Foodie Love

Valutazione: 9/10

Genere: dramma sentimentale/comedy

Regia: Isabel Coixet

Sceneggiatura: Isabel Coixet

Interpreti: Laia Costa, Guillermo Pfening

Produzione: HBO Espana

Durata episodio: 32 minuti

Origine/anno: 2019

Messa in onda: 4 dicembre 2019 su HBO Espana

 

Titoli di testa: divertenti e graficamente interessanti poiché coniugano un vivace uso del colore con espliciti riferimenti animati (semplici e per questo particolarmente simpatici) al mondo dei millennials (tema centrale della serie), in cui domina il ricorso ad app e siti di incontri per favorire relazioni sentimentali.

Script: ben strutturato, spiritoso e intelligente, poiché verte su espedienti narrativi originali e innovativi, dilatando in un’unica azione i momenti di dialogo interrotti a volte, piuttosto efficacemente, da immagini in flash back, inserti grafici di stampo fumettistico o ancora da scene tratte da vecchi cartoni animati funzionali a esprimere i pensieri e le considerazioni dei protagonisti.

Ritmo narrativo: abbastanza dilatato e rallentato per favorire la comprensione in maniera il più possibile completa, da parte dello spettatore, delle dinamiche interne all’incontro tra i due protagonisti, compresi i loro pensieri e riflessioni.

Locations: l’ambientazione appare limitata allo spazio della caffetteria, il cui arredamento è ben curato e adeguato all’atmosfera giovanile data alla serie e in cui i personaggi si inseriscono alla perfezione anche e soprattutto a livello estetico (es. associazione tra i colori dell’arredamento e quelli degli abiti delle persone).

Recitazione: gli interpreti si distinguono per doti recitative particolarmente apprezzabili, che rendono i dialoghi fluidi e credibili consentendo un’ottima identificazione dello spettatore all’interno della materia narrata e dipingendo in modo semplice e chiaro, fin dall’inizio, le personalità dei due protagonisti.

Musica: la musica assume un ruolo fondamentale nel definire ed eventualmente valorizzare alcuni momenti salienti del racconto, oltre che nel suscitare occasionalmente determinate emozioni.

Originalità: nonostante il fulcro centrale della trama non sia dei più originali, l’azione rappresentata è continuamente arricchita da espedienti di montaggio innovativi e aventi un grande valore espressivo ed esplicativo.

Pilot

Lei (Laia Costa) e Lui (Guillermo Pfening), conosciutisi su un’app di incontri per appassionati di buona cucina, si incontrano per la prima volta dal vivo in una caffetteria. Qui i due avranno modo di iniziare a conoscersi affrontando i più disparati argomenti e riflettendo sul cibo, le relazioni e il mondo a loro circostante, spiati da una scrittrice curiosa seduta in un altro tavolo e intenta ad analizzare, da lontano, le dinamiche del loro primo appuntamento.

Il celebre espediente della rottura della quarta parete, fin dagli albori del cinema, svolge la funzione fondamentale di coinvolgere e attrarre lo spettatore verso quanto raccontato, ed eventualmente di impressionarlo e proiettarlo il più possibile all’interno del mondo diegetico. Questo è esattamente ciò che accade allo spettatore della fortunata serie tv spagnola, che abbraccia sin dai primi minuti la tecnica dello sguardo in macchina, garantendo un progressivo ed efficace avvicinamento del pubblico verso i protagonisti e il loro universo, descritto direttamente dalla loro voce. Così, si apprende che “Lei” è una ragazza vivace, forse un po’ svampita ma ferrea nelle sue decisioni e con i piedi per terra, mentre “Lui” (presentato parallelamente subito dopo la ragazza) si caratterizza fin dall’inizio come maggiormente sentimentale e visionario, un “sognatore”, che si pone interrogativi su alcuni aspetti della vita, pur rimanendo spesso e volentieri senza una vera e propria risposta; il giovane si chiede, ad esempio, mentre si sta dirigendo all’appuntamento con Lei, come facciano le coppie di anziani a rimanere insieme per così tanto tempo. Una domanda a cui sembrano rispondere esplicitamente gli stessi anziani che il ragazzo sta osservando mentre corre per la strada in bicicletta, i quali sostengono che <<non lo saprà mai>>, secondo una modalità che richiama molto quella adottata nel noto film di Jean-Pierre Jeunet Il favoloso mondo di Amélie (2001), in cui la protagonista si rivolge spesso agli spettatori divertendosi a << porre domande cretine sul mondo e sulla città che si stende davanti ai suoi occhi>>.

Una volta entrati nel café, i due protagonisti, dopo quattro caffè aromatizzati all’arancia e qualche parola di troppo, iniziano a conoscersi in maniera sempre più approfondita e mai banale, complici anche i dialoghi che non rappresentano luoghi comuni o stereotipi “all’americana” ma al contrario rispecchiano realisticamente quella che potrebbe essere una conversazione quotidiana di una qualsiasi coppia di trentenni di oggi che si incontrano e cercano di condividere esperienze e pensieri comuni. Tutto ciò è “spiato” e analizzato con attenzione da un terzo personaggio, unico in quanto provvisorio e potenzialmente anonimo, ovvero una scrittrice dai capelli rossi seduta a un tavolo vicino, che sta cercando per l’appunto un qualche tipo di ispirazione per un racconto o un romanzo. È interessante notare come il suo sguardo abbia una determinata funzione esplicativa e di “guida” (spiritosa e ironica) per lo spettatore che così riesce a comprendere meglio determinate dinamiche interne ai due di cui forse nemmeno loro stessi si rendono conto, in primis la forte chimica sessuale che la scrittrice riscontra quasi immediatamente. In questo modo, la scena di dialogo tra i due, che occupa quasi tutto l’episodio essendo piuttosto dilatata, non risulta mai pesante o eccessivamente prolissa, in quanto continuamente interrotta da questo tipo di espedienti narrativi, che coinvolgono anche altri clienti presenti nel locale, sui quali Lei e Lui fantasticano e discutono, fino ad arrivare alla romantica chiusa: i due gestori della caffetteria, due innamorati, danno fisicamente e visivamente luogo alla fantasia di Lui, che aveva immaginato un loro ipotetico e quanto mai intimo momento di ballo dopo la chiusura del bar sulle note di una vecchia e sentimentale canzone italiana.

Helena Cairone

image_pdfimage_print