Titolo originale: Pet Sematary: Bloodlines

Regia: Lindsey Anderson Beer

Soggetto: Stephen King (basato sul romanzo Cimitero vivente)

Sceneggiatura: Lindsey Anderson Beer, Jeff Buhler

Fotografia: Benjamin Kirk Nielsen

Cast: Jackson White, Natalie Alyn Lind, Forrest Goodluck, Isabella LaBlanc, Henry Thomas, Jack Mulhern, David Duchovny, Samantha Mathis, Pam Grier, Christian Jadah, Steve Love, Karl Graboshas, Vincent Leclerc, Glen Gould, Matt Holland, Ted Whittall, John Boylan, Noah Labranche, Corgand Svendsen, Jude Beny

Origine: Stati Uniti

Durata: 84’

Anno: 2023

Piattaforma: Paramount+

Molti anni prima dell’arrivo della famiglia Creed, Jud Crandall, discendente di una delle famiglie fondatrici di Ludow, nel Maine, è un giovane che non vede l’ora di lasciarsi alle spalle la città natale per unirsi ai Corpi di Pace insieme alla sua ragazza Norma. Ma un improvviso, quanto spiacevole. inconveniente costringe i ragazzi a ritardare la partenza, trattenendosi ancora in città. È così che una serie di eventi inquietanti cominciano ad accadere in paese, portando Jud ad indagare, alla scoperta di oscuri segreti di famiglia e della vera natura del locale cimitero degli animali.

Negli ultimi anni, Stephen King sta vivendo una seconda vita, tanto al cinema quanto in televisione, con la realizzazione di numerosi film e serie che attingono al suo immaginario. D’altro canto, in un’epoca segnata dal dominio dei franchise, del racconto seriale e degli universi narrativi, non sorprende che anche i mondi creati dalla penna dell’autore di Bangor, così ricchi, complessi e ramificati non vengano esclusi da questo processo. È così che Paramount, dopo la versione del 1989 e il remake del 2019, prende nuovamente spunto dal romanzo Cimitero vivente del 1983, producendo, in esclusiva per Paramount+, Cimitero vivente – Le origini.

Fin dalle sue premesse, la sensazione è che i modelli e i toni classici del horror di largo consumo vengano nel film (prequel del rifacimento di qualche anno fa) combinati con quelli più sofisticati del moderno elevated horror, sfruttando il genere per veicolare la narrazione verso un sottotesto più profondo. È come se l’approccio all’opera kingiana di Mike Flanagan, s’incontrasse con il cinema di Ari Aster, con riferimenti non tanto velati alla PTSD dei soldati di ritorno dalla guerra e all’inadeguatezza alla vita di provincia. Il problema, tuttavia, risiede proprio nell’incapacità da parte della regista di far coincidere questi due registri. Lindsey Anderson Beer, qui al suo esordio nel lungometraggio, manca, forse, dell’esperienza necessaria per riuscire ad andare oltre le esigenze di genere senza appesantire il film.

Ciò che manca è quel senso di orrore, così centrale nell’opera di King, che scaturisce dall’ordinario. Come se il semplice titolo bastasse a dare senso all’intera operazione, finendo per dare per scontato lo stesso cimitero. Da vero e proprio perno intorno a cui ruota l’intera narrazione tanto nel libro quanto nei precedenti film, qui ci si limita a nominarlo senza mai farne percepire l’autentica natura malefica.

Luca D’Albis

Voto: ★★

 

image_pdfimage_print