
Regia: Nimer Rashed (primi 5 episodi) e Isher Sahota (ultimi 3)
Sceneggiatura: Daniel Brocklehurst, da un romanzo di Harlan Coben
Genere: Thriller
Cast: James Nesbitt, Minnie Driver, Ellie de Lange, Ruth Jones, Jon Pointing, Maeve Courtier-Lilley, Alfred Enoch
Durata: 8 episodi (da 41-50 minuti)
Origine: Regno Unito
Anno: 2026
Piattaforma: Netflix
Sinossi del primo episodio (Titolo dell’episodio: Vedere per credere*)
Simon e Ingrid Greene vivono in una splendida casa con una figlia e un gatto. Il primogenito, Sam, non abita più con loro perché studia all’Università. Dopo averlo sentito al telefono mentre fanno colazione, si preparano ad uscire, diretti ciascuno verso la propria realtà lavorativa, ma un messaggio che riguarda la loro terza figlia, Paige, arriva sul telefono del padre: la ragazza, scomparsa da mesi, è stata vista suonare la chitarra in un parco. La segnalazione, che arriva da un informatore che non vuole essere coinvolto, riapre una ferita profonda, resa ancora più dolorosa dal ricordo della figlia che sorride serena dallo schermo del suo telefono. Senza avvisare la moglie, Simon si dirige al parco. Paige, sporca e trasandata, della vita passata ha solo la giacca del college che una volta frequentava – la dipendenza dalla droga l’ha resa quasi irriconoscibile. Aaron, il suo ragazzo, interviene per tenerla lontana dal padre che la vorrebbe riportare a casa. Disperato e impotente di fronte a questa situazione, Simon reagisce colpendolo ripetutamente con violenza. È superfluo aggiungere che qualcuno filma la scena e che il video in tempi brevissimi diventa virale.
In un’altra zona dello stesso parco, una quarantenne dall’aria sospetta attira a sé con dei biscottini un cagnolino che passeggia libero, poco lontano dalle sue padroncine (mamma e figlia) e se lo porta via. Subito dopo contatta le persone a cui ha sottratto l’animale fingendo di averlo ritrovato e si offre di riportarlo nel ristorante di proprietà della giovane donna. Mentre gusta le specialità del posto, riceve la chiamata di un uomo che ha bisogno del suo aiuto per ritrovare il figlio scomparso da sei giorni. Elena Ravenscroft è un’investigatrice privata.
Nella notte, una giovane coppia in auto tiene d’occhio una casa mentre discute sull’esistenza del destino. Dopo aver indossato guanti di plastica, il ragazzo si introduce con una pistola nel garage e spara all’uomo appena rientrato che ha obbligato a digitare un messaggio per la moglie, perché pensi si tratti di suicidio. I due ragazzi, felici di essere di nuovo insieme, si allontanano e danno fuoco alla loro auto.
Simon viene interrogato in merito alla rissa nel parco dalla polizia, che il giorno dopo torna perché sospetta che l’uomo sia coinvolto nell’uccisione del ragazzo. Padre e madre, sconvolti da ciò che sta succedendo, decidono di indagare da soli, cercando indizi nell’appartamento in cui la figlia viveva, ma restano vittime di un agguato in un seminterrato, dove credevano di poter avere sue notizie.
Intanto l’investigatrice scopre un legame fra Henry, il ragazzo scomparso, e la figlia dei Greene: Paige aveva commentato l’ultima foto scattata e pubblicata dal giovane scrivendo: “Non vediamo l’ora di vederti la settimana prossima.”
L’episodio si chiude con un colpo d’arma da fuoco diretto verso i genitori e le immagini della chitarra di Paige, appoggiata vicino al letto di Sam, suo fratello.
Dopo aver visto il primo episodio di Fuga, la miniserie uscita qualche giorno fa su Netflix tratta da uno dei maestri del thriller americano, viene da chiedersi da chi stiano fuggendo i personaggi, perché più che di una fuga questo primo episodio parla della ricerca della verità: padri disperati che cercano i loro figli, poliziotti sospettosi che indagano e insinuano partendo da ciò che vedono e infine una detective che non si ferma di fronte alle apparenze. La fuga sembra riguardare solo Paige, la prima persona inquadrata dalla camera, ancora prima dei titoli di testa: il suo passo deciso – malgrado lo sguardo spaventato – verso il luogo dove incontrerà un ragazzo incappucciato fa riaffiorare in lei un ricordo violento da cui vorrebbe probabilmente solo fuggire. Allontanandosi da lei mentre sale le scale e girando su se stessa, la camera mostra la tromba delle scale che, vista dal basso, simboleggia il vortice in cui finirà la ragazza e, come lei, chi le è vicino, legato da affetti che non hanno il potere di salvarla.
Seguendo l’alternarsi nella scrittura di storie apparentemente sconnesse, cerchiamo un legame tra i personaggi e le loro vite: una famiglia apparentemente perfetta alla ricerca di una figlia, vittima della dipendenza dalla droga a causa di un ragazzo che viene trovato morto; una detective senza scrupoli che arriva a ingannare un cagnolino per intromettersi nella vita di persone ignare di essere osservate; un secondo padre alla ricerca di un figlio adottivo, scomparso dopo aver inviato un messaggio insolito; una coppia di giovanissimi sicari legati da un destino che li porta a compiere gesti estremi; un pusher, la sua gang e un luogo sotterraneo dove la coppia finisce in pericolo di vita. E poi, in chiusura di episodio, la sorpresa, il classico cliffhanger: la camera allarga sulla stanza del fratello di Paige dove, appoggiata al letto, campeggia la sua chitarra.
La miniserie alterna non solo storie ma anche sequenze, nella forma di flashback: i video conservati sul telefono del padre, dai colori tenui, delicati e rassicuranti ci riportano alla vita “prima di Aaron”, le istantanee della vita più recente, i colori scuri e più decisi alla realtà della violenza subita.
Complice la musica intrigante che incalza, restiamo vigili e siamo curiosi. L’azione, tuttavia, non è priva di qualche situazione poco credibile, come ad esempio l’irruzione dei genitori nell’appartamento del ragazzo ucciso nella notte e la conversazione con il vicino che era affezionato a Paige e la conosceva bene.
Più dei diversi piani narrativi in attesa di probabili connessioni, quel che intriga maggiormente è la (seppure) breve conversazione fra Simon e Ingrid che introduce il tema del rapporto fra genitori e figli, in particolare la domanda sulle responsabilità dei primi. Un’altra conversazione (più lunga, fra i due ragazzi in auto) suggerisceci possa esserci una forza superiore che guida le vite di tutti o almeno la loro, così crede la ragazza.
Nonostante risultino eccessivamente aggressivi il personaggio di Jessica Kinberg, l’avvocato di Simon, e l’atteggiamento del poliziotto nel primo interrogatorio, ci sono sufficienti motivi per continuare la visione. Qual è il ruolo del fratello nella sparizione della sorella, e quello dei giovani sicari seriali che uccidono ogni volta in modo diverso? E cosa nasconde la detective che si affida per gli aspetti informatici ad una donna ormai in pensione?
* Dan Brown ha definito il romanzo di Harlan Coben del 2021 un thriller labirintico e avvincente che si legge tutto d’un fiato. In questi primi giorni del 2026 sembra che molti amanti delle serie tv la pensino allo stesso modo, ma non ne siamo del tutto sicuri. Vedere per credere!
Voto ★★★
Claudia Bersani