La mia generazione Italia, 1996 regia: Wilma Labate CAST CREDIT Produzione: Maurizio Tini per Compact. In collaborazione con RAI/Dania Film Distribuzione: Warner Bros Italia Prima: Roma 12-9-96 Milano 12-9-96 Soggetto: Paolo Lapponi, Andrea Leoni, giosi Mancini, Francesca Marciano Sceneggiatura: Wilma Labate, Paolo Lapponi, Andrea Leoni,Sandro Petraglia Direttore della fotografia: Alessandro Pesci Montaggio: Enzo Meniconi Musiche: Micola Piovani Scenografia: Marta Maffucci Costumi: Metella Raboni Organizzazione generale: Gian Maria Avetta Suono (presa diretta): Bruno Pupparo Ufficio stampa:Daniela Staffa, Barbara Bozzi Interpreti:Silvio Orlando (Capitano dei carabinieri), Claudio Amendola (Braccio), Francesca Neri (Giulia), Vincenzo Peluso (Concilio), Stefano Accorsi (carabiniere Bonoli), Hossein Taheri (carabiniere Caruso), Raffaele Vannoli (carabiniere Ernesto), Giuseppe Misiti, Giuseppe Tosca (uomini in auto), Vincenzo Aronica (Carlo), Paolo de Vita (maresciallo S.Alba), Giorgio Gobbi (avvocato), Mauro Marchese(Gabriele), Anna Melato (Elena), Alessandra Vanzi (prostituta), Arnaldo Ninchi (Penzo). Durata: 95' Metri: 2590 Valutazione pastorale della CNVF: discutibile - ambiguita'/dibattiti. TRAMA
A un capitano dei carabinieri e' affidata una missione speciale: il trasferimento del detenuto politico Braccio dalla Sicilia a Milano, dove rimarra' un mese per colloqui. A Milano Braccio vuole incontrare Giulia, la sua donna, per capire se lo ama ancora. Il capitano cerca di instaurare un rapporto con Braccio, che appare piuttosto riservato e sfiduciato. Durante il viaggio, che si effettua su un furgone con scorta speciale, viene associato al gruppo anche un altro prigioniero in trasferimento ferroviario, che non puo' proseguire per la sua destinazione a causa di uno sciopero. A Milano Giulia, che e' stata informata dell'arrivo di braccio, si reca in tribunale per ottenere il permesso di visita, ma li' nessuno sa nulla di questo trasferimento. E' preoccupata per braccio, che sa molto depresso e contemporaneamente e' in crisi circa il loro rapporto:la si vede infatti con un altro uomo. Sul furgone l'atmosfera e' piu' distesa, si chiacchiera, ci si dice che troppe cose sono sbagliate. Improvvisamente si rompe il cambio e il veicolo viene fatto sostare in un paesino vicino Benevento. I carabinieri locali devono dare protezione ai detenuti e alla loro scorta perche' la cittadinanza e' furiosa per l'arrivo di un detenuto politico, in quanto il fratello di un carabiniere e' stato ucciso dai terroristi. Viene addirittura convocata una riunione fra sindaco, parroco e carabinieri per decidere come far ripartire il gruppo. Il capitano sceglie per tutti: approfittando di una cerimonia religiosa il convoglio ripartira'. Il capitano, nei limiti del possibile, cerca di soddisfare tutte le esigenze di braccio e intanto gli consiglia di svelare il nome dei suoi complici e il luogo dove sono state nascoste le armi. Collaborando egli puo' infatti sicuramente ottenere di uscire dalle carceri speciali, che lo hanno messo a dura prova. Il capitano parla anche della sua vita, racconta di essere sposato, di aver desiderato a lungo dei figli che pero' non sono mai arrivati. Giulia va a trovare Gabriele, ex compagno di braccio. L'uomo le rivela di aver trascorso dieci anni insieme all'amico e di aver tenuto le armi in deposito; Braccio era al corrente della cosa ed egli ha temuto sempre che l'amico lo tradisse. Giulia gli chiede di andare a trovarlo in prigione. Giunti a Bologna, trovano il carcere in rivolta. Non si puo' quindi sostare. Il detenuto comune viene consegnato alla caserma dei carabinieri. Prima di scendere dal furgone, l'uomo accetta la proposta di Braccio, che lo invita a passargli l'arma che