Titolo originale: Nimona

Regia: Troy Quane, Nick Bruno

Soggetto: ND Stevenson (basato sulla graphic novel Nimona)

Sceneggiatura: Robert L. Baird, Lloyd Taylor

Cast: Chloë Grace Moretz, Riz Ahmed, Eugene Lee Yang, Frances Conroy, Lorraine Toussaint, Beck Bennett, RuPaul, Indya Moore, Julio Torres, Sarah Sherman, ND Stevenson, Mia Collins, Zayaan Kunwar.

Origine: Stati Uniti

Durata: 102’

Anno: 2023

Piattaforma: Netflix

In un regno medievale-futuristico, Ballister Blackheart sta per diventare la prima persona di umili origini ad essere ammessa negli Elite Knights, corpo composto da cavalieri discendenti diretti dell’eroina Gloreth e dei suoi guerrieri, che mille anni prima avevano salvato il regno dalla minaccia di una mostruosa creatura. Tuttavia, durante la cerimonia, nel momento in cui la regina sta per nominarlo cavaliere, dalla spada di Ballister parte un raggio d’energia che uccide la sovrana. Il guerriero, accusato dell’accaduto, viene braccato dagli Elite Knights e solo con l’aiuto di una strana ragazza in grado di trasformarsi riuscirà a scappare. Comincia, così, la latitanza dei due improbabili compagni che dovranno trovare un modo per dimostrare l’innocenza di Ballister.

All’incirca a un quarto di film il cavaliere fuggiasco Ballister domanda alla mutaforma Nimona «Con cosa ho a che fare?» La sua compagna d’avventure risponde con un laconico «Io sono Nimona». Ballister si chiede allora se non fosse più facile per lei apparire solo come una ragazzina. È in questo breve quanto esaustivo scambio che si racchiude tutto il senso dell’eponimo film, tratto dalla graphic novel di ND Stevenson. In un’epoca segnata dall’inclusività, che ha ampliato anche al cinema la presenza di quelle fette di società per molto tempo ignorate, ma che è caduta spesso nel goffo, cercando d’incastrare riferimenti a una data categoria, così come personaggi appartenenti o in rappresentanza di una specifica minoranza e finendo paradossalmente per sminuirla, rincuora assistere a un film nel quale finalmente una tematica come la non binarietà viene trattata senza superficialità. Essa viene integrata perfettamente all’interno del racconto senza risultare in alcun modo forzata e presente solo per ragioni di agenda, allo scopo di rimediare a quella che per molto tempo è stata una mancanza dell’industria.

Le intenzioni alla base del film sono dichiarate fin dal materiale di partenza, un fumetto scritto e disegnato da un autore che ha compiuto un processo di transizione (da F a M), trovando nella multiformità dell’animazione la via ideale attraverso cui affrontare con intelligenza e creatività un tema così complesso e delicato. La pellicola, diretta a quattro mani da Nick Bruno e Troy Quane, recuperata da Netflix da un vecchio progetto dei furono Blue Sky Studios, sfrutta proprio la natura “fluida” dell’animazione per inserirsi in un dibattito assai discusso nella contemporaneità. L’abilità di Nimona di cambiare a piacimento le sue fattezze per diventare qualsiasi cosa lei voglia, da un rinoceronte a un gorilla, passando per un drago (rigorosamente in rosa), è rappresentativo del suo non riconoscersi in nessuna categoria, ritenendo ridicolo l’essere identificata in qualcosa, e per questo perseguitata.  Il tutto attraverso una caratterizzazione della protagonista che attinge a pieno dalla storia dell’animazione, prendendo dallo spirito ribelle di Bart Simpson, da quello sarcasticamente posato di Bugs Bunny, fino ad arrivare a quello caotico e distruttivo tipico dei cartoon di Tex Avery.

Luca D’Albis

Voto: ★★★