Il cinema ritrovato XXXVI edizione 

 Una miniera inesauribile

Da 36 anni, grazie anche all’intuito e alla creatività di Gian Paolo Testa e Vittorio Boarini alla cui memoria l’edizione è stata dedicata, Bologna attrae cinefili, appassionati e spettatori tout court perché volgano lo sguardo al passato per poter meglio valutare il presente. C’è davvero il problema della scelta perché ogni sezione viene pensata e programmata per essere seguita nel suo complesso. Ma altre sirene innalzano il loro canto per attrarre un Ulisse/spettatore che tende a non farsi legare perché il potere di attrazione è troppo forte. Ecco allora che quello che segue è un reportage che non può aspirare neppure lontanamente all’esaustività ma intende segnalare alcune eccellenze (tra le tante) che è stato possibile vedere (per la prima volta) oppure ri-vedere con occhi nuovi e, va sottolineato, con copie sempre perfette.

Ritrovati e restaurati

Iniziamo con l’ampia sezione, curata dal direttore della Cineteca  Gian Luca Farinelli in collaborazione con Janice Simpson, con una riscoperta che, inserita nella rassegna denominata “Pratello Pop” (con riferimento al quartiere in cui si trova il cinema Europa sede delle proiezioni) ha ottenuto applausi più che convinti.

TOMMY di Ken Russell (Gran Bretagna, 1975)

Il film Tommy, trasposizione dell’opera rock di Ken Russell del 1975, è un film corale e grandioso per la presenza di star d’eccezione (Jack Nicholson, Tina Turner, Elton John solo per citarne alcuni) e per la sua struttura esteticamente perfetta, volutamente eccessiva, densa e ricca di riferimenti a tre decenni di musica e cinema inglese (1940-1970), ma non solo. Elogiato dalla critica e considerato dal regista stesso la sua opera migliore (a cui si dedica per 6 mesi in stretta collaborazione con il compositore, Pete Townshend), il film è un tripudio di melodie coinvolgenti, ma non manca di mostrare gli orrori dell’età moderna e la crudeltà di una coppia che usa la genialità del figlio prima (campione di flipper malgrado la cecità e la sordità) e il suo carisma spirituale di predicatore poi per fare soldi.

Tommy è però anche la storia di un viaggio evolutivo. La liberazione e la definitiva elevazione spirituale sulla cima della montagna (luogo dove in apertura del film nasce la storia d’amore dei genitori di Tommy che qui gli danno la vita) avviene solo dopo essere passati dalle peggiori esperienze  ed essersi avvicinati alla morte. L’invocazione, leitmotiv di tutto il film See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me (“Guardami, percepiscimi, toccami, guariscimi”) diventa un inno alla vera libertà finalmente raggiunta. (C.B.)

Il cuore della sezione è costituito dalle proiezioni in Piazza Maggiore che si aprono alla amplissima presenza di un pubblico che va al di là della cerchia degli addetti ai lavori o dei cinefili internazionali.

L’apertura è stata dedicata a un film che ha finito con il mutare purtroppo la sua finalizzazione nella programmazione. Originariamente era legato alla presenza di Stefania Sandrelli  che meno di due ore prima era stata impegnata in un colloquio pubblico con Farinelli sulla sua carriera. La scomparsa di un grande attore come Jean-Louis Trintignant ha fatto sì che si trasformasse in gran parte in un ricordo della sua fondamentale presenza nel film.

IL CONFORMISTA di Bernardo Bertolucci (Italia/Francia/Germania Ovest, 1970)

Nello stesso anno in cui gira per la televisione Strategia del ragno Bertolucci si accosta alla grande produzione internazionale e fa subito centro. Il tema che gli sta a cuore in quel momento è quello del tradimento. Se in Strategia del ragno  la scoperta stava nel prendere atto della mancata coerenza della figura paterna qui è il ‘figlio’ (culturalmente parlando) che accetta l’incarico di uccidere il padre (il professor Quadri esiliato politico durante il fascismo). Entrambi di derivazione letteraria (Borges per il primo, Moravia per il secondo) mostrano come il giovane regista  (Bertolucci all’epoca ha 29 anni) sappia non solo gestire la sceneggiatura ma abbia anche un sostanziale controllo su un cast di primo livello. Al Trintignant/Marcello Clerici borghese e vigliacco che trova nel regime e nell’OVRA (Opera Volontaria Repressione Antifascismo) il guscio in cui tentare di accomodare la propria ignavia accosta una Sandrelli attenta alla vita e non aliena dalla curiosità. Il ballo con la seducente Dominique Sanda è carico di una sensualità che si esprime nei gesti e negli sguardi che le due si scambiano (e che non a caso sono diventatiil manifesto dell’edizione). Rivisto oggi Il conformista rende ancor più attuale la riflessione di Morando Morandini che vedeva in Clerici non solo un uomo legato ad un periodo storico definito ma il rappresentante di una tipologia destinata a riprodursi in ogni epoca e sotto ogni temperie politica (G.Z.)

