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Cinema di Frontiera – XXII edizione

Catania, Pachino e Vittoria, tra novembre e dicembre. La 22esima edizione del Festival internazionale del Cinema di Frontiera sarà in tour per poi tornare a Marzamemi nel 2023, sua location storica, come assicurano il direttore artistico Nello Correale e gli amministratori locali. La mancanza dei fondi necessari ha costretto a posticipare all’inverno quest’edizione che però non perde il suo spirito di ricerca e di innovazione. Il 18 novembre a Catania, la presentazione del programma e dei quattro film in concorso, dei sei Fuori concorso (corto/film restaurati/ omaggio all’autore) e dei dodici cortometraggi internazionali. Il primo evento in programma sarà la proiezione del cortometraggio muto Santagata di Roland Sejko sulla protettrice della città siciliana, musicato dal vivo da Ensemble Darshan. E, a seguire Il giovane corsaro. Pasolini da Bologna di Emilio Marrese con l’autore presente in sala per raccontare il lavoro di ricerca sul rapporto che il poeta, scrittore e regista ebbe con la città di Bologna dove studiò e che fu anche set di Edipo Re, Comizi d’amore e Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il 19 novembre sarà la volta di Alcarras. L’ultimo raccolto di Carla Simon, vincitore dell’Orso d’oro Festival Berlino 2022, il primo film in lingua catalana a ricevere un riconoscimento così ambito a livello internazionale. M. Night Shyamalan e tutta la giuria del festival tedesco lo hanno premiato, come si legge nella motivazione, per:”Le sue straordinarie interpretazioni, da attori bambini ad attori ottantenni, per la sua capacità di mostrare la tenerezza e la comicità della famiglia e della sua lotta, e per il ritratto della nostra connessione e dipendenza dalla terra che ci circonda“.

A Vittoria dal 12 al 14 dicembre 2022, nell’ambito del X Peace Film Festival, la proiezione degli altri lungometraggi del concorso, tra i quali Argentina 1985 di Santiago Mitre, Tori e Lokita di Luc e Jean Pierre Dardenne e i cortometraggi, una selezione della Filmoteca Laboratorio 451 a cura di Andrea Di Falco, in collaborazione con Chiara Pitti, Elisa Ragusa, Francesco Savarino.

Su cinefrontiera.it  l’intero programma della kermesse, con titoli, orari e location.




n. 154-155 luglio/ottobre 2022

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Taranto Horror Film Festival – V edizione

Il Taranto horror film festival (26-31 ottobre) si prepara alla sua quinta edizione con molte novità, prima tra tutte la proposta di titoli inediti che, per la prima volta, parteciperanno al Concorso Internazionale per il Miglior Lungometraggio (5 titoli) e il Miglior Cortometraggio (15 titoli) e la celebrazione di tanti film del passato. Si inizia con il classico Nosferatu, il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, sonorizzazione live di Caterina Palazzi “Zaleska”, in collaborazione con Vicoli Corti. 

Nei giorni a seguire saranno 40 i film provenienti da quattro continenti e presentati in diverse sezioni. In Nuove tendenze, spazio ai film di più recente produzione da riscoprire o a quelli giunti in Italia in sordina e che meritano l’occasione del grande schermo. Da Day Zero, Gaia, The medium, Megalomaniac (anche in concorso), a Tenebra e a diversi corti da 665 a The Wild roots. Something Weird, visioni bizzarre, raccoglie pellicole estreme, qualcosa che va oltre il genere o lo rivisita completamente come All Jacked up and full of worms di Alex Phillips, definito dall’autore “un film autobiografico, nonostante sia totalmente disgustoso e folle, perché vuole rappresentare una specie di interpretazione espressionistica della mia esperienza con la psicosi”. Nella stessa sezione A life on the farm di Oscar Harding, ex giornalista di cinema alla sua opera prima che, in questo progetto, ha lavorato sul celebre Theeb, vincitore del Bafta e candidato all’Oscar.

Gli incubi di Midi-Minuit Fantastique è una sezione di approfondimento alla celebre rivista seminale nella scena cinefila francese per il suo lavoro di ricerca su autori diventati poi di culto come Mario Bava o Terence Fisher. Protagonista di una stagione breve ma intensa, la rivista è stata al contempo fulcro e laboratorio di una serie di cortometraggi, di cui il festival propone una significativa selezione. Un viaggio attraverso brevi storie che costituiscono un compendio del fantastico transalpino, tra horror, animazione e erotismo.

Con Black Horrors Matter il festival conclude il percorso sugli “altri sguardi”, dopo Le Signore del Male e Transhorror, con un focus sul cinema della cultura nera americana. Dalle rivisitazioni delle più celebri icone classiche, ai classici misconosciuti, il black horror ha raccontato attraverso le forme del terrore le tensioni sociali di una nazione e l’entusiasmante melting pot che ha reso la cinematografia statunitense un fertile terreno espressivo. Tutto è riassunto nel dramma di Candyman di Bernard Rose.

Inoltre Ossessione Horror: Omaggio a Fabio Salerno, da subito uno degli autori – tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta – più originali della scena horror indipendente italiana. La prematura scomparsa nel 1993 impedisce alla sua produzione di ottenere il riconoscimento meritato, ora finalmente reso possibile dal lavoro di riscoperta e restauro che sta per portare alla pubblicazione integrale dei lavori dell’autore nei formati home video. Grazie alla collaborazione con Oblivion Film e in anteprima mondiale assoluta, Monsters presenta in edizione restaurata di Notte profonda e L’altra dimensione, due lungometraggi realizzati dal filmmaker milanese.

La giuria per i lungometraggi sarà composta da Antonella Gaeta, giornalista, critica cinematografica e sceneggiatrice pugliese, da Nicolas Stanzick, giornalista e musicista francese che ha collaborato con i Cahiers du Cinema e Mad Movies, e da Paolo Strippoli, regista e sceneggiatore pugliese che ha studiato cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia. Invece per la sezione cortometraggi nella giuria ci saranno Gemma Lanzo, laureata alla University of East London in Visual Theories: Film History e fondatrice di “Moviement – pubblicazione di cultura cinematografica”, Vincenzo Madaro, direttore artistico del festival Vicoli Corti – Cinema di periferia dal 2010, ed Enzo Rizzi, artista e fumettista tarantino, creatore della graphic novel Heavy Bone, il serial killer di rockstar.

