Un détour par Diane

VENEZIA 83 – ORIZZONTI
Un détour par Diane, di Ann Sirot e Raphaël Balboni
Mentre Diane, a quasi trent’anni, ancora non ha concluso gli studi, sua madre li riprende, avendoli abbandonati dopo l’esperienza traumatica di uno stupro, di cui non aveva parlato a nessuno. Nel corso di un battibecco con la figlia, non riesce a trattenere il suo segreto, a cui d’ora in poi non potrà più sfuggire. Ciò che la madre, per vergogna e paura, ha sempre nascosto, non può non essere denunciato dalla figlia con coraggio.
Come influisce sulla nostra storia personale uno stupro subito da un nostro familiare? Questa domanda ha occupato a lungo il cuore e la mente di Ann Sirot – in primis come testimone, e poi come regista – avendone avuto esperienza, seppur indiretta, in gioventù. Dieci anni di lavorazione trasformano il suo trauma in un film western che si ispira a Mezzogiorno di fuoco. Presentato e applaudito con entusiasmo nella sezione Orizzonti di Venezia 83 il terzo lungometraggio della coppia Sirot/Balboni sdrammatizza l’evento traumatico con i toni della commedia. Durante la conversazione che segue la proiezione pubblica, le due interpreti femminili, che per volere dei registi sono fisicamente molto simili, parlano dell’importanza di una recitazione il più possibile vicina all’improvvisazione. Qualcuno dal pubblico sottolinea il valore della spontaneità percepita e l’ottima qualità del montaggio.
Lo stile country nell’abbigliamento di Diane, in particolare il cappello, e soprattutto la scena in cui le due donne si sfidano in duello, rimandano ai toni di un western moderno declinato al femminile. Femminilità e mascolinità si uniscono e agiscono in modo complementare: gli atteggiamenti bellicosi di Diane spiazzano, ma gli effetti che producono sorprendono positivamente chi è cresciuto in una società che tendenzialmente preferiva tacere piuttosto che rivendicare i propri diritti.
Oltre al legame molto stretto tra la figlia e la madre il film mostra altre le due generazioni: quella precedente (la nonna materna, che vive solo nei pensieri di Diane) e quella futura (la ragazzina, a cui Diane regala il suo cappello). L’eredità si trasferisce inconsciamente da una all’altra. Il trauma, affidato a una terza persona, può essere sconfitto superando le barriere erette per dimenticare e trasformando la rabbia in una forza costruttiva e resiliente.
★★★★
Claudia Bersani