Sounds of Winter

SOUNDS OF WINTER
Regia: Rikiya Imaizumi
Sceneggiatura: Rikiya Imaizumi
Genere: Sentimentale, J-Drama
Cast: Hana Sugisaki, Ryo Narita, Amane Okayama
Durata: 10 episodi di 50 minuti circa, trasmessi settimanalmente a partire dal 23/1/2026
Origine: Giappone
Anno: 2026
Piattaforma: Netflix
Ogawa, gennaio 2025. Seduta in una lavanderia a gettoni deserta, una giovane donna legge qualche pagina di un taccuino e scrive alcune annotazioni aspettando la fine del suo bucato. Un uomo, presumibilmente come lei sotto la trentina, entra nella lavanderia e i due, che non si sono mai visti prima, prendendo spunto dalla musica che la ragazza ascolta sul suo smartphone, intrecciano un dialogo che continua poi a casa di lui. Ayana si ferma a dormire da Yukio, ma entrambi concordano nel non voler avere un contatto fisico. Il giorno dopo, da uno scambio di biglietti, apprendiamo che si rivedranno per andare a mangiare qualcosa insieme. Quello stesso giorno, un ragazzo va nel negozio di abbigliamento dove lavora Ayana e, sapendo che non ha un fidanzato, è sul punto di ‘dichiararsi’. Ma Ayana lo previene: è vero, fino a ieri non l’aveva, ma da ieri sera ha un ragazzo. Dicembre 2025, un anno dopo: Ayana s’incontra in una birreria con un uomo che già conosce e con lui condivide un pasto veloce e una conversazione profonda, nella quale lui le chiede come gestisce l’argomento dei traumi quando scrive romanzi. Anche Yamada si dedica alla scrittura: oltre a questo motivo di condivisione, tra lui e Ayana c’è un’attrazione che, al momento, si limita a una scherzosa complicità, perché entrambi sono sentimentalmente impegnati con qualcun altro.
In tutte le situazioni di questo primo episodio, Ayana è accompagnata dal suo taccuino. Scrivere ancora con carta e penna sembra, per lei, quanto di più naturale possa esserci, e forse non è un caso se da subito viene precisato che ci troviamo a Ogawa, una cittadina del Giappone celebre per la produzione della tradizionale carta washi, usata nei secoli anche per la trascrizione dei testi sacri. Scrivere sembra, per Ayana, indissolubile dal pensare. E pensare, in particolare per riflettere sulla vita e sugli incontri che ne scandiscono i tempi e i modi, è il nucleo della sua esistenza. Forse è proprio quando scrive che i suoi pensieri si chiariscono, prima di tutto a lei stessa, articolandosi e trovando una forma compiuta che nella sua mente non avevano ancora.
L’ascolto della musica, una birra insieme, il progetto di un pranzo condiviso ritraggono una ragazza come tante, mentre l’attenzione di Ayana per ciò che la circonda e l’interesse analitico per le proprie sensazioni nei confronti dei ragazzi che incontra, delineano una personalità spiccata. Tra lei e Yukio si svolge una conversazione cauta, garbata, punteggiata di silenzi, ma anche incuriosita da entrambe le parti. La ragazza lo guarda stendere ad asciugare i teli che usa per il suo lavoro di parrucchiere e, di fronte allo stupore di Yukio nel vederla interessata a qualcosa che per lui è usuale, replica che per lei quella non è una visione abituale, e che per vedere cose insolite non occorre andare chissà dove, è tutta questione di far caso a quello che succede intorno a noi. Analogamente, non va nella lavanderia a gettoni perché la sua lavatrice si è rotta (cosa che invece è successa a lui), ma per andare in un posto ‘non ritenuto necessario’ dato che più o meno tutti hanno una lavatrice a casa, e vi si respira un’atmosfera particolare. La diversità tra i due, e ciò nonostante la loro reciproca intesa, sembrano assumere la forma di uno spazio interiore condiviso.
Nel cuore di questo primo episodio, Ayana, da sola nella propria casa, scrive nuove annotazioni: le relazioni sono destinate a finire, e lei, temendo la perdita, vuole provare a innamorarsi di persone che non amerà profondamente. La sua espressione seria che d’un tratto si spezza in una risata quasi infantile, il suo sguardo malinconico, il suo interesse per una dimensione interiore e profonda dell’esistenza e la sua curiosità per l’amore e per i potenziali destinatari dei suoi sentimenti, fanno venire in mente un concetto caro alla cultura giapponese: l’iki. Tradurlo come «seduzione» sarebbe semplicistico. L’iki è la tensione verso l’altro prima che si estingua nell’appagamento, è un’energia spirituale, un sentire privo di attaccamento nella sua assoluta purezza, senza tutte le civetterie e le leziosaggini tipiche di una femminilità stereotipata. Nei tre scambi con il genere maschile che vediamo in questo primo episodio, Ayana non ricorre mai a quel repertorio prevedibile e smanceroso: se è seduttiva, lo è come modo di essere e di esistere, nella sua ricerca di un amore che abbia un senso, che la sorprenda e che, possibilmente, non la faccia soffrire.
Dal canto loro, gli uomini con i quali si confronta sembrano distanti dalla fatuità e dai pavoneggiamenti che tanti appartenenti al genere maschile elargiscono senza riserve. La freschezza, la spontaneità e la serietà con cui Ayana prende la vita, probabilmente allontanano chi non è disposto a parlare la sua stessa lingua, a indagare conflitti dai quali la gente di solito rifugge perché comprenderli richiede tempo e desiderio: un tempo che non è soltanto quello cronometrico, ma è innanzitutto una disponibilità mentale, e un desiderio che non si limita alla soddisfazione erotica, ma si apre a nuove modalità da inventare e da vivere. La curiosità ontologica della ragazza si trasferisce a quella circostanziale di chi guarda, che dopo questo primo episodio non sa bene cosa aspettarsi: si aprono svariate possibilità, come procederà il racconto?
Il titolo della serie, I suoni dell’inverno, richiama la presenza della musica. È un pezzo dei Michelle Gun Elephant, storica rock band di Tokyo, a rompere il ghiaccio tra Ayana e Yukio nella lavanderia a gettoni; lo stesso Yukio apprezza le canzoni di Yuki Chiba, un rapper che coniuga cultura urbana e avanguardia, e c’è anche un accenno agli Spitz, un’altra band famosa, fondata da quattro studenti a Tokyo, alla fine degli anni Ottanta. Nel contempo, l’inverno è la stagione nella quale la protagonista si identifica mentre si prende un tempo personale per capire, scrivendone, le cose che più le importano nella vita. Il suo è un tempo rispettato, vissuto consapevolmente, lontano, almeno per il momento e per quello che abbiamo potuto vedere fin qui, da ogni frenesia e insieme da ogni lungaggine. È inverno perché i sentimenti sono in una fase di latenza, ovattati, protetti, esaminati con cura. Ma l’inverno è l’attesa della primavera.
★★★
Lucia Corradini