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Lungo il corridoio illuminato da luci
al neon, una ragazza sorride e la macchina da presa ne segue al
ralenti i movimenti. In fuori campo, la voce narra un momento della
sua esistenza, distante nel tempo: “Questo avveniva dieci
anni fa, nel 2001”. Così ha inizio Millennium Mambo,
l’ultima pellicola di Hou Hsiao-hsien, il cui racconto, giocando
ambiguamente tra presente e futuro, crea un’atmosfera permeata
della sensazione d’indecifrabilità, di squilibrio.
E’ una sensazione che lo spettatore occidentale, in particolare,
può provare di fronte all’intera opera del regista:
non si tratta di una difficoltà di comprensione, quanto piuttosto,
di una non facile codificabilità nei confronti di un cinema
denso di riferimenti culturali di cui non riesce appieno a cogliere
il senso. Alcune sequenze dei film di Hou, similmente alle raffigurazioni
della pittura cinese, sono come splendide stampe di paesaggi impressionati
dalle emozioni lasciate dal passaggio dei personaggi, svuotati della
presenza umana quasi a contemplarne l’assenza.
“Avevo circa 13 o 14 anni, rubavo i frutti
arrampicandomi sugli alberi di mango e mi fermavo lassù a
mangiarli. Mentre mangiavo guardavo attentamente sotto di me per
vedere se passava qualcuno. Nel frattempo il tempo scorreva. Sentivo
il vento scuotere l’albero, percepivo l’ambiente circostante.
L’economia era prevalentemente agricola e a mezzogiorno si
faceva la pausa. Facilmente, quindi, ti accorgevi di quanto lento
fosse lo scorrere della vita, quanto lenti fossero i movimenti degli
uomini per la strada… Queste percezioni di adolescente mi
hanno in seguito suggerito l’idea del cinema come cristallizzazione,
prolungamento del tempo e delle emozioni.” (Hou Hsiao-hsien)
Giacarlo Zappoli è
critico cinematografico; collabora con le riviste "Film",
"Il ragazzo selvaggio", "Segnocinema" e "Duel".
È direttore artistico di "Castellinaria", Festival
del cinema giovane di Bellinzona, e del Festival Film Video di Montecatini.
Luisa Ceretto collabora da diversi anni con la
Cineteca del Comune di Bologna e scrive su alcune riviste di cinema.
Andrea Morini è il direttore del Cinema
Lumière, la sala della Cineteca del Comune di Bologna di
cui cura la programmazione dal 1983.
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