Titolo originale: Out of  the Blue

Regia: Neil LaBute

Sceneggiatura: Neil LaBute

Cast: Diane Kruger (Marilyn), Ray Nicholson (Connor), Gia Krovatin (Kim), Hank Azaria (Jock), Chase Sui Wonders (Astrid), KeiLyn Durrel Jones (Jared), Victor Slezak (Richard)

Origine: Usa

Durata: 104’

Anno: 2022

Piattaforma: Sky

Connor è un giovane in libertà vigilata dopo l’uccisione accidentale di una persona. Incontra Marilyn, sposata con un uomo ricco che ha già una figlia che lei afferma di difendere da abusi subendo poi reazioni violente. Tra i due nasce un’intensa passione.

Neil LaBute è noto per avere avuto una carriera altalenante. Dopo l’esordio con l’interessante Nella società degli uomini  e il successivo Amici e vicini che fustigavano gli uomini, era passato al ritratto in rosa di Betty Love da cui i maschi non uscivano ancora una volta benissimo. Ciò che lo aveva invece portato a una caduta libera (dopo il risultato commercialmente positivo di Possession-Una storia romantica) era stato il remake di The Wicker Man a costituire uno dei tanti flop che ha collezionato Nicolas Cage. Da allora film di non eccelso richiamo si sono alternati a serie televisive.

In questa occasione ha a disposizione un figlio d’arte (Ray Nicholson) e un’attrice navigata come Diane Kruger. L’idea è quella di ripercorrere le strade battute dal noir più classico accoppiando una donna che racconta di sé e delle negatività di una vita di coppia tanto lussuosa quanto dolorosa (senza che però mai la si possa cogliere in quel contesto) a un giovane che cerca, come si diceva un tempo, di rifarsi una vita.

Sarà che in storie come questa il colore deve essere usato con attenzione (LaBute ci prova con quello del costume di lei) mentre il bianco e nero aiuta. Sta di fatto che alla Marilyn della Kruger viene offerta un’aria angelica lasciando fino in fondo la possibilità o meno di considerarla una dark lady. A Nicholson viene chiesto di caratterizzare un Connor troppo pasticcione e ingenuo tanto da arrivare a suggerire l’omicidio del marito di lei pur sapendo di essere sotto la stretta e odiosa sorveglianza di un poliziotto locale nonché di quella, più comprensiva ma comunque severa, di un agente federale.

LaBute crede però fermamente nella rilettura del genere tanto da costellarlo di cartelli che indicano lo scorrere del tempo finendo però con il diventare disturbanti con il loro rapido succedersi, soprattutto nella parte finale.

Giancarlo Zappoli

Voto ★★1/2