collegato alle cuffie dell’arbitro è rimasto acceso e il loro mancato aiuto riguardo alla decisione arbitrale ha fatto scoppiare il caos in campo. Il povero arbitro, in attesa di aiuto dal VAR, viene inseguito dai giocatori. I tre assistenti si rendono conto del loro madornale errore e fermano i loro festeggiamenti. A causa di questa clamorosa disattenzione, l’arbitro è finito in ospedale e Martin, il maldestro responsabile del team VAR, viene messo alle strette dal capo degli arbitri. Perciò decide di fare la ramanzina ai tre assistenti che però, anche per mancanza di autorità da parte di Martin, non sembrano interessarsi alle sue parole e nemmeno al loro incredibile errore. Il team VAR non è nuovo a disattenzioni eclatanti dovute alla negligenza ma Martin mantiene comunque una forte fiducia verso i suoi assistenti arbitri, ritenendo che abbiano bisogno di una ispirazione per uscire dal momento di difficoltà. Perciò decide di presentare al suo team Mark Clattenburg, famoso arbitro di calcio che però, oltre a mostrare i suoi tatuaggi, non ha nulla da dire per motivare i tre sbadati assistenti arbitrali. La minaccia che il VAR venga tolto alla fine della stagione incombe sui protagonisti e le loro future performance saranno decisive. Inoltre c’è ancora un posto vacante per gli Europei perciò, se il team di Martin si dimostrerà all’altezza, potrà ambire a rientrare tra le squadre di assistenti VAR del campionato europeo.

C’era davvero il bisogno di produrre una serie TV sulla sala VAR? Mentre si osservano i tre sbadati protagonisti combinare ogni genere di idiozia, la domanda viene spontanea. Il totale irrazionalismo della storia non riesce a trainare lo spettatore nella vicenda, come nemmeno la comicità buffonesca dei protagonisti che appare esagerata. Si potrebbe intravedere una critica al VAR come mezzo che confonde e non determina le partite ma nel prosieguo della storia, questa ipotesi viene spazzata via dalla narrazione. Il tema dell’assistenza tecnologica nel calcio quindi, serve solo come mero sfondo per mettere in atto una commedia che risulta alla fine poco brillante e che cancella con dialoghi un po’ infantili, tutta l’originalità che poteva nascere da un prodotto che tratta un tema mai visto prima d’ora sul piccolo schermo.

La recitazione non è all’altezza, ma con dialoghi e vicende del genere non è nemmeno così facile rendere la performance recitativa di qualità. Vero è che la comicità è materia ardua e complessa da maneggiare: c’è una linea sottile che differenzia l’ironia dalla mediocrità e se non si riesce a trovare un equilibrio tra narrazione, dialoghi e recitazione, il risultato sarà scarso. La stanza del VAR quindi rimane un esperimento sulla carta interessante, ma che non riesce a trovare questo equilibrio, restando incastrato tra dialoghi eccessivamente lunghi e poco incisivi ironicamente e una storia poco credibile che in fin dei conti, non ha nulla da raccontare.

Gianluca Pellegrini

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