DANS LA NUIT di Charles Vanel ( Francia, 1929)

Ancora un omaggio ad un attore che però, in questo specifico caso, si è misurato con la regia. Si tratta di un interprete del calibro di Charles Vanel che scrive, dirige ed ha il ruolo maschile principale. Il protagonista di un film come Vite vendute di Henri-Georges Clouzot  decide di avere al proprio fianco una compagna di set con cui ha già collaudato la collaborazione, Sandra Milowanoff. Il film mostra come Vanwel avesse acquisito un senso dell’inquadratura e della tensione drammatica di grande livello benché come regista fosse all’opera prima.  Il plot prevede un matrimonio felice che entra in crisi quando il marito, che è un cavatore di pietre, viene sfigurato da un incdente che lo costringe a portare una maschera. Lo spettatore viene invitato a partecipare alla sua angoscia e al dolore che la reazione della consorte gli impone, con tanto di colpo di scena finale. La lunga sequenza introduttiva che alterna il lavoro nella cava con i festeggiamenti per il matrimonio mostra come Vanel abbia la consapevolezza precisa dell’importanza del linguaggio cinematografico anche quando la vicenda non è ancora entrata nel vivo. Purtroppo però il film uscì nel periodo sbagliato. Il suo arrivo sugli schermi nel 1930 fece sì che conquistasse il titolo di ultimo film muto del cinema francese. Il pubblico però ora voleva il sonoro e, nonostante le critiche favorevoli, scomparve rapidamente dalle sale per ornare ora sul grande schermo in versione restaurata. Oggi il film viene proposto da Cineteche nel mondo con un accompagnamento ogni volta diverso non essendo disponibile la partitura originale. Il gruppo Cleaning Women ne ha offerto una lettura quasi ipnotica ma aderente alle immagini (G.Z.)

Forever Sophia

Che vesta i panni della pescivendola in Pane, amore e …, di una ladra in Peccato che sia una canaglia o sia l’ambitissimo premio di una lotteria al luna park nel quarto atto di Boccaccio ’70 – La riffa, Sophia Loren è sempre affascinante, autentica, seducente. In modo particolare è splendida nel tener testa, con il suo fascino e la spiccata favella, agli uomini che le ruotano attorno.

Presentiamo qui brevemente tre dei film proposti nella sezione Forever Sophia che il Cinema Ritrovato le dedica quest’anno.

PECCATO CHE SIA UNA CANAGLIA di Alessandro Blasetti, 1954

Al suo primo ruolo da protagonista in un lungometraggio, la Loren è in tutti i sensi brillante ed esplosiva nel suo ruolo di ladra e figlia d’arte del bravissimo De Sica. Questa commedia dai toni spumeggianti e divertenti, ispirata al racconto Il fanatico di Alberto Moravia, segna l’inizio di un connubio vincente, quello fra la Loren e Mastroianni.

Paolo (Mastroianni), giovane e ingenuo tassista, viene letteralmente travolto da una seducente e prorompente Lina (Loren), che con l’aiuto dei suoi complici vorrebbe rubargli l’auto, senza riuscirci mai, ma che abilmente riuscirà con il linguaggio, non solo verbale, a confonderlo cambiando ogni volta le carte in tavola. Come un fiume in piena Lina entrerà nella vita di Paolo fino a farlo innamorare.

Con una sceneggiatura piena di verve e umorismo, Blasetti ci porta in un mondo dove le truffe e i borseggi della famiglia ci appariranno innocenti stratagemmi per riuscire a vivere. Travolti da un climax ascendente di gag sempre più veloci che culmina con uno splendido monologo di De Sica in commissariato, in un clima rilassato e divertito dove alla fine nessuno verrà accusato di nulla e a vincere sarà solo l’amore fra Lina e Paolo.(C.B.)

PANE, AMORE E … di Dino Risi, 1955

Dopo i primi due episodi della serie questo terzo atto rappresenta una svolta sia nella regia (passando da Comencini a Risi) sia nel cast (sostituendo la Lollobrigida con la Loren) e trova nuova ambientazione approdando alla colorata e turistica Sorrento degli anni ’50 che fa da sfondo a una commedia divertente e maliziosa, in cui per la prima volta viene inserita anche la presenza di personaggi esotici come quello di una turista svedese.

Il maresciallo Carotenuto torna alla natia Sorrento dove viene accolto e poi controllato a vista dal fratello Don Matteo, parroco della cittadina, e dal corpo dei vigili urbani, dei quali assumerà il comando. La gioia del ritorno viene guastata dall’impossibilità di tornare a vivere nella sua casa, ormai occupata da una giovane vedova, la splendida pescivendola soprannominata “La Smargiassa”, che ammalia da subito il maresciallo riuscendo a non farsi sfrattare e addirittura a far assumere nel corpo dei vigili urbani il suo innamorato. Momentaneamente ospite di donna Violante, il Maresciallo riuscirà, malgrado le premurose attenzioni della burbera domestica e del fratello protettivo, a vivere in spensieratezza questa nuova fase di vita, concedendosi e concedendoci lo spettacolo  di uno splendido Mambo italiano in terrazza con donna Sofia, alla quale tuttavia alla fine rinuncerà per restituirla alle braccia del suo giovane innamorato. (C.B.)