Il festival è promosso dall’associazione culturale Brigadoon – Altre Storie del Cinema, con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – Ministero della Cultura e del Centro Studi Cinematografici e con il patrocinio del Comune di Taranto. 
Per maggiori informazioni monterstarantohorror.com




Cinema di Frontiera, XXII edizione in tour a novembre

La 22esima edizione del Cinema di frontiera sarà in tour, tra Catania, Pachino e Vittoria, dal 18 al 23 novembre. La mancanza dei fondi necessari ha fatto saltare la regolare edizione della manifestazione che si è svolta nel centro storico di Marzamemi per 20 anni. “Per non perdere la continuità – dichiara il regista Nello Correale, ideatore e direttore artistico – abbiamo deciso di realizzare una edizione diversa, più contenuta, invernale e necessariamente al chiuso di teatri e sale cinematografiche. Una manifestazione che verrà realizzata interamente con il nostro lavoro, la nostra passione, le nostre competenze. A Marzamemi – spiega Correale – abbiamo presentato per la prima volta il Festival con le giurie, i film e gli ospiti internazionali arrivati in un borgo “magicamente disabitato” e in una atmosfera quasi esotica. Il borgo oggi, grazie al lavoro di molti e alla spinta del Festival, diventato una località bella, ricca e di forte attrazione turistica che non riesce però a mascherare “le fragilità” del territorio in cui è inserita. Le difficoltà a trattenere sul proprio territorio una qualsiasi manifestazione culturale, non solo il Festival internazionale del Cinema di Frontiera, ne sono un segnale evidente.
La cultura è il respiro di una comunità, molti però continuano a pensare che con la cultura non si mangia, ma sappiamo che mangiare senza respirare si rischia di soffocare. Noi sentiamo, più di prima, il bisogno di riaffermare i temi che in questi anni sono arrivati sugli schermi del nostro Festival: l’accoglienza, la solidarietà, il confronto tra culture. Un mare Mediterraneo in pace, aperto, senza confini. Un progetto artistico culturale, che negli anni ha creato una vera e propria comunità, sostenuto da un pubblico attento e dagli autori di un cinema di ricerca, indipendente, internazionale. Non dei semplici “film in piazza” su uno schermo utilizzato come riempitivo per attività di promozione. Attività sacrosante, da sviluppare e sostenere, ma diverse da un Festival che ha come obbiettivo proprio quello di promuovere il Cinema capace di attrarre pubblico idee e risorse. Insomma produce economia. Chi si occupa di cinema e comunicazione sa che uno schermo può essere usato per fare apparire ma anche per nascondere, e spesso succede proprio per schermare le proprie fragilità”.

La 22esima edizione del Festival internazionale Cinema di Frontiera si svolgerà dal 18 al 23 novembre 2022 tra Marzamemi/Pachino, Catania (in collaborazione con l’Università) e Vittoria (Rg), con il sostegno prezioso del X Vittoria Peace Film Fest.

Su cinefrontiera.it presto l’intero programma della kermesse.




Premio cinema giovane e festival delle opere prime – 18a edizione

Dal 3 al 5 ottobre, presso il Cinema Caravaggio di Roma, torna il Premio Cinema Giovane & Festival delle Opere Prime, la storica manifestazione organizzata dall’associazione culturale Cinecircolo Romano presieduta da Catello Masullo, che quest’anno giunge alla XVIII edizione.

Saranno dieci le opere selezionate che concorreranno per i premi tecnici. Tre, invece, i titoli che concorreranno per il primo premio, il cosiddetto Premio Cinema Giovane, attribuito dal pubblico e dagli studenti del Progetto di Educazione al Cinema d’Autore e dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) e per il Premio per Opera Preferita dagli Studenti (assegnato da una giuria composta da soli studenti): l’ambizioso e visionario The Book of Vision di Carlo S.Hintermann; il decadente ritratto dannunziano Il cattivo poeta  di Gianluca Iodice; l’originale e brillante commedia Querido Fidel di Viviana Calò.

Gli altri film selezionati che animeranno la kermesse sono: Maternal di Maura Delpero, coraggioso sguardo sulle diverse prospettiva dell’essere donna e madre; Re Granchio di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, ambiziosa riflessione filosofica sull’esistenza umana; Va bene così di Francesco Marioni, un delicato e divertente ritratto corale; The Shift di Alessandro Tonda, un raffinato e convincente debutto sul delicato tema del terrorismo; Gelsomina verde di Massimiliano Pacifico, un documentario capace di avere un chiaro punto di vista senza mai giudicare; Fino ad essere felici di Paolo Cipolletta, perfetto esempio di cinema del reale, in cui con grande verità si affronta il tema universale della felicità; Ostaggi di Eleonora Ivone, che gioca con audacia con il cinema di genere.

Tra le novità di quest’anno, il Premio per Miglior Montaggio dedicato a Mauro Bonanni, uno dei più grandi montatori italiani, venuto prematuramente a mancare quest’anno, e vincitore del premio per miglior montaggio all’edizione del Premio Cinema Giovane & Festival delle Opere Prime del 2019, con il film Ride di Valerio Mastandrea.

La Giuria, poi, assegnerà come di consueto i premi: Menzione speciale della GiuriaPremio Giorgio Fanara alla Migliore AttricePremio Giorgio Fanara al Migliore AttoreMigliore RegiaMigliore SceneggiaturaMigliore FotografiaMigliore ScenografiaMigliori CostumiMigliori MusicheMigliore TruccoMigliori Effetti visiviMigliore Produttore di Opera primaMigliori recensioni degli Studenti.

Inoltre, tutti i film selezionati, in seguito alla firma del protocollo d’intesa 2022 tra il SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) e l’AFIC (Associazione Festival Italiani di Cinema), sono altresì candidati al PREMIO DELLA CRITICA ITALIANA (SNCCI), istituito per la prima volta nei 18 anni di storia del Festival, per l’edizione 2022. Il Premio sarà assegnato da una giuria indipendente, composta da tre critici designati dal Sindacato.

LA GIURIA

La Giuria/Comitato di selezione del Premio Cinema Giovane & Festival delle Opere Prime è presieduta da Catello Masullo (critico cinematografico membro SNCCI, presidente della Giuria Premio di Critica Sociale alle ultime 7 edizioni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Direttore artistico del Premio Cinema Giovane & Festival delle Opere Prime) e composta da (in ordine alfabetico): Ugo Baistrocchi (storico del cinema), Cristiana Bini (Direttore di produzione cinematografica); Francesca Bini, (studiosa di estetica). Martine Brochard (attrice e artista di fama internazionale); Luciana Burlin (responsabile del Progetto di Educazione al Cinema d’Autore del Cinecircolo Romano e membro di Commissione Revisione Cinematografica MiC); Cristina Cano (musicologa di fama internazionale); Paola Dei (critico cinematografico e psicologa del cinema); Roberto Leoni (regista e sceneggiatore di fama internazionale, sceneggiatore di Alejandro Jodorowski per Santa Sangre); Armando Lostaglio (regista, Direttore Cineclub De Sica); Franco Mariotti (regista e critico cinematografico, conduttore di molte delle cerimonie di premiazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia); Ernesto Nicosia (Presidente Archivi del ‘900 e Direttore artistico del Santa Marinella Film Festival); Roberto Petrocchi (regista, Direttore artistico di Roma Film Corto); Rossella Pozza (giornalista, Direttore responsabile della rivista specializzata  «Qui Cinema» del Cinecircolo Romano); Antonio Rizzo (filmmaker, giornalista, scrittore); Carlo Sarti (regista); Cristian Scardigno (regista, Direttore artistico del Cisterna International Film Festival); Paola Tassone (Direttore artistico Festival Tulipani di Seta Nera).

 




Vicoli Corti – cinema di periferia alla 17esima edizione

L’associazione Il Serraglio si propone come custode di un’anima contemporanea che voglia emergere dall’afasia generale, creando una rete partecipativa con la gente e con gli operatori (spesso migranti) e con tutti coloro che sono interessati al processo di rinascita culturale. L’immagine è la protagonista principale delle attività dell’associazione pugliese con progetti di promozione cinematografica, rassegne tematiche e laboratori di linguaggio cinematografico con gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.
Dal 17 al 21 agosto l’associazione, in collaborazione con Apulia Film commission e Regione Puglia nell’ambito del piano straordinario Custodiamo la cultura in Puglia, darà vita alla 17esima edizione di Vicoli Corti – cinema di periferia di Massafra (Taranto). Il direttore artistico Vincenzo Madaro ha concepito 4 giorni di visioni cinematografiche e di eventi collaterali che coinvolgeranno diverse realtà sul territorio.

