di Sebastiano Gesù

40due Edizioni, Palermo 2016

pagine 112, € 25,00

 

 

 

L’Etna, evocatore a sempre di miti pagani e religiosi, per Pier Paolo Pasolini non è una semplice location cinematografica, bensì un luogo dell’anima che parla al sui subconscio. L’Etna è fonte inesauribile di dualismi e di antitesi, l’unione dei contrari morte e fecondità, sacro e profano, neve e fuoco, luce e tenebra, paradiso e inferno. Il suo paesaggio scarno, ma imponente, lunare, orrifico e misterioso, ma di profonda bellezza non poteva, dunque, non soggiogare Pasolini, che nell’arco di otto anni vi ambienta alcune significative sequenze di quattro dei suoi film, tra i più importanti della sua carriera cinematografica e rivelatori della profondità del suo pensiero. L’Etna parla allo scrittore-regista un linguaggio intriso di influenze culturali e mitologiche che superano il dato prettamente realistico, quello che egli chiama orrendo naturalismo. Per Pasolini il Vulcano ha un significato atavico, intriso di rimandi preistorici, diremmo ancestrali…

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