Face à face (Le due facce della legge)

Valutazione: 7

Creatore della serie: Anne-Charlotte Kassab, Nassim Bem Allai, Yann Le Gal

Genere: crime/thriller

Regia: Julien Zidi

Sceneggiatori: Anne-Charlotte Kassab, Nassim Bem Allai, Yann Le Gal

Interpreti: Clare Borotra (Justine Rameau), Constance Gay (Vanessa Tancelin), Pascal Demolon (Alain Rameau), Marc Ruchmann (Grégory Marchois), Philypa Phoenix, Alain Doutey, Agnès Soral, Éric Savin

Produzione: Sébastien Charbit, Sidonie Cohen de Lara, Krystel Bazek

Network: Giallo Tv

durata episodio: 52 minuti

origine: Francia

Anno: 2021

Uscita: prima italiana 4 novembre 2021

Titoli di testa: Breve sigla su canzone in inglese con raccolta di foto delle due protagoniste da bambine poi si passa a titoli già sull’azione.

Script: Una sceneggiatura che si muove agilmente tra elementi privati (con ben due colpi di scena) e detection risolta nell’episodio

Ritmo narrativo: Passaggi rapidi

Locations: Strasburgo fa da sfondo alla serie senza però esserre dominante se non come riferimento alla protagonista poliziotta che viene da Parigi.

Recitazione: le due protagoniste 8con il classico stereotipo mora bionda si confrontano con qualità e lo stesso vale per i comprimari

Musica: poco significativa

Originalità delle soluzioni narrative/formali: nulla di particolarmente innovativo

Pilot

Un uomo in un ufficio cerca di sbarazzarsi di un cadavere e lo getta da una finestra in un cortile, non prima però di essersi  accidentalmente macchiato di sangue la camicia.

Vanessa Tancelin, comandante di polizia appena arrivata in servizio a Strasburgo da Parigi, scende dalla moto di un uomo con cui ha trascorso una notte molto soddisfacente ma che non vuole replicare, afferma, per conservarne il ricordo. Viene accompagnata da un collega, il capitano Kiefer, nel luogo in cui è stato ritrovato il cadavere e lì si accorge di una persona che si aggira tenendo chiusa la giacca sul petto. Lo raggiunge mentre cerca di scappare. Nell’atrio dell’edificio dove si trova l’ufficio Vanessa incontra il giudice istruttore Justine Rameau che sta parlando con il proprietario della società di cui il defunto era dipendente. Viene ricostruito l’accaduto. Augé,il revisore contabile fermato, si autoaccusa di averle ucciso Martin Keller,  con una statuetta che dice di aver gettato nella spazzatura dove però non è stata rinvenuta. L’uomo è mancino come l’assassino ma, a causa di un incidente, non può aver avuto la forza necessaria per uccidere. Ci si convince che si sia autoaccusato per coprire qualcuno.
Vanessa si reca in ospedale a trovare il padre, che è stato un giudice ed ora è in condizioni abbastanza serie. Lo invita a dire a Justine, con la quale si è trovata in sintonia, la verità: sono sorellastre in quanto lei è frutto di una relazione extraconiugale dell’uomo che lui non ha mai rivelato. Vanessa non riesce ad allontanarsi in tempo dalla stanza prima che sopraggiunga Justine. La rivelazione, con conseguente alterco, avviene davanti agli occhi del padre che ha un attacco cardiaco e muore.

Mentre è triste e sola in un bar la raggiunge Kiefer che le dice che la moglie di Keller aveva pagato la caparra per un appartamento per poi annullarla due giorni dopo. Intanto Justine torna a casa senza dire nulla dell’esistenza di una sorella a marito e figlia. Il capo di Vanessa è Alain Rameau, marito di Justine, a cui è stato chiesto dalla moglie di rispedire Vanessa a Parigi. Lei ora gli rivela ciò che la consorte non gli ha detto. Immediatamente prima l’aveva messa a conoscenza del fatto che Justine aveva deciso di scarcerare l’autoaccusato. Justine viene convocata dal notaio di fiducia del padre il quale, oltre a rivelarle ciò che lei già conosce, le dice che Vanessa era stata riconosciuta dal padre ed ha diritto a metà dell’eredità, ivi compresa la casa in cui lei vive.