Il cuore della kermesse è il concorso di cortometraggi italiani. Dopo le diverse proiezioni in Piazza Santa Medici, nella serata del 19 agosto la giuria composta dal regista Giuseppe Carrieri, la storica dell’arte Cristina Principale, dall’attore Andrea Simonetti e dalla presidente Nadia Kibout (attrice e regista) proclamerà il vincitore tra: L’uovo di Daniele Grassetti, La tecnica di Clemente De muro e Davide Mardegan, Buon compleanno Noemi di Angela Bevilacqua, L’uomo materasso di Fulvio Risuleo, Warsha di Danie Bdeir, Piazzale d’Italia di Enea Zucchetti, Non esattamente Ken Loach di Stefano Moscone, Diorama di Camilla Carè, Datsun di Mark Albiston, Natia di Roberta Spagnuolo, Free Town di Pietro Malegori, Memoir of a veering storm di Sofia Georgovassili, Tu sei bello come una stella di Monica Giordano.

Tanti anche i titoli presenti nel concorso internazionale di lungometraggi, con la presentazione di opere di grande pregio. Il 20 agosto la prima di Alcarras di Carla Simòn con Jordi Pujol Dolcet e Anna Otin, premiato con l’Orso d’oro all’ultima edizione del Festival di Berlino 2022. Il piccolo villaggio del titolo, nella regione della Catalogna è ricco di frutteti e la famiglia Solè da diverse generazioni si prende cura di un grande appezzamento, anche se non ne è la proprietaria. Una crisi profonda li compirà quando il proprietario decide di abbattere gli alberi per sostituirli con i più produttivi pannelli solari.
Dall’Ucraina due film: Bad Road di Natlya Vorozhbit con quattro storie ambientate lungo le strade del Donbass in guerra e Stop Zemlia di Kateryna Gornastai che concentra la narrazione, senza soluzione di continuità tra finzione e documentario, sulla realtà di alcuni giovani adolescenti. Sempre su dei ragazzi ma nati e cresciuti in Colombia si sviluppa Monos di Aljandro Landes. A prima vista sembrano solo un gruppo di ragazzini che giocano a fare i soldati. Invece si tratta dello scenario iniziale di una missione delicatissima; i sette adolescenti protagonisti hanno con sé una prigioniera, una donna americana che chiamano semplicemente “la dottoressa”. La debbono detenere per conto di una non meglio specificata Organizzazione. Debbono anche però mungere e trattare bene una mucca che si chiama Shakira. Quando quest’ultima muore i segnali di morte iniziano ad addensarsi sul gruppo. In Courer di Kenneth Mercken l’adolescente protagonista è Felix, giovane promessa belga delle due ruote, cresciuto all’ombra del padre ciclista, ossessionato dalla competizione.

Corposo il numero di ottimi documentari presenti in tale sezione:  The new gospel di Milo Rau che si interroga su come risponderebbe oggi il mondo del 2022 al ritorno del figlio di Dio sulla terra. Con Das Neue Evangelium, Milo Rau mette in scena una “rivolta della dignità”. Guidato dall’attivista politico Yvan Sagnet, il movimento sta combattendo per i diritti dei migranti arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo. Celle qui restent di Ester Saaratore invece racconta le donne-fotografe riunite davanti al Ministero degli Interni e all’Ambasciata d’Italia a Tunisi che hanno mariti e fratelli scomparsi mentre emigravano in barca verso l’Europa durante la Primavera Araba e che vogliono conoscere la verità su quanto accaduto ai loro cari. Lo svizzero Gabriel Tejedor in Kombinat viaggia nel cuore della Russia, nella zona delle acciaierie per conoscere le storie di chi vive nello storico polo industriale dell’ex Unione Sovietica, uno dei più grandi in Russia e anche dei più inquinati. Infine il regista Kim Longinotto rende omaggio in Shooting the mafia, alla vita e carriera di Letizia Battaglia, dal lavoro sulle strade per documentare i morti di mafia, all’impegno in politica con i Verdi e la Rete, Battaglia è stata una figura fondamentale nella Palermo tra gli anni Settanta e Novanta.

Nella sezione lungometraggi italiani, tante tra le migliori opere presentate alle ultime edizioni del Festival di Cannes e della Mostra internazionale del cinema di Venezia. Segnaliamo Piccolo corpo di Laura Samani, uno dei film più apprezzati della scorsa stagione. La regista, premiata con il David di Donatello come miglior regista esordiente, ha raccontato la storia della giovane Agata che perde la figlia appena nata ma non vuole che la creatura sia condannata al limbo per l’eternità, così inizia un viaggio per raggiungere la chiesa di montagna dopo i neonati vengono riportati in vita solo per un primo e unico respiro, il tempo di ricevere il battesimo e salvare così la loro anima. L’apprendistato di Davide Maldi invece ha come protagonista Luca che le montagne le lascia per studiare e crearsi un futuro diverso frequentando una rinomata scuola alberghiera. E ancora Il mio corpo di Michele Pennetta, il drammatico Spaccapietre dei fratelli De Serio con un intenso Salvatore Esposito e A chiara del talentuosissimo Jonas Carpignano.
Segnaliamo tra i tanti eventi collaterali la masterclass del regista Giuseppe Carrieri dal titolo: “La cura dello sguardo: il regista e l’immagine dei desideri” che potrà essere seguita da un massimo di 15 partecipanti. La masterclass esplorerà il vero senso che si cela dietro questo ruolo, tanto centrale quanto misterioso. Ed è proprio dal mistero che si comincerà un percorso di suggestioni che ci farà comprendere come “dirigere” non vuol dire solo gestire una troupe, ma anche rivelare quello che deve ancora esistere. Visionario, un po’ sciamano incantatore, terapeuta, ma anche organizzatore, il regista non gira film, li crea.

La kermesse avrà inizio il 17 agosto alle 19.30 con il reading e installazione sonora attraverso gli scritti di Pier Paolo Pasolini: “… Alla ragione e alla speranza” a cura del Teatro Le Forche con Giorgio Consoli, Erika Grillo e Giancarlo Luce.

Tutti gli eventi e le proiezioni sono ad ingresso gratuito.

Per maggiori informazioni e il calendario completo delle proiezioni e degli eventi, rimandiamo al sito della kermesse: www.vicolicorti.it




ANNUARIO 2022

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Festival del Film per Ragazzi di Giardini Naxos – 27esima edizione

La 27esima edizione del Festival del Film per Ragazzi di Giardini Naxos (ME).

Dal 25 al 31 luglio 2022.

Tema centrale della manifestazione saranno i Diritti e i Doveri 

La manifestazione, che si svolgerà come di consueto nella storica sede dell’Oratorio Don Bosco, rappresenta un consolidato momento propositivo mirante a educare le giovani generazioni ad una fruizione consapevole del cinema e degli strumenti audiovisivi.

