City of Blood

Regia: Philipp Kadelbach
Soggetto: tratto dalla graphic novel “Berlinoir – City of blood” di Reinhard Kleist e Tobias O. Meißner
Serie creata da: Philipp Kadelbach ed Elena Lyubarskaya
Sceneggiatura: Daniela Baumgärtl, Martin Behnke, Nicki Bloom, Tillmann Roth, Kim Zimmermann ed Elena Lyubarskaya
Genere: Horror, Thriller, Drammatico, Distopico
Cast: Lea Drinda, Soma Pysall, Franz Hartwig, David Schütter, Jördis Triebel, Jenny Schily, Lars Eidinger
Durata: 8 puntate da 44-58 min circa
Origine: Germania
Anno: 2026
Piattaforma: Disney+/Hulu
In un futuro non troppo lontano, i cambiamenti climatici hanno raggiunto livelli di gravità quasi del tutto insostenibili. In questa grave situazione, Berlino si è presentata con una rivoluzionaria soluzione al problema: il Dome, un’immensa struttura a serra che si è estende per chilometri sopra il centro della città. Quello che all’apparenza sarebbe un progetto che potrebbe portare a miglioramenti nelle vite delle persone risulta invece come un ulteriore e radicale fattore di divisione sociale, con i meno fortunati costretti a vivere all’esterno sotto le temperature estreme, mentre i ricchi beneficiano e godono dei vantaggi della struttura.
In questo contesto vediamo le vite delle sorelle Bea e Phoebe, separate da anni per via di un incidente che fece gravemente ammalare Bea e per cui la maggiore Phoebe si incolpa da allora. Il mistero dietro la tecnologia del Dome e i traffici illegali di sangue in cui la stessa Phoebe è coinvolta obbliga le due sorelle a ritrovarsi e venire a patti con le conseguenze di ciò che è successo anni prima e sul come entrambe siano profondamente cambiate da allora.
Tra il clima sociopolitico sempre più intenso per le imminenti elezioni del nuovo governo berlinese e la malattia di Bea che rischia di ucciderla senza un intervento chirurgico, si aggiunge l’inaspettata comparsa dei vampiri, interessati a sfruttare la situazione per poter finalmente uscire dall’oscurità che da sempre lì incatena e prendere finalmente il sopravvento sulla razza umana.
City of Blood è un progetto ambizioso e sicuramente curato a livello di ambientazione, presentandoci un mondo profondamente cambiato, con il Dome che spicca facilmente in mezzo al marciume e la decadenza di una Berlino sull’orlo del baratro e il cui micro-mondo risulta molto più avanti di quanto non sembrerebbe.
Se l’ambientazione risulta di fatto ben impostata e curata, distinguendo chiaramente tra chi ogni giorno deve sopravvivere a temperature assurde e chi invece può svegliarsi tranquillamente senza temere gli incandescenti raggi del sole, allo stesso tempo scricchiola parecchio riguardo la storia e i suoi personaggi, influenzati dalla grande mole di archi narrativi e un numero forse troppo basso di episodi in cui narrarli.
Le sorelle Bea (Lea Drinda) e Phoebe (Soma Pysall) sono entrambe giovani forti e determinate e vorrebbero di fatto riallacciare i rapporti, ma sono costrette a fare delle scelte importanti lungo il loro cammino e affrontare terribili rivelazioni. La progressione dei loro personaggi è però particolarmente lenta, spesso caratterizzata da scelte o reazioni illogiche, per non parlare del fatto che le attrici stesse le interpretano utilizzando la medesima espressione in buona parte delle scene, risultando apparentemente monotone.
Altri personaggi riescono a brillare meglio, come la madre adottiva di Bea, Laura Hoffman (Jördis Triebel), schiacciata tra il proprio ruolo politico nel governo, quello di madre e numerosi segreti tenuti nascosti negli anni che, man mano, riaffiorano.
A spiccare è soprattutto l’Oliver Lawal di David Schütter, l’ambizioso e carismatico candidato dell’opposizione, uomo della strada e del duro lavoro. Supportato dalla ricca moglie e consigliera. Lawal si ritrova sotto il mirino delle macchinazioni dei vampiri, portando a un cortocircuito nel sistema di fiducia e credibilità che aveva costruito fino a quel momento. Il modo in cui il suo personaggio lentamente degrada ha un forte senso di realismo e riflette profondamente l’ipocrisia politica, ma la velocità con cui cambia costantemente idea potrebbe risultare eccessiva e scombussolata e poco credibile.
Arriviamo poi ai vampiri, le figure che dovrebbero caratterizzare maggiormente la serie e renderla più di un sci-fi distopico. Qui salta all’occhio una certa limitazione nell’approccio delle creature della notte, che risultano come figure particolarmente blande e neanche troppo diverse dai personaggi umani.
Abbiamo sì una presenza di canini, morsi al collo e sangue, ma la serie decide di limitarsi solo a questo, il che rende tutto eccessivamente monotono e neanche particolarmente inquietante.
Tra di loro spiccano comunque tre figure affascinanti: la crudele ma saggia Szen (Jenny Schily), il suo psicotico e arrogante figlio Zeno (Lars Eidinger) e il tormentato e complesso Johan Moderson (Franz Hartwig). Quest’ultimo soprattutto è una figura profondamente affascinante, determinata a mantenere la propria umanità malgrado la trasformazione che ha subito decenni prima, per quanto collabori attivamente al fianco degli altri cattivi della storia. Hartwig riesce infatti a trasmettere l’idea di una figura affascinante, posata e in controllo, ma profondamente malinconica e molto più umana di quello che potrebbe sembrare all’inizio.
La regia non è particolarmente brillante, facendo risultare molte scene monotone o poco impattanti. Proprio questo grande difetto viene accentuato dall’approccio eccessivamente semplicistico dato ai vampiri.
Voto: ★★ ½
Luca Giambalvo Zilli