Sorella Morte
Titolo originale: Hermana Muerte
Regia: Paco Plaza
Fotografia: Daniel Férnandez Abelló
Cast: Aria Bedmar, Maru Valdivielso, Luisa Merelas, Almudena Amor, Chelo Vivares, Sara Roch, Olimpia Roch, Adriana Camarena, Marina Delgado, Claudia Fernández Arroyo, Consuelo Trujillo, Sandra Escacena, Arantza Vélez, Ainoa Hernández, Antonio Duque
Origine: Spagna
Durata: 91’
Anno: 2023
Piattaforma: Netflix
Spagna, 1949. La novizia Narcisa assume il ruolo di insegnante presso un ex convento di clausura, convertito in un collegio femminile dopo la Guerra. La vita in convento fa emergere in lei incertezze sulla sua vocazione e dubbi sulle visioni della Madonna che da bambina aveva avuto, chiedendosi se siano reali o dettate da semplice suggestione. Tale tormento si accompagna a una serie di eventi strani che cominciano a verificarsi nel collegio. Una presenza inquieta si aggira per le stanze e le giovani allieve parlano del fantasma di una bambina in grado di portarti via nel momento in cui il tuo nome viene scritto.
Osservando le ultime produzioni di Paco Plaza, è chiaro quanto il suo cinema stia guardando sempre più in direzione del Conjuringverse. Dopo aver diretto Verónica, uscito nel 2017 su Netflix, e poi quest’anno Sorella Morte, caricato anch’esso sulla piattaforma di Los Gatos, l’impressione è che il regista spagnolo intenda realizzare una propria personale risposta all’universo horror avviato da James Wan. Ciò si evince non solo dalla creazione di un filo narrativo che collega entrambi i film, ma anche attraverso il recupero e il riadattamento di aspetti diventati col tempo cardine per il franchise prodotto da New Line Cinema.
In Verónica, i rimandi sono rivolti in larga parte alla trilogia di The Conjuring, con una storia di possessione demoniaca con la quale condivide diversi punti di contatto, inclusa la presenza di una figura medium che con i suoi poteri paranormali interviene in soccorso dei personaggi colpiti dal maleficio. Con Sorella Morte, invece, appare evidente quanto la volontà di Plaza sia quella di realizzare un The Nun in salsa iberica.
L’ambientazione, così come i personaggi, sono sostanzialmente i medesimi, recuperando addirittura lo stesso contrasto cromatico tra il bianco candido della veste indossata dalla protagonista e quello scuro con il quale si manifesta l’entità che le si oppone. Ciò che differenzia le due produzioni è il diverso approccio allo spavento. Se in The Nun, e più in generale nell’intero Conjuringverse, si predilige l’uso del jumpscare, e cioè dello spavento improvviso alla “casa stregata del Luna Park”, Paco Plaza lavora più sull’atmosfera, cercando di trasmettere, attraverso le immagini, un senso d’angoscia crescente. Ciò si rispecchia in un rimando ripetuto al senso della vista, evidenziando quanto l’horror si fondi su un rapporto stretto tra veduto e non veduto.
Così come nei primi anni 2000, quando insieme a Jaume Balagueró diede inizio alla New Wave dell’horror spagnolo, con Sorella Morte Paco Plaza dimostra quanto l’orrore possa emergere anche lavorando di sottrazione, senza esagerazioni di sorta, e ci ricorda che la tensione può nascere da elementi semplici, siano essi una sedia che cade o un disegno infantile riprodotto sul muro.
Luca D’Albis
Voto: ★★★