Il direttore artistico Ignazio Vasta che ha predisposto un programma ricco e variegato, presenta così questa edizione: “Siamo attivato al Ventisettesimo compleanno per il nostro Festival, caratterizzato dallo storico, sempre attuale slogan ‘Gli adulti sono ammessi solo se accompagnati dai ragazzi’. Il parterre dell’Oratorio Don Bosco, grazie anche all’efficace gestione affidata dal nostro Parroco Don Gianluca Monte alla Polisportiva P. O. R. To. Don Bosco, accoglierà per sette serate i nostri ospiti per una visione condivisa dei film opportunamente selezionati e presentati nel Catalogo/Guida, curato da Mariolina Gamba e donato dal Centro Studi Cinematografici. La tematica scelta quest’anno dal Comitato Organizzatore si incentra su Diritti e Doveri e stimolerà piccoli e grandi, a confrontarsi, attraverso la visione dei film, con questi due cardini del vivere civile”.

Il parroco della Chiesa San Pancrazio di Giardini Naxos, Padre Gianluca Monte, che è anche Presidente dell’Associazione Centro di Solidarietà P.O.R.T.O. promotrice dell’evento, aggiunge: “Il tema centrale di questa edizione intende far riflettere sull’importanza dei Diritti e dei Doveri, sulla relazione che li lega inscindibilmente, sulla loro universale applicazione; tutto questo all’interno del clima sereno e gioioso che da sempre caratterizza la nostra manifestazione. Come ogni anno, l’Associazione Centro di Solidarietà P. O. R. To. e i numerosi volontari che, con passione organizzano il Festival, si propongono di offrire utili strumenti di riflessione e maturazione, per una scoperta consapevole e critica della realtà e del vissuto quotidiano. Ringrazio fin d’ora le numerose e autorevoli Istituzioni che prenderanno parte al Festival, tutti coloro che a vario titolo si impegnano per la buona riuscita dell’iniziativa e a tutti i nostri ospiti auguro, come sempre, di trascorrere delle ore serene e costruttive.

Da segnalare alcuni significativi eventi speciali in programma nel corso della settimana del Festival: la proiezione dei Book trailers realizzati dagli alunni Liceo C. Caminiti  di Giardini Naxos guidato dalla Dirigente Scolastica Manuela Raneri, con i docenti referenti Carmelina Longo, Milena Privitera e Giovanni Costa, nell’ambito del Piano Scuola Estate del Ministero dell’Istruzione Patti per la lettura,promossi dal Comune di Giardini Naxos; una serata a cura dell’Archeoclub Naxos-Taormina-Valle Alcantara, nel corso della quale l’archeologia verrà spiegata ai ragazzi e la proiezione speciale di cortometraggi realizzati da autori africani premiati dal Cinit durante il Festival de l Cinema Africano, d’Asia e America Latina. I cortometraggi africani saranno presentati da Massimo Caminiti, Presidente nazionale del CINIT- Cineforum Italiano

Nella serata conclusiva del 31 luglio verrà assegnato il Premio Naxos Cavalluccio Marino al miglior film e sarà anche conferito un Premio speciale alla memoria dell’indimenticato Mons. Salvatore Cingari, ideatore e fondatore del Festival, alla pellicola che meglio sostiene e rappresenta i valori di pace e convivenza.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione “Centro di Solidarietà P.O.R.T.O. – Onlus”, presieduta da Padre Gianluca Monte, con la collaborazione del Centro Studi Cinematografici, il Comune di Giardini Naxos, il Coordinamento dei Festival del Cinema in Sicilia, il Consultorio La Famiglia, il Cinecircolo S. Quasimodo, con l’Assemblea Regionale Siciliana, il Ministero della Cultura ed il patrocinio della Città Metropolitana di Messina.

Programma GIARDINI NAXOS | Oratorio don Bosco

25 luglio – INAUGURAZIONE FESTIVAL

ore 20,00 tesseramento – ore 20,30 Trailers film in concorso

ore 21,00 Lizzy e Red – Amici per sempre di Jan Bubenicek, Denisa Grimmová, Repubblica Ceca/Francia/Polonia/Slovacchia 2021

26 luglio – serata Archeoclub – ore 20,30 L’Archeologia spiegata ai ragazzi a cura dell’Archeoclub Naxos-Taormina-Valle Alcantara

ore 21,30 Lassie torna a casa di Hanno Olderdissen, Germania 2020

27 luglio – ore 20,30 Book Trailers del Liceo C. Caminiti: Dialoghi con Leucò di Pavese, La Lupa e Cavalleria Rusticana di Verga,

Chiamami col tuo nome di André Aciman

ore 21,30 Sasha e il Polo Nord di Rémi Chayé, Francia/Danimarca 2015

28 luglio – ore 20,30 Bambine e bambini oltre il Mediterraneo, cortometraggi a cura del Cinit Cineforum Italiano

ore 21,00 Storm Boy – Il ragazzo che sapeva volare

di Shawn Seet, Australia 2019

29 luglio – ore 20,30 Bambine e bambini oltre il Mediterraneo, cortometraggi a cura del Cinit Cineforum Italiano

ore 21,00 Encanto di Byron Howard, Jared Bush, Usa 2021

30 luglio – ore 20,30 Bambine e bambini oltre il Mediterraneo, cortometraggi a cura del Cinit Cineforum Italiano

ore 21,00 Il lupo e il leone di Gilles de Maistre, Francia/Canada 2021

31 luglio serata Polisportiva e PREMIAZIONE

ore 20,30 Premiazioni al Miglior film in concorso e alla memoria di Mons. Salvatore Cingari

ore 21,00 Film fuori concorso Invictus – L’Invincibile di Clint Eastwood, Usa 2009

 




Bergamo Film Meeting 40!

Il Bergamo Film Meeting arrivato alla sua quarantesima edizione dimostra un’idea di cinema teso prima di tutto all’impegno sociale e politico. Nato nel 1983 come un festival rivolto a far conoscere i talenti mondiali emergenti, nel tempo ha fatto delle retrospettive la sua forza e la sua peculiarità, con uno sguardo attento al futuro con gli emergenti, al passato con le rassegne e al presente nella testimonianza e nella ricerca che i giovani autori dedicano oggi alla reinvenzione del reale. Quest’anno è stata dedicata un’ampia rassegna a Costantin Costa Gavras con il regista presente per i primi giorni del festival; ciò ha permesso diversi spazi di confronto sulla sua filmografia sia con la stampa che con il pubblico. Un cinema impegnato dunque e lo dimostra bene la personale di Danis Tanović nella sezione del cinema europeo contemporaneo e i film in concorso, ciascuno per aspetti diversi; saranno approfonditi i premiati e segnalati altri due film per la loro rilevanza a carattere sociale.

Danis Tanović (Bosnia Erzegovina), regista, sceneggiatore e produttore. Nasce nel 1969 a Zenica in Bosnia- Erzegovina, a Sarajevo si diploma al Conservatorio, nel 1992, in seguito allo scoppio del conflitto, è costretto ad abbandonare gli studi all’Accademia di Regia a Sarajevo. Inizia a filmare gli orrori della guerra e diventa reporter per l’esercito bosniaco, raccogliendo una grande quantità di materiale documentario, immagini utilizzate anche dalle commissioni di inchiesta sui crimini di guerra. Nel 1994, Tanović lascia per due anni Sarajevo e si trasferisce a Bruxelles, dove completa gli studi e realizza alcuni documentari, tra i quali L’aube (Dawn, 1996) e Buđenje (Awakening, 1999).

