Natalie Portman – Il cigno nero

Regia: Achim Scheunert
Montaggio: Lars Roland
Produzione: Leopold Hoesc
Genere: Documentario
Cast: Natalie Portman, Justin Chadwick (regista dell’Altra donna del re), Todd M. Thaler (direttore del casting per Léon), Helen O’Hara, Jennifer Merin, Annette Insdorf.
Durata: 52 min
Origine: Germania
Uscita su Sky: ottobre 2026
Piattaforma: Sky
Scegliere un’unica immagine per rappresentare Natalie Portman è impossibile, dichiara la critica e storica cinematografica Annette Insdorf al termine del documentario dedicato alla splendida attrice che, a quarantacinque anni, vanta già una carriera vertiginosa. Eppure, ce n’è una che rimane in mente oltre le preferenze per un genere o per un regista: è quella di Mathilda, la bambina che in Léon (1994) di Luc Besson cammina spedita con una pianta in vaso tra le braccia, a fianco dello spietato sicario (Jean Reno) con cui ha stretto un curioso legame di solidarietà. Era l’esordio di Natalie, scelta tra tante altre candidate: appena dodicenne ma determinata e grintosa, contribuì al successo di quel thriller violento e provocatorio rendendo credibile e dolorosamente umano un personaggio che rischiava ogni momento di sconfinare nella dimensione sessuale implicita di una giovane Lolita. Non a caso, poco tempo dopo, le fu offerto il ruolo di protagonista nel remake del film tratto dal celebre romanzo di Nabokov, che Natalie rifiutò, probabilmente anche per volontà dei suoi genitori, già scettici riguardo al personaggio di Mathilda e decisi a tenerla lontana da altre interpretazioni controverse.
Nel 1996 in Beautiful Girls è ancora una ragazzina innamorata di un adulto, ma nel ‘98 esordisce a teatro nei panni di Anna Frank, come lei sedicenne e di origini ebraiche. Non è la sua unica esperienza di recitazione dal vivo: pochi anni dopo è infatti Nina nel Gabbiano di Cechov, accanto a Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman. La rappresentazione ha luogo a Central Park per la regia di Mike Nichols. Nuovamente diretta da Nichols ma questa volta per il cinema, recita in Closer, dove ha la parte di una seducente spogliarellista dai capelli rosa, vittima e contemporaneamente complice dei giochi di potere all’interno di una coppia. L’attrazione costante per l’accettazione di sé nonostante il difficile cammino che implica, la conduce dritta a quello che fino a oggi è stato per lei il ruolo della vita: un’altra Nina, la prima ballerina che nel film di Aronofsky del 2010 interpreta sia il misterioso Cigno Nero sia l’angelico Cigno Bianco. Dopo una lunga e faticosa preparazione che esigeva diverse ore al giorno di esercizi e di allenamenti, Portman è riuscita a impersonare una figura di giovane donna che esprime il male di vivere con ogni sguardo e con ogni passo di danza, trasfigurando nella leggerezza dei gesti e degli atteggiamenti il lato oscuro della bellezza e della perfezione. Per quel film vinse, strameritandolo, l’Oscar come migliore attrice protagonista. Poco prima, nel 2008, era stata un’intensa Anna Bolena nell’Altra donna del re. Intanto, già dal 1999, mentre recitava in un episodio di Star Wars nel quale era la regina Amidala del pianeta Naboo, studiava psicologia ad Harvard.
A soli diciannove anni Portman aveva già un profilo ben delineato: amava il cinema, ma stare davanti alla macchina da presa non era la sua unica ambizione. Ben presto provò a passare dall’altra parte, diventando regista di due corti, uno dei quali con due protagonisti quali Lauren Bacall e Ben Gazzara. Nel 2015 diresse il suo primo lungometraggio, la trasposizione cinematografica del libro Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz (titolo italiano del film: Sognare è vivere). Più tardi, nel 2024, arriva a cimentarsi nella produzione con la serie televisiva La donna del lago, di cui è anche interprete.
Portman è la sofisticata testimonial di Dior e di un profumo cult, ma è anche un’attivista che si batte contro tutti gli -ismi e prende posizione contro le disuguaglianze e in particolare il sessismo, decisa a contrastare il dominio maschile nel cinema. Il documentario di Achim Scheunert ha la struttura classica del racconto cronologico, realizzato con notizie biografiche e con interviste alla stessa attrice e a esponenti della storia e della critica cinematografica. Poche e non particolarmente significative le testimonianze di attori o registi. Se sul piano della filmografia l’opera non poteva essere esaustiva, data la quantità di materiale esistente, la qualità di quello stesso materiale lasciava presagire un risultato più affascinante. Affiora il dubbio che quella del Cigno Nero sia una storia ancora da raccontare.
★★ 1/2
Lucia Corradini