LA RIFFA di Vittorio De Sica, 1962

Splendidamente sensuale e sempre vestita di rosso ne La Riffa, Zoe oscura ogni altra presenza femminile. Attorno a lei, premio e perno della vicenda, ruotano una decina di uomini, commercianti, pescatori e contadini accorsi per la fiera del bestiame, disposti a pagare qualsiasi cifra pur di poterla avere tutta per loro per una notte. Il biglietto vincente sarà quello del sagrestano del paese che non ha nessuna intenzione di cedere l’ambito premio. Mettendo a confronto il sacro con il profano, gli impulsi naturali con le regole della società, la sceneggiatura di Zavattini tratteggia un ambiente goliardico e quasi paradossale in cui sarà la splendida Zoe a vincere, sottraendosi al vincitore a cui regalerà tutti i suoi soldi e concedendosi invece ad un giovane uomo di cui è innamorata.(C.B.)

Documenti e documentari

Il documentario ormai è ampiamente uscito dai confini in cui lo si è voluto rinchiudere anche troppo a lungo. Questa sezione ne è una testimonianza con le sue suddivisioni che hanno i titoli Miti e maestri, Documenti, Film che riusano altri film e Attori e cantanti. In questa sezione la Francia ha battuto il Brasile 2 a 1 e una delle opere era dedicata ad un attore chansonnier purtroppo non ricordato come meriterebbe: Maurice Chevalier.

RENDEZ-VOUS AVEC MAURICE CHEVALIER di Cyril Leuthy, (Francia, 2022)

Sono trascorsi 50 anni dalla sua scomparsa e Chevalier meritava una rivisitazione sia come persona/personaggio sia come artista che ha attraversato diverse forme di spettacolo fino a giungere a un successo transoceanico. La persona  non dimenticava (e qui viene ampiamente sottolineato) le proprie umili origini Nato nel 1888 nel quartiere popolare di Ménilmontant Maurice aveva esordito a dodici anni con un monumento dell’intrattenimento francese: Mistinguett per poi iniziare una scalata al successo dettata dalla sua simpatia ma anche da una molteplicità di doti sviluppate con quella buona volontà che pensava fosse indispensabile per non farsi paralizzare dalle umili origini. Riteneva che il suo fosse un esempio imitabile da parte di coloro che nascevano essendo sfavoriti dalla sorte. Chevalier, con Amami stanotte di Rouben Mamoulian nel 1932 coglie rapidamente tutte le possibilità che il sonoro può offrire ad un performer come lui accettando il ruolo di protagonista in un film che nel 1990 è stato inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso come opera di importanza storica, estetica e culturale. È sufficiente vedere e ascoltare la sinfonia introduttiva di suoni e rumori che si trasformano in musica per comprendere come lo charmeur parigino sapesse dove giocare le proprie carte. Wes Anderson in The French Dispatch non ha dimenticato di rendere omaggio a quel film. (G.Z.)

I fiori avvelenati di Victorin-Hippolyte Jasset

Uno dei fiori, non avvelenati bensì all’occhiello,de Il Cinema Ritrovato è costituito da sezioni come questa. Apparentemente dedicate solo agli specialisti consentono di fare la conoscenza con autori e opere di grande successo all’epoca della loro uscita e ora note solo agli studiosi. È quanto accade con Jasset, genio multiforme particolarmente versato per il film d’azione poliziesco che sfociava nel serial.

Con Nick Carter  la compagnia Éclair crea il primo eroe del serial cinematografico a cui farà seguire le avventure di Zigomar.

Preceduto da due film brevi con al centro il detective Nick Carter (Nick Carter, le roi des détectives-Episode 1: Le guêt-apens e Nick Carter- Le Mystère du lit blanc) e accompagnato al piano da Donald Sosin è stato proiettato

ZIGOMAR, ROI DES VOLEURS di Victorin-Hyppolite Jasset (Francia 1911)

Nato sulle pagine del quotidiano parigino “Le Matin” e poi ripubblicato in fascicoli “Zigomar” di Léon Sazie divenne una pubblicazione attesa ogni mercoledì nelle edicole. Il cinema non poteva non appropiarsene. I 23 episodi si trasformano in una trilogia che ha il compito di adattare un feuilleton allo schermo. Sarà ovviamente l’azione a prevalere ottenendo però un successo probabilmente insperato in una nazione decisamente lontana dalla Francia sia geograficamente che culturalmente: il Giappone.  Sarà lì (e precisamente a Tokyo) che il primo Zigomar uscirà nel novembre 1911 ottenendo un riscontro immediato che mise in allarme le forze della polizia che temevano episodi di imitazione. I film di Zigomar vennero sequestrati ma continuarono a circolare con il titolo cambiato. Ciò che oggi ci sembra assolutamente innocuo se non anche un po’ingenuo non lo era all’epoca. Si tratta di una lezione che vale per il nostro presente proiettato nel prossimo futuro. (G.Z.)

 

Claudia Bersani, Giancarlo Zappoli