No Man’s Land (2001)

Il conflitto serbo-bosniaco è al centro del suo primo film, No Man’s Land – Terra di nessuno (No Man’s Land, 2001) per cui ha composto anche la colonna sonora. Il film ha vinto numerosi premi internazionali tra cui quello per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes, il Golden Globe e l’Oscar come miglior film straniero 2002.

Nel 1993, durante la guerra di Bosnia, due soldati, Ciki e Nino, uno bosniaco e l’altro serbo, si trovano isolati tra le due linee nemiche, nella cosiddetta ‘terra di nessuno’; con loro Tzera che si risveglia sopra una mina. Cercano disperatamente aiuto rischiando più volte la vita su entrambi i fronti, alla fine un casco blu francese cerca di prestare loro soccorso senza l’autorizzazione del proprio superiore. Una giovane giornalista si interessa alla vicenda e in poco tempo i media ne fanno un atroce spettacolo mediatico internazionale. Alla fine tutti avranno il loro ritorno di amara celebrità a spese di chi, poi alla fine, doveva essere aiutato e salvato e invece, passato il momento, è stato lasciato lì in attesa dell’inevitabile.

Il film ha il grande merito di utilizzare un linguaggio ironico e beffardo che, se da un lato stempera, dall’altro esacerba il paradosso costante in cui si trovano i protagonisti. Inoltre riesce a dare diversi spaccati della guerra approfondendoli tutti. I due protagonisti sono all’interno di una terra di nessuno come grande metafora di un popolo che si è trovato immerso, suo malgrado in un conflitto fratricida e dove l’attenzione europea come ONU e dei media invece di agevolare una tregua e vigilare sulle ingiustizie, è volta solo al proprio tornaconto. Un film che rimane, insieme a Cirkus Columbia anche se in misura minore, insuperato nella filmografia del regista.

L’enfer (2005)
Seconda parte di una trilogia che comprende Paradiso e Purgatorio scritta da Krzystof Kieślowski e ultimata da Krzysztof Piesiewicz. Rivisitazione della Medea di Euripide, è la storia di tre sorelle Céline, Sophie e Anne, che bambine assistono, senza comprendere, ad un esacerbarsi dei rapporti tra i genitori fino al dramma familiare che ha portato all’invalidità della madre e alla morte del padre. Diventate adulte, gravate da quell’evento che ha compromesso le loro esistenze, vivono le loro vite senza molti contatti tra di loro. L’incontro di Celine con uno sconosciuto che la cerca insistentemente chiarirà e aprirà ad una lettura diversa quell’evento che aveva segnato il loro passato. Questo permetterà loro di ritrovarsi e dare voce ai loro sentimenti che, tuttavia, non troveranno l’accoglienza materna che forse speravano per una definitiva elaborazione di quanto accaduto.
Il film denota un buon esercizio stilistico con inquadrature che esprimono un senso di tensione e angoscia all’interno delle mura domestiche e una recitazione impeccabile delle protagoniste Emmanuelle Béart, Karin Viard, Marie Gillain, Carole Bouquet e Jean Rochefort. Un thriller psicologico di chiara ispirazione hitchcockiana alterna scenari sulle tonalità del rosso nel segnalare la rabbia e la distruttività ai colori freddi e patinati, simboleggianti un congelamento emotivo e mortifero. Universi emotivi segnati da adulti che non lasciano spazio ad una vera comunicazione che porti a dei chiarimenti e che lasciano inermi e impotenti i bambini prigionieri di una protezione finta, muta e desolante. Nonostante tutte queste buone premesse, il film è così attento a rimarcare le dinamiche psicologiche ed emotive dei protagonisti che si perde molto nel ritmo narrativo.

Triage (2009)

Il film debutta in concorso al Festival di Roma, con Colin Farrel, Paz Vega e Christopher Lee: è la storia di Marc, un fotoreporter irlandese che, tornato in circostanze poco chiare dal Kurdistan, inizia ad accusare una serie di sintomi psicosomatici importanti tra cui l’impossibilità nell’uso delle gambe. Il suocero, esperto nella cura psicologica dei criminali di guerra, lo aiuterà a narrare una verità fino a quel momento impensabile e indicibile sulla morte di un suo collega e amico misteriosamente disperso.
I produttori Sidney Pollack e Antony Minghella affidano a Tanović’ la regia di questo film tratto dal romanzo omonimo di Scott Anderson. Se nello stile siamo vicini all’Enfer in una produzione però americana, le tematiche sono quelle di No man’s land. Anche in questo film, infatti, come nel precedente, le inquadrature segnalano bene l’evoluzione psicologica del protagonista con un montaggio che alterna passato e presente portando lo spettatore al disvelamento progressivo delle origini del trauma del protagonista. Il film denuncia come in No man’s land sia le guerre che la sete dei media di accaparrarsi l’immagine che possa far uscire dall’anonimato e portare fama, soldi e prestigio, quasi a costo di tutto: l’amicizia o il pudore verso chi ha subito un lutto tragico. Si segnala, anche in questo film, la grande competenza nella narrazione del contesto bellico: ad esempio nel mostrare come ad un medico sia affidata la sorte di un ferito a cui possono essere garantite le cure o una fine rapida. Il paradosso di una onnipotenza assegnata e senza condanna a cui va anche il possibile merito di una solidarietà umana nell’ assicurare una minore sofferenza a uomini senza speranza di guarigione, ammazzati come bestie con un colpo di pistola. Il protagonista si ritroverà involontariamente, in tale ottica, a dover seppellire i morti per poter sopravvivere.

Cirkus Columbia (2010)

Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia e vincitore al Festival di Antalya in Turchia, il film richiama nello stile, un Tanović delle origini, con il suo linguaggio poetico, scanzonato e allo stesso tempo disilluso, cinico e ineluttabile. Nuovamente ambientato in Bosnia, il sessantenne Divko Buntic fa ritorno nel suo paese di origine, dopo vent’anni in Germania, ricco e con una nuova giovane moglie. Con l’appoggio del fronte nazionale che Divko ha sempre finanziato anche nei suoi anni di lontananza pretende e ottiene il suo vecchio appartamento, riscendo a sfrattare l’ex moglie e il figlio cresciuto senza di lui.
Un ritorno quindi all’amata patria tratteggiando un’altra storia, questa volta, nel periodo che di poco precede lo scoppio del conflitto. Un film poetico e surreale che, a differenza di No man’s land, concede ai protagonisti un’apertura, una fuga verso qualcosa di nuovo, una speranza.
Il ricredersi di Divko e ritrovare il suo antico amore insieme al sentimento che lega Martin e Azra, concedono metaforicamente nuova linfa vitale ad un paese consumato dalla morte e dalle ingiustizie.

An Episode in the Life of an Iron Picker (2013)
All’interno di un contesto rom, la storia straziante di una famiglia in cui la moglie si sente male e si scopre che ha avuto un aborto ma, scaduta la copertura assicurativa, non ci sono i soldi per il raschiamento e la donna rischia così un’infezione e quindi la vita. Il marito farà di tutto per procurarsi il denaro aiutato dalla propria comunità.
Una sorta di docu-fiction che denuncia la situazione sanitaria nella Bosnia Erzegovina post-bellica con immagini sgranate, con pochi dialoghi con cui fa toccare con mano la condizione disperante dei protagonisti. Il film ha vinto il Gran Premio della Giuria al festival di Berlino e Orso d’argento per il migliore interprete protagonista Nazif Mujić.