Vanessa interroga Isabelle,  la moglie di Keller, la quale finisce con l’ammettere di aver voluto lasciare il marito che la picchiava. Decide di tenerla in custodia, anche se ciò è al limite della procedura, perché è convinta che sappia di più di quel che ha detto. Approfittando di una temporanea assenza del collega gli cancella un file dal computer. Mentre lei pedina lo scarcerato si scopre che il file è stato cancellato e Justine vuole sapere chi è stato minacciando Kiefer di sospensione dal servizio. Vanessa ha visto Augé recarsi presso un’abitazione e scopre che la persona che cercava, non trovandola, era Julienne Duverne, la socia proprietaria dell’azienda.

Convocata da Alain su richiesta di Justine, Vanessa ammette di aver cancellato il file che conteneva l’alibi di Isabelle per poterla trattenere in stato di custodia. Justine interroga Julienne che inizialmente dice di non conoscere Augé ma poi, in sua presenza, emerge che è la figlia di Augé ed Isabelle di cui lui non era a conoscenza fino a poco tempo prima. Julienne dichiara che la sera del delitto, totalmente ubriaca dopo aver bevuto molto insieme al suo socio e proprietario dell’azienda Nicolas Govin, ha ucciso il suo patrigno. Intanto emerge che Kiefer e Vanessa hanno passato la notte insieme.  Justine intanto procede con il funerale e la cremazione del padre, verso il quale ora prova un certo rancore, senza avvisare Vanessa. La quale intanto capisce che l’assassina non può essere stata Julienne perché non è mancina.

Vanessa soffre per non aver potuto partecipare alle esequie e per reazione si presenta a casa di Justine e Alain occupando la stanza degli ospiti, visto che metà della proprietà è sua. Si presenta anche alla nipote che è sorda. Dal rapporto di laboratorio sul DNA della statuetta che è stata ritrovata emerge che chi la maneggiava soffre di un disturbo progressivo che incide anche sulla vista. Si cerca la cartella clinica di Govin che corrisponde ma l’uomo si rifiuta, nonostante possa incorrere in un anno di detenzione e in 15.000 euro di multa, di sottoporsi all’esame del DNA. Scoperta una sua allergia Vanessa lo aggredisce col volto coperto soffocandolo per pochi istanti con un sacchetto che contiene ciò a cui è allergico. La prova del DNA ora c’è e lo incastra. Ha ucciso e poi, approfittando della sua ubriachezza, ha cercato di incolpare Julienne che il padre ha cercato di scagionare autoaccusandosi. Ora Vanessa è in casa e ascolta una telefonata di Alain alla sua amante. L’uomo se ne accorge e la guarda prima che Justine rientri.

Siamo di fronte a una serie francese che è stata indicata come una sorta di plagio della precedente Il giudice e il commissario datata 2006 ed andata in onda da noi su Rete 4. In effetti anche qui abbiamo un procuratore e una capitano entrambe donne come in quel caso. Caratteri diversi, modo di porsi dinanzi ai casi molto differente in entrambe le serie. Dove sta allora la differenza? Risiede nel fatto che in questo caso non ci si limita ad un intreccio da serie serializzata in cui ad ogni episodio in cui si auto conclude un caso si associa un running plot molto particolare. Perché, come nei feuilleton di venerata memoria, il legame tra le due protagoniste non è solo di carattere professionale, per quanto oppositivo, ma è un legame di sangue. L’esistenza mai rivelata di una  figlia a cui si è dato riconoscimento con tutte le conseguenze legali del caso fa sì che il plot si carichi di questa relazione da sempre nota all’una (la poliziotta) e del tutto ignota all’altra (il giudice istruttore). È questo l’elemento di originalità che può attrarre chi guarda in quanto aggettante più alla soap che alla serialità crime. Nel pilot poi si gioca anche alla specularità perché chi si autoaccusa dell’omicidio è a sua volta padre di una figlia illegittima e , in questo caso, non riconosciuta dalla quale ricevere solo freddezza.  Ciò che può lasciare perplessi, ma anche curiosi sulla possibilità di sviluppo della materia, è il cliffangher di fine puntata con la scoperta, da parte di Vanessa, di una relazione extra coniugale del marito di Justine. Costui, con  una certa audacia nello script, è anche il diretto superiore, in quanto commissario, della neo cognata Vanessa. Siamo quindi di fronte alla possibilità di sviluppare un doppio intreccio di possibili tensioni (tra sorelle e tra cognati). Senza dimenticare che si è accennato anche ad una notte di sesso tra Vanessa e il collega il quale le ha dichiarato che lei non è il suo tipo, lasciando intendere il contrario. In definitiva siamo dinanzi ad un pilot “comme il se doit” direbbero i francesi: senza tutte le premesse ivi inserite ci si ritroverebbe senza bussola narrativa.

Giancarlo Zappoli