Oasis: Don’t Look Back In Anger

VENEZIA 83 – VENICE OPEN, FUORI CONCORSO

Oasis: Don’t Look Back in Anger di Will Lovelace e Dylan Southern

Se c’è una cosa che il documentario Oasis: Don’t Look Back In Anger mette subito in chiaro è che non ci troviamo davanti al classico prodotto celebrativo per fare cassa dopo una réunion.

Diretto con intelligenza da Dylan Southern e Will Lovelace, e scritto da Steven Knight, il film è un viaggio emotivo potentissimo, una macchina del tempo che colpisce dritto al cuore, soprattutto chi negli anni Novanta viveva la sua adolescenza.

Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, si sviluppa attorno al colossale tour Oasis Live 2025. Ma per comprendere l’impatto di questa pellicola è necessario riavvolgere il nastro della storia del rock fino a una data impressa a fuoco nella memoria dei fan: il 28 agosto 2009. Nel backstage del festival Rock en Seine a Parigi, l’ennesima, furibonda lite tra i fratelli Gallagher si risolse con una chitarra fracassata e un comunicato lapidario di Noel: “Non potrei lavorare con Liam un giorno di più”. Per quindici anni, il gelo tra i due fratelli è sembrato insormontabile, alimentato da frecciate sui social network, aule di tribunale e carriere soliste parallele che non sono mai riuscite a eguagliare la magia primigenia degli Oasis. Poi, l’inaspettato annuncio del tour mondiale Oasis Live 2025 ha sconvolto il mercato discografico, culminando nel debutto live a Cardiff e in una serie di date sold out in tutto il pianeta.

Il risultato è un racconto incredibilmente onesto, dove la sfrontatezza tipica dei fratelli di Manchester lascia spazio a una maturità inedita, quasi commovente. C’è l’ironia di sempre, certo, ma c’è anche il peso degli anni e la consapevolezza del mito. La trovata più originale della regia è la scelta di mettere i fan al centro della narrazione: ed è qui che scatta la magia per la generazione dei quarantenni di oggi. Rivedere i frammenti d’archivio degli anni Novanta, i tagli di capelli improbabili, le giacche oversize e quell’attitudine sfacciata non è solo un’operazione nostalgia: è uno specchio identitario che descrive perfettamente cosa significasse essere adolescenti prima degli smartphone, quando la musica si comprava nei negozi di dischi e i legami si stringevano cantando a squarciagola sotto un palco. In questo senso, la colonna sonora non è un semplice sottofondo, ma il tessuto connettivo dell’intera operazione. Il mix audio curato da James Mather e Tarn Willers catapulta lo spettatore direttamente negli stadi, facendo vibrare le poltrone della sala sulle note di inni generazionali come Rock ‘n’ Roll Star, Live Forever e la stessa Don’t Look Back in Anger.

I brani eseguiti durante il tour del 2025 non mostrano solo la ritrovata alchimia tra i due fratelli, ma testimoniano la resistenza al tempo di canzoni che per gli ex adolescenti degli anni Novanta hanno rappresentato la colonna sonora di amori, delusioni e sogni di libertà. “Gli artisti sono quelli che fanno quel tipo di musica che ti butta giù e poi ti aiuta a ritirarti su insieme a loro”. Così dice, più o meno, una delle tante fan degli Oasis, forse i veri co-protagonisti di Oasis: Don’t Look Back in Anger.

In conclusione, il film non vuole spiegare gli Oasis a chi non c’era, ma vuole restituire un pezzo di vita a quella generazione – ruvida e analogica – che c’era.

★★★ 1/2

Francesca Savino