Tigers (2014) tratto da una storia vera ambientata in Pakistan, descrive il percorso di un rappresentante di una multinazionale dell’industria alimentare che, dopo aver compreso le implicazioni di quest’ultima nelle morti di diversi neonati, inizia la sua battaglia che lo porterà a stare lontano dalla sua famiglia per sette lunghi anni. Il film ha avuto un percorso produttivo tortuoso, lungo otto anni, a causa delle possibili implicazioni legali dovute al tema trattato. Presentato al festival di Toronto, questo film di denuncia si presenta, nello stile come molto diverso dai precedenti: infatti richiama il cinema del reale con il protagonista che racconta la sua storia allo staff di una emittente giornalistica americana.

Death in Sarajevo (2016)
All’Hotel Europa a Sarajevo il personale si sta preparando per la celebrazione del centenario dell’assassinio dell’Arciduca Ferdinando da parte di Gavrilo Princip. In realtà anche se è un hotel di lusso, le condizioni economiche non sono delle migliori e da due mesi i dipendenti non vengono pagati. L’imminente evento può quindi costituire anche l’opportunità per il personale di scioperare e manifestare quindi la loro condizione anche se vengono fortemente contrastati e intimiditi dalla direzione. Il film ispirato a un’opera di Bernard-Henri Lévy, e totalmente girato all’interno di un hotel di lusso, simboleggia la situazione di un Paese come la Bosnia Erzegovina che rimane in un equilibrio precario e che ha tanto atteso una ripresa che non si è mai verificata. Il film, Gran premio della giuria a Berlino 2016, ha uno stile e un impianto narrativo che, pur rimanendo sul tema della sua patria così caro al regista, sfrutta un linguaggio più serio quasi serioso che sfortunatamente in termini di risultato lo colloca molto distante da No Man’s Land e Cirkus Colombia.

In concorso: i premiati

Sentinelle Sud di Mathieu Gérault (2021)
Un soldato, Christian Lafayette rimpatria in Francia dopo che la sua unità, in Missione in Afghanistan, è stata sterminata in un’imboscata. Mounir, amico fedele, che in missione con lui è rimasto menomato, ha un grosso debito di droga legato ad una partita di oppio scomparsa. Nel tentativo di riprendere una vita normale e di aiutare Mounir, Christian compie una serie di azioni illegali. Gradualmente però inizierà anche a trovare e a mettere insieme una serie di indizi che lo porteranno a scoprire la verità sull’agguato.
Un film che ha vinto la Mostra Concorso e che parla della fratellanza e del bisogno di amare di chi trova nell’esercito una famiglia e uno scopo di vita e che tornato alla vita civile si trova ad affrontare una normalità impossibile con troppi traumi da elaborare. Ci si trova a rispondere a diverse domande: chi sono i padri? Qual è la propria vera famiglia? In questo senso, più che un film noir, lo si potrebbe definire un Coming of Age tardivo, in cui il protagonista ricerca e trova una definizione di sé dopo l’arruolamento come tentativo di colmare un proprio vuoto identitario e affettivo.

Blue Moon di Alina Grigore (2021)
Irina vorrebbe continuare gli studi e andare nella capitale a Bucarest a fare l’università ma la famiglia allargata, zii e cugini, le fanno pesare il bisogno del suo aiuto nella gestione dell’attività di famiglia chiedendole di rimandare. Un contesto disfunzionale in cui subisce maltrattamenti fisici e psicologici carico di lasciti in elaborati che continuano a tornare senza poter mai essere veramente affrontati. Le cose iniziano a cambiare quando Irina conosce ad una festa un uomo più grande e sposato con cui trascorre la notte. Il potersi confrontare con lui le permetterà di acquisire nuove consapevolezze e trovare le risorse dentro di sé per trovare una via di uscita e vendicarsi dei suoi aggressori.
Il film che ha vinto il Premio per la Migliore Regia è molto abile nel descrivere una condizione di passività attraverso non solo i dialoghi ma soprattutto le immagini. Una passività non di certo cercata ma acquisita all’interno di dinamiche coercitive e ricattatorie più o meno sottili. Questo atteggiamento lo si ritrova nei primi piani di uno sguardo che sembra assente e non conscio della gravità e della sofferenza e che gradualmente trova spessore.

di Dietrich Brüggermann (2021)
Il film racconta la storia d’amore di Dina e Michael in tredici episodi dal momento dell’innamoramento al suo invitabile declino. Nonostante entrambi cerchino di salvaguardare la loro unione ad un certo punto Michael decide di interrompere la relazione seguito dalla non accettazione di Dina che replica con un categorico “no- (Nö)”
Questo lungometraggio ad episodi che ha vinto il secondo premio al Bergamo film meeting
si concentra sulla difficoltà nella società attuale, in cui regna la libertà di poter avere tutto e decidere su tutto, di mantenere un legame stabile e duraturo

Oltre ai premiati si segnalano altri due film:

The seed di Mia Maariel Meyer (2021)

Reiner lavora molto duramente in un cantiere edile nella speranza di essere confermato come capo cantiere e migliorare così la condizione economica della sua famiglia. La moglie è incinta del secondo figlio e si sono appena trasferiti in una casa più grande che deve essere ristrutturata. In realtà i forti interessi economici portano il suo datore di lavoro ad assumere un nuovo capo cantiere senza scrupoli che fa retrocedere di ruolo Reiner e sfrutta al massimo i suoi sottoposti.
Nel mentre la figlia di tredici anni stringe amicizia con la figlia dei vicini che si rivelerà molto pericolosa.
Il film è un claustrofobico dramma sociale che si concentra sulla figura di Reiner, costretto per sopravvivere a sopportare una serie di soprusi sempre maggiori. L’intento è quello di denunciare una società votata solo al profitto e alla performance e che rischia di perdere di vista l’umano e segnare un punto di non ritorno per le relazioni affettive e la famiglia.

The Radio Amator di Iker Elorrieta (2021)
Nikolas, un trentenne affetto da autismo, decide di tornare nella sua città natale, dopo la morte della madre. Con pochi spiccioli in tasca ha l’obiettivo di raggiungere il mare aperto in due giorni-e l’unica che cercherà di aiutarlo sarà Ane, una sua amica di infanzia. Al porto, il padre di un amico di Ane, decide di dargli fiducia e si accorda per fargli riverniciare una barca molto rovinata, in cambio avrà un passaggio per la sua destinazione. Nikolas cerca disperatamente una sua emancipazione ma la sua condizione psicologica pone una barriera tra sé e gli altri. Un film coraggioso che descrive da un lato una condizione esistenziale difficile e dall’altra l’ipocrisia delle persone che non riescono ad uscire dai propri schemi e andare incontro alla diversità senza schernirla o evitarla. Come lo stesso regista ha dichiarato: “Il titolo stesso del film, The Radio Amateur, suggerisce qualcuno rinchiuso in una stanza circondato da dispositivi a radiofrequenza usati come mezzi per comunicare con l’esterno”.