porta nascosta con se' e che gli sarebbe servita per fuggire se la rivolta carceraria non avesse sconvolto i suoi piani. Ad un'area di servizio sull'autostrada il capitano suggerisce a Braccio di telefonare alla sua donna e intanto lo invita ancora a parlare. Braccio ripete che desidera solo parlare con Giulia. A questo punto il capitano svela il suo gioco dichiarando che in realta' non esiste alcun permesso di colloquio. Cio' significa che il trasferimento serviva esclusivamente per ottenere le confidenze del detenuto. Al massimo della delusione, Braccio telefona a Giulia ma non le parla. Ottiene poi di appartarsi con una prostituta. La donna scopre l'arma che ora Braccio porta con se' e l'uomo rinuncia al rapporto, ma paga il suo silenzio. Getta poi la pistola in uno sciacquone e torna dal capitano. Non dira' nulla; chiede solo di essere portato indietro. Si rivolge infine al capitano domandandogli se anche la storia dei figli che non ha potuto avere sia frutto di una pura invenzione. SCHEDA CRITICA
"La mia generazione e' una storia inventata con un inizio, uno svolgimento, una coda, un finale abbastanza classico...Mi piacerebbe che si vedesse La mia generazione come un film, prima ancora che come pretesto per una discussione politica". Queste sono alcune delle affermazioni della regista riportate su Biennale News, pubblicato dalla Biennale di Venezia. E' molto chiaro, dopo la visione del film, che la Labate non ha intenzione di avviare l'ennesimo dibattito politico su quegli anni. Il film fa emergere lo spessore umano attuale del detenuto politico di cui si parla e la sua sofferenza per essere tagliato fuori dalla comunita' sociale, senza escludere la colpevolezza dell'uomo. Agendo sul piano dei sentimenti vuole mostrare come la vita del protagonista sia stata inesorabilmente segnata in modo negativo da quella che la Labate, nella sua intervista, definisce un'idiozia di fondo, che non merita neppure di essere giudicata in base a considerazioni di tipo politico. La mia generazione e' un film molto parlato costruito intorno al rapporto tra il detenuto politico Braccio (Claudio Amendola) e il capitano dei carabinieri (Silvio Orlando). E' ambientato in pochi interni con una preponderanza di riprese realizzate nel furgone su cui viaggia il detenuto che viene trasferito a Milano. Nonostante queste premesse la Labate e' riuscita a realizzare un film molto gradevole e alla portata di un pubblico vasto. Non mancano le battute di spirito, i colpi di scena sono ben dosati e distribuiti, il rapporto fra aguzzino e vittima sembra poter scivolare verso un'accomodante solidarieta' fra uomini diversamente frustrati, per riservare poi un'inattesa sorpresa finale (bravissimo ed inconsueto Silvio Orlando, cosi' come Claudio Amendola in un ruolo per lui inusuale); l'inserimento nel gruppo in viaggio di un simpatico delinquentello napoletano, che ovviamente sa stabilire un rapporto di complicita' con Braccio, movimenta il gioco fra i personaggi. La Labate ci concede anche una breve, seppur gratuita visione sulle nudita' di Francesca Neri nella parte di Giulia, la donna di Braccio, assai in crisi su quest'amore ormai interrotto da troppo tempo. Il soggetto cresce molto nell'ultima parte del film, dove la regista e' davvero brava nel costruire la successione delle sequenze che lasciano lo spettatore molto incerto sull'esito finale della vicenda. Ci si attende un suicidio che poi non arriva. Il film sceglie infatti la via della speranza. e proprio ad una donna (Giulia) la regista fa pronunciare le uniche parole che invitano ad aver fiducia nel futuro, quando incoraggia l'amico Gabriele ad avere figli, a non avere piu' paura.
Francesca Prandi |
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