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IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI
ADOLESCENTI, MEDIA E VIOLENZA

A CURA DI MONICA REPETTO, CARLO TAGLIABUE

Un bambino viene informato dai genitori della morte del nonno. Alla notizia reagisce domandando:”Chi lo ha ammazzato?”. E’ questo, un fatto tra i tanti della cronaca recente del nostro paese che la dice lunga su quanto i media – e in particolare la televisione – possano essere il veicolo primario attraverso il quale si fa esperienza della realtà, o di quella che si presume tale. Nel caso del bambino in questione, la domanda rivela un’unica cosa: la sola possibile via che può provocare la morte di una persona è quella dell’atto violento, visto chissà quante volte sul grande o sul piccolo schermo. E’ un piccolo test rivelatore di un rapporto tra media, giovani spettatori e violenza non sempre affrontato dagli adulti con la necessaria serenità e con la dovuta competenza.
Questo libro dà la parola ai diretti interessati: gli adolescenti, grandissimi fruitori di media, ma anche soggetti indifesi rispetto alla comunicazione per immagini. Attraverso una campionatura statistica ponderata, il Centro Studi Cinematografici (CSC) ha svolto un’indagine sugli adolescenti italiani per cercare di tracciare una sorta d’identikit fisiopsicologico del giovano spettatore, ma anche per analizzare, con dati concreti, quanto il consumo dei vari media (cinema, televisione, videogiochi, pubblicità, Internet) riesca realmente a incidere e contribuire a creare dei comportamenti violenti a livello sia individuale che sociale. I risultati di questa ricerca spostano probabilmente l’asse di prospettiva verso altre direzioni: di fonte a un fatto di cronaca drammatico che vede come protagonista un adolescente, è quasi automatico puntare l’indice d’accusa contro i media considerati i principali responsabili di quanto accade nell’universo giovanile. Ma chi gestisce i media? Oppure: forse i media sono violenti perché la società in cui viviamo è violenta? Come si vede, il gioco delle responsabilità potrebbe riservare molte sorprese. Una cosa è certa: gli adolescenti sono i capri espiatori passivi di un mondo non certamente creato da loro e che spesso li vuole inconsapevoli protagonisti di situazioni di dramma e di disagio.

Monica Repetto è stata psicologa tirocinante presso il Dipartimento di Salute Mentale USSL RM33, e consulente di psicodiagnostica nel Poliambulatorio Di.fi. di Pomezia. Tra il 1995 e il 1999 ha condotto per il CSC tre ricerche sperimentali sullo spettatore cinematografico. Giornalista per “Paese Sere” e “Il Tempo”, attualmente collabora ad “Alias”. E’ anche autrice televisiva e critico cinematografico. Dal 1997 al 2002 è stata autrice di “Destinazione”, primo magazine italiano sulle serie televisive in onda su Canal Jimmy (D+).
Carlo Tagliabue è regista televisivo della RAI, docente universitario, giornalista, critico cinematografico e autore di numerosi saggi e volumi. E’ direttore responsabile delle riviste “Il ragazzo selvaggio” e “ScriverediCinema”. Dal 1993 è presidente nazionale del CSC.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






 

 

IL DOLORE DEL TEMPO
IL CINEMA DI HOU HSIAO-HSIEN

A CURA DI GIACARLO ZAPPOLI , LUISA CERETTO, ANDREA MORINI

Lungo il corridoio illuminato da luci al neon, una ragazza sorride e la macchina da presa ne segue al ralenti i movimenti. In fuori campo, la voce narra un momento della sua esistenza, distante nel tempo: “Questo avveniva dieci anni fa, nel 2001”. Così ha inizio Millennium Mambo, l’ultima pellicola di Hou Hsiao-hsien, il cui racconto, giocando ambiguamente tra presente e futuro, crea un’atmosfera permeata della sensazione d’indecifrabilità, di squilibrio. E’ una sensazione che lo spettatore occidentale, in particolare, può provare di fronte all’intera opera del regista: non si tratta di una difficoltà di comprensione, quanto piuttosto, di una non facile codificabilità nei confronti di un cinema denso di riferimenti culturali di cui non riesce appieno a cogliere il senso. Alcune sequenze dei film di Hou, similmente alle raffigurazioni della pittura cinese, sono come splendide stampe di paesaggi impressionati dalle emozioni lasciate dal passaggio dei personaggi, svuotati della presenza umana quasi a contemplarne l’assenza.

“Avevo circa 13 o 14 anni, rubavo i frutti arrampicandomi sugli alberi di mango e mi fermavo lassù a mangiarli. Mentre mangiavo guardavo attentamente sotto di me per vedere se passava qualcuno. Nel frattempo il tempo scorreva. Sentivo il vento scuotere l’albero, percepivo l’ambiente circostante. L’economia era prevalentemente agricola e a mezzogiorno si faceva la pausa. Facilmente, quindi, ti accorgevi di quanto lento fosse lo scorrere della vita, quanto lenti fossero i movimenti degli uomini per la strada… Queste percezioni di adolescente mi hanno in seguito suggerito l’idea del cinema come cristallizzazione, prolungamento del tempo e delle emozioni.” (Hou Hsiao-hsien)

Giacarlo Zappoli è critico cinematografico; collabora con le riviste "Film", "Il ragazzo selvaggio", "Segnocinema" e "Duel". È direttore artistico di "Castellinaria", Festival del cinema giovane di Bellinzona, e del Festival Film Video di Montecatini.
Luisa Ceretto collabora da diversi anni con la Cineteca del Comune di Bologna e scrive su alcune riviste di cinema.
Andrea Morini è il direttore del Cinema Lumière, la sala della Cineteca del Comune di Bologna di cui cura la programmazione dal 1983.

 Per informazioni: CSC, Via Gregorio VII, n. 6 Roma, cap 00165 Tel. 06/63.82.605.

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