 

Giancarlo Zappoli




Il cinema ritrovato XXXVI edizione

Il cinema ritrovato XXXVI edizione 

 Una miniera inesauribile

Da 36 anni, grazie anche all’intuito e alla creatività di Gian Paolo Testa e Vittorio Boarini alla cui memoria l’edizione è stata dedicata, Bologna attrae cinefili, appassionati e spettatori tout court perché volgano lo sguardo al passato per poter meglio valutare il presente. C’è davvero il problema della scelta perché ogni sezione viene pensata e programmata per essere seguita nel suo complesso. Ma altre sirene innalzano il loro canto per attrarre un Ulisse/spettatore che tende a non farsi legare perché il potere di attrazione è troppo forte. Ecco allora che quello che segue è un reportage che non può aspirare neppure lontanamente all’esaustività ma intende segnalare alcune eccellenze (tra le tante) che è stato possibile vedere (per la prima volta) oppure ri-vedere con occhi nuovi e, va sottolineato, con copie sempre perfette.

Ritrovati e restaurati

Iniziamo con l’ampia sezione, curata dal direttore della Cineteca  Gian Luca Farinelli in collaborazione con Janice Simpson, con una riscoperta che, inserita nella rassegna denominata “Pratello Pop” (con riferimento al quartiere in cui si trova il cinema Europa sede delle proiezioni) ha ottenuto applausi più che convinti.

TOMMY di Ken Russell (Gran Bretagna, 1975)

Il film Tommy, trasposizione dell’opera rock di Ken Russell del 1975, è un film corale e grandioso per la presenza di star d’eccezione (Jack Nicholson, Tina Turner, Elton John solo per citarne alcuni) e per la sua struttura esteticamente perfetta, volutamente eccessiva, densa e ricca di riferimenti a tre decenni di musica e cinema inglese (1940-1970), ma non solo. Elogiato dalla critica e considerato dal regista stesso la sua opera migliore (a cui si dedica per 6 mesi in stretta collaborazione con il compositore, Pete Townshend), il film è un tripudio di melodie coinvolgenti, ma non manca di mostrare gli orrori dell’età moderna e la crudeltà di una coppia che usa la genialità del figlio prima (campione di flipper malgrado la cecità e la sordità) e il suo carisma spirituale di predicatore poi per fare soldi.

Tommy è però anche la storia di un viaggio evolutivo. La liberazione e la definitiva elevazione spirituale sulla cima della montagna (luogo dove in apertura del film nasce la storia d’amore dei genitori di Tommy che qui gli danno la vita) avviene solo dopo essere passati dalle peggiori esperienze  ed essersi avvicinati alla morte. L’invocazione, leitmotiv di tutto il film See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me (“Guardami, percepiscimi, toccami, guariscimi”) diventa un inno alla vera libertà finalmente raggiunta. (C.B.)

Il cuore della sezione è costituito dalle proiezioni in Piazza Maggiore che si aprono alla amplissima presenza di un pubblico che va al di là della cerchia degli addetti ai lavori o dei cinefili internazionali.

L’apertura è stata dedicata a un film che ha finito con il mutare purtroppo la sua finalizzazione nella programmazione. Originariamente era legato alla presenza di Stefania Sandrelli  che meno di due ore prima era stata impegnata in un colloquio pubblico con Farinelli sulla sua carriera. La scomparsa di un grande attore come Jean-Louis Trintignant ha fatto sì che si trasformasse in gran parte in un ricordo della sua fondamentale presenza nel film.

IL CONFORMISTA di Bernardo Bertolucci (Italia/Francia/Germania Ovest, 1970)

Nello stesso anno in cui gira per la televisione Strategia del ragno Bertolucci si accosta alla grande produzione internazionale e fa subito centro. Il tema che gli sta a cuore in quel momento è quello del tradimento. Se in Strategia del ragno  la scoperta stava nel prendere atto della mancata coerenza della figura paterna qui è il ‘figlio’ (culturalmente parlando) che accetta l’incarico di uccidere il padre (il professor Quadri esiliato politico durante il fascismo). Entrambi di derivazione letteraria (Borges per il primo, Moravia per il secondo) mostrano come il giovane regista  (Bertolucci all’epoca ha 29 anni) sappia non solo gestire la sceneggiatura ma abbia anche un sostanziale controllo su un cast di primo livello. Al Trintignant/Marcello Clerici borghese e vigliacco che trova nel regime e nell’OVRA (Opera Volontaria Repressione Antifascismo) il guscio in cui tentare di accomodare la propria ignavia accosta una Sandrelli attenta alla vita e non aliena dalla curiosità. Il ballo con la seducente Dominique Sanda è carico di una sensualità che si esprime nei gesti e negli sguardi che le due si scambiano (e che non a caso sono diventatiil manifesto dell’edizione). Rivisto oggi Il conformista rende ancor più attuale la riflessione di Morando Morandini che vedeva in Clerici non solo un uomo legato ad un periodo storico definito ma il rappresentante di una tipologia destinata a riprodursi in ogni epoca e sotto ogni temperie politica (G.Z.)

DANS LA NUIT di Charles Vanel ( Francia, 1929)

Ancora un omaggio ad un attore che però, in questo specifico caso, si è misurato con la regia. Si tratta di un interprete del calibro di Charles Vanel che scrive, dirige ed ha il ruolo maschile principale. Il protagonista di un film come Vite vendute di Henri-Georges Clouzot  decide di avere al proprio fianco una compagna di set con cui ha già collaudato la collaborazione, Sandra Milowanoff. Il film mostra come Vanwel avesse acquisito un senso dell’inquadratura e della tensione drammatica di grande livello benché come regista fosse all’opera prima.  Il plot prevede un matrimonio felice che entra in crisi quando il marito, che è un cavatore di pietre, viene sfigurato da un incdente che lo costringe a portare una maschera. Lo spettatore viene invitato a partecipare alla sua angoscia e al dolore che la reazione della consorte gli impone, con tanto di colpo di scena finale. La lunga sequenza introduttiva che alterna il lavoro nella cava con i festeggiamenti per il matrimonio mostra come Vanel abbia la consapevolezza precisa dell’importanza del linguaggio cinematografico anche quando la vicenda non è ancora entrata nel vivo. Purtroppo però il film uscì nel periodo sbagliato. Il suo arrivo sugli schermi nel 1930 fece sì che conquistasse il titolo di ultimo film muto del cinema francese. Il pubblico però ora voleva il sonoro e, nonostante le critiche favorevoli, scomparve rapidamente dalle sale per ornare ora sul grande schermo in versione restaurata. Oggi il film viene proposto da Cineteche nel mondo con un accompagnamento ogni volta diverso non essendo disponibile la partitura originale. Il gruppo Cleaning Women ne ha offerto una lettura quasi ipnotica ma aderente alle immagini (G.Z.)

Forever Sophia

Che vesta i panni della pescivendola in Pane, amore e …, di una ladra in Peccato che sia una canaglia o sia l’ambitissimo premio di una lotteria al luna park nel quarto atto di Boccaccio ’70 – La riffa, Sophia Loren è sempre affascinante, autentica, seducente. In modo particolare è splendida nel tener testa, con il suo fascino e la spiccata favella, agli uomini che le ruotano attorno.

Presentiamo qui brevemente tre dei film proposti nella sezione Forever Sophia che il Cinema Ritrovato le dedica quest’anno.

PECCATO CHE SIA UNA CANAGLIA di Alessandro Blasetti, 1954

Al suo primo ruolo da protagonista in un lungometraggio, la Loren è in tutti i sensi brillante ed esplosiva nel suo ruolo di ladra e figlia d’arte del bravissimo De Sica. Questa commedia dai toni spumeggianti e divertenti, ispirata al racconto Il fanatico di Alberto Moravia, segna l’inizio di un connubio vincente, quello fra la Loren e Mastroianni.

