Estranei

Regia: Cosimo Alemà
Sceneggiatura: Francesco Baucia, Davide Cogni, Ruben Marciano, Nicola Peirano, Andrea Valagussa
Scenografia: Alessandro Bigini
Montaggio: Gianluca Scarpa
Fotografia: Ilya Sapeha
Produzione: Leonardo Ferrara, Giusi Buondonno, Emanuele Cotumaccio, Giuseppe Giglietti (RAI)
Genere: Drammatico, thriller
Cast: Elena Radonicich, Ricky Memphis, Marco Cocci, Kel Giordano, Valentina Carnelutti, Sebastian Luque Herrera, Maurizio Donadoni, Eleonora Giovanardi. Con Giulio Scarpati e con Isabella Ferrari.
Durata: 4 puntate (8 episodi, 50 min ciascuno)
Origine: Italia
Uscita: 9 ottobre 2026
Rete di trasmissione: Rai 2
Laura Macchi, negoziatrice dei carabinieri, ritorna nella nativa Correggio per prendersi cura di Antonio, suo padre nonché sindaco del paese, malato di cuore. Mentre riallaccia i contatti con la gente del posto, tra cui Silvia Carulli, la sua migliore amica ai tempi della scuola, e Mario Ferrari, un amore irrisolto del passato, Laura viene dapprima a conoscenza, e subito dopo incaricata, di un caso che scuote l’opinione pubblica: Camilla, figlia di un’altra amica del suo gruppo, e Manraji, figlio della badante di Antonio, sembrano svaniti nel nulla. Si pensa a una fuga romantica, che spiegherebbe l’assenza del ragazzo proprio nel giorno in cui doveva portare il Libro Sacro alla Festa del Raccolto e il ritrovamento di una seconda scheda del cellulare di Camilla di cui nessuno sapeva niente. Ma troppe cose non tornano e l’apprensione aumenta. Nel frattempo, avvertito dalla madre di Manraji e approfittando di un congedo, arriva a Correggio suo cugino Bisan Singh, italiano di seconda generazione con un’adolescenza difficile alle spalle che l’ha indotto ad arruolarsi nella Legione Straniera. Laura si rende subito conto che il suo contributo potrebbe essere decisivo e non esita a farlo entrare in squadra. Durante le ricerche e le indagini, per lei si riaprono antiche ferite, riemergono ricordi e ricompaiono sensi di colpa del passato.
Prodotta con il sostegno della regione Emilia Romagna, Estranei ha alcuni punti di forza che le consentono di distinguersi nel vasto panorama delle serie televisive. Innanzitutto un aspetto particolare del tema dell’integrazione, intesa come un conseguimento da non dare mai per scontato, nemmeno quando sembra definitivamente acquisito. A Correggio si trova una delle più grandi comunità sikh d’Europa, una solida realtà che dura ormai da quasi trent’anni e un caso esemplare per l’estrema coesione delle due culture, italiana e indiana. Eppure, quando un evento incomprensibile e doloroso irrompe nel quotidiano, ecco che l’altro, il diverso, ridiventa estraneo, sconosciuto, straniero. È il primo sul quale ricadono i sospetti, consapevoli o seminascosti in una zona grigia della coscienza, sussurrati o ammessi a voce alta con i toni più aggressivi. Il concetto di estraneità si espande e acquisisce un altro valore e nuovi significati estendendosi anche ai due ragazzi in fuga rispetto al resto del mondo, alla stessa Laura rispetto alle amicizie lasciate e ritrovate, ai suoi colleghi di lavoro quasi diametralmente opposti tra loro: il maresciallo retrogrado, interpretato con la giusta misura da Ricky Memphis, e il cugino di Manraji, irruente e fuori dagli schemi, che ha il volto di Kel Giordano, già attore in varie fiction tra cui Nero a metà.
Il regista Cosimo Alemà, che realizza da tempo videoclip con una predilezione per l’hip hop e la musica underground, usa una tecnica essenzialmente sensoriale. Per restituire gli stati d’animo di Laura quando ritorna a casa dopo una lunga assenza e quando rivive i propri traumi indagando sugli avvenimenti, Alemà rinuncia al flashback e usa invece il montaggio, le atmosfere e i suoni. Nel primo episodio spiccano i campi lunghissimi del territorio: in particolare quello del Po, ampio e lento nel tratto reggiano, che accompagna la considerazione di Laura su quei luoghi nei quali ‘”non cambia mai niente”, contrastata subito dopo dai primi piani della giovanissima e incantevole Giulia Fazzini che, nei panni di Camilla, di fatto sta per cambiare il corso apparentemente immobile di quella vita di provincia. Nella fotografia di Ilya Sapeha, Alemà trova il perfetto complemento del proprio stile: i paesaggi rurali che hanno i colori caldi della terra e delle balle di fieno sotto il sole di una primavera avanzata, o i cieli rosa chiaro di un tramonto, fanno diventare la Bassa Padana un personaggio che entra a buon diritto nel cast per recitare la sua parte. Per spiegare allo spettatore accadimenti passati il regista si serve dei dialoghi e delle associazioni di pensiero che procedono per immagini, talvolta sottolineate da suggestioni sonore: l’accensione di un fornello è una miccia che innesca in Laura il ricordo di un incendio, mentre un tintinnio in crescendo quasi impercettibile preannuncia il riattivarsi in lei di angosce e ossessioni.
Se non mancano alcuni limiti tipici della serialità investigativa, come la prevedibilità di alcune svolte narrative, è apprezzabile l’assenza di colpi di scena: a quanto pare la sceneggiatura coerente e conseguente non ne ha bisogno, il che predispone più che favorevolmente all’attesa dei prossimi episodi.
★★★
Lucia Corradini