Le Triangle d’Or

CANNES 79

FUORI CONCORSO

Le triangle d’Or, di Hélène Rosselet-Ruiz

Per guadagnare i soldi che servono alla sua famiglia, Laura accetta di occuparsi di Souria, l’amante segreta di un principe saudita, vivendo sette giorni su sette in un appartamento lussuoso e dorato come il quartiere in cui si trovano, Le triangle d’Or a Parigi. La regola è semplice: essere sempre a disposizione e fare tutto quello che “Madame” comanda, senza fare domande; in cambio per lei ci sono 250 Euro al giorno, consegnati di persona dall’autista del principe. Fra l’esecuzione delle sue mansioni casalinghe e l’acquisto di cibo che viene puntualmente gettato senza essere stato toccato, Laura cerca di mantenere la sua dignità, trovando anche il tempo per allenarsi, ma i modi di Souria diventano ogni giorno più difficili da accettare. Quando la giovane all’improvviso prende le sue cose e decide di andarsene, Souria ha un attacco di panico e crolla, come crolla la sua maschera, rivelando tutta la sua fragilità. Da qui in avanti il film percorre una strada diversa che segnerà l’inizio di una nuova relazione fra le due.

La regista di Le triangle d’Or, Hélène Rosselet-Ruiz, è stata per un’estate intera la cameriera di una ricca donna saudita che era l’amante di un membro della famiglia reale. Ha quindi conosciuto da vicino le dinamiche di un mondo in cui bisogna nascondersi e rispettare le gerarchie ma, a differenza della sua protagonista, era parte di uno staff intero che spariva con lei in un’ala della grande casa, quando c’erano visite.

Per il suo primo lungometraggio Rosselet-Ruiz sceglie di dare a una sola persona il ruolo coperto in realtà da un intero staff, concentrandosi così sulle due figure femminili e mostrando l’evoluzione del loro rapporto. Laura è quasi sempre sola in una casa che ha le sembianze di un caveau, in cui il lusso e i soldi non possono tuttavia compensare la sensazione di essere prigioniere; le molte telecamere installate in ogni stanza danno anche a chi è seduto in sala un senso di claustrofobia.

Durante il colloquio di assunzione Laura aveva percepito la presenza di uno sguardo su di sé; alzando gli occhi la donna aveva capito di essere osservata. La scelta di proporre ad intervalli regolari le immagini riprese dalle telecamere sfocia in un’intensa scena finale che ribalterà la situazione in modo speculare: rivolgendo uno sguardo disperato verso la telecamera, Souria cerca l’aiuto di Laura che, pur avendo visto, non potrà fare nulla. “Personne n’est libre”, dice la regista parlando del suo primo film nel pressbook. Non è libera nemmeno la pantera “lamentosa” chiusa in gabbia che Laura cerca di consolare.

Dopo un cortometraggio sulla storia di due sorelle gemelle, Rosselet-Ruiz indaga ancora una volta una relazione al femminile, mostrando due diverse sensibilità di essere donna. Nell’evoluzione del rapporto le due cercheranno, invano, di assumere l’una le qualità dell’altra. La presenza di più lingue nel film, ben quattro per tre personaggi, denota una grande attenzione anche ai dettagli.

Il film solleva un’importante questione: cosa si è disposti a fare per soldi o per amore?

Claudia Bersani