Paolo (Mastroianni), giovane e ingenuo tassista, viene letteralmente travolto da una seducente e prorompente Lina (Loren), che con l’aiuto dei suoi complici vorrebbe rubargli l’auto, senza riuscirci mai, ma che abilmente riuscirà con il linguaggio, non solo verbale, a confonderlo cambiando ogni volta le carte in tavola. Come un fiume in piena Lina entrerà nella vita di Paolo fino a farlo innamorare.

Con una sceneggiatura piena di verve e umorismo, Blasetti ci porta in un mondo dove le truffe e i borseggi della famiglia ci appariranno innocenti stratagemmi per riuscire a vivere. Travolti da un climax ascendente di gag sempre più veloci che culmina con uno splendido monologo di De Sica in commissariato, in un clima rilassato e divertito dove alla fine nessuno verrà accusato di nulla e a vincere sarà solo l’amore fra Lina e Paolo.(C.B.)

PANE, AMORE E … di Dino Risi, 1955

Dopo i primi due episodi della serie questo terzo atto rappresenta una svolta sia nella regia (passando da Comencini a Risi) sia nel cast (sostituendo la Lollobrigida con la Loren) e trova nuova ambientazione approdando alla colorata e turistica Sorrento degli anni ’50 che fa da sfondo a una commedia divertente e maliziosa, in cui per la prima volta viene inserita anche la presenza di personaggi esotici come quello di una turista svedese.

Il maresciallo Carotenuto torna alla natia Sorrento dove viene accolto e poi controllato a vista dal fratello Don Matteo, parroco della cittadina, e dal corpo dei vigili urbani, dei quali assumerà il comando. La gioia del ritorno viene guastata dall’impossibilità di tornare a vivere nella sua casa, ormai occupata da una giovane vedova, la splendida pescivendola soprannominata “La Smargiassa”, che ammalia da subito il maresciallo riuscendo a non farsi sfrattare e addirittura a far assumere nel corpo dei vigili urbani il suo innamorato. Momentaneamente ospite di donna Violante, il Maresciallo riuscirà, malgrado le premurose attenzioni della burbera domestica e del fratello protettivo, a vivere in spensieratezza questa nuova fase di vita, concedendosi e concedendoci lo spettacolo  di uno splendido Mambo italiano in terrazza con donna Sofia, alla quale tuttavia alla fine rinuncerà per restituirla alle braccia del suo giovane innamorato. (C.B.)

LA RIFFA di Vittorio De Sica, 1962

Splendidamente sensuale e sempre vestita di rosso ne La Riffa, Zoe oscura ogni altra presenza femminile. Attorno a lei, premio e perno della vicenda, ruotano una decina di uomini, commercianti, pescatori e contadini accorsi per la fiera del bestiame, disposti a pagare qualsiasi cifra pur di poterla avere tutta per loro per una notte. Il biglietto vincente sarà quello del sagrestano del paese che non ha nessuna intenzione di cedere l’ambito premio. Mettendo a confronto il sacro con il profano, gli impulsi naturali con le regole della società, la sceneggiatura di Zavattini tratteggia un ambiente goliardico e quasi paradossale in cui sarà la splendida Zoe a vincere, sottraendosi al vincitore a cui regalerà tutti i suoi soldi e concedendosi invece ad un giovane uomo di cui è innamorata.(C.B.)

Documenti e documentari

Il documentario ormai è ampiamente uscito dai confini in cui lo si è voluto rinchiudere anche troppo a lungo. Questa sezione ne è una testimonianza con le sue suddivisioni che hanno i titoli Miti e maestri, Documenti, Film che riusano altri film e Attori e cantanti. In questa sezione la Francia ha battuto il Brasile 2 a 1 e una delle opere era dedicata ad un attore chansonnier purtroppo non ricordato come meriterebbe: Maurice Chevalier.

RENDEZ-VOUS AVEC MAURICE CHEVALIER di Cyril Leuthy, (Francia, 2022)

Sono trascorsi 50 anni dalla sua scomparsa e Chevalier meritava una rivisitazione sia come persona/personaggio sia come artista che ha attraversato diverse forme di spettacolo fino a giungere a un successo transoceanico. La persona  non dimenticava (e qui viene ampiamente sottolineato) le proprie umili origini Nato nel 1888 nel quartiere popolare di Ménilmontant Maurice aveva esordito a dodici anni con un monumento dell’intrattenimento francese: Mistinguett per poi iniziare una scalata al successo dettata dalla sua simpatia ma anche da una molteplicità di doti sviluppate con quella buona volontà che pensava fosse indispensabile per non farsi paralizzare dalle umili origini. Riteneva che il suo fosse un esempio imitabile da parte di coloro che nascevano essendo sfavoriti dalla sorte. Chevalier, con Amami stanotte di Rouben Mamoulian nel 1932 coglie rapidamente tutte le possibilità che il sonoro può offrire ad un performer come lui accettando il ruolo di protagonista in un film che nel 1990 è stato inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso come opera di importanza storica, estetica e culturale. È sufficiente vedere e ascoltare la sinfonia introduttiva di suoni e rumori che si trasformano in musica per comprendere come lo charmeur parigino sapesse dove giocare le proprie carte. Wes Anderson in The French Dispatch non ha dimenticato di rendere omaggio a quel film. (G.Z.)

I fiori avvelenati di Victorin-Hippolyte Jasset

Uno dei fiori, non avvelenati bensì all’occhiello,de Il Cinema Ritrovato è costituito da sezioni come questa. Apparentemente dedicate solo agli specialisti consentono di fare la conoscenza con autori e opere di grande successo all’epoca della loro uscita e ora note solo agli studiosi. È quanto accade con Jasset, genio multiforme particolarmente versato per il film d’azione poliziesco che sfociava nel serial.

Con Nick Carter  la compagnia Éclair crea il primo eroe del serial cinematografico a cui farà seguire le avventure di Zigomar.

Preceduto da due film brevi con al centro il detective Nick Carter (Nick Carter, le roi des détectives-Episode 1: Le guêt-apens e Nick Carter- Le Mystère du lit blanc) e accompagnato al piano da Donald Sosin è stato proiettato

ZIGOMAR, ROI DES VOLEURS di Victorin-Hyppolite Jasset (Francia 1911)

Nato sulle pagine del quotidiano parigino “Le Matin” e poi ripubblicato in fascicoli “Zigomar” di Léon Sazie divenne una pubblicazione attesa ogni mercoledì nelle edicole. Il cinema non poteva non appropiarsene. I 23 episodi si trasformano in una trilogia che ha il compito di adattare un feuilleton allo schermo. Sarà ovviamente l’azione a prevalere ottenendo però un successo probabilmente insperato in una nazione decisamente lontana dalla Francia sia geograficamente che culturalmente: il Giappone.  Sarà lì (e precisamente a Tokyo) che il primo Zigomar uscirà nel novembre 1911 ottenendo un riscontro immediato che mise in allarme le forze della polizia che temevano episodi di imitazione. I film di Zigomar vennero sequestrati ma continuarono a circolare con il titolo cambiato. Ciò che oggi ci sembra assolutamente innocuo se non anche un po’ingenuo non lo era all’epoca. Si tratta di una lezione che vale per il nostro presente proiettato nel prossimo futuro. (G.Z.)

 

Claudia Bersani, Giancarlo Zappoli